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Era una notte umida quella del 18 agosto 1978 all’isola di Cavallo in Corsica.
Nella baia del porto erano ormeggiate quattro imbarcazioni: Coke, Master, Mapagià e Aniram, lo yacht del principe Vittorio Emanuele di Savoia, e infine Delfino azzurro.
Le barche erano di un gruppo di giovani della Roma bene, arrivati dalla Sardegna. In totale i ragazzi erano ventuno compreso un giovane velista tedesco di nome Dirk Hamer.
Erano giunti sull’isola con un unico scopo: il divertimento.
La mezzanotte era passata da un bel po’ quando la quiete della baia venne interrotta da un gesto goliardico. Alcuni ragazzi del gruppo dei romani, avendo bisogno di un mezzo per raggiungere la terraferma, decisero di “prendere in prestito” il gommone legato allo yacht di Vittorio Emanuele.
Quando il principe si accorse che il suo gommone stava per essere portato via, in preda a una cieca rabbia scese sotto coperta e impugnò la sua carabina deciso a farsi giustizia da sé.
Salì sul ponte della barca vicina (il Mapagià) urlando furioso nell'oscurità: «Voi, italiani di merda, vi ammazzo tutti».
Svegliato dalle grida, il chirurgo Nicky Pende si affacciò sul ponte e tra i due nacque un alterco violento, prima verbale e poi fisico. Il principe puntò l'arma ed esplose un primo colpo a scopo intimidatorio. Il medico si abbassò, altrimenti il colpo lo avrebbe raggiunto e poi gli si scagliò contro per disarmarlo, e nella colluttazione partì un secondo proiettile il cui rumore squarciò il silenzio dell'isola.
A quel punto entrambi finirono in acqua, e la lite sembrò finita nell'oscurità della notte. Nessuno si accorse che quel secondo colpo attraversò la carlinga dell’imbarcazione vicina dove, ignaro di tutto, il giovane Dirk stava dormendo tranquillo sotto coperta.
Il proiettile lo colpì all’altezza del terzo superiore della coscia destra, recidendo l'arteria femorale. Sarebbero stati i suoi amici e sua sorella Birgit a trovarlo agonizzante in una pozza di sangue.
I soccorsi sull'isola sperduta furono lenti e inadeguati e fu necessario trasportare il ragazzo ferito gravemente via mare fino all’ospedale Bonifacio, dove arrivò alle 6 del mattino.
Il 19 agosto alle otto venne portato in aereo a Marsiglia dove fu ricoverato nel reparto di emergenza di chirurgia vascolare. Qui procedettero all’amputazione della gamba destra fino all’altezza del ginocchio e poi fino all’anca. La mattina del 30 agosto il povero ragazzo venne trasferito in aereo alla clinica universitaria di Heidelberg.
Il calvario di Dirk iniziò in quella notte d'agosto e durò ben 111 giorni, attraverso numerosi interventi chirurgici e sofferenze indicibili, fino alla sua morte avvenuta l’8 dicembre 1978 in una clinica di Heidelberg tra le braccia di suo padre: il dottor Geerd Ryke Hamer.
Paradossalmente, il nefasto episodio fu l’incipit della codifica della Medicina Sagrada!
Pochi mesi dopo la morte violenta del figlio, il dottor Hamer scoprì di avere un tumore al testicolo. Oltre al danno pure la beffa. Stava ancora piangendo la perdita del figlio e si trovò a combattere anche il cancro.
Per uno scienziato scevro da pregiudizi e abituato a cercare nessi di causa ed effetto, quella diagnosi non poteva essere una coincidenza.
La morte di Dirk diventò così l'evento generatore, l’innesco che non a caso chiamò DHS, in onore del figlio: Dirk Hamer Syndrome.
Fu la chiave di volta esistenziale che permise ad Hamer di codificare le sue magnifiche scoperte, gettando in questo modo le fondamenta della Medicina Sagrada.
Arriviamo al paradosso di tutta questa storia. Se questo tragico evento non si fosse mai verificato, infatti, Hamer forse non si sarebbe ammalato di cancro al testicolo e, di conseguenza, non sarebbe giunto alla comprensione del nesso profondo tra psiche, corpo e mente.
La parola sacrificio ha un'origine antichissima e assai profonda. Deriva infatti dal latino sacrificium, composto dai termini sacra (rendere sacro) e facere (fare), quindi rendere sacra una cosa o compiere un'azione sacra.
Con la sua prematura morte, Dirk ha reso sacra una tragedia, facendo scendere dai mondi spirituali la Nuova Medicina Germanica...
Grazie Dirk!

Marcello Pamio - 18 agosto 2026

PS: nella foto: Dirk Hamer e la sorella Birgit Margot Hamer


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Lettura estiva finita!
Se pensate che gli psichedelici siano solo robaccia da hippy, questo libro vi farà cambiare idea.
L'autore Michael Pollan, giornalista del New York Times magazine e docente universitario spiega come queste sostanze stiano rivoluzionando la medicina e la psichiatria.
Un saggio pazzesco che demistifica i pregiudizi sugli psichedelici raccontandone la storia, la neuroscienza e il potenziale terapeutico.
Bellissima la metafora del cervello come una "sfera di vetro con la neve": queste sostanze la scuotono, azzerando le rigidità mentali e restituendo plasticità alla mente!
Si tratta di una specie di diario di un rispettabile professore universitario che realizza di essersi perso la Summer of Love (l'Estate dell'Amore è il culmine del movimento hippy, avvenuto nel 1967), e decide di rimediare.
Le prime cento pagine sono dedicate a spiegarci che negli anni '50 e '60 gli scienziati stavano per curare i flagelli dell'umanità, ma poi sono arrivati i Figli dei Fiori e Charles Manson, e la politica ha dovuto vietare tutto.
Prima che l'establishment e l'opinione pubblica demonizzassero queste sostanze, la ricerca ufficiale guidata da scienziati stava ottenendo risultati promettenti nel trattamento di dipendenze (alcolismo, droghe...), traumi, depressione e ansia.
Poi, l'uso incontrollato fuori dai laboratori grazie a Timothy Leary, scatenarono il panico morale.
Pollan quindi cerca di spiegare scientificamente - grazie alle reti neurali -  perché, quando si assume psilocibina, vedi i muri che respirano e parli con le felci.
In pratica la molecola psicoattiva prima spegne il cervello e poi lo riaccende, passando da un modem a 56K alla fibra ottica...
Nella seconda parte del libro l'autore va alla ricerca di sciamani clandestini che sembrano usciti da un film di Tarantino per farsi somministrare sostanze varie, incluso il veleno di un rospo del deserto. Il tutto descritto con lo stesso tono distaccato con cui recensirebbe un ristorante stellato.

L'estinzione dell'Ego
Il giornalista prova il trip e passa capitoli interi a descrivere come la sua identità si sia dissolta nello spazio cosmico. Sapete qual è la cosa ironica? Ci vogliono un ego e un narcisismo monumentali per scrivere 400 pagine di libro incentrate sui propri viaggi mentali.😂
Ma il risultato è molto interessante.

Dimenticate i festival nel fango e i rave party
Gli psichedelici usati da Pollan si consumano in eleganti salotti della East Coast, con mascherine di seta sugli occhi, playlist di musica classica e terapeuti certificati che ti tengono la mano a 200 dollari l'ora.
I passaggi in cui tenta di descrivere gli indescrivibili viaggi sono perle assolute. Sentirsi un tutt'uno con una pagina di spartito musicale o provare un'empatia profonda per una pianta di pomodoro richiede un talento letterario notevole (o una droga davvero ottima).

"Mi sono sentito profondamente grato alle piante per il loro duro lavoro di fotosintesi, un compito incredibilmente generoso".

"Ero diventato il pezzo che veniva eseguito...
Non che stessi ascoltando la musica di Bach; ero lo strumento, o forse la melodia stessa."

Il paradosso del giornalista è descritto da questa frase: "
Cercare di descrivere questa esperienza a qualcuno che non l'ha provata è come provare a spiegare il colore rosso a un cieco, o l'architettura a un pesce."

Conclusione
Michael Pollan conclude che la "morte dell'Ego" indotta dagli psichedelici offre un valore terapeutico fondamentale, alleviando sofferenze mentali grazie a esperienze mistiche che scardinano l'iperattività dell'Io.
Un libro che scardina i tabù degli anni '60 e getta una luce scientifica e terapeutica sul futuro della salute pubblica, non solo mentale.
Un libro che merita se cercate una lettura estiva che vi apra letteralmente la mente...

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La psilocibina è un composto psichedelico naturale presente in oltre 200 specie di funghi - comunemente noti come "funghi allucinogeni" o "funghi magici" - il cui utilizzo è al centro di una vera e propria rivoluzione nella psichiatria moderna.
Oggi vi racconto un incredibile caso clinico, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Neuroscience.
Una donna di 80 anni, affetta da Alzheimer da 10 anni, negli ultimi 5 non era più riuscita a parlare a causa del grave deterioramento delle sue funzioni cognitive.
Recentemente è stata sottoposta a un trattamento sperimentale a base di psilocibina.
In seguito alla somministrazione di una macrodose di 5 grammi, la donna ha iniziato a recuperare la parola, a rievocare ricordi e a conversare con i familiari.
Contro ogni aspettativa, è persino svanita l'incontinenza urinaria.
Questo straordinario miglioramento si è manifestato ad appena 19 ore dall'assunzione.
Va detto che gli effetti straordinari osservati sono stati temporanei e che il farmaco non ha invertito la degenerazione fisica causata dalla demenza, ma ha temporaneamente riattivato circuiti neurali latenti o silenti. Cosa, questa, comunque molto interessante!
La dose di 5 grammi di funghi della varietà Enigma è una dose eccezionalmente elevata e potente, somministrata in un ambiente controllato; non si tratta di una cura standardizzata o approvata.
Comunque sia, proprio per questo motivo stanno studiando la capacità della psilocibina di riattivare i circuiti cerebrali e stimolare la neuroplasticità.
Anche se i futuri trial clinici confermeranno questi dati, si apriranno prospettive terapeutiche rivoluzionarie, che ovviamente non ci verranno dette…

La psilocibina non "ripara" fisicamente le cellule cerebrali danneggiate da traumi o malattie, ma stimola la crescita di nuove connessioni neurali, aumentando la flessibilità del cervello.
In pratica sfrutta il processo biologico noto come neuroplasticità: la capacità del cervello di modificarsi, ristrutturarsi e adattarsi durante tutta la vita in risposta a stimoli interni o esterni.
Ricordo che, nonostante le baggianate raccontateci dal non-compianto Pierino Angela, il cervello non è un organo rigido e immutabile, ma si comporta come un muscolo flessibile che si rimodella continuamente. Basta saperlo allenare e mantenere in ottima salute.

Come agisce la psilocibina sul cervello
La sostanza non agisce come un collante per cellule morte, ma modifica il modo in cui i neuroni comunicano tra loro:
- Rompe temporaneamente le reti cerebrali rigide e ripetitive e permette a regioni del cervello che normalmente non comunicano di connettersi tra loro.
- Promuove la crescita di nuove spine dendritiche, cioè ramificazioni dei neuroni necessarie per trasmettere i segnali elettrici.

Come mantenere in ottima salute il cervello

- Nutrizione
L’alimentazione neuroprotettiva è una dieta ricca di acidi grassi Omega-3 (EPA/DHA), grassi saturi e soprattutto colesterolo (burro ghee e uova come non ci fosse un domani), polifenoli e antiossidanti (verdure crude di stagione) che riducono lo stress ossidativo e proteggono le membrane neuronali. Un regime chetogenico è senza ombra di dubbio perfetto, perché eliminando zuccheri e carboidrati si riducono la neuroinfiammazione e l’insulino-resistenza. Quest'ultima danneggia i vasi sanguigni cerebrali, compromettendo il metabolismo energetico dei neuroni.
Ci sono poi alimenti chiave che stimolano il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), una proteina che promuove la nascita di nuovi neuroni e la sopravvivenza di quelli esistenti:
- Mirtilli e frutti di bosco
- Pesce azzurro e grasso
- Cioccolato fondente
- Curcuma
- Noci
- Tè verde e caffè

Anche l’idratazione gioca un ruolo fondamentale, in quanto l’encefalo è costituito da quasi l’80% di acqua. Quindi, bere acqua depurata e soprattutto vitale è basilare.

- Esercizio fisico aerobico
Stimola il rilascio del BDNF, la proteina che promuove la nascita di nuovi neuroni. L’esercizio inoltre è il principale attivatore del sistema cardiovascolare e della circolazione cerebrale, poiché aumenta il flusso sanguigno verso il cervello e stimola direttamente la nascita di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi).
Infine, rinforza le giunzioni serrate delle cellule endoteliali, proteggendo il cervello dall'ingresso di tossine esterne (BEE).

- Allenamento cognitivo
Attività intellettuali complesse (apprendere nuove lingue, suonare strumenti, risolvere problemi inediti) creano una densa rete di connessioni sinaptiche di riserva.
Guardare la tv, a differenza di queste attività, appiattisce e riduce il cervello.

- Sonno profondo
Attiva il sistema glinfatico, una vera e propria "pompa di lavaggio" che elimina le tossine accumulate durante il giorno, comprese le tristemente note placche beta-amiloidi.
Quindi bisogna dormire bene in ambiente bonificato da luci blu e onde elettromagnetiche


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Gli scienziati hanno condotto un esperimento su 64.000 persone nate prima e dopo il periodo di razionamento dello zucchero nel Regno Unito durato fino al 1953.
Risultato: un ridotto consumo di zuccheri durante la gravidanza e nei primi due anni di vita è associato a un minor rischio di sviluppare demenza in età avanzata (riduzione del 23%) e a un ritardo nella comparsa della malattia.
Hanno come sempre scoperto l'acqua calda!
È stato ampiamente dimostrato da decenni che l'alterazione del metabolismo influenza l'attività cerebrale. Questo è il motivo per cui a livello ufficiale il "morbo di Alzheimer" viene chiamato anche "Diabete-3" perché è caratterizzato da una resistenza insulinica cerebrale che porta un ipometabolismo glucidico, ossia a una ridotta capacità di utilizzare gli zuccheri per ottenere l'energia cellulare necessaria a svolgere le funzioni neuronali.
Se i neuroni non sono in grado di usare adeguatamente il glucosio, invecchieranno e moriranno prima, e nel cervello si svilupperà una neuroinfiammazione che aprirà la strada alla neurodegenerazione...
L'ipometabolismo glucidico è stato individuato in pressoché tutte le cosiddette problematiche neurologiche (epilessia, emicrania, depressione, alterazioni delle funzioni cognitive, malattie neurodegenerative, ecc.).
Poiché il cervello usa molto bene anche chetoni e non diventa mai resistente ad essi, come avviene per il glucosio, la dieta chetogenica (eliminazione degli zuccheri) è un'ottima strategia di intervento per riattivare il metabolismo cerebrale!

I chetoni nello sviluppo del sistema nervoso
I chetoni (molecole prodotte dal fegato a partire dai grassi quando il corpo ha a disposizione pochi zuccheri da bruciare) giocano un ruolo fondamentale nel normale neurosviluppo. I bambini - non a caso - hanno un elevato livello di grasso, che ha il ruolo di supportare la crescita del cervello che, nella prima fase della vita, è l'organo che utilizza la maggior parte dell'energia.
Il bambino appena nato usa il 60% delle energie per nutrire il cervello, mentre l'adulto ne usa solo il 20%.
Il cucciolo in particolare, ma anche nell'adulto, ha un'elevata efficienza nell'utilizzare i grassi, molto superiore rispetto ad altre specie animali ed è stata proprio questa caratteristica che ha permesso all'uomo di distinguersi da tutte le specie.
Non è un caso che il latte materno sia un elemento fortemente chetogenico: si tratta di una strategia che sostiene lo sviluppo cerebrale.
Ma l'importanza di chetoni nel cervello in fase di sviluppo va oltre il ruolo bioenergetico. I chetoni servono come fonte primaria per la sintesi dei grassi, sia saturi sia monoinsaturi, e del colesterolo, nei momenti di rapida crescita del cervello.
Un eccessivo consumo di zuccheri e carboidrati, e la presenza di stati infiammatorie, portano sviluppo di insulino-resistenza e conseguente ipometabolismo glucidico che si ripercuote su tutti gli organi tra cui anche il cervello.
Il deficit energetico cerebrale, o ipo-metabolismo glucidico, è una caratteristica che si osserva nella neurodegenerazione.
La neuroinfiammazione, ossia l'infiammazione che si insinua nel cervello, e l'ipometabolismo glucidico sono due facce della stessa medaglia e contribuiscono al rischio di sviluppare problemi neurologici molto seri.
Avete capito perché bisogna ridurre drasticamente sia gli zuccheri che i carboidrati dalla dieta? Potreste diventare come Bassetti o Burioni...


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C’erano una volta le piaghe d’Egitto, ma oggi dobbiamo accontentarci delle piaghe venete.
Anche i grilli, nel loro piccolo, s'incazzano e diventano un'emergenza da codice rosso.
Gli amministratori del Comune di Treviso e dell'Ulss 2, sulla scia dell'ultimo film di Nolan "Odissea", si sono armati e scesi in campo per combattere questa epica invasione.
C'è da dire che i comuni non fanno una minchia per la seria invasione dei mori a due gambe, ma si attivano - come i gatti quando sentono il rumore delle crocchette - per le orde di saltatori seriali a sei zampe.
I geni in camice bianco, dopo notti insonni, hanno finalmente svelato l'arcano mistero dietro a questo fenomeno: la colpa è del caldo (sicuramente dovuto al riscaldamento globalle) e della siccità. Ma chi l'avrebbe mai detto in piena estate?
Di fronte a siffatta minaccia, le autorità si sono rivolte ai sudditi con una serie di imperdibili consigli di sopravvivenza:
- Guerra fredda chimica vietata: banditi tutti gli insetticidi.
- Coprifuoco luminoso: spegnere le luci esterne, rassegnandosi a cenare al buio come nel Medioevo.
- Il metodo "fai-da-te": armarsi di santa pazienza e andare a caccia manuale tra le crepe dei muri, estraendo i clandestini uno a uno.
Ma tranquilli e niente panico, la macchina burocratica non vi lascia soli in trincea.
Per risolvere la crisi, la solerte amministrazione ha calato l'asso nella manica: un indirizzo email a cui scrivere mentre venite sommersi dalle bestie: ambiente@comune.treviso.it.
Scrivete numerosi, magari qualcuno frinendo vi risponde....


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Para Sin: come purificare il microbiota e ritrovare la leggerezza estiva contrastando le disbiosi e i processi fermentativi.
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Durante la stagione estiva, l'apparato gastrointestinale subisce forti squilibri legati all'aumento delle temperature, all'alto tasso di umidità, alla disidratazione e ai frequenti cambiamenti delle abitudini alimentari, spesso tipici delle vacanze.
Il caldo intenso altera la flora batterica e accelera i processi fermentativi intestinali, scatenando disturbi fastidiosi come gonfiore addominale, meteorismo e una costante sensazione di pesantezza.
A questo si aggiunge l'aumento della sudorazione: quando l'organismo va incontro a disidratazione, il corpo richiama liquidi dai tessuti per preservare il volume del sangue.
Di conseguenza, l'intestino è uno dei primi organi a risentirne, manifestando rallentamenti del transito, stitichezza o, al contrario, episodi di irritabilità.
In queste situazioni, un supporto mirato ed efficace arriva da Para Sin, l'integratore naturale che sfrutta l'azione sinergica di estratti vegetali accuratamente selezionati per ripristinare il benessere intestinale e contrastare la proliferazione di agenti patogeni: Tabebuia, Limone, Menta, Chiodi di Garofano, Timo, Cannella, Semi di Pompelmo, Pepe nero, Fieno Greco e Aglio.


- Tabebuia: rinforza le difese ed è molto utile in caso di Candida. Ha anche un’azione antinfiammatoria e gastroprotettiva e riduce le lesioni gastriche.

- Limone: ha un’azione disinfettante a livello intestinale.

- Menta: la sua azione antisettica e antinfiammatoria sono note da sempre. Favorisce la digestione e contrasta le fermentazioni intestinali.

- Chiodi di garofano: hanno un’azione digestiva e antisettica. Aiutano a ridurre i gas intestinali e a migliorare la digestione.

- Timo: è un potentissimo antisettico, antibatterico, antispasmodico, antifungino e antielmintico (parassiti).

- Cannella: ha una funzione digestiva e antisettica e antiparassitaria ad ampio spettro.
Pepe nero: rende l’intestino inospitale ai parassiti. Favorisce la digestione, contrasta il gas intestinale e la diarrea.

- Fieno Greco è un ottimo tonificante e ricostituente.

- Semi di pompelmo: ampiamente noti per la loro azione ad ampio spettro su protozoi, funghi e parassiti.

- Aglio: possiede un'azione antiparassitaria (ascaridi, ossiuri, tenia), ed è un ottimo antifermentativo naturale.

Un alleato completo e perfetto per vivere l'estate in leggerezza e proteggere il tuo microbiota.

ORDINALO SUBITO
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Il grandissimo dottor Ryke Geerd Hamer (1935-2017) ha cercato più volte di praticare la Medicina Germanica in cliniche private.
Quando si è esiliato in Norvegia, lo ha fatto con il desiderio di promuovere la propria medicina in un Paese presumibilmente più libero.
Per questo motivo ha chiesto l'autorizzazione all'associazione medica, che gli è stata negata, mentre la sua attività è stata definita irresponsabile.
Quindi Hamer ha intrapreso azioni legali poiché, a livello giuridico, poteva essere giudicato irresponsabile solo se avessero dimostrato che la Medicina Germanica era falsa. L'ordine dei medici avrebbe dovuto provarlo, altrimenti si sarebbe trattato di calunnia.
Tuttavia, il processo si è rivelato una farsa: senza alcuna prova, il giudice ha deciso di negargli il permesso.
Durante il processo la TV norvegese – come in molti altri Paesi – ha trasmesso programmi volti a screditarlo.
Di conseguenza, ha persino fondato un'università in cui intendeva esercitare, insegnare e fare ricerca in collaborazione con scienziati di diverse discipline (naturalisti, fisici, matematici, musicisti): l'Università di Sandefjord per la Nuova Medicina Germanica, Arte e Modo di Vita Naturale.
Alla fine neanche questo è stato possibile: senza poter esercitare legalmente non si potevano curare i pazienti e, senza pazienti, non era possibile insegnare la Medicina Germanica né avviare gli studi interdisciplinari.
L'Università è stata chiusa poco tempo dopo e Hamer è stato minacciato di sanzioni se non avesse rimosso il sito web dell'istituto.
Fino alla sua morte ha cercato di ottenere la legalizzazione della Medicina Germanica in tribunale.
L'ultimo processo si è svolto il 7 febbraio 2017, poco prima della sua morte, ma tutti i suoi tentativi sono falliti.

Fu uno contro la dittatura sanitaria e contro il colosso industriale chimico-farmaceutico (Big Pharma): un conglomerato che detiene il monopolio della ricerca, della produzione e della distribuzione dei farmaci, la cui influenza è talmente pervasiva.
La concezione nichilista dell’ortodossia medica è lontana anni luce dalle magistrali scoperte di Hamer.
Il modello tradizionale attribuisce l'eziologia delle patologie a fattori genetici, ai "fuffa-virus", alla sfortuna o alla familiarità.
La reazione dinanzi alla malattia si traduce quindi in un senso di opposizione, sfociando talvolta in una crisi esistenziale o spirituale.
Ma le cose stanno davvero così? Siamo il frutto del caso e quindi a Dio piace giocare a dadi?
L’opera immensa codificata da Hamer ha messo finalmente ordine, dimostrando che in Natura tutto è perfetto e tutto ha un senso.
Egli non si è limitato a teorizzarlo: lo ha dimostrato empiricamente.
L'alternativa a questa meravigliosa visione è quella offerta dalla medicina che fa precipitare nell’oscuro baratro della paura.
Non dare un senso a quello che stiamo vivendo, infatti, ci priva di ogni punto di riferimento, trasformando il dolore e la sofferenza in una punizione ingiusta, e la malattia in un nemico contro cui combattere con ogni mezzo ("guerra al cancro", "cellule impazzite che invadono"...).
Significa vedere la malattia come un tragico errore, riducendo il mistero della Vita al fatidico lancio di una moneta: un gioco d’azzardo tra la sorte e il destino, sospeso tra il caso e la sfortuna!Il dottor Hamer è riuscito a dare all’uomo dei punti di riferimento solidi: le Cinque Leggi Biologiche, principi ferrei che da milioni di anni accompagnano l'essere umano nell'evoluzione.
La loro comprensione rappresenta il ritorno alla Sacralità della Vita.
La vera guarigione avviene quando riconosciamo il valore sacro del nostro corpo e, soprattutto, quando impariamo a vivere in perfetta armonia con le emozioni e i bisogni.


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Ragazzi è arrivato il momento di stappare il prosecco bio per brindare. Il motivo? Nel mondo si vive di più!
In poco più di trent'anni, tra il 1990 e il 2023, l'aspettativa di vita globale alla nascita è aumentata da 64,6 anni a 73,8 anni.
Evviva. Finalmente un dato positivo! 🍾
Eh già, poco importa se sono aumentati gli anni in cattiva salute. La media statistica dice che si vive di più. Punto e non rompete il c.....
Secondo un recente studio pubblicato su The Lancet Public Health, siamo passati in una sola generazione, da 8,8 anni in cattiva salute nel 1990 a 10,7 nel 2023. A livello globale, nel 2023, le persone hanno trascorso in media il 14,5% della loro vita in cattive condizioni di salute, rispetto al 13,6% del 1990.
La classica pigna in culo con l'abbonamento a Focus direbbe che "l'aumento è miserrimo".
Attenzione perché la vita demmerda non riguarda solo gli ultimi anni, ma praticamente tutta la vita adulta! Il tutto per le polluzioni di Big Pharma.
Il cliente perfetto non è quello che guarisce e nemmeno quello che muore subito; il cliente perfetto è quello che resta vivo, ma perennemente malato.
Grazie ai progressi nella sopravvivenza, le persone trascorrono sì più anni, ma convivendo con patologie croniche, dolori sistemici, ansia da prestazione biologica e disabilità.
Siamo diventati bravissimi a non morire, ma abbiamo dimenticato come si fa a stare bene.
Ci hanno venduto la longevità come un premio, ma sembra più una condanna a pagare l'affitto e le tasse un po' più a lungo.
Possiamo chiamarla vita, questa? È vita un'esistenza passata a collezionare esenzioni ticket e a fare la fila in farmacia?
Personalmente non guardo minimamente alla quantità, ma alla qualità della Vita!
Domani preferisco un giorno da leone, o anche solo da persona sana e lucida, piuttosto che dieci anni da vegetale mantenuto in vita artificialmente per far quadrare i bilanci delle multinazionali del farmaco.


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Il farmaco più conosciuto al mondo per tirare su quel maledetto "calzino" in mezzo alle gambe, quando la forza di gravità sovrasta la forza di volontà, potrebbe frenare le metastasi del cancro 😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Cancer Research, è stato condotto nientepopodimenoche dalla professoressa Ayelet Erez presso l'israeliano Weizmann Institute of Science. Un nome che è già tutto un programma...
Gli scienziati nasoni hanno scoperto che il principio attivo del Viagra, potrebbe limitare le metastasi tumorali 😂😂😂
Quindi, mentre i sudditi lo usano per una spinta verticale, a livello cellulare il Viagra dice alle metastasi: "Fermi tutti, voi da qui non vi muovete!".
Basterebbero un paio di neuroni per comprendere che le metastasi intese in senso medico convenzionale non esistono.
Non sono il risultato di cellule tumorali che migrano dal tumore primario verso altri organi attraverso il sangue o la linfa, ma nuovi conflitti biologici ben distinti e precisi, spesso innescati dalla stessa diagnosi medica o dalla paura della morte.
Come potrebbe, infatti, una cellula originata da un tessuto (es. la ghiandola mammaria) viaggiare in lungo e in largo nel corpo e trasformarsi in un tumore di un tessuto embrionale completamente diverso (es. l’osso o il polmone)?
Le metastasi quindi, intese come cellule migranti, esistono solo nella visione guerrafondaia di una medicina allo stadio terminale (lotta al tumore, cellule che invadono, guerra al cancro, ecc.). Una medicina basata sulla Paura e sulla sottomissione del corpo!
Infine, cosa direte al farmacista quando comprerete la pillolina blu? "Lo prendo solo per scopi oncologici e preventivi"?


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Ippocrate di Coo (460–370 a.C.) scelse la parola greca karkinos (καρκίνος), che significa letteralmente "granchio", per via dell'aspetto visivo che assumevano i tumori e per il loro comportamento aggressivo.
La metafora si basava su tre precise osservazioni cliniche e analogie visive:

1. La somiglianza con le zampe del granchio.
Nei tumori la massa centrale rigida appariva circondata da vene turgide, gonfie e arrossate che si diramavano radialmente verso i tessuti sani circostanti.
Questa conformazione ricordava in modo impressionante il corpo centrale di un granchio con le sue zampe estese.

2. La morsa del dolore.
Il dolore provocato dalla crescita del tumore era descritto come continuo, acuto e penetrante.
Ippocrate associò questa sensazione fisica alla stretta dolorosa e ostinata delle chele di un granchio, da cui è quasi impossibile liberarsi una volta che hanno fatto presa.

3. L'adesione tenace ai tessuti.
Il granchio è un animale noto per la sua capacità di aggrapparsi tenacemente alle rocce.
Allo stesso modo, il medico greco osservò che i tumori si radicavano profondamente nelle strutture anatomiche circostanti, diventando un corpo unico con l'organismo e risultandone inamovibili.

Da Karkinos a Cancro
La metafora ippocratica fu così potente da superare i millenni attraverso le traduzioni.
Il termine greco karkinos fu successivamente tradotto in epoca romana dal medico Celso (I secolo d.C.) con la parola latina cancer, che mantiene esattamente lo stesso significato letterale ("granchio").
Da qui derivano direttamente le parole moderne "cancro" e "carcinoma".

L'origine di "Maligno"
In epoca medievale, i medici iniziarono a descrivere la natura dei tumori usando la parola latina "malignus" (composta da malus, cattivo, e genus, natura/nascita). Il termine significava letteralmente "di natura malvagia" o "nato per fare del male".

Sono passati millenni e la società, insieme alla pseudoscienza medica, utilizza ancora termini folli come "maligno".
In Natura non esiste il colesterolo "buono" e "cattivo", come anche la suddivisione di "benigno" o "maligno".
Nei tumori esiste solo una formazione cellulare in un organo specifico.
La classificazione secondo le Leggi Biologiche spiega che il comportamento delle cellule non dipende da mutazioni genetiche, ma dalla fase del conflitto biologico in cui ci si trova.
La crescita o la riduzione di un tumore cambia radicalmente a seconda del tessuto coinvolto:

1. Tessuti derivati da Endoderma e Mesoderma Antico (es. intestino, pancreas, fegato, alveoli, derma...)
Fase Attiva del Conflitto: c'è una proliferazione cellulare (crescita del tumore). Il corpo aumenta la funzione e le cellule per migliorare la funzione dell'organo. Quello che la medicina chiama "tumore maligno in crescita", è una risposta biologica utile e sensata.
Fase di Soluzione: una volta risolto il conflitto, la crescita si ferma. Intervengono funghi e micobatteri per smantellare e caseificare la massa tumorale in eccesso. Se i batteri mancano, la massa si incapsula.

2. Tessuti derivati da Ectoderma e Mesoderma Recente (es. epidermide, bronchi, ossa, dotti galattofori)
Fase Attiva del Conflitto: si verifica una necrosi o ulcerazione il cui scopo è allargare i dotti o i passaggi per gestire il conflitto.
Fase di Soluzione: il corpo ripara la perdita di tessuto tramite una rapida proliferazione cellulare e un forte gonfiore per ricostruire l'area lesa. Questo picco di crescita esuberante viene scambiato dalla medicina ufficiale per un "tumore maligno", mentre si tratta di una fase di guarigione.ù

Queste cose i camici bianchi non ce le dicono, perché ovviamente non lo conoscono.
Ecco perché bisogna tirarsi su le maniche e studiare!


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Glass slides in the laboratory. Hand in blue glove holding glass organ samples. Histological examination. The microscope in the background blurred. Pathologist at work.

La gravità della differenza in medicina tra un cosiddetto 'tumore benigno' e uno 'maligno' è a dir poco radicale. Determina infatti il confine tra una condizione gestibile e una malattia letale. Il tumore maligno, a differenza di quello benigno (secondo il paradigma attuale) mette a rischio la sopravvivenza dell'intero organismo a causa della sua capacità di diffondersi.
Quindi una differenziazione che può decidere la vita e la morta di una persona. Beh, sapete come avviene?
Attraverso la semplice lettura visiva di un vetrino al microscopio da parte di una persona in carne e ossa, un medico: l'anatomopatologo.
È lui che formula la diagnosi definitiva di tumore e quindi anche la sentenza di morte.
Per trasformare un frammento di tessuto (strappato dall'organo interessato) in una diagnosi "precisa", gli scienziati seguono un protocollo standardizzato basato sull'osservazione di specifiche alterazioni cellulari e strutturali.
Ecco le fasi e i criteri utilizzati per "leggere" un vetrino:

1. La preparazione del tessuto.
Il tessuto deve diventare trasparente alla luce del microscopio:
- taglio ultrasottile: il frammento (biopsia) viene congelato o incluso in paraffina e tagliato in fette spesse appena 3-5 millesimi di millimetro.
- colorazione standard: il nucleo e il citoplasma vengono colorati.

2. I criteri di lettura (Cosa cerca il medico)
L'anatomopatologo osserva il vetrino valutando quattro parametri fondamentali:
- Forma delle cellule
- Il nucleo
- Mitosi (divisioni)

3. L'architettura del tessuto
- Tessuto sano/benigno: le cellule sono ordinate, geometriche e rispettano i confini degli organi.
- Tessuto malato/maligno: le cellule rompono la membrana basale e invadono i vasi sanguigni o i muscoli circostanti.

4. La citologia (La forma delle singole cellule)
Il medico valuta il pleomorfismo: le cellule tumorali maligne perdono la loro forma uniforme e diventano tutte diverse l'una dall'altra per dimensione e aspetto.

Avete capito come avviene la creazione del termine "maligno" e "benigno"?
Se la forma della cellula (di un tessuto strappato prima con il bisturi, poi congelato e tagliato dello spessore di micron) è "strana" e tende ad avere le punte come una stella, è sicuramente maligna. Se invece è liscia e tonda, sicuramente è benigna.
Ma vi rendete conto della responsabilità del medico nell'affermare una cosa piuttosto che l'altra?
Sapete dal punto di vista psicologico qual è l'impatto di diagnosticare a una persona una "formazione benigna" piuttosto che "un cancro maligno"?
Se ne avete anche solo un barlume di idea, state lontani da questi ambienti come la peste!


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Per i latini la parola "malattia" deriva dall'unione della radice mal- (da malus, ovvero "cattivo" o "fatto male") e del suffisso -attia (utilizzato per indicare una condizione o uno stato).
Letteralmente, questa etimologia descrive la malattia come uno "stato cattivo". Da qui nasce il legame con il termine "malato", che deriva dal latino tardo malatus, contrazione della formula classica male habitus, cioè "che si trova in cattive condizioni".
In latino esiste anche una celebre omofonia (parole scritte allo stesso modo): mălus significa "cattivo", e Mālus (con la a lunga) è l’"albero del melo", il cui frutto è mālum, la mela appunto. A causa di questa somiglianza, nella tradizione cristiana il "frutto proibito" dell'Eden è stato identificato e raffigurato come una mela.
I traduttori medievali hanno giocato magari sul fatto che il frutto del male (malum) fosse proprio la mela (malum).
Sarà una forzatura linguistica, ma per la cultura cattolica il frutto del peccato - la mela - condivide la stessa identica radice (malus) da cui derivano le parole "male" e, di conseguenza, "malattia".
La malattia quindi entra nel mondo solo dopo il peccato originale. Prima della caduta di Adamo ed Eva, il corpo umano era perfetto e incorruttibile.
Quindi, teologicamente è l'ombra del peccato che si manifesta sulla carne.
Per millenni infatti la malattia è stata considerata la conseguenza diretta, la punizione visibile di un peccato.
Tralasciando Ippocrate e Galeno per trovare una svolta dobbiamo saltare dal V secolo a.C. al 1554.
In quell’anno, il medico francese Jean Fernel (1497-1558) pubblicò Universa Medicina, introducendo per la prima volta una suddivisione basata sugli organi colpiti (come le 'malattie del fegato' o del 'cuore') e fondando, di fatto, la moderna fisiologia.
Fu proprio in questo periodo che in Europa iniziò a diffondersi la pratica della medicina sintomatica.

Come spiega il grande dottor Ryke Geerd Hamer (1935-2017) nella sua “Presentazione della Nuova Medicina Germanica”, tra il XV e il XVI secolo la santissima Inquisizione esercitava ancora una forte influenza, al punto da portare a una divisione dogmatica di ogni fenomeno in ‘benigno’ e ‘maligno’.

Il cancro era maligno; microbi, febbre, astenia, tutti i cosiddetti ‘sintomi di malattia’ erano maligni e dovevano essere estirpati come qualcosa di peccaminoso.
Siccome nessuno sapeva l’eziologia delle ‘malattie’, quindi non conoscendo una terapia causale, sono nate circa 1000 terapie alternative.
E quando poi Madre Natura riusciva comunque a portare a buon fine la guarigione, malgrado i nostri tentativi insensati di pseudo-terapie, allora le abbiamo annoverate nei nostri ‘successi’”.

La principale implicazione di questa visione deleteria è la terapia intesa come “guerra” al sintomo: un approccio belligerante, per non dire guerrafondaio, il cui scopo è la totale distruzione dei segnali inviati dal corpo. A questo si affianca la sistematica soppressione della sintomatologia, una pratica che impedisce non solo l’ascolto del paziente, ma blocca anche la risposta fisiologica. Un esempio su tutti è la febbre. Meccanismo biologico perfetto, attivato dall’organismo per accelerare i processi di riparazione e guarigione, che tuttavia viene visto dai medici come una malattia da spegnere a botte di Tachipirina®.


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