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Elon Musk continua con la sua blasfemia, affermando che le sue interfacce cervello-macchina daranno alle persone "superpoteri cibernetici" e realizzeranno "miracoli a livello di Gesù".
Avete capito cosa dice l'ashkenazita Muskio? Con il suo biochip impiantato nel cervello (ammesso che riescano a trovarlo, l'encefalo) non potrai più fare il bagno al mare, perché ci camminerai sopra.
Attenzione, non è il primo miliardario della Silicon Valley che cerca di introdurre la religione nella conversazione riguardo alle proprie tecnologie:

🔴 Sam Altman ha alluso alla ricerca di OpenAI di costruire una "intelligenza magica nel cielo", fondamentalmente un "Dio" (potenzialmente innescando "la fine del mondo", ma costruendo "grandi aziende" nel processo).

🔴 Peter Thiel di Palantir ha affermato che i tentativi di regolamentare l'IA rispecchiano il lavoro dell'Anticristo biblico.

🔴 Il cofondatore di Anthropic, Dario Amodei è stato criticato per trattare i prodotti della sua azienda come "una sorta di divinità".

🔴 L'ex CEO di Intel Pat Gelsinger afferma di voler "affrettare la venuta del ritorno di Cristo" attraverso l'IA

🔴 L'ex ingegnere di Google/Uber diventato fondatore della "chiesa dell'IA", Anthony Levandowski afferma che una divinità dell'IA migliorerà la società e che dovremmo tutti iniziare ad adorarla in anticipo.

🔴 Alla domanda se Dio esista, l'ex direttore dell'ingegneria di Google e sostenitore della "singolarità" Ray Kurzweil ha risposto "non ancora".

Dalle loro azioni riconoscerete i frutti di loro...
L'obiettivo dei "diavoli della tecnologia" non è quello di creare "Dio", ma di spalancare le porte al Transumanesimo e Postumano.

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Siamo ormai al 17° focolaio di Ebola in Congo. Secondo David Pilling, editore di FT Africa (Financial Times), questa epidemia "arriva in un momento di tagli ai bilanci sanitari e mette in luce una preoccupante mancanza di preparazione per la 'Malattia X'".
Un avvertimento lanciato in un nuovo articolo dai toni super allarmisti.
Avete capito bene? Continuano a insistere con la famosa Malattia X!
Il giornalista sostiene che, sebbene "l'Ebola difficilmente sarà la causa della prossima pandemia" a causa della velocità fulminea con cui porta alla morte, l'emergenza attuale serve comunque come "una prova generale per ciò che potrebbe accadere in futuro".
Il tutto, ovviamente, in un contesto di "finanziamenti ridotti per la salute globale" e di "un'esitazione" nella "fiducia pubblica nella scienza e nelle soluzioni multilaterali".

Segui i soldi
Ma il Financial Times non ha pubblicato questo articolo dal nulla. Dietro c'è la fondazione (di riciclaggio di denaro) dello psicopedofilantropo Bill Gates, il quale ha quasi raddoppiato i suoi asset dal 2019 nonostante le promesse di donare la sua fortuna.
Questa organizzazione ha versato milioni di dollari in sovvenzioni proprio per finanziare la sezione Global Health & Development del giornale. Una coincidenza, vero?
Pilling si dimostra un fedele servo di Gates: ripete come un disco rotto i presunti pericoli sui tagli alla sanità, esorta continuamente i lettori a prepararsi alla prossima pandemia e ha persino realizzato una compiacente intervista al miliardario nel 2025.
Quindi cosa stanno preparando? Dietro la continua insistenza sulla Malattia X, gli attori globali cosa stanno organizzando?
Forse il termine X non è una minaccia biologica in sé, ma serve a giustificare la creazione di una complessa infrastruttura internazionale per centralizzare le decisioni di emergenza in un unico organismo sovranazionale?

Qual è lo scopo?
L'unica cosa certa è che a livello industriale stanno pianificando una transizione totale verso la produzione farmaceutica "preventiva" 😂. Eh già, non lo sapevate che i diserbanti genici servono a prevenire? Non certo la malattia, ma semmai la salute pubblica!
Ecco cosa prevedono: sviluppo di piattaforme vaccinali universali (a base ovviamente di mRNA) che possono essere modificate e prodotte entro soli 100 giorni dall'identificazione di un nuovo fuffavirus.
Tale modello garantisce a Big Pharma flussi costanti di sussidi statali e investimenti plurimiliardari blindando i contratti di acquisto preventivi con i governi.
Insomma un business perfetto a spese dei sudditi, dove il rischio d’impresa non esiste più.
I governi pagano in anticipo con i soldi delle nostre tasse per comprare diserbanti che non esistono, contro virus inesistenti, basandosi però su biotecnologie pericolosissime...

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La malattia di Alzheimer rappresenta la forma più comune di demenza (60-70% di tutti i casi globali).
Nel mondo si stimano circa 55 milioni di persone affette da demenza, di cui oltre 35 milioni da Alzheimer. Secondo le previsioni più rosee, tale numero è destinato a triplicare, superando i 140 milioni entro il 2050.
Oggi viene diagnosticato un nuovo caso di demenza ogni 3 secondi.

Epidemiologia
L'andamento della patologia varia sensibilmente in base ad alcune variabili chiave:
📍 Età: è il fattore di rischio principale. La prevalenza è inferiore al 2% prima dei 65 anni, ma sale al 5% tra i 65 e i 74 anni, al 13% tra i 75 e gli 84 anni, e colpisce il 33% degli over 85.
📍Sesso: le donne sono colpite quasi il doppio rispetto agli uomini (dato che ci devono sopportare😂), sia per la maggiore aspettativa di vita, sia per altri fattori biologici.

Distribuzione geografica
Un aspetto estremamente interessante è che l'Alzheimer risulta più diffuso nei paesi ad alto reddito, come quelli dell'Europa e gli Stati Uniti.
Il confronto dell'incidenza e della prevalenza della demenza evidenzia profonde differenze geografiche: l'Europa registra i tassi più alti al mondo, seguita dalle Americhe, mentre l'Africa mostra i valori più bassi.
Nello specifico, per tasso di incidenza annuale si intendono i nuovi casi rilevati ogni 100.000 abitanti:

📍Europa: 188
📍America: 130
📍Asia: 106
📍Africa: 40

Inquinamento ambientale
Esiste un nesso concreto e scientificamente provato tra l'aumento dell'inquinamento ambientale (chimico ed elettromagnetico) e l'incremento del tasso di incidenza annuale dell'Alzheimer e delle demenze in generale.
Il senso biologico di questo legame verrà trattato più avanti in un articolo dedicato.
Grandi studi epidemiologici condotti a livello globale confermano che l'esposizione prolungata alle tossine ambientali (metalli tossici quali piombo, mercurio, alluminio, cadmio e arsenico) accelera la comparsa di nuovi casi di declino cognitivo.

Costi enormi
Stiamo parlando di una patologia che rappresenta la seconda causa di morte nei paesi industrializzati, con costi economici faraonici: oltre 1.300 miliardi di dollari ogni singolo anno. Per la gioia dei soliti noti.
Negli ultimi anni, infatti, l'approvazione dei farmaci biologici a base di anticorpi monoclonali (che cercano di rimuovere la proteina beta-amiloide dal cervello) ha aperto una nuova era commerciale miliardaria per Big Pharma.
Si tratta di trattamenti dai costi altissimi, compresi tra i 26.000 e i 32.000 dollari all'anno per singolo paziente.
Questo genera un enorme interesse economico nel far approvare tali porcherie chimiche, garantendo ricavi fantamiliardari.
Nessuno ha l'interesse a curare realmente la demenza, ma solo a gestirla con i farmaci.

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Il colesterolo è fondamentale per l’organismo umano: senza di esso non ci sarebbe la vita.
Questa molecola lipidica infatti non è quel fattore di rischio cardiovascolare tanto esecrato dagli ignoranti in camice bianco, ma un elemento strutturale, protettivo e funzionale insostituibile per la sopravvivenza delle cellule e del cervello.
In un uomo adulto (70 kg) il contenuto totale di colesterolo è di circa 140-150 grammi. Questa quota però non è distribuita in modo uniforme, ma si concentra nei tessuti a seconda della densità delle loro membrane cellulari e delle loro funzioni metaboliche.

🔹 Sistema nervoso centrale e cervello (25%): è il distretto con la più alta densità. Da solo, il cervello contiene circa 30 gr di colesterolo, immagazzinato principalmente nella mielina (la guaina isolante dei neuroni)
🔹 Tessuto muscolare scheletrico (20%): i muscoli rappresentano una percentuale elevata del colesterolo totale (circa 30 gr) a causa della grande massa complessiva che occupano nel corpo umano.
🔹 Pelle e tessuto connettivo (20%): Nella pelle (7-deidrocolesterolo) è essenziale per l'impermeabilizzazione della cute e per la sintesi della vitamina D.
🔹 Tessuto adiposo (10%): il grasso corporeo funge da deposito secondario per il colesterolo.
🔹 Sangue e plasma (7%): nel circolo ematico viaggiano circa 8-10 grammi di colesterolo totale, trasportati dalle lipoproteine LDL e HDL.
🔹 Fegato (6%): nonostante la ghiandola sia centrale nella sua produzione, la quota fisicamente stoccata al suo interno è molto bassa (circa 5-8 gr).
🔹 Tratto gastrointestinale (4%): il colesterolo è presente nelle membrane delle cellule epiteliali dell'intestino.

Il colesterolo rende stabili (fluide e permeabili) le membrane cellulari, è il componente principale della mielina (la guaina protettiva che riveste le fibre nervose) e senza di esso il cervello non potrebbe trasmettere i segnali elettrici in modo rapido ed efficiente.
Oltre ad essere il precursore degli ormoni sessuali (cortisolo, testosterone, aldosterone, progesterone, ecc.), è fondamentale per la sintesi della vitamina D.
Sto dicendo che il corpo umano, senza colesterolo non può produrre l'importante vitamina.
La sintesi avviene principalmente nella pelle attraverso l'esposizione ai raggi solari, seguendo una precisa catena biologica.

La trasformazione si sviluppa in tre passaggi chiave:
🌞 Il fegato produce una forma modificata di colesterolo chiamata 7-deidrocolesterolo, che viene trasportata e accumulata nelle cellule dell'epidermide.
🌞 Quando i raggi ultravioletti B (UVB) colpiscono la pelle, rompono la struttura chimica del 7-deidrocolesterolo, trasformandolo in pre-vitamina D3 (colecalciferolo).
🌞 Il calore corporeo converte spontaneamente la pre-vitamina D3 in vitamina D3. Questa entra nel sangue e viene attivata prima dal fegato e poi dai reni per diventare l'ormone biologicamente attivo (calcitriolo).

Oltre alla produzione, esiste una stretta correlazione tra i livelli di queste due sostanze nel sangue, poiché condividono la stessa via biochimica, un'alterazione nella sintesi del colesterolo può influenzare direttamente la disponibilità di vitamina D.
I pericolosissimi farmaci per il colesterolo alto (statine) bloccano l'enzima HMG-CoA reduttasi che riduce la produzione di colesterolo e, di conseguenza, può ridurre anche i livelli di 7-deidrocolesterolo cutaneo e di vitamina D.
Paradossalmente corretti livelli di vitamina D, aiutano a regolare il metabolismo lipidico, contribuendo a mantenere in equilibrio i livelli di colesterolo LDL e HDL.
Riuscite finalmente a capire perché Big Pharma vuole rifilare ad ogni costo al bipede ebete le statine come fossero caramelle?
Se non vi svegliate quanto prima, sarete dei dementi (vedi il precedente articolo sull’Alzheimer) con la vitamina D bassa.

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Secondo il dottor Joel D. Wallach - medico veterinario, naturopata americano - “l'Alzheimer è una malattia causata dal medico”.
La sua provocazione si basa su un ragionamento che parte dalla mielina, la guaina lipidica isolante e protettiva che avvolge gli assoni, ovvero i fili conduttori dei neuroni, con lo scopo di aumentare la velocità di trasmissione degli impulsi elettrici, garantendo l'isolamento elettrico delle fibre nervose.
La mielina è composta principalmente da proteine e acidi grassi, con un'altissima concentrazione di acqua. Il grasso più abbondante è il colesterolo (circa il 70%), fondamentale per donare stabilità e fluidità alla guaina.
Anche la sostanza bianca cerebrale, situata all'interno dell'encefalo, ne è estremamente ricca.
Non a caso, nel cervello si concentra il 25% di tutto il colesterolo presente nel corpo umano: in termini assoluti, su circa 100 gr totali dell'organismo, ben 25 grammi si trovano racchiusi nel sistema nervoso centrale.
Le statine distruggono il colesterolo e ne bloccano la produzione nel cervello, privandolo della sostanza di cui ha disperatamente bisogno per rimanere isolato e funzionale.
L’equazione è semplice ma d'impatto:

[ poca mielina = poco cervello ]

Che sia per questo che l'Alzheimer è passato dall'essere una patologia quasi sconosciuta alla quarta causa di morte tra gli over 65?
Ci hanno ripetuto per decenni di abbassare il colesterolo perché pericoloso, mentre il cervello ne era affamato.

Questo non è “invecchiamento”, ma una patologia iatrogena!

Non siamo di fronte a un inevitabile declino biologico dovuto all'età, bensì a un danno neurologico indotto dagli stessi trattamenti medici.
Si tratta di negligenza medica su scala globale.
I fatti storici sembrano muoversi in parallelo: in Italia, i medici hanno iniziato a combattere il colesterolo in modo strutturato e diffuso a partire dalla seconda metà degli anni '80, consolidando una vera e propria "guerra medica" nel corso degli anni '90.
Prima di allora, l'ipercolesterolemia era considerata un fattore clinico quasi secondario.
Successivamente, tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90, sono arrivate le statine. E, fatalità, le diagnosi di Alzheimer in Italia hanno iniziato a crescere proprio in quel periodo, per poi subire un'impennata esponenziale.

Ma l'attacco al nostro sistema nervoso non arriva solo dall'interno dei canali medici: si consuma contemporaneamente anche sul fronte esterno.
Parallelamente alla diffusione di queste terapie, l’inquinamento ambientale da metalli pesanti e l'elettromagnetismo hanno contribuito ad avvelenare l’uomo. Queste sostanze - come piombo, mercurio, alluminio, arsenico, cadmio e l'elettrosmog - agiscono in perfetta e drammatica sinergia, essendo anch'esse in grado di distruggere la mielina.
In tossicologia e neurologia questo fenomeno è ampiamente documentato e prende il nome di “demielinizzazione tossica” o “ipomielinizzazione”.
I metalli penetrano negli oligodendrociti bloccandone il metabolismo: il risultato è lo sfaldamento e il progressivo dissolvimento della guaina mielinica.
Inoltre generano enormi quantità di radicali liberi che aggrediscono i legami chimici dei grassi attraverso la perossidazione lipidica, provocandone la degradazione.
La parte più inquietante è che sono in grado di danneggiare le cellule endoteliali della barriera emato-encefalica (il filtro biologico ultra-selettivo che protegge il cervello e che consente il passaggio solo di nutrienti, ma blocca l'ingresso a tossine, batteri).
Una volta creata questa "falla" nel sistema di sicurezza, sono liberi di penetrare (trascinando con sé una varietà di microrganismi come candida e batteri) nel tessuto cerebrale, accumulandosi negli astrociti e nei neuroni e amplificando drammaticamente il danno demielinizzante.
La logica conseguenza è che la degradazione della mielina e l'esposizione ai metalli pesanti sono importanti cofattori sinergici nello sviluppo e nella crescita della demenza.

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Il fruttosio è uno zucchero semplice e costituisce la metà del normale zucchero.
La quantità di fruttosio nella dieta moderna è schizzata alle stelle negli ultimi decenni, grazie all'industria alimentare (succursale di Big Pharma), con i risultati che stiamo vedendo.
Viene usato a bidoni perché NON stimola il senso di sazietà e quindi spinge a sfondarsi delle loro porcherie. Il glucosio stimola la secrezione di insulina (aumentando la glicemia) ma fa anche aumentare la leptina, un ormone che segnala al cervello il senso di sazietà, mentre il fruttosio (processato dal fegato), ha pochissima influenza sulla leptina! Il risultato è che si mangia sempre di più!
Capito perché tale zucchero è ubiquitario a livello industriale? Spesso sotto forma di levulosio, sciroppo di mais, sciroppo di glucosio-fruttosio, succo d'uva concentrato, zucchero invertito (HFCS, high fructose corn syrup).
Si tratta di un veleno che causa enormi problemi metabolici.

Cosa combina?
Dal punto di vista evolutivo l’uomo ha codificato il fruttosio come segnale per dire al corpo di incamerare più grasso per sopravvivere all'inverno, quando il cibo era scarso. I frutti (completamente diversi dagli odierni) erano disponibili solo in estate e preparavano l’uomo ad un periodo di scarsità di cibo, aumentando le cellule adipose e predisponendo l'organismo ad una specie di letargo.
La società moderna ha a disposizione fruttosio a bancali ogni giorno dell'anno. Il risultato è l'obesità e la steatosi epatica che interessa tutti.
Il fruttosio causa aumento di peso, resistenza insulinica, fa aumentare la pressione arteriosa, il grasso intraviscerale e i trigliceridi, abbassa l'HDL, ed è la principale causa di fegato grasso, con aumento dell'uricemia e dell'infiammazione!
L'eccesso di trigliceridi nel fegato porta alla steatosi epatica!
Se tutto ciò non bastasse, riduce la quantità di ATP (energia), cioè la molecola-benzina delle nostre cellule, e ne limita perfino la produzione. Anche questo crea una cascata di processi tra cui un maggior immagazzinamento di nutrienti nelle cellule adipose: grasso!
Volete dimagrire, ridurre le infiammazioni, ripulire il fegato e aumentare l'energia corporea? Bandite gli zuccheri e fatevi aiutare dalla Natura!

Cosa possiamo fare?
1) La prima cosa da fare è migliorare la nutrizione. Dobbiamo avvicinarci a un'alimentazione biologica e filogeneticamente coerente, ovvero più simile a quella su cui si è tarato il nostro DNA in almeno 150.000 anni di evoluzione, un'epoca in cui gli zuccheri e i carboidrati erano rarissimi. Per attuare questa transizione, è fondamentale:
# Ridurre drasticamente i cibi ultra-processati: eliminare prodotti industriali ricchi di sciroppo di glucosio-fruttosio, farine bianche e zuccheri.
# Aumentare i grassi sani e le proteine

2) In secondo luogo, il movimento corporeo quotidiano è vitale. L'attività fisica non serve solo a bruciare calorie, ma agisce come un vero e proprio farmaco biologico: Svuota le riserve di glicogeno e migliora la sensibilità insulinica.
Infine, anche la Natura ci viene in aiuto. Esistono straordinari integratori naturali capaci di supportare il metabolismo degli zuccheri e contrastare la resistenza insulinica:
- Berberina: un alcaloide scientificamente validato per la sua capacità di attivare l'enzima AMPK (l'interruttore metabolico), con effetti sulla riduzione della glicemia paragonabili ad alcuni farmaci ipoglicemizzanti.
- Cannella: migliora l'efficacia dei recettori dell'insulina e rallenta lo svuotamento gastrico, riducendo l'impatto glicemico.
- Zenzero: aumenta l'efficacia dei recettori insulinici così le cellule riescono a captare meglio il glucosio, riducendo il carico del pancreas e contrastando la resistenza insulinica.
Gli integratori naturali che ci aiutano:

👉 GLICEMY CONTROL: Curcuma, Cannella, Arancio amaro, Zenzero e Pepe nero.👉 SIN GLUCOL: Berberina, Aglio nero, Cannella, Cardo mariano, Coenzima-Q10 e Pepe nero.

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Questo grafico è semplice ma illuminante. Mostra l'impatto sulla glicemia (lo zucchero nel sangue) dei macronutrienti: grassi, proteine e carboidrati. Per l'esattezza, mostra lo zucchero nel sangue in funzione del tempo.
I carboidrati (zuccheri, cereali, legumi, ecc.) creano il picco glicemico più alto; a seguire troviamo le proteine e, infine, i grassi, con un picco praticamente nullo.
Solo da questo si dovrebbe comprendere quali siano gli alimenti migliori per mantenere bassa la glicemia.
L'altro aspetto fondamentale da capire è che il picco glicemico causa un picco insulinico.
L'insulina, l'ormone prodotto dal pancreas, lavora in un range di circa 2 ore.
Quando il cervello registra la presenza di zucchero nel sangue, ordina alla ghiandola pancreatica di secernere l'insulina, la quale ha il compito di far sparire lo zucchero dal flusso ematico in circa 2 ore, facendolo entrare nelle cellule.
Dopo un pasto a base di carboidrati, questo meccanismo biologico avviene sempre. E l'epilogo qual è?
Una conseguente ipoglicemia reattiva, che spingerà a mangiare ancora zuccheri in un ciclo perverso e pericolosissimo.
Facciamo un esempio. Alle 7 di mattina fate colazione con i cereali (porridge, fette biscottate o pane).
All'incirca tra le 9:00 e le 9:30 l'ipoglicemia si farà sentire, anche a livello mentale con un calo delle prestazioni.
A quel punto, o andate alla macchinetta del caffè per cercare energia o mangiate una brioche o un pacchetto di cracker. Ovviamente, si tratta ancora di carboidrati per innalzare lo zucchero e sentirvi meglio.
Avete presente il criceto che corre dentro la ruota? Ecco, gli alimenti ricchi di carboidrati provocano esattamente questo. E si va avanti così, dritti verso il più vicino centro antidiabetico.
Questo comportamento anti-biologico spiana la strada alla "resistenza insulinica" e alla "sindrome metabolica" (obesità, grasso viscerale, steatosi epatica, ipertensione, diabete, infiammazione sistemica, ecc.).
Mangiando invece più grassi e proteine rispetto ai carboidrati, questo meccanismo verrà interrotto.
E, di conseguenza, saranno interrotti anche i profitti di Big Pharma, che ci vuole infiammati, stanchi, confusi mentalmente e costantemente malati.

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Un'isola. Un principe in esilio. Un gommone. Due spari nel buio. La fine di un giovane.
Ho appena finito di leggere questo interessante libro scritto da Birgit Hamer, sorella di Dirk, ucciso a soli 19 anni da Vittorio Emanuele di Savoia.
Nella notte tra il 17 e il 18 agosto del 1978 un ragazzo tedesco alto un metro e novantatré, pieno di vita e grande corridore (si allenava insieme a Pietro Mennea alla Farnesina), stava dormendo su una barca di amici romani al largo dell'isola di Cavallo, in Corsica.

In seguito a un misterioso diverbio sull'uso di un gommone, il principe in esilio Vittorio Emanuele di Savoia sparò due colpi con la sua carabina. Uno di questi colpì il ragazzo alla gamba, lacerando l'arteria femorale.
Il giovane Dirk, a soli 19 anni, morì dopo 111 giorni di agonia e 19 operazioni tra cui l'amputazione della gamba destra. Esattamente l’8 dicembre 1978 spirò tra le braccia di suo padre, il dottor Geerd Ryke Hamer.
Processato dalla Corte d'Assise di Parigi, Vittorio Emanuele venne assolto dall'accusa di omicidio.
Il lignaggio, le nobili origini e la rete di protezione dinastica hanno sempre tutelato il culo del principe...

Ma a giugno del 2006 arrivò la clamorosa svolta. Il pubblico ministero Henry John Woodcock ordinò il suo arresto nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Potenza. Le accuse principali non riguardavano i fatti del 1978, bensì l'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e lo sfruttamento della prostituzione.
Anche da questa inchiesta Vittorio Emanuele fu prosciolto ma, durante i giorni di custodia cautelare, la cella del principe venne monitorata con microspie e cimici ambientali.

Il principe, con addosso una maglietta bianca con la scritta Nissan, parlò tranquillamente a Rocco Migliardi (suo coimputato nell’inchiesta). Per vantarsi della sua passata impunità, pronunciò frasi definitive riguardo al processo francese del 1991, in cui era stato assolto dall'accusa di omicidio volontario: “Anche se avevo torto, devo dire che li ho fregati. Eccezionale… Il procuratore aveva chiesto cinque anni e sei mesi! Ma ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro. Io ho spatato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga. Pallottola trenta zero tre”.
Il discendente di Casa Savoia ammetteva di aver effettivamente colpito a morte il povero Dirk.

Quella notte cambiò per sempre la vita, non solo della famiglia Hamer, ma anche quella di milioni di persone.
Pochi mesi dopo la scomparsa violenta del figlio, infatti, il dottor Hamer scoprì di avere un tumore al testicolo.
Oltre al danno, pure la beffa: stava ancora piangendo la perdita del figlio e si trovò a combattere anche il cancro.
Ma per un medico scevro da pregiudizi e abituato a cercare nessi di causa ed effetto, quella diagnosi non poteva essere una coincidenza. La storia pazzesca della Nuova Medicina Germanica parte da questo preciso punto: un’isola, un gommone rubato, un principe assassino in esilio e le “tre palle” di Hamer...
La morte di Dirk diventò così l'evento generatore, la chiave di volta esistenziale che permise al medico tedesco di codificare le sue magnifiche scoperte, gettando così le fondamenta della Medicina Sagrada...

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La DARPA del Pentagono sta attivamente cercando appaltatori per creare la simulazione di massacri di massa più realistica immaginabile.
Oltre a manichini avanzati che respirano e sanguinano, l'agenzia richiede esplicitamente attori dal vivo — inclusi i bambini — per rappresentare le vittime. Devono simulare realisticamente non solo ferite fisiche gravi (ustioni, amputazioni, contaminazione chimica e radiologica), ma anche stati comportamentali: panico, aggressività, shock e incoscienza.

Il programma si chiama MASCAL (Mass Casualty):

🔴 Il progetto è supervisionato dal Dr. Jeremy Pamplin, che in precedenza gestiva il TATRC a Fort Detrick — il laboratorio biologico militare tristemente noto per le fughe di antrace. La stessa squadra che ha sviluppato un'app per la diagnosi a distanza durante la pandemia di Covid sta ora addestrando l'esercito statunitense a smistare civili mutilati, inclusi i bambini.

🔴 Vogliono simulazioni in grado di gestire da 50 a oltre 200 vittime contemporaneamente per un massimo di 72 ore — esercitazioni estremamente su larga scala e di lunga durata.

🔴 Le aree di focus chiave oltre le ferite fisiche includono il realismo comportamentale, il trucco per effetti speciali per ustioni, amputazioni traumatiche, ferite da esplosioni, contaminazione chimica/radiologica.

🔴 MASCAL non è ancora un programma finanziato in modo significativo — è solo un RFI (Request for Information), che significa che la DARPA sta fondamentalmente "cercando in giro" per vedere cosa l'industria può offrire.
Ma nel maggio 2025, la DARPA ha emesso un RFI simile alla ricerca di simulatori di epidemie avanzati che modellino non solo la diffusione del virus, ma anche l'efficacia delle restrizioni, delle vaccinazioni di massa e delle strategie di comunicazione.

🔴 La nuova normalità? I critici sostengono che il Pentagono si stia preparando per uno scenario ibrido — un'epidemia importante che collassa l'assistenza sanitaria civile e costringe al triage militare nelle strade delle città.

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Laurens van der Post, nel suo libro: "Il mondo perduto del Kalahari", racconta la sua incredibile esperienza...
Convivendo con i Boscimani del deserto del Kalahari, un popolo ancestrale profondamente connesso con la Natura.
Un popolo considerato arretrato e rimasto all'epoca della pietra.
Uno dei racconti più scioccanti è quando i Boscimani si sono sorpresi di scoprire che Van der Post non poteva "ascoltare le stelle". All'inizio hanno pensato che stesse scherzando o mentendo, ma quando hanno compreso che diceva la verità, si sono riempiti di tristezza. Per loro, non udire il sussurro dell'universo non è una semplice mancanza, ma un segnale di malattia spirituale: la disconnessione totale con il mondo naturale.
Ma il libro va oltre questi aneddoti.
Van der Post riflette su come la civiltà occidentale abbia perso qualcosa di essenziale allontanandosi dalle sue radici primitive. Descrive i Boscimani non come "arretrati", ma come custodi di una saggezza che abbiamo dimenticato.
La loro capacità di rintracciare gli animali, leggere il linguaggio della Terra e vivere in armonia con il loro ambiente è un promemoria che la vera conoscenza non si misura sempre in termini di progressi tecnologici.
L'autore sottolinea inoltre che, per questi popoli, la solitudine non esiste come la intendiamo noi.
La natura non è mai un vuoto: il vento, la terra e le stelle sono compagnia costante.
Invece, l'uomo moderno che ha tutto, circondato da rumore e tecnologia, soffre di una solitudine profondissima: quella di aver perso la connessione con il mondo naturale e, con essa, con se stesso.

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Dopo la psicopandeminchia del Covid-19, il Sistema ha compreso il potenziale della cosiddetta “Digital Health” come strumento di controllo sociale. La tradizionale epidemiologia, basata sul rapporto medico-paziente e sui dati sanitari ufficiali, è stata progressivamente sostituita da una forma di epidemiologia digitale fondata sulla raccolta di dati provenienti da social network, telefonia, ricerche web, dispositivi smart e strumenti di monitoraggio biometrico.
Questa enorme quantità di informazioni, definita Big Data, consentie non solo di analizzare la diffusione delle malattie, ma anche di osservare comportamenti sociali, livelli di paura collettiva e capacità di adesione della popolazione alle direttive istituzionali.
Il periodo pandemico è stato un banco di prova per valutare la reazione delle masse e il loro grado di conformismo.
Un ruolo centrale lo gioca l’Intelligenza Artificiale e il machine learning, strumenti che permettono di elaborare automaticamente i dati raccolti.
Ogni aspetto della vita quotidiana viene ormai monitorato attraverso infrastrutture digitali sempre più pervasive.
Un grande problema è che la cosiddetta controinformazione (nata esponenzialmente durante il Covid) sta contribuendo al rafforzamento del giochetto diabolico.
Parlare infatti di virus creati in laboratorio o diffusi intenzionalmente significa accettare il paradigma dominante sull’esistenza e sulla natura dei fuffavirus stessi.
Il termine "virus" deriva dal latino “veleno” o “tossina”.
In microbiologia vengono descritti tecnicamente come frammenti di materiale genetico (DNA o RNA) ricoperti da un capside proteico.
Tutto qua. Non respirano, non mangiano, non dormono, non creano colonie in quanto NON sono organismi viventi, come invece i batteri o i funghi.
Sono esattamente con gli “esosomi”: vescicole extracellulari coinvolte nella comunicazione delle informazioni tra cellule.
In conclusione la Digital Health rappresenta una trasformazione antropologica profonda. Il rischio è l’essere umano venga ridotto a un insieme di dati biometrici, comportamenti tracciabili e parametri analizzati da algoritmi predittivi. In questa triste prospettiva, la salute diventerebbe uno strumento per giustificare forme permanenti di biosorveglianza digitale.
Per quello è importante una maggiore consapevolezza digitale, evitando di alimentare inconsapevolmente sistemi di raccolta dati attraverso paura, narrazioni allarmistiche e iperconnessione tecnologica, nel tentativo di preservare autonomia personale, privacy e libertà di pensiero.

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Secondo la Nuova Medicina, dimostrata empiricamente dall'immenso dottor Ryke Geerd Hamer, ogni cosiddetta “malattia” si sviluppa in due fasi. Durante la prima, definita "fase fredda" o di conflitto attivo, il soggetto vive una condizione di stress caratterizzata da estremità molto fredde (mani e piedi), inappetenza e disturbi del sonno. Una volta risolto il conflitto, si entra nella "fase calda" (dei sintomi), intesa come periodo di risoluzione o di guarigione. In questa fase, la psiche, il cervello e l'organo corrispondente affrontano un processo di recupero la cui sintomatologia è spesso complessa a causa della comparsa di stanchezza, febbre, infiammazioni, infezioni e dolore.

Raffreddore
I sintomi classici del raffreddore e di molte reazioni allergiche sono la congestione nasale, la rinorrea (muco) e gli starnuti. La mucosa nasale è controllata da un relè cerebrale situato nel lobo frontale della corteccia. Hamer ha scoperto che tale area viene influenzata quando si sperimenta il cosiddetto "conflitto di puzza", inteso sia in senso letterale (cattivo odore) sia in senso figurato (un pericolo percepito o una situazione sgradevole).
Durante la fase attiva del conflitto attivo, la mucosa nasale va incontro a ulcerazione; non appena viene risolto, la mucosa si ripristina, provocando la congestione e gli starnuti, talvolta accompagnati da cefalea dovuta all'edema cerebrale nella zona colpita. Starnuti e muco sono i segnali biologici della riparazione dei tessuti.
Potete ora comprendere come non sia il freddo in sé a causare il raffreddore, bensì la "paura del freddo", la quale attiva il "conflitto di puzza" inteso come minaccia o pericolo percepito.

Allergia
Quando si vive uno shock inaspettato, la mente si trova in uno stato di elevata allerta e ricettività. Il subconscio registra tutti gli elementi ambientali circostanti - come odori, sapori, suoni, pollini, peli di gatto, polvere, oggetti o persone - memorizzandoli fino alla risoluzione del conflitto.
Hamer ha definito questi stimoli "binari conflittuali".
Qualora una persona in fase di guarigione si imbatta nuovamente in uno di questi binari, l'intero conflitto si riavvierebbe con i relativi sintomi, dando luogo a ciò che la medicina convenzionale definisce “allergia”.
Immaginate un bambino piccolo che corre felice nei campi in primavera, quando all'improvviso inciampa e sbatte il viso a terra. Spaventato e dolorante, inizia a piangere (occhi rossi), manifestando lacrime, muco, singhiozzi e mal di testa.
In quel preciso istante, il suo cervello registra l'intero contesto ambientale, inclusi elementi come il polline. È proprio così che si attiva un "binario".
Molti anni dopo, una volta diventato adulto, ogni volta che in primavera respirerà il polline, il cervello riattiverà il vissuto traumatico originario, manifestando gli stessi sintomi tipici della rinite allergica.
Da questa prospettiva, l'allergia è la fase di guarigione successiva a una recidiva del conflitto, con lo scopo biologico di fungere da sistema di allarme per segnalare una situazione precedentemente associata a quel pericolo.

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