Vai al contenuto


Marcello Pamio

«Ogni uomo, se lo decide,
può essere lo scultore
del proprio cervello»

Santiago Ramon y Cajal, Premio Nobel per la medicina nel 1906

E’ l’organo più enigmatico e complesso dell’universo, e forse proprio per questo è l’unico del corpo umano il cui funzionamento ancora sfugge alla comprensione della scienza.
Le cifre che descrivono il cervello sono a dir poco astronomiche: in un volume di 1.500 centimetri cubi si racchiudono 100.000 milioni di neuroni che utilizzano fino a 19.000 dei 30.000 geni che compongono il genoma umano.
I neuroni si collegano tra loro mediante sinapsi e formano 1 miliardo di connessioni per ogni mm3 di corteccia cerebrale. Senza tener conto delle cellule gliali di supporto il cui numero è dieci volte tanto.

Come detto ogni neurone può collegarsi con altri mille intrecciando reti la cui complessità è inimmaginabile.
Se solo venissero messi in fila gli assoni dei neuroni del cervello di una persona, raggiungerebbero una distanza di 150.000 km, cioè quasi la metà della distanza tra la Terra e la Luna.
I neuroni comunicano tra loro mediante impulsi elettrici (e forse anche luminosi) grazie ad alcune sostanze chimiche note come neurotrasmettitori di cui oggi se ne conoscono circa un centinaio, ma in realtà il loro numero potrebbe essere molto più alto.

Staticità Vs neuroplasticità
Fin da piccoli ci hanno inculcato che il cervello è un organo statico e immutabile, per cui si nasce con un numero fisso di cellule (neuroni, ecc.) e man mano che passano gli anni se ne perdono costantemente e inesorabilmente. Questo processo prende il nome di invecchiamento.
Per fortuna che tale visione nichilista dell’uomo sta per essere soppiantata dai risultati sempre più eclatanti delle neuroscienze, che dimostrano come il cervello non resta immutabile, ma anzi, durante il corso della vita continua a trasformarsi. Tale proprietà si chiama «neuroplasticità» e riguarda tutti i livelli dell’organo, dalle sinapsi ai prolungamenti nervosi per giungere alle regioni funzionali.

Sulla plasticità del cervello sono interessanti le scoperte della d.ssa Maura Boldrini, una ricercatrice italiana che lavora al Dipartimento di Psichiatria della Columbia University. Secondo le sue ricerche il cervello continua a rigenerarsi anche nella terza età, grazie a riserve di «neuroni immaturi» (staminali) pronte a entrare in azione anche a 79 anni.
In pratica in ogni momento della vita vi sarebbero dei neuroni pronti ad entrare in azione e questo avverrebbe soprattutto nell’ippocampo, un’area cerebrale che gestisce e governa la memoria e che è la più danneggiata (guarda caso) nell’Alzheimer.

Quindi abbiamo visto che ogni cellula nervosa è collegata mediante sinapsi con molte altre, formando una rete di comunicazione così intricata che a confronto quella di internet è un banale quaderno a quadretti.
Ciascun gruppo di cellule svolge un lavoro specifico, alcune sono coinvolte nel pensare, nell’apprendere e nel ricordare, mentre altre aiutano a vedere, sentire, odorare, ecc.

Per svolgere questo immenso lavoro le cellule cerebrali devono ricevono forniture imponenti di alimenti e ossigeno per generare e produrre energia, costruire connessioni e soprattutto liberarsi dai rifiuti tossici, cosa quest’ultima cruciale per il benessere e la salvaguardia dell’organo. Esattamente come in una vera e propria fabbrica i blocchi e i guasti in un singolo sistema provocano problemi anche in zone distanti.
Con la diffusione del danno, non solo le cellule perdono la capacità di compiere il loro lavoro specifico, ma possono andare incontro a morte, provocando mutamenti e danni irreversibili nel cervello, quelli purtroppo visibili nelle patologie neurodegenerative.
Alla fine della fiera la medicina scopre nell’encefalo la presenza di placche amiloidi e strani grovigli formati da alcune proteine. Poi arriva la nefasta diagnosi di Alzheimer.
Quindi questa splendida e magistrale “macchina” può andare incontro a un declino organico e funzionale.
Non tutti lo sanno, ma stiamo parlando della patologia più diffusa al mondo sopra una certa età: di malati infatti ce ne sono nel mondo quasi 47 milioni e questa cifra è destinata, stando all’attuale andamento, a raddoppiare ogni 20 anni.

In Italia la demenza colpisce oltre 1.200.000 persone, che diventano una cifra imponente se teniamo conto che un nucleo familiare mediamente è costituto da almeno tre persone e quando l’Alzheimer fa la sua entrata in casa, sconvolge e rovina la vita di tutti, non solo del disgraziato a cui verrà lentamente cancellata e portata via la coscienza!

Cosa dicono le ricerche
Moltissimi degli studi e delle ricerche ufficiali pubblicate su PubMed (la più importante banca dati di biomedicina al mondo www.pubmed.gov) rivelano cose estremamente interessanti…
Le persone con l’Alzheimer presentano dentro il cervello, oltre alle placche amiloidi appena dette, anche metalli tossici (piombo, mercurio, alluminio) e svariati agenti patogeni (virus Herpes Simplex, Cytomegalovirus, funghi come Candida Glabratus e Candida Albicans, batteri orali come P. Gingivalis Treponema denticola, Tannerella forsythia e Porphyromonas gingivalis, ma anche Helicobacter pylori, Burkholderia, Borrelia, Chlamydophila pneumoniae, Pseudomonas, Firmicutes, Staphylococcus epidermidis, Stenotrophomonas maltophilia, ecc.).

Cosa ci fanno batteri, funghi e metalli dentro il cervello? Ma soprattutto la domanda cruciale è come hanno fatto a finire là dentro? Superando la membrana emato-encefalica che rappresenta una barriera selettiva!
La riposta probabilmente sta nel nostro secondo cervello, l’intestino, che già nel nome dice tutto (in-testino > in-testa…).
Se infatti la mucosa intestinale perdesse la sua centrale permeabilità, tutto il contenuto degli intestini: frammenti incompleti di proteine (per esempio caseina e glutine), acidi metabolici, batteri, funghi, parassiti, metalli e tossine varie, potrebbero finire nel circolo sanguigno, per essere poi trasportate in tutto l’organismo, cervello incluso.

Permeabilità intestinale
La mucosa intestinale è una barriera - più o meno come quella emato-encefalica - selettivamente permeabile che fa passare solo quello che serve all’organismo, bloccando tutto il resto. Questa sua funzione è determinata dalle cosiddette «giunzioni strette» o «giunture serrate» che contribuiscono a mantenere un’adeguata e corretta chiusura.
Negli ultimi anni stiamo assistendo però alla perdita dell’integrità di questa mucosa, non è un caso infatti che le diagnosi di «intestino permeabile» o «intestino gocciolante» stiano aumentando.
Questo punto è cruciale perché sempre le evidenze scientifiche parlano chiaro: l’alterazione della permeabilità intestinale è alla base dell’eziogenesi di malattie importanti del sistema gastro-intestinale (celiachia ma non solo), quelle autoimmunitarie, infiammatorie e degenerative, Alzheimer incluso.

Il discorso lo può capire anche un bambino: se la mucosa lascia “filtrare” o “gocciolare” tramite le giunture quello che è presente nell’intestino direttamente nel sangue, da una parte il sistema immunitario dovrà intervenire costantemente e pesantemente, e dall’altra si creeranno le premesse e il terreno idoneo all’aumento di infiammazioni in tutto il corpo, anche nel cervello. La costante iperattivazione del sistema immunitario va ad alimentare l’infiammazione cronica locale che ha dato origine alla permeabilità, creando un pericolosissimo circolo vizioso.
Le cause del danno alle giunture intestinali sono diverse: disbiosi intestinale, additivi chimici, alimenti spazzatura pregni di pesticidi, farmaci e vaccini, chemio/radioterapia, parassitosi e candidosi sistemica, alcol, stress, infiammazioni e infezioni costanti.
Anche alcuni acidi metabolici derivanti dalla digestione possono indurre serie problematiche, come l’acido propionico, un grasso a catena corta prodotto dai batteri, in grado di indurre neuroinfiammazione, stress ossidativo, disfunzione a livello mitocondriale e addirittura deplezione di glutatione. Questo acido viene prodotto dalla fermentazione di polisaccaridi, oligosaccaridi e gli acidi grassi a catena lunga dai batteri del colon. Quindi i carboidrati non digeriti, fibra e amido ne rappresentano la fonte principale. L’acido propionico da una parte riduce i livelli di glutatione nel cervello, rendendo l’organo molto più sensibile allo stress chimico dei vari inquinanti, dall’altra fa calare anche i livelli nel sangue degli acidi grassi essenziali della serie Omega-3.

Sfiammare la mucosa intestinale è prioritario, per cui è necessario quindi eliminare completamente gli zuccheri e i cereali raffinati (soprattutto quelli con glutine) e tutte le altre sostanze che provocano irritazione (alcolici, caffè, ecc.).
Fortuna vuole che in natura gli alimenti straordinari che aiutano a ripristinare la funzionalità intestinale non mancano: oltre alle numerose spezie e droghe, vi sono i fermentati, le verdure latto-fermentate (crauti, cetriolini, ecc.), il miso (fermentati di riso o soya) e la radice di Kuzu (eccezionale sfiammante). Tra le integrazioni ricordiamo la Glutammina (migliora la funzionalità della barriera intestinale e immunitaria), la Vitamina C (centrale per il collage) e il Serplus a base di latto-albumina. Infine i probiotici (lattobacilli, bifidi, ecc.) danno un contributo importante.

Se quanto detto è vero, la strada maestra nell’Alzheimer è il ripristino del corretto funzionamento della mucosa intestinale. Ma da sola non basta, perché se anche forse spiegato come le tossine finiscono dagli intestini nel sangue, dobbiamo capire come riescano poi a superare l’altra barriera impenetrabile, quella che protegge l’encefalo!
In questo caso purtroppo l’inquinamento elettromagnetico interferisce pesantemente. Nonostante la durissima scatola cranica, le onde elettromagnetiche (cellulari, wifi, onde radio, ecc.) penetrano senza problemi andando ad alterare fisicamente la barriera emato-encefalica. Questa alterazione ha come risultato la formazione di veri e propri “buchi”, attraverso i quali possono penetrare le tossine…

Di tutto questo e molto altro ancora me ne sono occupato nel libro «Alzheimer: l’epidemia silenziosa».
Dopo aver analizzato nella prima parte del testo qual è lo stato d’arte della scienza ufficiale, nella seconda ho intervistato una quindicina tra medici e ricercatori, che propongono interessanti strumenti terapeutici di intervento: percorsi che possono fare la differenza, se teniamo conto che la medicina ufficiale - come sempre - brancola nel buio più totale!

«Alzheimer: l’epidemia silenziosa. Come prevenire e curare la demenza», Marcello Pamio, edizione UNO. ISBN: 978-88-3380-049-3


Acquistabile in tutte le librerie oppure online nel sito Macrolibrarsi
https://www.macrolibrarsi.it/libri/__alzheimer-l-epidemia-silenziosa.php 


Video in diretta radio di Marcello Pamio. Presentazione libro, "ALZHEIMER: L'EPIDEMIA SILENZIOSA. 
Acquistabile in tutte le librerie oppure online nel sito Macrolibrarsi
https://www.macrolibrarsi.it/libri/__alzheimer-l-epidemia-silenziosa.php 

[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=0niqufZSlr4[/embedyt]


Marcello Pamio

Complimenti ai parlamentari Andrea Cecconi e Sara Cunial (fuoriusciti per fortuna loro e nostra dal Movimento 5 stelle), per aver in Commissione Affari Sociali presentato un’interrogazione sulle iniziative volte a ridurre il rischio di reazione avversa causata dalla somministrazione di vaccini.
Il tema del contendere sono gli esami laboratoristici effettuati dall’associazione Corvelva.
Risponde il viceministro Pierpaolo Sileri del Movimento 5 stelle!
Fin da subito il medico mette le mani avanti dicendo che secondo “il Rapporto Vaccini 2019 recentemente pubblicato sul sito dell’Agenzia e tutti i rapporti precedenti non è stata confermata la presenza di rischi aggiuntivi a quelli già noti”.

Quindi state tranquille mamme, non c’è alcun rischio per i vaccini, ed entra nel dettaglio spiegando quello che avviene dopo che i laboratori delle industrie brevettano un prodotto chimico (farmaco e/o vaccino che sia).
Innanzitutto «i controlli di qualità vengono effettuati dalla ditta durante tutto il ciclo produttivo di ogni lotto di vaccino, prima della distribuzione sul mercato. I metodi utilizzati per i controlli effettuati sui vaccini dalle aziende produttrici e le relative specifiche sono approvati dalle autorità competenti al termine della fase di valutazione del prodotto».

Ecco la prima chicca: il Ministero della salute, per voce del suo vicesegretario, afferma che i controlli dei farmaci sono a carico dei produttori stessi! Quindi coloro che producono i farmaci a scopo di lucro, sono gli stessi che devono controllarne la qualità.
Al Ministero non va l’annoso controllo fisico del prodotto, in questo caso il vaccino, ma SOLO dei «metodi utilizzati per i controlli», quindi tutto sulla carta…
Non sazio, il dottor Sileri spiega tutta la magnificenza della farmacovigilanza descrivendola come un passaggio cruciale che garantisce la totale sicurezza, nonostante si sappia molto bene che i farmacontrolli in Italia fanno acqua da tutte le parte.
Per il dottor Sileri invece non è così perché «durante tutto il ciclo di vita del prodotto, gli effetti dell’utilizzo nei soggetti vaccinati vengono accuratamente monitorati mediante registrazione di ogni possibile reazione avversa, anche se solo apparentemente associata alla sua somministrazione».

Rimane un misterioso quesito: Piepaolo Sileri ci crede veramente alle cose che dice, oppure interpreta il gioco delle parti?
Da medico dovrebbe sapere che la registrazione di un effetto avverso oggi, con la pesantissima aria che tira e soprattutto con la scandalosa caccia alle streghe che imperversa, è sempre più complesso e difficile farla. Nessun medico sano di mente e con famiglia, infatti, si prende la responsabilità di associazione e collegare l’inoculo vaccinale ad una qualsiasi risposta negativa, e questo nonostante sia obbligatorio per legge. E così una percentuale spaventosa di reazioni anche gravi, per non parlare delle morti, semplicemente non figura da nessuna parte, in nessun registro!

Ma non è tutto, perché prima della commercializzazione della droga, ci illumina sempre il viceministro: «ogni lotto di vaccino è sottoposto al Controllo di Stato che consiste in controlli analitici condivisi con le autorità competenti in materia di farmaci, eseguiti da uno dei laboratori della rete internazionale di laboratori ufficiali per il controllo dei medicinali (…). Le analisi eseguite sono specifiche per tipologia di vaccino e definite da linee guida».
Meraviglioso, ma se vengono realmente eseguite queste importanti e rassicuranti analisi: dove sono?
Come pure le «linee guida»? Dove si possono leggere i risultati? Quanti campioni vengono controllati per lotto vaccinale? Decine di domande che finiscono, come sempre, nel vuoto cosmico!

Poi Sileri giunge finalmente al cosiddetto post-marketing: «successivamente alla commercializzazione, tutti i medicinali, inclusi i vaccini, vengono sottoposti annualmente a controlli analitici definiti di post-marketing».
Mi pare strano che il dottor Sileri, in quanto medico, si dimentichi che nel mondo della farmacopea non passa giorno che non vengano ritirati medicinali a seguito di gravissime reazioni avverse, anche letali.
L’ultimo ha riguardato il principio attivo «Ranitidina» per la presenza di NDMA, N-nitrosodimetilammina, classificata come sostanza «probabilmente cancerogena».
E questo nonostante i tanto decantati e rigorosi controlli effettuati dalle lobbies produttrici, dall’Aifa, dall’EMA e da tutta la combriccola scientifica!

L’altra cosa interessante e un po’ inquietante, è che i ritiri dei farmaci avvengono quasi sempre su segnalazione delle stesse ditte produttrici, dimostrando di fatto, che il monitoraggio degli enti di controllo e la farmacovigilanza fanno sorridere i polli (in batteria).
Attenzione che le multinazionali non ritirano un prodotto perché hanno a cuore la salute dei clienti, perché non vogliono danneggiare le persone. Sarebbe un ossimoro, visto che la loro sensibilità è concentrata sul pacchetto azionario quotato in borsa. L’unica loro paura è infatti sporcare l’immacolata immagine e dover pagare miliardi di multe, tutto il resto è noia.
Qualcuno a questo punto - come per esempio il dottor Sileri - dovrebbe spiegare agli italiani qual è la differenza tra un farmaco e un vaccino. Perché il secondo, cioè il vaccino, dovrebbe essere maggiormente controllato e monitorato e più sicuro rispetto al farmaco?
Ma vogliamo le prove, gli studi, le ricerche, le analisi e non le chiacchiere da bar.

Tornando alle analisi effettuate dal Corvelva, in tutta questa storia ci sono delle note molto positive: innanzitutto l’associazione ha aperto una discussione sulla sicurezza vaccinale che ha interessato molte realtà anche di altri paesi europei, e dall’altra ha pigiato un dito in un nervo scoperto del Sistema, quello dei controlli di Stato. Controlli che ancora oggi, nonostante le belle parole e le dichiarazioni ufficiali, NESSUNO ha avuto la possibilità di verificare. Nessun documento ufficiale che attesti la sicurezza vaccinale è infatti fruibile al grande pubblico. Non è un po’ strano?
La conclusione del Sileri, citando il Rapporto Vaccini 2019 è che non vi sarebbero «rischi aggiuntivi a quelli già noti», per cui «il rapporto beneficio/rischio dei vaccini utilizzati resta immodificato».
Il suo messaggio è chiarissimo: i vaccini vanno benissimo e nulla potrà smuovere (“immodificato”) il dogma centrale della «vaccinocrazia», tantomeno gli esami di un’associazione privata come Corvelva!
Il dottor Sileri non sa che le analisi sono state confermate interlaboratorio, per cui non sarà proprio una passeggiata contestarle, anche se ci proveranno sicuramente.
Faranno fatica però a smentire i dati, perché questo implicherebbe una falsificazione troppo spudorata.
La nota positiva è che sono stati costretti a prendere posizione politica, e ufficialmente a prendere in mano le analisi del Corvelva. Questo è un successo senza precedenti, anche perché se in questa fase non renderanno pubblici i loro studi ufficiali sulla sicurezza vaccinale (che probabilmente NON esistono nemmeno), la credibilità del Ministero della salute, già scesa in picchiata grazie alla Lorenzin e alla Grillo, vedrà i minimi storici.
Quindi le analisi sono finalmente in fase di approfondimento da parte del Ministero della salute e dell’Aifa. Finalmente qualcuno se ne sta occupando!
Staremo a vedere... 

Marcello Pamio

Non passa ormai giorno senza che la cronaca venga interessata da qualche scandalo legato alla salute.
Dopo il recentissimo ritiro dei farmaci contenenti il principio attivo «Ranitidina» (Buscopan antiacido, Zantac, Ranitidina Almus, Ranidil, Ulcex…) ora salta fuori che i medicinali usati per castrare chimicamente i bambini, bloccandone la pubertà, uccidono molte persone!
Le segnalazioni sono registrate nel sito ufficiale degli Eventi Avversi dell’FDA: «FDA Adverse Events Reporting System (FAERS) Public Dashboard».[1]

Il primo nella lista nera è l’«Acetato di leuprolide», principio attivo del farmaco «Lupron» (Lupron Depot, Lupron Depot-Ped). In circa 7 anni, dal 2012 ad oggi, sono state segnalate oltre 40.764 reazioni avverse, di queste 25.591 considerate «gravi». Mentre i pazienti deceduti sono stati 6.378!


E’ d’obbligo a questo punto precisare che solo una infinitesima parte degli eventi avversi di un farmaco vengono segnalati e registrati, quindi la realtà è assai più preoccupante!
Andando avanti, nell’elenco degli effetti collaterali del farmaco si trovano disturbi al seno, neoplasie maligne, disturbi psichiatrici e anche nervosi.

Questo bloccante ormonale viene prescritto nel trattamento di patologie ormono-sensibili come il cancro prostatico e/o certe endometriosi, ma purtroppo anche nei bambini con la tristemente nota «disforia di genere».
Il Lupron è stato registrato e autorizzato dalla FDA per trattamenti ormonali in ambito oncologico, perciò quando viene usato nei bambini e/o adolescenti il suo utilizzo è «off-label», fuori dalla prescrizione, quindi non legale.
Alla società produttrice, la AbbVie, poco importano gli eventi avversi, se il fatturato del farmaco continua a salire:  solo negli Stati Uniti ha raggiunto 829 milioni di dollari nel 2017 e ben 892 milioni nel 2018.[2]
Questo incremento delle vendite è da annoverate solo per i trattamenti del cancro prostatico o anche per le disforie?

Anche se i morti causati dal Lupron fossero tutti adulti cancerosi, la preoccupazione va immediatamente all’impatto che questa pesantissima droga potrà avere sui bambini!
Attenzione che stiamo parlando di bambini sanissimi, in una fase delicatissima di sviluppo psico-ormonale, che vengono fisicamente castrati perché i loro decerebrati genitori pensano che ritardare la pubertà possa dare loro il tempo utile per decidere verso quale sesso voglio orientarsi.
Quando si dice bambini s’intende proprio questo: secondo il dottor Michael Laidlaw, endocrinologo della California, infatti i medici stanno somministrando testosterone a ragazzine «confuse sessualmente» di appena 8 anni!
Non a caso nella libertaria California nel 2017 hanno abbassato l’età minima per somministrare gli ormoni sessuali da 13 a 8 anni...
Risultato? Ragazzine di 13 anni che si fanno rimuovere i seni tramite mastectomia, e ragazzi di 17 anni con il pene di un bambino di nove, o che perdono il richiamo sessuale a causa di questi allucinanti farmaci!

E in Italia come siamo messi? Ovviamente male, come sempre.
Grazie al medico-ministro Giulia Grillo, il 25 febbraio scorso è stata autorizzata la Triptorelina e inserita nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del SSN. Cioè lo paghiamo noi con le tasse.


Esattamente come il Lupron, la Triptorelina Pamoato, il cui nome commerciale è Decapeptyl è un «Analogo degli ormoni liberatori delle gonadotropine», agisce causando la soppressione della funzione gonadotropa pituitaria, detto in parole semplici blocca alcuni importantissimi ormoni, come il testosterone, agendo direttamente sulla ghiandola endocrina pituitaria: l’ipofisi!
Tradotto fa più o meno “castrazione chimica”!

Attualmente viene somministrato nel carcinoma della prostata e in quello della mammella mediante un’iniezione che viene effettuata tassativamente ogni 3 mesi, e da pochi mesi vengono trattati anche i bambini.
Anche in questo caso gli effetti collaterali sono numerosi.
Secondo la FDA, questo farmaco in pochissimi anni ha racimolato ben 1.889 eventi avversi, di cui 1.377 gravi, con oltre 100 morti!
L’effetto avverso più diffuso è la «Sindrome da iperstimolazione ovarica» con 141 casi (su1.889) mentre al terzo posto con 105 casi c’è una «Demenza tipo Alzheimer».
Al secondo posto figura «Off label use» (utilizzo fuori dalle condizioni autorizzate, quindi si presume per la «disforia di genere») con 130 casi di effetti collaterali, di cui 70 gravi e 2 morti!

La conclusione è molto semplice: il Ministero della Salute italiano ha autorizzato e permette la prescrizione a bambini e/o adolescenti (un po’ confusi, con squilibri emotivi e psicologici) diagnosticati come «disforici di genere», un farmaco che se va bene ti fa diventare un demente, e se va male, ti ammazza!

Per maggiori informazioni

"La cultura della morte. Chi la vuole e chi ne gode..."
https://www.maurizioblondet.it/la-cultura-della-morte-chi-ne-gode-e-chi-la-vuole/ 

[1] https://fis.fda.gov/sense/app/d10be6bb-494e-4cd2-82e4-0135608ddc13/sheet/45beeb74-30ab-46be-8267-5756582633b4/state/analysis

[2] https://news.abbvie.com/news/abbvie-reports-full-year-and-fourth-quarter-2018-financial-results.htm


Marcello Pamio

Non ha senso elencare i farmaci che per problemi di sicurezza sono stati e vengono tuttora ritirati dal mercato dalle stesse aziende che li producono o dagli enti di controllo: sarebbe impossibile dato il numero.
Ma le cose sono molto più complesse…
Non tutti sanno infatti che le molecole attive scoperte e/o copiate dalle industrie chimiche devono prima passare l’assurda quanto inutile sperimentazione animale, e poi quella umana (volontari per disperazione o per soldi). Nonostante sia risaputo che il «modello animale» non ha nulla da spartire con il «modello umano», ancora oggi continua questa follia che ha come conseguenza ineluttabile una strage immane di animali e di uomini.

La dimostrazione di quanto detto sono i numeri: il 92% delle molecole chimiche che superano brillantemente la sperimentazione (o vivisezione) animale, poi NON superano quella sull’uomo!
Quindi un miserrimo 8% sono i principi attivi che entrano effettivamente in commercio.
Ma il 51% di questo 8% presenta effetti collaterali gravi.
Chiaro? La metà dei farmaci commercializzati, cioè di quelli che hanno superato le DUE sperimentazioni (animale e uomo, obbligatorie per legge) secondo l’AMA, l’Associazione dei Medici Americani presentano gravi reazioni avverse, spesso letali.
Possiamo tradurlo in altri termini: la metà dei farmaci commercializzati uccidono solo negli Stati Uniti ogni anno un numero di persone impressionante: da 100.000 a 250.000 persone!
Solo negli States…
Strage che avviene costantemente anno dopo anno e che riguarda il globo intero.
E’ questo il motivo per cui i farmaci (e vaccini) sono tra le prime cause di morte (se non la prima) nel mondo Occidentale!

Ennesimo farmaco ritirato
Detto questo, venerdì 20 settembre scorso l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha disposto il ritiro di tutti i lotti di farmaci contenenti il principio attivo RANITIDINA, utilizzato nei medicinali contro l’acidità nello stomaco.
Stiamo parlando di prodotti (alla fine dell’articolo l’elenco completo) come: Buscopan antiacido, Zantac, Ranitidina Almus, Ranidil (fiale, compresse, sciroppo, compresse effervescenti), Ulcex, ecc.

La causa è la presenza di N-nitrosodimetilammina (NDMA) una sostanza chimica appartenente alla classe delle nitrosammine. Le stesse - tra le altre cose - trovate l’anno scorso in alcuni anti-ipertensivi.
La NDMA è classificata come «sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo» (associata al cancro gastrico e al colon) dallo IARC di Lione (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS).
Generalmente l’esposizione alla NDMA avviene attraverso l’ingestione di acqua contaminata ed è certamente presente in alcuni pesticidi.
La NDMA si può trovare nell’acqua potabile poiché deriva dalla degradazione della dimetilidrazina, un componente del carburante per missili ed è presente in vari processi industriali, oltreché nei pesticidi.

E’ stata recentemente identificata anche come sottoprodotto della disinfezione dell’acqua potabile con la monocloramina (disinfettante usato come alternativa al cloro libero per l’acqua).
Ovviamente l’AIFA ha subito specificato che la decisione del ritiro è stata presa solo in base al principio di precauzione e non per danni conclamati. Ovvio…
Sempre a scopo precauzionale hanno disposto pure il divieto di utilizzo di tutti i lotti contenenti ranitidina prodotta da altre case farmaceutiche per essere analizzati.
Rimane un mistero il perché, per lo stesso principio di precauzione, l’AIFA non ritiri anche i lotti dei vaccini risultati essere molto più inquinati e contaminati rispetto ai farmaci sopradetti. Ma lasciamo questo mistero alla fede medica…

A cosa serve la Ranitidina?
Il principio attivo funge da inibitore della secrezione acida, quindi viene prescritto per le ulcere, il reflusso, il bruciore di stomaco e tutte quelle condizioni legate ad una ipersecrezione acida.
Questa molecola molto simile all’istamina, non permette a quest’ultima di legarsi ai recettori H2 presenti sulle cellule della parete dello stomaco. In pratica questi recettori se vengono attivati appunto dall’istamina, inducono una secrezione di acido gastrico.
La ranitidina andando ad occupare i siti recettoriali senza però determinarne un’attivazione, impedisce di fatto all’istamina di svolgere la sua funzione.
Quindi viene bloccata artificiosamente la produzione di succo gastrico!
Ma tutto questo è normale?

Stomaco e simbolismo
Una simile procedura è aberrante, esattamente come quasi tutti gli interventi della medicina allopatica o sintomatica volti allo spegnimento o alla distruzione del sintomo.
Certamente è molto più facile spegnere l’incendio con un “estintore chimico”, piuttosto che provare a capirne il senso e a cercare la causa del focolaio.
Sorgono a questo punto varie domande. Perché la sapienza magistrale dell’organismo umano fa aumentare la produzione di succhi gastrici? Per quale motivo si forma un’ulcera duodenale?
E’ tutto frutto del caso o siamo vittime della malasorte? Si tratta di un errore di interpretazione del cervello? O invece c’è un motivo ben preciso e assolutamente biologico?

Ragionando su questo ultimo interrogativo, ci viene in aiuto la «Decodifica Biologica».
Lo stomaco è l’organo digestivo per eccellenza, per cui un qualsiasi suo problema potrebbe segnalare che si sta facendo fatica a “digerire” qualcosa nella nostra vita. Qualcosa, magari di ingombrante e/o fastidioso, che è fermo lì nello stomaco!
Il riferimento al cibo non va inteso solo a quello materiale, ma allargato alla sua rappresentazione simbolica: contrarietà e rancore nel territorio, dove con “territorio” si intende casa e lavoro.
Se fosse così, allora il cervello (che non differenzia il reale dall’immaginario) per “digerire” potrebbe indurre un aumento della sua funzione (succhi gastrici, acidità, ecc.), e questo sarebbe non solo logico ma anche bio-logico!
Se una persona ha un risentito di “incomprensione” e/o “ingratitudine”, oppure “rabbia e rancore” (nell’ulcera) per una situazione sul lavoro o in famiglia, questo simbolicamente è un “boccone indigesto”…
In quest’ottica - giusta o sbagliata che sia - diventa controproducente ingollare un farmaco antiacido o peggio ancora un protettore gastrico, perché così facendo si spegne quel sintomo (creato dal cervello per un motivo preciso), senza andare al vero problema che rimane presente!
Non si sente più l’acidità gastrica, ma per il cervello il “boccone indigesto” esiste ancora, è lì sempre presente, con conseguenze molto pericolose…

 

 

Comunicati ufficiali AIFA

Farmaci contenenti ranitidina autorizzati in Italia
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/979815/farmaci_contenenti_ranitidina_autorizzati_IT.pdf/e2709dc7-a8cc-e235-6e0a-2bd52a6b6531

Farmaci contenenti ranitidina autorizzati in Italia
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/979815/farmaci_contenenti_ranitidina_autorizzati_IT.ods/78280e49-8aa0-5db8-1a9b-1678e7965fc9

Elenco lotti farmaci contenenti ranitidina ritirati dal mercato (aggiornamento al 23/09/2019)
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/979815/elenco_lotti_ritiro_ranitidina.ods/24c14afa-16d3-8152-4c9b-96e20897cf4f


Marcello Pamio

Cosa sta succedendo realmente? Come mai sempre più paesi stanno facendo incetta di pillole anti-radiazioni?
L’Ufficio Federale Tedesco per la Protezione dalle Radiazioni qualche giorno fa ha effettuato un ordine da 190 milioni di compresse di iodio a un produttore austriaco.
Ufficialmente le pillole sarebbero pronte per essere distribuite alla popolazione in caso di disastro nucleare, ma l’Ufficio federale ha fatto sapere immediatamente che si tratta solo di un acquisto a scopo preventivo.
Come non crederci? Questi spendono 8,4 milioni di euro per 50 milioni di confezioni (il più grande ordinativo mai ricevuto dal gruppo farmaceutico austriaco Gerot Lannach), solo in via preventiva?

A complicare il quadro generale facendo nascere ancora più interrogativi, c’è il fatto che simili e ambigui acquisti non riguardano solo la Germania ma anche Francia e Russia.
Il governo di Macron ha infatti dichiarato proprio in questi giorni che saranno distribuite gratuitamente compresse di iodio a circa 2,2 milioni di persone, cioè a quelle che vivono in un’area compresa tra 10 e 20 km da una delle 19 centrali nucleari.
Mentre alcune città del nord della Russia hanno fatto incetta del medesimo medicinale in seguito all’incidente nucleare avvenuto alla base militare di Nyonoksa lo scorso 8 agosto.

Come mai oltre ai tedeschi, anche transalpini e russi adottano le stesse misure “preventive”, più o meno nello stesso periodo?
Il motivo è l’incidente avvenuto ad agosto nella base russa, o c’è qualcos’altro che non ci raccontano?

Incidenti nucleari
Gli incidenti alle centrali nucleari sono così numerosi che sarebbe impossibile in questa sede elencarli tutti, ma in ordine cronologico va ricordato l’ultimo, quello a seguito di un’esplosione nella base missilistica militare russa di Nyonoksa.
A denunciare il grave incidente (ovviamente ridimensionato dal governo), che ha causato anche 7 morti, è stata l’agenzia atomica Rosatom. L’esplosione è stata registrata giovedì 8 agosto 2019 nella regione di Arkhangelsk, sul Mar Bianco.
Le autorità locali a 30 chilometri dalla base hanno registrato un breve picco di radioattività, livelli che sono stati definiti però «normali», mentre secondo Greenpeace avrebbero superato di ben «20 volte» tale livello…
Una bella differenza: a chi dobbiamo credere? All’associazione ambientalista o ai gestori della base militare?

Dopo tutto questo sta ritornando ancora lo spettro dell’immane catastrofe globale di Fukushima avvenuta l’11 marzo del 2011. Il ministro dell’ambiente nipponico ha dichiarato qualche giorno fa che la Tepco (Tokyo Electric Power Company Holdings), la compagnia giapponese che gestisce la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, potrebbe vedersi costretta a riversare l’acqua radioattiva nel Pacifico perché lo spazio di stoccaggio starebbe per finire!
La Tepco da anni è alle prese infatti con l’accumulo di acqua radioattiva: hanno stoccato finora oltre 1 milione di tonnellate di acqua contaminata e non sanno più dove metterla, per cui finirà nell’oceano.
Se ovviamente non lo stanno già facendo…

Per non parlare di tutte le navi contenenti rifiuti e/o scorie radioattive che sono finite nel fondo dei mari e degli oceani nel corso degli anni. Dalla fine degli anni Settanta sarebbero almeno 30 le navi affondate solo nel Mediterraneo, con il risultato che il nostro mare è diventato una vera e propria discarica di rifiuti tossici e soprattutto radioattivi.
Il problema però non riguarda solo il Mare Nostrum, ma l’intero pianeta: la radiazione di fondo è aumentata certamente negli ultimi decenni, non solo per via degli incidenti alle centrali o alle navi affondate, ma anche e soprattutto a causa degli esperimenti nucleari in superfice o sottomarini fatti da America, Russia, Francia, India, Pakistan, Israele, Inghilterra e Cina.

Pillole di iodio
Perchè in medicina si consiglia l’assunzione di pillole di iodio?
Perché lo iodio satura la ghiandola tiroidea impedendo di fatto che si accumuli lo iodio radioattivo.
Infatti, normalmente la tiroide lega lo iodio che noi assumiamo con il cibo per svolgere le sue normali funzioni fisiologiche, ma quando dalle centrali nucleari lo Iodio-131 (radioattivo) passa nell’ambiente e contamina gli alimenti, questo si fissa nella tiroide e può danneggiarla causando tiroiditi, ma anche patologie tumorali.
La dose saturante comunemente accettata per gli adulti è di 100 mg di iodio stabile, e non vi sono vantaggi ad aumentare questa dose giornaliera. Qualora invece sia necessario prolungare nel tempo il blocco della captazione tiroidea, bisogna somministrare giornalmente ma riducendo la posologia a 25 mg/die (quindi un quarto), visto che dopo la dose iniziale di 100 mg sono sufficienti dosaggi nettamente più bassi.
Esistono per fortuna anche sistemi naturali che aiutano a mantenere in salute la ghiandola endocrina, e a tal proposito ringrazio il dottor Roberto Gava* per le interessanti e utili indicazioni omeopatiche sotto riportate.

Consigli naturali in caso di incidente nucleare:

OMEOPATIA
- SULPHUR JODATUM 9CH (persona calorosa, vigorosa e piena di energia):
5 gocce a giorni alterni a stomaco vuoto, dopo aver agitato bene il flacone, per circa 30 giorni;

- RADIUM BROMATUM 9CH (persona debole, stanca, con qualche dolore articolare che migliora col calore):
5 gocce a giorni alterni a stomaco vuoto, dopo aver agitato bene il flacone, per circa 30 giorni.

Il periodo di 30 giorni non casuale ma dipende dall’emivita dello iodio radioattivo I-131 che è di 8 giorni!

INTEGRAZIONE
- LUGOL: questa soluzione è disponibile alla concentrazione del 5% (forte) oppure del 2%. La soluzione al 5% contiene 130 mg di iodio per millilitro (1 ml = 130 mg di iodio, 0,8 ml = 100 mg di iodio).

Esempio pratico con soluzione Lugol al 5%
Per somministrare la dose standard nell’adulto di 100 mg di iodio, sono necessarie 15 gocce suddivise in tre dosi: 5 gocce per 3 volte al giorno
.
La soluzione va diluita in acqua o in un succo e presa durante i pasti per diminuire e ridurre gli effetti irritanti soprattutto nello stomaco.
La somministrazione è unica, ma se si è costretti a prolungarla nel tempo, dal secondo giorno la dose deve diventare un quarto (Lugol al 5%: 3 gocce – Lugol al 2%: 10 gocce e Lugol all’1%: 20 gocce)

INTEGRAZIONE 
- LAPAVIS (del Dr. Giorgini): depurativo e protegge dalle radiazioni: dose 1 cucchiaio 2-3 volte/dì
- NIACINA (detta anche vitamina B3 o vitamina PP): dose individuale
- ZEOLITE: roccia vulcanica in grado di chelare metalli e radioisotopi come il Cesio.

ALIMENTAZIONE
- KELP: alga molto ricca di iodio
- SALE IODATO

IMPORTANTE:
Con lo ioduro di potassio possiamo proteggerci dallo iodio radioattivo liberato dalle centrali nucleari, ma questo radioisotopo ha una emivita di 8 giorni e quindi in poco più di un mese decade. Purtroppo dalle catastrofi nucleari si liberano nell’ambiente anche altri isotopi: Cesio-137, Cesio-134, Stronzio-90.
Tra questi, il Cesio-137 è quello che ha la maggior emivita: 30 anni!
Come facciamo a difenderci da questo?

Per maggiori informazioni

** Roberto Gava: «Come proteggere la tiroide in caso di disastro nucleare
http://www.robertogava.it/ripercussioni-sanitarie-disastro-nucleare

Roberto Gava: «Nube radioattiva: dobbiamo usare lo iodio
http://www.robertogava.it/nube-radioattiva-iodio

https://it.euronews.com/2019/09/18/la-francia-cordone-di-sicurezza-pillole-di-iodio-entro-20km-dalla-centrale-nucleare

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/22/germania-berlino-ordina-190-milioni-di-compresse-di-iodio-anti-radiazioni-acquisto-preventivo-in-caso-di-disastro-nucleare/5402761/

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/09/11/fukushima-oceano-veleni-nucleare/43503/

 


Marcello Pamio

Nel mondo più di 138 milioni di pazienti vengono danneggiati ogni anno, e di questi ben 2,6 milioni se ne vanno aldilà della soglia per colpa dei medici…
A denunciarlo qualche giorno fa proprio l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS).
Errori nella diagnosi, nelle prescrizioni e trattamenti, e l’uso inappropriato dei farmaci sono le tre principali cause che provocano danni anche mortali nei pazienti: così il coordinatore della sicurezza dei pazienti dell’OMS, il dottor Neelam Dhingra-Kumar ha detto venerdì 13 settembre 2019 in una conferenza stampa.
Quindi utilizzo sbagliato di farmaci, errori nelle trasfusioni di sangue, nell’utilizzo dei Raggi X, nelle operazioni chirurgiche, ecc.

Simili errori «si verificano perché i sistemi sanitari non sono progettati in modo adeguato per affrontare questi errori e imparare da essi», ha detto l’esperto, ammettendo che molte strutture mediche nascondono tali errori, il che spesso non solo impedisce di prendere provvedimenti per evitare che tali errori si ripetano in futuro, ma anche impedisce un conteggio corretto degli errori medici.

Non a caso le cifre fornite dall’OMS si riferiscono SOLO a paesi con uno stato economico medio e basso (cioè dove vive l’80% della popolazione globale), quindi il numero reale è molto ma molto più alto, tenendo conto anche del fatto che anche nei paesi sviluppati, almeno 1 su 10 dei pazienti sono vittime iatrogene (da «iatros» che significa «medico» e «genos» che vuol dire «che è nato». Quindi errori causati dai medici).
Sempre secondo l’organizzazione sovranazionale con sede a Ginevra, SOLO gli errori relativi a errate prescrizioni di medicinali costano ai sistemi sanitari in tutto il mondo oltre 42 miliardi di dollari, cioè 37 miliardi di euro. Una vera e propria ecatombe sociale, umana ed economica, che però è solo la puntina dell’iceberg.

I media italiani sono stati costretti a parlarne perché l’avvertimento era uscito dall’OMS, ma guarda caso, sono riusciti a sbagliare clamorosamente i calcoli. Quasi tutti hanno infatti titolato: «1 morto ogni 5 minuti per errori medici», ma 2.600.000 di morti ogni anno fanno 5 morti al minuto e NON uno ogni cinque!
Si potrebbe obiettare che si tratta di una quisquilia, ma 1 morto ogni 5 minuti fanno 105.000 morti all’anno, una bella differenza se paragonati ai 2,6 milioni.

Sappiamo benissimo che nel Sistema odierno la “legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è un po’ più uguale”, come pure la matematica che è solo un’opinione…
Mettendo nel conteggio pure i milioni di morti causati non da errori nella prescrizione, ma solo dagli effetti collaterali dei farmaci e vaccini, arriviamo ad una conclusione sconvolgente ma assolutamente scontata e facilmente dimostrabile: la medicina allopatica, con tutto l’armamentario chimico e con i suoi emissari di bianco vestiti, sono la prima causa di morte nel mondo!!!


Marcello Pamio

La StemExpress è una società che pochissime persone conoscono, eppure merita tutto il nostro interesse...
Si tratta del principale fornitore di «materiale biologico umano», cioè midollo osseo, sangue cordonale, sangue periferico, sangue materno, cellule primarie nonché teste di feti.
Riescono ad offrire un servizio completo ai propri ricchi clienti, dall’ordine alla consegna, garantendo la massima purezza e qualità dei campioni umani.
I loro clienti sono case farmaceutiche e università che useranno quei campioni per condurre ricerche e studi, per testare applicazioni e farmaci o per creare nuovi dispositivi diagnostici e chirurgici.

Nonostante sia nata da pochissimi anni (2010), la società sta cambiando l’intero settore globale, accelerando la ricerca e le sperimentazioni cliniche grazie all’implementazione dei loro centri di raccolta delle cellule staminali, ai laboratori di produzione cellulare e creando soprattutto la più grande rete globale di ospedali e cliniche tutte collegate tra loro.
Nel sito ufficiale si vantano dicendo che «riducendo il tempo necessario per raccogliere campioni o isolare le cellule primarie, possiamo aiutare a ridurre mesi e persino anni di un progetto».

La loro mission sarebbe quella di aiutare il mondo intero a guarire da tutte le malattie. Stupendo, ma cosa significa “ridurre il tempo di raccolta” dei campioni biologici, e soprattutto qual è il prezzo?
Dico questo perché qualche giorno fa, giovedì 5 settembre Cate Dyer, amministratrice delegata della StemExpress, ha dovuto ammettere in udienza che la sua azienda biotecnologica «fornisce a ricercatori medici cuori fetali battenti e teste fetali intatte», specificando macabramente che la testa del bambino poteva essere fornita ai ricercatori attaccata al resto del corpo oppure poteva «essere strappata via»…

Indagine giudiziaria
Per comprendere il quadro generale è necessario fare un saltino indietro nel tempo, quando tra il 2014 e il 2015 due giornalisti David Daleiden e Sandra Merritt - che lavorano per il Center for Medical Progress (Cmp) - sotto copertura fecero emergere uno scandalo vergognoso sulla compravendita di organi e tessuti di bambini abortiti. Al centro del mirino la tristemente nota «Planned Parenthood», l’organizzazione fondata nel 1939 che si occupa di fornire assistenza medica alle donne incinte.
Detto così sembra anche un scopo nobile, ma si tratta della potentissima organizzazione di cliniche abortiste americane (circa 860 nel territorio), che “vanta” 330.000 aborti annuali.
Numeri che fanno gongolare i dirigenti, nonostante si tratti di un vero e proprio olocausto!

In pratica Daleiden e Merritt erano riusciti a registrare dei video nei quali i responsabili della Planned Parenthood discutevano candidamente della vendita di organi fetali e pezzi umani vari a società biotecnologiche. Cosa questa vietatissima negli Stati Uniti, dove è possibile donare alla ricerca solo tessuto fetale.
La cosa incredibile è che dopo circa 5 anni dall’inizio delle indagini, sono riusciti a rovesciare il quadro e sotto accusa oggi non ci sono più i venditori di feti ma i giornalisti che hanno fatto lo scoop.
Sono accusati infatti di violazione della privacy e di aver registrato di nascosto, dando false generalità. Avete capito? Nonostante i 14 video che inchiodano questi delinquenti alle loro responsabilità, i colpevoli sono i giornalisti che hanno sputtanato il sistema diabolico...

Nei video si vedono questi venditori privi di anima, soffermarsi sul prezzo dei tessuti o delle teste di feti, mentre sorseggiavano un calice di vino o mentre mangiavano una bella insalatona!
Daleiden e Merritt sono stati sottoposti a una persecuzione giudiziaria: nel procedimento in corso a San Francisco rispondono in totale di 15 accuse di reato, di cui 14 per «registrazioni illegali» e una per «associazione a delinquere». Rischiano fino a 10 anni di prigione in base alla legge sulle registrazioni illegali, ed è la prima volta nella storia della California che un procuratore generale dello Stato (casualmente democratico e abortista convinto) persegue qualcuno ai sensi di quella legge e soprattutto che lo faccia a giornalisti sotto copertura!

In fin dei conti non è così strano l’accanimento nei loro confronti e la protezione del Planned Parenthood, perché questo gruppo fa parte del Sistema e riceve enormi finanziamenti annui da influenti e loschi individui: George Soros, Bill Gates (ha donato 14 milioni di dollari), Ted Turner, la Fondazione Buffet (Warren Buffet avrebbe dato 1,4 milioni), e moltissimi altri tra Fondazione Rockefeller e importanti società.
Recentemente il presidente Donald Trump ha cercato di far togliere i finanziamenti pubblici a Planned Parenthood, ma la “rete della morte” ha rinunciato a buona parte dei fondi federali piuttosto che rispettare la nuova regola imposta dall’Amministrazione che vieta loro di indirizzare le donne a un fornitore di aborto. Chiaro il messaggio?
Continueranno a spingere sempre più donne ad abortire e non certo per motivi etici o morali, o per far rispettare i diritti delle donne, ma solo per procacciarsi pezzi umani, teste, cuori pulsanti e organi vari da vendere alle ditte farmaceutiche e università.

A proposito di università, la Stanford è finita sotto l’occhio del ciclone per le sue ricerche sull’«apparato di perfusione cardiaca di Langendorff», in pratica è una tecnica in vitro usata in farmacologia e fisiologia che permette di esaminare la contrattilità e la frequenza cardiaca.
Per fare questo hanno bisogno di cuoricini caldi e soprattutto pulsanti.

La logica conseguenza di tutto questo è inquietante: se la StemExpress necessita di organi e cuori battenti per venderli, significa che hanno bisogno della materia prima: feti abortiti o feti da far abortire…
Questi guadagnano sulla morte di tantissime vite umane innocenti, come pure le industrie chimiche e le università.
Ma nonostante l'oscurantismo dei media e il boicottaggio delle Procure, non riusciranno a bloccare gli scandali della compravendita di organi e della pedofilia, che anzi continueranno a ritmo battente illuminando sempre quella parte oscura di mondo che di umano non ha più nulla...

 

Per approfondire:

Aborto a processo, venduti cuori e teste di bambini
http://www.lanuovabq.it/it/aborto-a-processo-venduti-cuori-e-teste-di-bambini

Sintomi di felicità. I nostri talenti nascosti, un numero accanto allo zero
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/sintomi-di-felicitai-nostri-talenti-nascosti-un-numero-accanto-allo-zer-ae7be45c72da47a982899f0dc84ba71d


Marcello Pamio

Sempre più spesso la realtà in cui viviamo si fa gioco della fantascienza proiettata al cinema.
D’altronde non è così strano se ci pensiamo attentamente: la macchina massonica hollywoodiana serve proprio a preparare il futuro plasmando il presente.
Innumerevoli sono i film in cui ci si ritrova in un lontano futuro distopico, nel quale la popolazione è controllata mentalmente dal malvagio di turno.
Purtroppo per noi, questo futuro è arrivato!

Una recentissima ricerca[1] ha dato vita ad un nuovo dispositivo in grado di colpire specifici neuroni utilizzando in combinazione farmaci e fotostimolazione! Tradotto: è possibile assistere al controllo dei circuiti neurali utilizzando un impianto cerebrale gestito da uno smartphone!Tale progetto, frutto del lavoro sinergico tra Corea e Stati Uniti, potrebbe aiutare lo studio sul cervello e le sue malattie come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, ecc.
Così almeno ce la vogliono raccontare!

Secondo Raza Qazi, autore dello studio e ricercatore del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) e della University of Colorado Boulder: «Il dispositivo neurale wireless consente la neuromodulazione chimica e ottica cronica che non è mai stata raggiunta prima d’ora».
Vorrebbero quindi sfruttare la tecnologia per studi farmacologici che potrebbero aiutare a sviluppare nuove terapie. Ma non solo...
Secondo Michael Bruchas, professore di anestesiologia e medicina del dolore all’Università di Washington, la tecnologia: «consente di ‘sezionare’ meglio le basi del comportamento del circuito neurale e di vedere in che modo i neuromodulatori specifici sintonizzano il comportamento in vari modi».

Studiano come controllare il comportamento umano mediante un dispositivo neurale wireless in grado, tra le altre cose, di somministrare farmaci specifici mediante un semplice cellulare!
Sicuramente i neuroscienziati battono in fantasia i fratelli Wacowski, uno a zero!
Ma se tale dispositivo neurale può essere controllato dall’utente mediante un semplicissimo smartphone, non è possibile un suo utilizzo (in remoto, cioè a distanza) anche da qualcun altro, magari con ideali meno nobili?
Le scoperte delle neuroscienze avanzano a passo spedito, come pure lo sviluppo di tecnologie neurali.
La conseguenza è che mai come ora nella storia dell’umanità il rischio del controllo assoluto dell’uomo è non solo realistico, ma a dir poco agghiacciante!

 

Per approfondire:

«Un impianto neurale per “manipolare” il cervello via smartphone», Claudia Svolacchia

https://biomedicalcue.it/impianto-neurale-cervello-smartphone/15335/?fbclid=IwAR2yV5VZvw-op3RBr-CwsWmnnXH6CKsvTo33qe4vEhxCZaungki8DAaPWSQ

 

[1] La ricerca è stata pubblicata su «Nature Biomedical Engineering»

 https://www.nature.com/articles/s41551-019-0432-1


Marcello Pamio

I promotori della SCIENZA, quella con la esse maiuscola o cikappiana per intendersi, stanno ultimamente passando notti assai movimentate e non certo per il caldo africano o le zanzare.
Difficile immaginare anche la situazione di quei poveretti che hanno firmato il ridicolo «Patto trasversale per la Scienza», perdendo tempo e denari per costituire un’associazione il cui scopo è - pensate -  la «promozione e la diffusione della scienza e del metodo scientifico sperimentale in Italia al fine di superare ogni ostacolo e/o azione che generi disinformazione su temi scientifici».
Scrivono nello Statuto: «Scienza e Metodo Scientifico», avete letto bene? Quella che va sotto il nome di «Scienza basata sulle evidenze».

Ma cos’è successo in questi giorni? E’ arrivato l’ennesimo scandalo nella ricerca scientifica, proprio quella «Evidence-based Medicine».
La Procura di Milano ha infatti appena concluso un’indagine giudiziaria che fornisce un quadro a dir poco allucinante: mega direttori galattici (con l’abat-jour fantocciana in pelle umana), super professoroni e luminari della scienza, manipolavano i dati e documenti ufficiali per intascare milioni di euro da fondi pubblici, donazioni private e raccolta del 5 per mille.
Anche se le dita erano quasi totalmente immerse nella dolce marmellata vedremo purtroppo, alla fine, che i manigoldi se le sono leccate e ripulite prima dell’arrivo della magistratura…
La cosa ancor più incredibile è gli studi “taroccati” e “falsificati”, sono stati pubblicati dalle più prestigiose riviste scientifiche del mondo! Chiaro? Ecco qua la SCIENZA DELLE EVIDENZE.

Cosa comunque non rara, stando alle parole del dottor Richard Horton, capo-redattore della rivista «Lancet», in merito alle pubblicazioni scientifiche, in pratica ridotte ad una mera «operazione di marketing travestita da scienza legittima. Le società farmaceutiche hanno trovato il modo di eludere le norme di controllo della revisione paritaria. In troppi casi riescono a seminare letteratura settoriale di lavori scientifici di bassa qualità che possono poi usare per promuovere i loro prodotti presso i medici. Le case farmaceutiche ci stanno imbrogliando. Ci arrivano articoli con su i nomi dei medici e spesso scopriamo che alcuni di loro sanno poco o niente di quanto hanno scritto».

Qualche nome
Gli ultimi luminari indagati sono: Pier Paolo Di Fiore (dell’IFOM, il centro di ricerca dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare), Alberto Mantovani (dell’Humanitas, l’istituto di ricerca e cura della famiglia Rocca, già trattato nell’articolo precedente), Pier Giuseppe Pelicci (dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia fondato da Umberto Veronesi), Marco Pierotti, Maria Angela Greco, Elena Tamburini e Silvana Pilotti (dell’Istituto Nazionale dei Tumori).

Le milionate provenivano dal Ministero della Ricerca, dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), quindi dalle nostre tasche, dai nostri risparmi!
Soltanto nel periodo tra il 2005 e il 2012, le cifre movimentate sono state decine di milioni: 9,37 milioni Di Fiore; 3,06 milioni Mantovani; 1,48 milioni Pelicci e 3,60 milioni Pierotti.

«Dalla prima analisi di polizia giudiziaria sui centri di ricerca milanesi», scrivono i PM, «emergevano nove pubblicazioni, consultabili liberamente, che contengono manipolazioni, più o meno gravi, delle immagini attestanti i presunti esperimenti». Altre indagini scoprivano «ulteriori 17 pubblicazioni che contenevano manipolazioni delle immagini».
La conclusione è shoccante: «sulle 32 analizzate, 25 pubblicazioni scientifiche sono risultate oggetto di manipolazione». Stiamo parlando di una percentuale attorno al 78%: a dir poco sconvolgente.

Ma in Italia non esiste il reato
Gli scienziati iscritti nei registri dei reati dai PM Francesco Cajani e Paolo Filippini sono stati indagati per «falso in scrittura privata, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa».
Dopo tre anni di inchiesta, i PM hanno concluso che i fatti sono stati accertati, le manipolazioni sono state provate, ma NON esiste in Italia un reato che permetta di mandarli a giudizio.
Quindi hanno dovuto chiedere al giudice dell’indagine preliminare, Sofia Fioretta, l’archiviazione del caso!

L’Italia è colonia dell’Impero, e difatti negli States, i giudici hanno spesso condannato e mandato in carcere ricercatori che avevano manipolato gli studi. Non a caso le più pesanti multe comminate alle case farmaceutiche sono state firmate da giudici americani. Da noi invece i delinquenti accademici, quelli esperti in “matematica creativa”, non solo non vengono licenziati, ma ricevono premi andando ad occupare posizioni professionali e sociali migliori di prima.
Scrivono in chiusura i due PM: «Le accertate manipolazioni, sia pure preoccupanti dal punto di vista dell’impatto scientifico, rimangono per l’attuale legislazione prive di rilevanza penale».
Sarà priva di rilevanza per l’attuale legislazione, ma queste sono gravità altamente rilevanti per la società umana: gli studi falsificati infatti permettono a Big Pharma di far entrare in commercio farmaci e veleni pericolosi.

Il caso del dottor Scott Reuben
Quello che la Procura ha scoperto è semplicemente il classico giochetto o meccanismo di truffa scientifica, e queste sono cose risapute e sempre accadute. Dire “normalità” è una parola grossa, ma non siamo tanto distanti...
Il caso del dottor Scott S. Reuben è l’emblema di tutto questo.

Scott Reuben è stato professore di anestesiologia e medicina del dolore alla Tuft University di Boston, e capo del Dipartimento per il dolore acuto al Baystate Medical Center di Springfield prima di essere condannato al carcere per frode sanitaria.
Il 7 gennaio 2010 ha ammesso candidamente di NON aver mai effettuato nessuna delle ricerche pubblicate a suo nome. La cosa strana è che ne ha pubblicate moltissime!
La Pfizer per esempio ha dato al medico ben 5 borse di ricerca tra il 2002 e il 2007, e i suoi studi hanno sostenuto l’antidepressivo Efexor come antidolorifico...
Si stima che i suoi “articoli scientifici” e le sue “ricerche” (mai fatte, ma) pubblicate dalle principali riviste scientifiche del globo, abbiano fatto da una parte incassare alle case farmaceutiche miliardi di dollari per farmaci come Vioxx, Celebrex, Efexor, Bextra, Arcoxia, Lyrica, Neurontin, e dall’altra milioni di morti per complicanze cardiache e non solo...
La rivista Scientific American ha chiamato Reuben, il Bernie Madoff in camice bianco (Madoff è il banchiere americano condannato per una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi: 65 miliardi di dollari).

E’ questa la Scienza basata sulle evidenze? Ma evidenze di chi?
L’unica cosa ampiamente evidente è che la «ricerca scientifica» è gestita e controllata da chi ha i soldi per farla: le società private. Solo queste a livello planetario hanno i denari per finanziare la maggior parte degli studi, i cui risultati saranno successivamente pubblicati nelle riviste che contano, quelle con il più alto “fattore d’impatto”.
Ma se la lobby paga, i risultati non potranno discostare dalla linea generale: dovranno infatti allinearsi al volere dei padroni…
Quindi sarebbe più corretto passare dalla «Scienza basata sulle evidenze», alla «Scienza basata sulle convenienze», dove però la convenienza non è nostra, ma di qualcun altro!

 

Per approfondire

“Ricerca sul cancro, risultati ritoccati per ottenere milioni”, Gianni Barbacetto, “Il fatto Quotidiano”, 30 giugno 2019


Marcello Pamio

I Carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia stanno procedendo con una operazione dal nome inquietante: «Angeli e Demoni». Purtroppo ad inquietare non è solo il nome…
Si tratta dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di politici, medici, assistenti sociali e liberi professionisti che, da diversi anni, avevano messo in piedi una macchina economica molto redditizia sul sistema di «gestione minori».
Agli arresti anche un sindaco del PD, vari assistenti sociali e pure psicoterapeuti di una nota associazione onlus (Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri).

[Nel logo della onlus si legge: "Dalla parte dei bambini"...
Forse non hanno letto con attenzione la fiaba dei fratelli Grimm]

Tutti, chi più chi meno, banchettavano nella stessa torta, e a rimetterci decine e decine di bambini dai 5 agli 11 anni, con le loro famiglie!
Gli psicoterapeuti della onlus eseguivano sui bambini delle vere e proprie torture tali da far impallidire i medici nazisti dei lager, nonché i primi psichiatri dei manicomi.
Le sedute di psicoterapia erano alternate a «lavaggi del cervello mediante l’uso di impulsi elettrici», non sappiamo se si sia trattato di «terapia elettroconvulsivante», meglio nota come «elettroshock», ma la cosa certa è che il sistema serviva per «alterare lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari». La memoria dei bambini s’intende.

Gli psicologi e gli operatori arrivavano al punto da travestirsi da personaggi cattivi delle fiabe per meglio spaventare la psiche e l’inconscio, così da far sembrare mamma e papà i mostri e gli orchi cattivi pronti a far loro del male.
Per meglio creare l’atmosfera da film horror, usavano un macchinario collegato alla testa dei bambini tramite degli elettrodi, in grado di “leggere il pensiero”. Lo scopo era quello di raccontare a fine seduta, le cose orribili che “vedevano” nella loro mente, come violenze, soprusi, ecc.
Tutto esisteva solo nella mente malata di questi criminali pervertiti.

Molto interessante è venire a sapere che un mese fa circa, esattamente il 23 maggio 2019, il Movimento 5 Stelle Piemonte, consegnò 195.000 euro, come donazione a 11 associazioni locali, tra cui la onlus incriminata...

La tecnica usata dagli psicoterapeuti è precisa: si tratta infatti di indurre uno shock (anche mediante l’elettroshock) per riprogrammare la mente a piacimento!
Qualcuno potrebbe tirare in ballo la fantascienza, ma si tratta invece di conoscenze scientifiche sviluppate prima dagli psichiatri tedeschi, e poi proseguite fin dagli anni Cinquanta da psichiatri americani in collaborazione con la CIA, nel progetto che va sotto il nome di MK-Ultra.

[documento ufficiale desecretato del 1956,
che dimostra l'esistenza del Progetto MK-ULTRA]

A portare avanti le ricerche su queste tecniche di controllo mentale ci pensa l’Istituto Tavistock, con sede a Londra, dove i bambini con il disturbo di «Disforia di genere» finiscono per diventare cavie inconsapevoli di una sperimentazione dal vivo. La «cura» per il loro “disturbo” è la castrazione chimica…

Il piano dei «demoni»
Tornando a noi, il piano diabolico era quello di allontanare i bambini in modo illegittimo dalle loro famiglie, per poi lavargli il cervello, convincendoli della cattiveria dei genitori e/o di inesistenti abusi subiti.
Arrivavano anche a falsificare i disegni dei piccoli come prova certa degli abusi sessuali, perché per consolidare il loro business i bambini dovevano soffrire del «Disturbo post traumatico da stress» (DPTS), in questo caso lo stress sarebbe stato appunto «l’abuso sessuale». Senza una “diagnosi” il sistema non avrebbe retto.

Alla fine intascavano i fondi pubblici, per poi affidare queste piccole creature, frantumate nella mente e nell’anima, togliendole alla famiglia di appartenenza e "destinandole" ad amici e conoscenti degli operatori dei servizi sociali, tra cui titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche o con figli suicidi.

Secondo i Carabinieri, si registrano anche due casi accertati di stupro nelle famiglie affidatarie ed in comunità, quindi non venivano perpetrate solo violenze psichiche a dir poco atroci, ma anche violenze fisiche.
Sedici le misure cautelari emesse, 27 in tutto le persone indagate tra cui il sindaco PD di Bibbiano (Reggio Emilia) Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi, psicoterapeuti e dipendenti dell'Unione.
Tra i destinatari di altri provvedimenti cautelari anche psicologi dell’ASL reggiana.

Sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso, ma quella più infamante e vergognosa è “maltrattamenti su minori” e “lesioni gravissime”.
Vedremo se anche in questo caso, le indagini della magistratura finiranno nel dimenticatoio (come la maggior parte dei fascicoli aperti che riguardavano abusi su minori, violenze e pedofilia) per poi far tornare tutto nell’ordine delle cose…

La Vita oramai non vale più nulla, lo sappiamo bene. Tutto è stato mercificato: dall’embrione ai feti, all’utero in affitto, agli organi espiantati, ecc. ma in questo caso, se si torturano dei bambini sottraendoli alle famiglie, con tutte le ripercussioni psicologiche/emotive che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare, non possono esistere attenuanti.
Può il carcere fare giustizia dinanzi a simili abomini? Le cicatrici inflitte nel corpo e nella mente si possono cancellare? Non lo so, la cosa certa è che a questi «demoni» in carne e ossa, va ricordato che «il vostro peccato, vi troverà». Sempre!

 

Per maggiori informazioni

«Istituto Tavistock e il mutamento di paradigma»

«Curano per cambio di sesso bambini di 3 anni…»

«Scosse elettriche, abusi e manipolazione mentale sui minori per allontanarli dalle famiglie: 18 arresti»

 

Nel seguente articolo, tutti i nomi degli indagati.

Bufera sui servizi sociali in Val d’Enza, i nomi di arrestati e indagati
27 giugno 2019 Margherita Grassi

 

Dall’estate 2018 gli inquirenti sono al lavoro su un presunto business da centinaia di migliaia di euro attorno alla gestione e all’affidamento dei minori in carico ai servizi sociali. Decine e decine di bambini dai 5 agli 11 anni

BIBBIANO (Reggio Emilia) – I carabinieri sono arrivati in Comune molto presto. Si sono mossi discretamente, ma la gente li ha visti bene. “Cosa succede?” chiedevano i cittadini ai cronisti. Succede che dalla fine dell’estate 2018 gli inquirenti sono al lavoro su un presunto business da centinaia di migliaia di euro attorno alla gestione e all’affidamento dei minori in carico ai servizi sociali. Decine e decine di bambini dai 5 agli 11 anni.

Un’indagine che è arrivata a un primo sbocco: 16 le misure cautelari emesse, 27 in tutto le persone indagate tra medici, assistenti sociali, psicologi, dipendenti dell’Unione, decine di perquisizioni, anche domiciliari, con l’impiego di un centinaio di militari. Sei persone sono finite ai domiciliari e tra loro c’è l’arresto eccellente: quello del sindaco di Bibbiano da poco rieletto, il 46enne Andrea Carletti, che nell’Unione della Val d’Enza ha la delega alle Politiche sociali e che è accusato di abuso d’ufficio in concorso, tra gli altri, per alcuni episodi, con il direttore generale dell’Ausl reggiana, Fausto Nicolini, e l’avvocato Marco Scarpati, non destinatari di misure cautelari.

Ai domiciliari anche Federica Anghinolfi di Montecchio, 57 anni, responsabile del servizio sociale dell’Unione della Val d’Enza; Marietta Veltri, 63 anni di Quattro Castella, coordinatrice dello stesso servizio; l’assistente sociale di 35 anni Francesco Monopoli, di Correggio; i due psicoterapeuti di una onlus torinese, Claudio Foti di 68 anni e la moglie Nadia Bolognini, 50 anni.

Per altre otto persone c’è il divieto per sei mesi di esercitare attività professionali – è il caso di Nadia Campani, coordinatrice dell’Unione -, infine a Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji è fatto divieto di avvicinarsi a una ragazzina che gli era stata affidata. Perché tra le tante ipotesi di reato a carico, a vario titolo, degli indagati c’è quella di maltrattamenti su minori oltre a frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, lesioni gravissime in relazione ai presunti danni provocati ai bambini, alcuni dei quali sono andati incontro a dipendenze e atti di autolesionismo.

Anghinolfi e Foti, per gli inquirenti, erano le figure di spicco della presunta rete. I bambini sarebbero stati indotti a riferire cose in realtà non accadute e a raccontare di abusi non subiti con ore e ore di sedute di psicoterapie e con suggestioni provocate anche con l’uso di impulsi elettrici; sarebbero stati sottoposti alle cure private della onlus torinese, la Hansel e Gretel, senza che ci fosse evidenza pubblica di questi affidamenti. Proprio gli interessi economici sarebbero al centro di questo presunto sistema che per la Procura, si legge nell’ordinanza, è “consolidato”.

Interessi che a vario titolo avrebbero legato gli indagati ai responsabili di questa onlus, come reciproci affidamenti di incarichi o consulenze o docenze, approfittando anche dei finanziamenti regionali per organizzare corsi. La Cura, centro sperimentale specialistico inaugurato a Barco nel settembre del 2016 e diventato punto di riferimento in Regione per la presa in carico dei minori, sarebbe stata una sorta di costola della Hansel e Gretel.

La Procura, col sostituto Valentina Salvi e il procuratore capo Marco Mescolini, ha notato come, meno di un anno fa, le segnalazioni da parte del servizio sociale dell’Unione di minori vittime di abusi fossero tante, e che quasi tutte finissero poi in un’archiviazione. Da lì l’inizio delle indagini e la scoperta di questi presunti falsi abusi

 

   


Marcello Pamio

L’oncologia, si sa, è il settore che più tira nel business farmaceutico.
Non c’è terapia farmacologica che possa competere con quella per il cancro: non a caso le spese oncologiche sono al primo posto per qualsiasi sistema sanitario nazionale.
Cancro a parte, a livello mondiale negli ultimi anni stiamo assistendo a mega fusioni, incredibili acquisizioni che stanno di fatto riducendo il numero degli attori in gioco a beneficio di una pericolosissima centralizzazione di tutto il business della malattia nelle mani di uno sparuto gruppo di multinazionali. Una manciata di lobbies stanno controllando e gestendo la salute e la vita di miliardi di persone.

Megafusioni
A giugno 2019 il colosso americano Pfizer, per la modica cifra di 10,64 miliardi di dollari, si è comprato la Array BioPharma. Calcolando anche il debito, la transazione è stata di ben 11,4 miliardi.
Il motivo dell’acquisizione è allargare il business del cancro, visto che la Array lavora nel «biofarmaceutico innovativo» e possiede brevetti per farmaci oncologici.
Il portfolio di Array comprende l’uso combinato di encorafenib e binimetinib per il trattamento del melanoma non operabile o metastatico, tra le altre cose.

Ma l’attuale periodo è assai interessante per tutte le acquisizioni delle grandi case farmaceutiche nel comparto oncologico.
Nel 2015 la Novartis si è accaparrata dalla GSK il reparto oncologico, così facendo la Novartis Oncology possiede un portfolio di 22 farmaci oncologici per il trattamento di oltre 25 patologie.
L’anno scorso è avvenuta una delle più grandi fusioni mai realizzate, quella tra Bayer e Monsanto.
Il colosso chimico-farmaceutico tedesco, per 63 miliardi di dollari ha inglobato il più grande gruppo mondiale nel campo delle sementi, dei fertilizzanti chimici, degli erbicidi e pesticidi.
Oggi una sola farmaceutica ha il monopolio delle sementi!
Lo scorso mese Merck&Co ha annunciato l’acquisizione di Peloton Therapeutics per 1,05 miliardi di dollari e in precedenza la Eli Lilly ha acquisito Loxo Oncology per circa 8 miliardi; mentre la Bristol-Myers ha annunciato che acquisterà Celgene in un deal da ben 74 miliardi.

Conclusioni
In futuro vedremo ancora fusione tra corporation, e lo scopo è giungere a due, massimo tre colossi che gestiranno i settori più importanti: ricerca, energia, informazione, farmaci, genetica, hi-tech e sementi (alimentazione).
Tutto questo sta avvenendo sotto l’egida delle istituzioni ufficiali e sotto l’occhio (poco attento) di quei gruppi che dovrebbero invece sorvegliare e impedire proprio la creazione di simili strutture globali.
Un tale oligopolio è molto preoccupante perché in grado di controllare la salute e la vita di miliardi di persone nel mondo.
Possono fare il bello e cattivo tempo, non solo nella commercializzazione di farmaci (visto che li producono devono ovviamente anche venderli), ma soprattutto nella R&D: Research & Development, Ricerca e Sviluppo.
Oggi infatti solo loro hanno i soldi necessari a finanziare la ricerca scientifica.
Gli Stati vengono mantenuti in crisi, proprio per averne il controllo, così i vari governi-fantoccio tagliano le spese sanitarie, quelle per la ricerca e il sociale, il tutto per la gioia immensa delle lobbies…
Ha ancora senso parlare di ricerca scientifica indipendente, quando quelli che finanziano gli studi sono gli stessi che producono i farmaci?
E’ così difficile da capire che le ricerche che loro finanziano, determinano le linee guida (i famosi protocolli) per l’utilizzo dei loro prodotti (farmaci) e servizi?
Nemmeno una mente aperta come quella di George Orwell poteva immaginare un futuro così distopico…