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Marcello Pamio - tratto dal libro «Malattie, vaccini e la storia dimenticata»

Era il marzo del 1885 e dopo un lungo rigido inverno la città manifatturiera di Leicester in Inghilterra si godeva una delle prime belle giornate di primavera.
A migliaia dalle zone limitrofe, dalle cittadine circostanti si sono riuniti in protesta contro ciò che sentivano come una legge ingiusta imposta da loro governo britannico.
Sebbene la vaccinazione contro il vaiolo fosse in uso sin dal 1800, il governo non aveva introdotto alcun obbligo prima dei decreti del 1840 e del 1853.
La legge del 1853 mise in piedi l’apparato governativo per esigere che ogni bambino fosse vaccinato entro tre mesi dalla nascita. Attraverso una serie di leggi nel corso degli anni il governo britannico aveva, al tempo della protesta di Leicester, reso un crimine il rifiuto della vaccinazione antivaiolosa punibile con contravvenzioni o carcerazione.

Il «Vaccination Act» del 1867 consolidò le leggi esistenti in tema di vaccini e istituì una contravvenzione per i genitori che non avessero presentato i propri figli alla vaccinazione entro tre mesi dalla nascita.
A dispetto dell’azione del governo per assicurare un altissimo tasso di vaccinazione, una massiccia epidemie di vaiolo colpi non soltanto Leicester ma tutta l’Inghilterra e altre parti del mondo nei primi anni Settanta del 1800.
L’epidemia di Leicester comportò migliaia di casi di vaiolo e centinaia di morti scuotendo fin nel profondo la fiducia di molte persone nei poteri protettivi del vaccino.
«Deve colpire l’osservatore riflessivo quanto assai singolare sia il fatto che tutte le recenti epidemie di vaiolo siano apparse fra popolazioni in cui le leggi che obbligano al vaccino siano state portate avanti con rigore sistematicità. Il 96% dei nuovi nati a Londra sono protetti dal vaccino» (1884, “Leicester Mercury”).

Le leggi all’inizio erano state approvate dopo che le persone avevano rifiutato il vaccino una volta notate le conseguenze negative. In seguito, si erano sottomesse a causa delle nuove leggi e tuttavia erano ancora colpite da epidemie mortali di vaiolo. Dopodiché, sempre più persone si erano andate ribellando.
Per quanto fosse contrario alla logica, il governo aveva deciso di incrementare il tasso di vaccinazione ricorrendo a ufficiali sanitari che avrebbero perseguitato i genitori che rifiutassero di vaccinare i propri figli.
«Le azioni penali nelle città aumentarono dalle 2 del 1869 alle 1.100 e più nel 1881, e il totale in quei 12 anni fu di oltre 6.000. Di queste 64 avevano portato l’arresto e 193 il pignoramento» (“British Medical Journal”, 18 dicembre 1948)
Le contravvenzioni ricadevano in modo sproporzionato sui poveri che, se non potevano permettersi di pagare la penalità per non aver ottemperato alla legge vaccinale, sarebbero stati costretti a compensare il pagamento dovuto con pignoramenti e vendita dei propri beni.
A causa degli esiti gravi e talvolta fatali della procedura e del sostegno decisivo del governo alla vaccinazione forzata per mezzo di contravvenzioni e arresti, le persone erano motivate alla rivolta. In gran numero si riversano sulle strade di Leicester per protestare…

Al tempo della dimostrazione migliaia di procedure penali venivano condotte contro i genitori che rifiutavano la vaccinazione per i figli.
«Al momento ci sono più di 5000 persone citate in giudizio per essersi rifiutate di adempiere alla legge…le citazioni in giudizio per l’anno 1884 non erano state che 7, ovvero un po' più di uno ogni due mesi, mentre al momento ogni settimana vengono fatte udienze o disposte convocazioni in numero di 45» (“The Times”, 24 marzo 1885).
Era un’atmosfera festosa con la musica e centinaia di bandiere e striscioni dispiegati che dicevano cose come «la libertà è un nostro diritto di nascita e libertà è ciò che chiediamo», «le leggi oppressive rendono la gente scontenta», «i tre pilastri della vaccinazione: Frode, Forza e Follia», e «non imploriamo più, noi pretendiamo il controllo sui nostri figli.
Sia le scenografie, sia i motti erano molto copiosi. Una rappresentava una effigie del dottor Jenner con l’iscrizione “infanticida”, un’altra era un intero corteo funebre che consisteva in una bara su un catafalco aperto, persone in lutto, ecc., e l’iscrizione “Un’altra vittima del vaccino”...»
(“The Leeds Mercury”, 24 marzo 1885).

Il lungo corteo di 2 miglia sfilò due ore per la città ricevendo il sostegno a sé stante ed entusiasta delle persone in vari punti lungo il percorso. I cittadini dimostrano il loro sostegno agitando striscioni con bandiere e moti lungo la strada. Gli organizzatori dell’evento stimano che il numero dei partecipanti fosse stata fra gli 80.000 e i 100.000.
«Molti dei presenti avevano sofferto per via delle leggi, e tutto quello che chiedevano era che in futuro, loro e i propri figli, potessero essere lasciati in pace. Una vasta e crescente porzione del pubblico era dell’opinione che il miglior modo di sbarazzarsi del vaiolo e malattie analoghe fosse l’utilizzo di molta acqua, buon cibo, case luminose e arieggiate, assicurandosi che la giunta comunale tenesse le strade pulite e le fogne in buono stato». («Leicester: sanitation versus vaccination», 1912).
Queste persone impavide volevano poter decidere per la propria salute e quella dei propri figli e così combattevano per l’autodeterminazione.
«La spaventosa mortalità da vaiolo in una Leicester del tutto vaccinata e presumibilmente ben protetta, negli anni 1871-72, ebbe l’effetto di distruggere la fede della gente nel vaccino “protettivo”. Il risultato fu che i poveri come i ricchi, i lavoratori e gli aristocratici, e le autorità municipali iniziarono a rifiutare il vaccino per i propri figli e per se stessi. I rifiuti proseguirono fino al 1890 quando, anziché il 95%, la vaccinazione raggiunse solo il 5% circa di tutti i nuovi nati» (“Twentieth Century Magazine”, 16 gennaio 1911).

La reazione pubblica culminò in Inghilterra nella grande manifestazione di Leicester del 1885.
Quello stesso anno la giunta municipale di Leicester, che aveva fatto pressione per la vaccinazione attraverso l'uso di contravvenzioni e arresti, venne sostituita da una nuova giunta che si opponeva all’obbligatorietà del vaccino. Già nel 1887 i tassi di copertura vaccinale erano scesi al 10%.
Il «Metodo Leicester» si affidava alla quarantena per i pazienti affetti da vaiolo e alla disinfezione completa delle loro abitazioni.
«Il Metodo consiste in questo: non appena emerge un caso di vaiolo, il medico, il proprietario sono obbligati a dichiararlo subito in municipio, pena una sanzione. Per telefono viene subito chiamata l’ambulanza preposta ai casi di vaiolo, che si occupa di tutte le procedure del caso, è così, nell'arco di poche ore, il malato è al sicuro in ospedale. La famiglia e gli abitanti della casa vengono messi in quarantena, in ambienti confortevoli e la casa viene disinfettata da cima a fondo. Il risultato è che sotto ogni aspetto la malattia viene debellata in modo pronto e completo a un costo esiguo». (“The Times”, 24 marzo 1885)

Per quanto fosse chiaro che il “Metodo Leichester” era superiore al vaccino, coloro che con forza sostenevano la validità della vaccinazione, che credevano che l’immunità goduta dalla città di Leicester fosse momentanee e che prima o poi la cittadina avrebbe sofferto di una vasta epidemia di vaiolo.
Sir D. Corrigan, medico esponente del comitato del 1871 affermo a proposito del Vaccination Act: «un bambino non vaccinato è come un sacchetto di polvere da sparo che potrebbe far esplodere l’intera scuola e pertanto non dovrebbe essere ammesso a scuola a meno che non sia vaccinato» (“Twentieth Century Magazine”, 16 gennaio 1911).
«Saranno i bambini non protetti coloro sui quali il flagello si abbatterà con maggior forza, e le campagne circostanti patiranno le conseguenze di un epidemia». (“Boston Medical and Surgical Journal”, 16 aprile 1885).
La profezia che alla fine sarebbero stati flagellati da un disastro non si avverò mai.

Leicester godette di un miglior successo contro il vaiolo rispetto ad altre città inglesi con alti tassi di vaccinazione. Nel 1893 il vaiolo esplose nei distretti ben vaccinati di Mold nel Flintshire, in Inghilterra, ebbero un tasso di mortalità 32 volte più alto di quello di Leicester.
Persino dopo 30 anni dal successo dell’esperimento di Leicester, vi erano coloro i quali ancora pensavano che alla fine un disastro avrebbe colpito «gli sciocchi non protetti» che non erano a favore della vaccinazione.
Un articolo dal 1914 sono “New York Times” affermava: «possiamo predire senza timore di sbagliare che una terribile resa di conti si abbatterà sull’Inghilterra. Potrebbe essere giusto affermare che questo sia il sistema della natura per eliminare gli sciocchi che non hanno abbastanza buon senso per vivere in moderne comunità, ma tra i defunti ce ne saranno molti che sono stati tratti in inganno da uomini considerati esperti degni di fede» (“New York Times”, 5 aprile 1914).
La vaccinazione contro il vaiolo è stata sospesa quasi 100 anni più tardi, ma il fatto che la pratica fosse superflua e avesse causato inutili sofferenze e morte non fu mai riconosciuto o ammesso. Invece nonostante tutti i gravi problemi che aveva generato, e la mancanza di prove che ne dimostrano l’efficacia, è ancora difesa come esemplare nel promuovere la fede odierna nei vaccini.

Il 1948 pose fine alla vaccinazione obbligatoria in Inghilterra.
Dopo l’epidemia del 1872 a Leicester i tassi di vaccinazione insieme a quelli di mortalità da vaiolo scesero. Al contrario di quel che gli entusiasti del vaccino dicono oggi, la mortalità complessiva dei bambini diminuì dopo il 1885 mentre il tasso di vaccinazioni precipitarono. Decenni di rigide leggi sulla vaccinazione non fecero assolutamente nulla per migliorare la generale aspettativa di vita dei bambini nelle varie fasce di età.
«Contrariamente alla convinzione popolare, il vaiolo non è stato eradicato dalla vaccinazione di Massa» (“History Today”, marzo 1999).
L’esperimento durato più di 60 anni non solo ha attestato il successo del metodo, ma ha anche dimostrato che il pensiero scientifico considerato comprovato poteva essere in errore.
Nel 1911 il dottor J. W. Hodge disse: «l’esperienza della non vaccinata Leicester apre gli occhi alla gente e rappresenta una spina nel fianco per tutti i vaccinisti del mondo. Ecco una grande città manifatturiera con una popolazione di quasi un quarto di milione di abitanti, che ha dimostrato, con la prova cruciale di un’esperienza che dura ormai da più di un quarto di secolo, che una popolazione non vaccinata è di gran lunga meno suscettibile al vaiolo, e di gran lunga meno afflitta da quella malattia, da quando ha abbandonato la vaccinazione, rispetto a quanto lo fosse al tempo in cui il 95% dei nuovi nati erano vaccinati e la popolazione adulta era vaccinata più volte» (“Twentieth Century Magazine”,16 gennaio 1911).

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Marcello Pamio

Che Big Pharma domini la ricerca medica globale è forse inevitabile, dato i 70 miliardi di dollari che ha da spendere ogni anno per trovare nuovi prodotti.
Per influenzare medici e pubblico poi le società dispongono di somme ancora maggiori.
In base al quadro proposto dalla dottoressa Marcia Angell sulla spesa complessiva delle industrie farmaceutiche la cifra destinata a marketing e amministrazione si aggira intorno ai 155 miliardi di dollari l’anno.
Si tratta in realtà di somme teoriche perché le case farmaceutiche custodiscono gelosamente i dettagli delle loro spese e la linea di demarcazione tra ricerca e marketing è a dir poco flessibile. Gli studi clinici volti a monitorare la sicurezza dei farmaci già sul mercato, sono di norma finanziati con i fondi per la Ricerca e Sviluppo (R&D). Ma si sa che fungono anche da veicoli di marketing, poiché servono a presentare i farmaci ai medici il prima possibile nel corso della loro vita limitata.
Il fatto stesso che questi prodotti si differenziano solo in base alla ricerca implica che le due funzioni siano necessariamente collegate. Anzi, in certa misura, la ricerca è marketing.
Gli studi clinici vengono condotti in preparazione al momento in cui il farmaco viene lanciato sul mercato. Questi studi sono progettati senza perdere di vista gli obiettivi di marketing perché la cosa più importante è che il prodotto goda di un sostegno forte dal punto di vista clinico.
Gli studi post-marketing, condotti dopo il lancio, passano a consolidare la piattaforma di marketing su cui si baserà ogni mossa per la conquista di una fetta del mercato.

La prima cosa che deve fare una casa farmaceutica è creare una tesi a favore dei suoi prodotti, il che significa progettare gli studi sia prima dopo l’approvazione per presentarli nella migliore luce possibile. Da direttore del «British Medical Journal» il dottor Richard Smith evidenziò alcuni degli espedienti più diffusi dalle case farmaceutiche:

Evitare di testare il farmaco contro un altro farmaco perché potrebbe non reggere il confronto;

Testarlo contro un piccolo gruppo di concorrenti per far vedere che non è da meno;

Fare il confronto con una dose troppo bassa o troppo alta di un’altra terapia in modo tale che questo risulti meno efficace o dia luogo ad effetti collaterali;

Riferire i risultati degli studi solo quando fanno fare bella figura. Pubblicare i risultati utili a sei mesi ma sotterrare quelli poco brillanti a 12 mesi.

Condurre gli studi in vari paesi, pubblicando i risultati separatamente per dare l’idea che il farmaco sia sostenuto da un gran numero di studi;

Continuare a ripubblicare gli studi positivi, gli altri studi si possono seppellire in una rivista sconosciuta;

Comunicare alle riviste che si acquisteranno ristampe per un milione di sterline nel caso in cui recensiscono il prodotto in modo favorevole…

 

E questo è solo l’inizio del procedimento.
Una volta in possesso dei dati clinici auspicati, bisogna spargere la voce. Il direttore di «The Lancet», dottor Richard Horton definisce queste pratiche riciclaggio di informazioni sporche.
Ecco come funziona.

Una società farmaceutica patrocina un convegno scientifico. Alcuni relatori sono invitati a parlare di un prodotto in cambio di un profumato ingaggio (di solito diverse migliaia di sterline).

Vengono scelti in base alle loro già note opinioni su un farmaco, oppure si sa che tendono ad accontentare le esigenze della società che li paga.

Si svolge il convegno e il relatore presenta il discorso. Una società di comunicazione specializzata registra la conferenza e la converte in un articolo per la pubblicazione, di solito nell’ambito di una raccolta di paper scaturiti dal simposio. Questa raccolta viene poi offerta una casa editrice specializzata per una cifra che può raggiungere le centinaia di migliaia di sterline.

La casa editrice cerca infine una rivista autorevole per pubblicarvi i paper basati sul simposio, in genere come supplemento alla rivista.

Il punto fondamentale è che, su un mucchio di giornali che si atteggiano a riviste scientifiche manca del tutto la revisione paritaria. Quel procedimento per cui altri scienziati competenti nel campo assicurano che il lavoro scientifico sia il più possibile immune da pregiudizi e distorsioni è, in altre parole inesistente.

Il processo di pubblicazione è stato ridotto a un’operazione di marketing travestita da scienza legittima - afferma Horton. Le società farmaceutiche hanno trovato il modo di eludere le norme di controllo della revisione paritaria. In troppi casi riescono a seminare letteratura settoriale di lavori scientifici di bassa qualità che possono poi usare per promuovere i loro prodotti presso i medici.
Le case farmaceutiche ci stanno imbrogliando – dichiara Smith. Ci arrivano articoli con su i nomi dei medici spesso scopriamo che alcuni di loro sanno poco o niente di quanto hanno scritto. Quando ce ne accorgiamo respingiamo il documento, ma è molto difficile. In un certo senso l’abbiamo voluto noi insistendo e ottenendo che si debba rendere esplicito ogni coinvolgimento di società farmaceutiche. Non hanno fatto altro che trovare il modo di aggirare l’ostacolo e agire di nascosto.

Pratiche simili sono ampiamente dimostrate. Si stima che quasi la metà di tutti gli articoli pubblicati sulle riviste siano stati scritti da ghostwriter.
Questa scienza passa a ogni livello di divulgazione, interpretata in ciascuna circostanza da persone che non hanno alcun incentivo a mettere in discussione la scoperta delle case farmaceutiche. D’altronde è con i soldi di queste ultime che a tutti gli effetti si pagano gli stipendi di chi scrive per i professionisti del settore, perché comprano gli spazi pubblicitari su cui si leggono tutte le pubblicazioni, sia online sia su carta. L’informazione sugli studi clinici e sui convegni scientifici è influenzata in ogni angolo dall’idea generale che è meglio non sputare nel piatto in cui si mangia.
Tutto ciò che è sconveniente per questi importanti committenti è relegato a uno spazio limitato perché è così che il Sistema funziona. Per i marketing team delle case farmaceutiche, i giornalisti svolgono un ruolo cruciale. Come per i medici, a nessuno si chiede di agire in modo immorale; solo di accettare ingaggi di gran lunga superiori a qualsiasi altra offerta immaginabile.
Un bravo giornalista scientifico che conosce anche bene il settore può guadagnare migliaia di euro dollari o sterline a progetto, anziché centinaia. Sono soldi facili e in genere molto ambiti. Oltretutto si tratta di un lavoro semplificato, perché i giornalisti ricevono già pronte le informazioni, il taglio da dare al pezzo e, se destinato al grande pubblico, i case study da presentare e i medici da intervistare. Spesso già tutto organizzato, trasporti e appuntamenti. Il giornalista non fa altro che mettere insieme il tutto…

Testimonial e influencer in busta paga…
L’impiego di personaggi famosi come testimonial dei farmaci è un valido esempio di come le regole siano distorte per adeguarsi alle norme sociali, perché è una pratica su cui è quasi impossibile vigilare.
Milioni di telespettatori avevano visto ad esempio l’attrice Kathleen Turner sulla CNN e sulla Abc parlare della sua artrite reumatoide e consigliare un sito web di informazione sull’argomento. Quello che non potevano sapere era che sia lei, sia il sito web erano stati finanziati dalla Immunex, società produttrice del farmaco contro l’artrite Enbrel.
E quando Lauren Bacall raccontò di un’amica che era diventata cieca in seguito alla degenerazione maculare e aveva trovato benefici da Visudyne, pensò bene di non specificare che la Novartis, casa produttrice del farmaco, le aveva pagato un compenso.
L’entità di questi compensi è segreta, ma si pensa che in gioco ci siano milioni.
Quando Pelè, in una serie di interviste concesse in Gran Bretagna, suggerì agli uomini di parlare alle compagne dei propri problemi sessuali, nessuno fece cenno al contratto che il calciatore aveva firmato con la Pfizer.
Pare che Kirk Douglas, Pierce Brosnan e di Angela Bassett prendono tutti il Pravachol, la statina della Bristol Meyer Squibb.
La Wyeth ha scelto la cantante Patti LaBelle per promuove la terapia ormonale sostitutiva Prempro e ingaggiato Debbie Reynolds e Rita Moreno, stelle dei musical, per spingere le donne a fare l’esame densitometrico.
Sia l’ex candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Bob Dole che il calciatore Pelè hanno invece pubblicizzato il Viagra della Pfizer.
All’epoca la Merck spese più di 150 milioni di dollari l’anno per promuovere il Vioxx, più di quanto era stato speso per pubblicizzare marchi molto noti quali la Pepsi-Cola e la Budweizer, anche in questo caso solo negli USA.

Oggi quanti medici o esperti vari, che ubiquitariamente occupano i canali televisivi e i giornali di Regime, che osannano farmaci e vaccini sono nella busta paga delle lobbies farmaceutiche?
Quanti borioni e sborioni di turno, che accattano a siringa spianata i genitori che giustamente mettono in discussione una pratica medica rischiosissima e massificata come quella vaccinale, ricevono ogni anno finanziamenti dalle industrie produttrici?

Tratto da «Big Pharma: come l’industria farmaceutica controlla la nostra salute», di Jacky Law

La stavo attendendo con trepidazione da molti anni e finalmente l’agognata revisione è arrivata. Dopo ben due settenni le linee guida del JNC7 (settimo rapporto del Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure) per l’ipertensione decise dalle società scientifiche di cardiologia americane sono state ritoccate. Ovviamente in ribasso

Marcello Pamio

La stavo attendendo con trepidazione da molti anni e finalmente l’agognata revisione è arrivata.
Dopo ben due settenni le linee guida del JNC7 (settimo rapporto del Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure) per l’ipertensione decise dalle società scientifiche di cardiologia americane sono state ritoccate. Ovviamente in ribasso.

La nuova «soglia di normalità» è stata fissata a 120/80 mmHg.
Forse non tutti conoscono i valori soglia e pochi masticano i milligrammi di mercurio (mmHg), ma con questi nuovi criteri 1 americano su 2 rientrerà nella categoria degli ipertesi! Ennesimo e memorabile regalo alle lobbies del farmaco durante il recentissimo congresso dell’American Heart Association.
La pubblicazione delle nuove linee è avvenuta quasi in contemporanea su Hypertension e Journal of the American College of Cardiology.

Rispetto all’ultima edizione del 2003 del JNC scompare la categoria «pre-ipertensione», precedentemente indicata da valori di 120-139 mmHg per la sistolica e 80-89 mmHg e il livello di «normalità» non è più 140/90 ma addirittura 120/80.
Non tremano solo i polsi col battito arterioso, ma è tutto il mondo a tremare. Della serie tutti i pre-ipertensivi, cioè quelli col piede sull’ipertensione sono diventati di punto in bianco malati a tutti gli effetti.
Malati naturalmente da curare con le droghe.

Hanno già fatto dei conti: con il nuovo «valore di normalità» la schiera degli ipertesi schizzerà in su di un 14%, portando gli interessati solo negli States dal 32% al 46% della popolazione.
A triplicare saranno soprattutto gli ipertesi sotto i 45 anni, mentre le donne in questa fascia d’età raddoppieranno “soltanto”...
Su una popolazione di 320 milioni circa 150 milioni sono malati. Le industrie godono.

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE
Oggi la pressione è «normale» se risulta inferiore a 120 su 80 mmHg.

- pressione elevata: sistolica 120-129 mmHg e diastolica < a 80 mmHg.
- ipertensione di Stadio 1: sistolica 130-139 mmHg o diastolica 80-89 mmHg.
- ipertensione di Stadio 2: sistolica ≥ 140 mmHg o diastolica ≥ 90 mmHg.

La nuova classificazione è una vera e propria ecatombe che non riguarderà solo l’America ma tutto il mondo, perché i parametri del Comitato JNC7 vengono poi accolti dall’intera comunità scientifica globale e applicati in tutti i paesi, Italia compresa.
Quindi anche qui da noi assisteremo ad una epidemia di ipertensione in persone sanissime e senza alcun problema cardiovascolare.

CONFLITTO D' INTERESSI
I «valori di normalità» vengono decisi da gruppi di medici, ricercatori, professori ed esperti, detti panel, che si riuniscono in un simposio o un congresso.
Sulle spalle di questi medici grava una responsabilità enorme, e cioè la salute di miliardi di persone, visto che i colleghi di tutto il mondo si baseranno sui parametri decisi da loro.
Per cui sarebbe molto importante sapere se coloro che decideranno se siamo «sani» o «malati» abbiano o meno collegamenti con le industrie che producono farmaci. Purtroppo li hanno sempre.

Partiamo dal capo del panel: il dottor Aram V. Chobanian ha ricevuto finanziamenti da Bristol-Myers Squibb, Boehringer Ingelheim, Merck, Pfizer e Pharmacia. Inoltre è stato consulente per Abbott, AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb, GlaxoSmithKline, Merck, Pfizer e Pharmacia.
Il dottor Barry L. Carter del Comitato NCJ 7 è stato un consulente di Brystol-Meyer Squibb.
Il dottor William C. Cushman ha ricevuto finanziamenti da Astra-Zeneca, Merck, Pfizer, Aventis, dalla GlaxoSmithKline e Boehringer Ingelheim, e ha fatto da consulente per Bristol-Myers Squibb, Sanofi, GlaxoSmithKline, Novartis, Pfizer, Solvay, Pharmacia, Takeda.
Il dott. Joseph L. Izzo del Comitato Esecutivo è stato relatore di Boehringer-Ingelheim, Merck, Pfizer, Astra-Zeneca, Solvay, Novartis, Forest e Sankyo. Ha ricevuto finanziamenti da Boehringer-Ingelheim, Merck, Astra-Zeneca, Novartis, GlaxoSmithKline, ed è stato consulente per Merck, Astra-Zeneca, Novartis.
Altri due medici del Comitato Esecutivo, i dottori Daniel W. Jones e Barry J. Materson, figurano intrallazzati con le industrie. Il primo ha fatto il consulente per Pfizer, Bristol-Myers Squibb, Merck e Novartis, il secondo per Merck, GlaxoSmithKline, Novartis, Bristol-Myers Squibb, Pfizer, Pharmacia, Boehringer-Ingelheim e Solvay.
Anche la dottoressa Suzanne Oparil, sempre del Comitato Esecutivo, ha ricevuto finanziamenti da Abbott Laboratories, Astra-Zeneca, Aventis, Boehringer-Ingelheim, Bristol-Myers Squibb, Eli Lilly, GlaxoSmithKline, Novartis, Merck, Pfizer, Sanofi, GD Searle, Wyeth-Ayerst, Solvay. E’ stata consulente di Bristol-Myers Squibb, Merck, Pfizer, Sanofi, Novartis e WyethAyerst e tra le altre cose figura anche nel Consiglio di Amministrazione della Texas Biotechnology Corporation.
Il dottor James R. Sowers ha ricevuto finanziamenti da Novartis e Astra-Zeneca, mentre il medico Jackson T. Wright ha ricevuto onorari come relatore da Aventis, Bayer, Bristol-Myers Squibb, Merck, Norvartis, Pfizer, GlaxoSmithKline e Solvay e finanziamenti direttamente da Aventis, Bayer, Bristol-Myers Squibb, Merck, Norvartis, Pfizer, GlaxoSmithKline e Solvay. Puntualmente, come sempre accade, una buona parte degli esperti che decidono vita e morte delle persone non risultano scevri da conflitti di interessi economici e finanziari con le industrie che vendono farmaci!

I colleghi in camice bianco questo non lo sanno, e se anche lo sapessero lo ignorerebbero in automatico perché oggi non è permesso mettere in discussione il paradigma della Scienza ufficiale, quella «basata sull’evidenza», cioè quella fagocitata e controllata dalle lobbies.
Uno lo fa a proprio rischio e pericolo, perché verrà escluso dal Sistema oppure radiato.

L’altro grosso problema è il popolo-gregge.
Purtroppo la maggior parte delle persone prende per oro colato quello che simili Comitati decidono, anche perché è stato inoculato dentro l’inconscio collettivo che la prevenzione è fare esami diagnostici da mattina a sera (i cui parametri sono decisi da loro e sono sempre in ribasso).
Il risultato di questa diabolica strategia di marketing è che le persone saranno convinte di essere malate, anche quando non lo sono!
Attualmente centinaia di milioni di persone sanissime stanno prendendo farmaci tossici e pericolosi perché convinti dal Sistema (e dagli esami diagnostici che questo mette a disposizione) di essere ammalate.
Una volta lo schiavo aveva la catena al piede o era rinchiuso in una gabbia, ed era consapevole della propria condizione. Oggi le persone respirano e trasudano paura da ogni cellula, immersi tra esami, screening e visite mediche.
Moderni schiavi che non sanno di esserlo perché la catena e le sbarre sono nella loro mente.

Anagrammando e contestualizzando il grandissimo Goethe: il miglior suddito per il Sistema è lo schiavo che pensa di essere libero, mentre per l’industria farmaceutica il miglior cliente è il sano che pensa di essere ammalato…

 

Per maggiori informazioni sulla strategia di marketing che crea milioni di malati ogni anno, si rimanda al libro: “La fabbrica dei malati”.

Marcello Pamio

Nel libro “La fabbrica dei malati” spiego nel dettaglio come avviene la creazione di milioni di nuovi malati ogni anno. Sto parlando di persone oggettivamente sane che diventano da un giorno all’altro malati da curare con farmaci e droghe. Sono i moderni schiavi dell’Industria farmaceutica.
Una delle strategie principe per la creazione di nuovi malati è proprio l’abbassamento dei cosiddetti “valori di normalità”, ossia quei parametri che stabiliscono se una persona è sana oppure no. Glicemia, trigliceridi, colesterolo, ipertensione, ecc.
Panel, gruppi di esperti rappresentati da baroni universitari, opinion leader (pagati profumatamente per la loro influenza tra i colleghi) si riuniscono in congressi e decidono le linee guida che saranno osservate da tutti i medici del mondo.
Stabiliscono quindi i famosi protocolli.
Una responsabilità enorme perché decidono se una persona è sana o malata.
Ovviamente la responsabilità va di pari passo con il livello di coscienza. Se infatti una persona non ha coscienza, non si pone alcun problema etico e morale nelle proprie valutazioni e decisioni, ed è certamente e più facilmente corruttibile dai soldi, dalla brama di fama e potere.

Le linee guida
Le linee guida ufficiali per i livelli di colesterolo ematico stabilivano il limite massimo di 200 mg/dL (qualche laboratorio spinge per 190 mg/dL).
I range considerati normali: Hdl: 40 - 80 mg/dL; Ldl: 70 - 180 mg/dL; Colesterolo totale: 120 - 220 mg/dL.
La Società europea di cardiologia (ESC) si è riunita a Roma proprio in questi giorni stilando le nuove linee guida internazionali, rivoluzionando in basso (ovviamente) i parametri del colesterolo.
Secondo la casta dei cardiologi il limite massimo del colesterolo Ldl va dimezzato, senza se e senza ma. Non esiste più alcun dubbio, ne sono certi.
Fino a ieri le indicazioni variavano a seconda del rischio personale legato a vari fattori, quali la familiarità, le malattie cardiache e lo stato di salute, e comunque il colesterolo “cattivo” (Ldl) non doveva mai superare i 190 mg/dL.
Da oggi NON dovrà mai superare quota 100 mg/dL e attenzione non solo nelle persone a rischio, ma praticamente in TUTTE.
Una generalizzazione e massificazione assai rischiosa per l’uomo della strada ma molto interessante per chi produce le statine…
Abbassando il valore del colesterolo Ldl ovviamente si abbasserà tutto anche il colesterolo totale, creando decine di milioni di nuovi malati. Molto probabilmente il colesterolo totale diventerà di 180 mg/dL...
Tale abbassamento non è strano visto che il mantra dei cardiologi ortodossi è: “Abbassare il colesterolo il più possibile!”
Si arriverà al punto che non servirà più alcun limite massimo perché le indicazioni, i protocolli saranno quelli di abbassare il colesterolo sempre di più. Follia disumanizzante di una medicina interventista assai lucrosa.

Lo studio che contraddice
Interessante è sapere che solamente due mesi fa uno studio pubblicato sul British Medical Journal affermava esattamente il contrario: il colesterolo alto non è un fattore di rischio per le malattie cardiache negli anziani!
Va precisato che il Bmj è uno dei pochissimi giornali accreditati, se non l’unico, sganciato dall’Industria chimica: non riceve finanziamenti e pubblicità diretta. Quindi è sempre stato una spina nel fianco dell’establishment.
Secondo lo studio, il colesterolo alto avrebbe un effetto protettivo contro diverse malattie tra cui il cancro.
Questa la conclusione di un gruppo internazionale di esperti che ha passato in rassegna 19 diversi studi sull’argomento condotti su 68.000 persone.
Quindi non sarebbe vero il legame tra alti livelli di colesterolo Ldl (il terribile colesterolo cattivo) e le malattie cardiache nelle persone sopra i 60 anni.
Infatti il 92% degli anziani con colesterolo alto ha vissuto a lungo o più a lungo di chi aveva livelli bassi di colesterolo!
E nel rimanente 8% della popolazione studiata non è stata trovata alcuna associazione.
Secondo i ricercatori pertanto bisogna “rivalutare la prescrizione di statine, i cui benefici sono stati esagerati”.
Tra le ricerche prese a sostegno ve ne sono due condotte su un campione complessivo di 140.000 persone, per 10 e 30 anni, che hanno rilevato un’incidenza più bassa di cancro in chi aveva il colesterolo più alto e una minore mortalità negli individui con una storia familiare di colesterolo alto.
Da una parte ci dicono che il colesterolo va abbassato sempre più, dall’altra che il colesterolo alto invece protegge l’uomo da malattie gravi, tra cui il cancro! Chi ha ragione?

Il nuovo farmaco che dimezza il colesterolo Ldl
E’ assai interessante sapere cosa bolliva nella pentola dell’Industria chimica precedentemente al congresso della Società di cardiologia europea…
La pentola - esattamente come il cappello del mago - conteneva nuovi e miracolosi prodotti. Erano lì pronti per l’umanità.
Il CHMP, Comitato dei Medicinali per Uso Umano dell’EMA, ha espresso parere favorevole per evolocumab (Rephata), messo a punto da Amgen e alirocumab (Praluent) prodotto dalla Sanofi, i primi farmaci anticorpo monoclonali per il trattamento dell’ipercolesterolemia.
La coincidenza veramente sorprendente è che il valore del colesterolo Ldl con questi farmaci viene più che dimezzato, esattamente come le ultimissime raccomandazioni dei cardiologi europei.
Il mago questa volta ha superato se stesso.
I cardiologi per salvaguardare la salute pubblica decidono per il dimezzamento del colesterolo cattivo e miracolosamente sono pronti dei farmaci che fanno esattamente questo.
Ma cosa volete di più?
Ecco un esempio degli stupefacenti miracoli che avvengono in medicina.
Anche perché servono circa 10 mesi per la procedura di autorizzazione alla messa sul mercato da parte dell’ente preposto (FDA, EMEA, ecc.).
Sapete questo cosa significa? Era tutto calcolato da tempo.
Anche il prezzo di questi prodotti è veramente stupefacente…
La Amgen ha reso noto il prezzo al quale sarà venduto in alcuni paesi europei il Rephata (evolocumab): in Gran Bretagna il prezzo è di 340 sterline per una singola confezione (sic) che dura meno di un mese (28 giorni), equivalenti a circa 6780 dollari per un anno di terapia.
Meno della metà del prezzo fissato per il mercato americano dove costa la bellezza di 14.100 dollari. In Austria e Finlandia la terapia annuale costerà tra gli 8220 e i 8820 dollari. Nel nostro Paese devono ancora decidere.
Il Praluent costerà invece 13.200 dollari a paziente per un anno di terapia.
Un mercato ricchissimo grazie ai nuovi farmaci e soprattutto illimitato grazie al dimezzamento del colesterolo!
Chi pagherà il nuovo salasso? Ovviamente i Sistemi Sanitari Nazionali oramai sul precipizio dell’abisso…

Soldi ai medici e associazioni
L'industria farmaceutica è finalmente obbligata a riportare on-line tutti i contributi versati ai medici, alle società scientifiche e alle associazioni di malati.
Finora tutto è sempre rimasto avvolto da un'ombra di mistero. A chiederlo il Codice di trasparenza della Federazione europea dei produttori.
Il giro d'affari è miliardiario.
I mezzi usati sono sempre i soliti: attraverso l'utilizzo di società scientifiche o ospedali dove lavorano medici e dirigenti, aziende che organizzano incontri, agenzie di viaggio, alcune associazioni di pazienti e chi si occupa della formazione. L'industria chimico-farmaceutica arriva a tutti i protagonisti della filiera, da chi stila le linee guida per l'uso dei farmaci, a chi li prescrive (i medici) e poi li assume (il destinatario della ricetta). Il tutto in modo perfettamente legale.
Novartis e Pfizer per esempio hanno versato contributi a rispettivamente 3.500 e 2.000 operatori della salute per congressi o "consulenze".
I contributi più importanti però arrivano alle "organizzazioni sanitarie", per mezzo di sponsorizzazioni o semplici "donazioni".
L'associazione degli ematologi ha ricevuto 170.000 euro dalla Jansenn e quella dei reumatologi 312.000 euro dalla Pfizer.
Ma guardo caso c'è anche l'associazione dei cardiologi che ha ricevuto 400.000 euro dalla Amgen, proprio quella dei nuovi farmaci contro il colesterolo...

Magie in camice bianco
Il giochetto di prestidigitazione è sempre il medesimo?
In laboratorio producono una molecola chimica ben precisa (attenzione non un nuovo principio attivo, ma copie di altri già esistenti leggermente modificati), quindi preparano il medicinale e poi creano il problema sanitario, la malattia specifica per quel farmaco.
Il solito problema-reazione-soluzione.
Il problema è il colesterolo alto che va dimezzato, la reazione sono i congressi dei cardiologi, gli articoli (veline) alle agenzie stampa, e infine la soluzione è bella e pronta: i farmaci monoclonali! Meccanismo diabolicamente perfetto.

Il colesterolo è così pericoloso?
Esistono tantissimi articoli (vedi link sotto) ben fatti su questo argomento, però un accenno è importante per capire di cosa stiamo parlando.
Mi baserò sul libro “Colesterolo: menzogne e propaganda” del cardiologo francese Michel de Lorgeril.
Per il ricercatore del CNRS il colesterolo è diventato il nemico numero uno nella prevenzione delle malattie cardiovascolari perché fa comodo a tutti: gli interessi economici in gioco sono enormi, soprattutto dopo l’arrivo delle statine.
Non è un caso che i farmaci anti colesterolo rappresentano uno dei più grandi affari del mercato sanitario mondiale.
Il colesterolo interessa anche le industrie agroalimentari con i loro prodotti presumibilmente anticolesterolo (margarine, yogurt, ecc.).
Va superata anche la distinzione tra colesterolo buono e cattivo perché si tratta di semplici idiozie. Vi sono studi clinici recenti che mostrano come l’aumento del colesterolo buono e l’abbassamento di quello cattivo non proteggono dalle malattie cardiovascolari.
La pistola fumante sono tutti quei pazienti in cura con statine che muoiono lo stesso (forse a causa dei farmaci) a seguito di attacchi cardiaci. Dove stanno la prevenzione e la protezione?

Quindi l’aumento del colesterolo non è di per sé una causa di problemi cardiovascolari.
Il colesterolo può essere letto come una alterazione dello stile di vita nei parametri biologici, vera e unica causa della malattie cardiovascolari.
Il colesterolo è un semplice indicatore di rischio. Tutto qua.
Tutti gli studi clinici pubblicati dopo il 2005 sono negativi sulla questione.
Il tasso di colesterolo si può ridurre con l’assunzione di farmaci (che bloccano la sintesi del colesterolo nel fegato), ma se contemporaneamente lo stile di vita non cambia, il rischio rimane lo stesso.
Se per esempio una persona continua a fumare, ad essere sedentaria, ecc. pensando di essere protetto dalla statina, essa andrà probabilmente comunque incontro ad un disastro.
E’ bene pertanto che le persone lo sappiano: le statine non forniscono alcuna protezione!
Abbassano il colesterolo senza alcun effetto sulla mortalità.
Molti studi sulle statine sono molto sospetti a causa del coinvolgimento delle industrie.
Infatti il programma ALLHAT del 2002, l’unico sponsorizzato da istituzioni pubbliche indipendenti e non dalle lobbies, non mostra alcuna protezione malgrado il colesterolo basso.

In ultima analisi le statine, presentate come la panacea per tutti i mali, hanno numerosi effetti collaterali.
Per le persone attive, sembrano influenzare la qualità della vita causando dolori muscolari e depressione, nel lungo termine esiste un aumentato rischio di cancro specialmente nelle persone con più di 60 anni.
Lo studio PROSPER del 2002 mostra maggior incidenza di cancro e numero di morti per cancro nei pazienti che usavano la pravastatina, rispetto alle persone senza trattamento.

Colesterolo e infiammazioni
Il colesterolo è quasi del tutto endogeno, prodotto dal fegato.
Il corpo lo produce di riflesso quando vi sono infiammazioni in circolo.
Il problema quindi non è il colesterolo: esso sarebbe la soluzione che sta cercando di mettere in atto l’organismo per guarire.
Il vero pericolo è l’infiammazione delle pareti delle arterie e se questo viene ignorato (come fanno i medici), il colesterolo può accumularsi ostacolando il flusso del sangue verso il cuore o verso il cervello, sfociando in un attacco cardiaco o un ictus. La colpa ovviamente cadrà sul colesterolo.
Ma la colpa è del colesterolo che cerca di spegnere gli incendi o dello stile di vita che ha creato le infiammazioni?
Le fonti di infiammazione sono diverse. Quando nel corpo c’è un livello alto di ossidazione, contemporaneamente si attivano i radicali liberi.
Il colesterolo Ldl si ossida nel corpo grazie al consumo di grassi artificiali (margarine), oli parzialmente o totalmente idrogenati, oli vegetali prodotti a caldo, cibi geneticamente modificati, una dieta con molti zuccheri e cereali raffinati, alcool e tabacco.
Anche la presenza di metalli pesanti come mercurio (vaccini, amalgame, ecc.), alluminio (farmaci, vaccini, pentole, ecc.), piombo (benzine, vernici, ecc.), ecc. creano numerose infiammazioni.

A cosa serve il colesterolo?
Va detto semplicemente che il colesterolo è di vitale importanza per la salute umana.
- Ogni singola cellula nel corpo è composta da colesterolo;
- il colesterolo aumenta l’integrità della membrana della cellula e fornisce alle cellule la necessaria robustezza e stabilità;
- ogni ormone steroideo è composto da colesterolo;
- la capacità del corpo di sintetizzare la vitamina D dipende dal colesterolo;
- il colesterolo è un antiossidante, uno spazzino dei radicali liberi e spegne le infiammazioni;
- i sali biliari, fondamentali per la digestione e l’assimilazione dei grassi, sono composti da colesterolo;
- il sistema immunitario necessità del colesterolo per riparare le cellule danneggiate;
- il colesterolo sostiene la memoria; ecc. ecc.

Ci sarebbero ancora tante altre informazioni importanti sul colesterolo.
Ma questo certamente basta per affermare che la pratica medica che cerca di eliminarlo dall’organismo con ogni mezzo è follia allo stato puro.
Chi ci guadagna in tutto questo non è certo l’uomo, il quale invece sarà sempre più schiavo del Sistema, sempre più ammalato, bensì l’Industria che spaccia droghe.
L’Industria che crea malati e che vende malattie!

 

Dottor Walter Last*

Recentemente ho ascoltato un premiato e accreditato ricercatore affermare che gli steroidi e gli immuno-sopressori utilizzati nei trattamenti di patologie autoimmuni mostrano seri effetti collaterali e non sono molto efficaci. Ciò mi riporta alla mente la mia stessa esperienza in questo settore.
Inizialmente ho avuto solo risultati positivi. Artrite reumatoide, diabete di tipo-1, psoriasi, miastenia grave, sclerodermia, lupus eritematoso sistemico e altre patologie croniche degenerative e autoimmuni sparirono entro alcune settimane o qualche mese. Alla base dei miei successi l’aver prescritto a tutti una dieta purificante di cibo crudo fresco.
Ma più tardi ho incontrato pazienti che non facevano molti progressi. Gradualmente ho realizzato che i pazienti resistenti alla dieta erano pazienti comunemente affetti da candidosi sistemica dovuta a una moltitudine di otturazioni di amalgame di mercurio o a trattamenti odontoiatrici canalari e spesso erano sotto effetto di corticosteroidi specialmente di prednisone. Frequentemente avevano anche diversi motivi per non poter seguire una stretta e adeguata dieta purificante, come impegni di lavoro o erano sottopeso.
Ho tentato diverse soluzioni cliniche ma nessuna offriva gli stessi risultati della dieta purificante con cibo fresco e crudo come per i pazienti precedenti.

La natura delle patologie autoimmuni

La teoria medica prevalente riguardo le malattie autoimmuni è che il sistema immunitario ad un certo momento inizia ad attaccare le cellule e gli organi sani senza apparentemente alcuna valida ragione. Il risultato di questo attacco sono infiammazioni locali o estese che causano la maggior parte dei danni.
Di conseguenza, i trattamenti medici comuni sono atti a sopprimere tali infiammazioni e il sistema immunitario in generale. Comunemente, i corticosteroidi vengono prescritti in aggiunta a potenti farmaci anti-infiammatori

La medicina naturale ha un punto di vista differenti sulle patologie autoimmuni. Numerosi ricercatori hanno dimostrato che nelle patologie autoimmuni alcuni organi e tessuti vengono attaccati da microbi carenti di pareti cellulari, pleomorfi o mutevoli. La tipologia di microbi spazia da piccoli nanobatteri a micoplasmi attraversando varie forme batteriche tra cui funghi e grandi unità multi-cellulari.
Gli stessi microbi sono presenti anche nel cancro. Come analogia possiamo vedere i tumori come grandi unità multi-cellulari che nascono da forme fungine molto simili ai funghi che crescono in un sistema sotterraneo di radici. I tumori fungini sono relativamente innocui: ciò che invece causa maggior danno è il sistema invasivo di radici.

Uno dei primi ricercatori ad occuparsene fu il professore tedesco di microbiologia Guenther Enderlein, il quale descrisse nel 1925 le differenti fasi dei microbi che normalmente sono presenti nelle piccole unità proteiche colloidali.
In molte patologie degenerative, specialmente nel cancro e nelle malattie auto-immuni, tali unità proteiche si evolvono in cocchi e in altre forme batteriche superiori sfociando, infine, in funghi.

Prima di lui, nel diciannovesimo secolo, il professore francese Antoine Bechamp, medico batteriologo già descrisse microbi simili e li battezzò con il nome di microzimi. Indipendentemente, perlopiù senza conoscere ognuno i lavori degli altri, molti altri ricercatori incluso Royal Raymond Rife, Wilhelm Reich, Virginia Livingston-Wheeler, Alan Cantwell e Gaston Naessens, descrissero gli stessi fenomeni.
I microbiologi ortodossi sono consapevoli della presenza di tali microbi ma hanno un dogma che afferma che essi non possano cambiare forma. I seguaci di questa teoria si aspettano che microbi definiti siano associabili alla stessa patologia. Ciò piace molto alle aziende farmaceutiche…

Ma la forma degli organismi pleomorfi dipende molto dalla vitalità delle cellule affette. Più malsane sono le cellule, ghiandole e organi, più evoluti e aggressivi diventano questi organismi. Di conseguenza, i ricercatori constatano l’esistenza di differenti microbi presenti in differenti stadi degenerativi della patologia mentre i microbiologi ortodossi negano che suddetti microbi abbiano a che fare con essa.
Ad ogni modo, la Space Study Board delle Accademie Nazionali Statunitensi è ancora libera dalle case farmaceutiche e tratta argomenti riguardanti gli organismi pleoformi.
I microbi pleoformi sembrano attaccare in maniera predominante le cellule più deboli o gli organi o i tessuti  più stressati. Questa debolezza sembra essere causata da un accumulo di metalli pesanti e da accumulo di scarti cellulari, da deficienze nutrizionali, da debolezza genetica o da uno stress emotivo o da una combinazione di questi.
Ad esempio, una carenza di zinco rende la prostata vulnerabile, la carenza di iodio intacca la ghiandola tiroidea e la carenza di manganese intacca il timo. Sopperire a tali mancanze di nutrienti aiuta a superare attacchi a ghiandole e organi.

Prodotti di scarto cellulare

Al fine di superare le malattie autoimmuni è importante capire da dove provengono questi microbi pleoformi. Diversi tra i ricercatori sopra menzionati hanno trasposto alcune teorie sulla loro genesi.
Il corpo continua a riciclare le cellule ed i loro componenti. E’ stato stimato che 3 milioni di globuli rossi vengono riciclati ogni secondo. Le cellule contengono un gran numero di piccoli organismi e organelli cooperativi, principalmente mitocondri che producono energia, in aggiunta al DNA e all’RNA dei nuclei. Normalmente tutti questi vengono riciclati senza problemi.

Quindi se le cellule e gli organi sono malati e malsani, anche alcuni degli organelli, gli acidi nucleici e le proteine divengono anormali. Per questo non possono essere incorporati nelle normali cellule sane e quindi vengono accumulati e decomposti come residui cellulari o spurghi. Ma essi sono organismi molto piccoli che vogliono preservare la loro esistenza. Diversi ricercatori tra cui Wilhelm Reich scoprirono che la scintilla di vita in queste forme di vita basiche è indistruttibile. Anche se scaldate fino all’incandescenza esse si trasformano nuovamente in nuove forme per avere una ulteriore possibilità.
Sembra che i virus nascono dalle particelle di RNA circondate da pareti cellulari, mentre i micoplasmi derivano dai frammenti di DNA senza una parete cellulare definita. I nanobatteri probabilmente si sviluppano dai mitocondri danneggiati in quanto entrambi possiedono materiale genetico. Da queste forme primitive possono sorgerne di più complesse come batteri e funghi. Per tale ragione i microbi che causano gli attacchi autoimmuni si sviluppano principalmente all’interno degli spurghi cellulari depositati dentro a cellule e organi.

Una larga parte di questi scarti cellulari sono composti di acidi grassi polinsaturi ossidati e perossidati o polimerizzati e da una combinazione di questi con proteine degradate. Inclusi sono anche i metalli, come il mercurio, il ferro e l’alluminio.
Residui con grassi ossidati sono comunemente chiamati pigmenti anziani e più scientificamente lipofuscina.  Si ritiene che molta o buona parte di questi detriti provenga da mitocondri degradati e da pareti cellulari difettose. Nella pelle vecchia i lipofuscina possono essere visibili come macchie marroni dell’età.

Un altro prodotto di scarto è chiamato ceroide e si pensa sia collegato ad una deficienza di vitamina E, mentre gli amiloidi sono residui proteici che si accumulano principalmente nel cervello o nelle cellule nervose. L’Alzheimer, il morbo di Parkinson e la Sclerosi Amiotrofica laterale ne sono pieni. Nel morbo di Parkinson tali residui si accumulano principalmente nelle regioni produttrici di dopamina nel cervello. Fino al 70% del volume delle cellule nervose può essere formato da tali scarti dopodiché c’è la morte, sebbene perdano le loro normali funzioni molto tempo prima.

Pertanto questi scarti cellulari intaccano le funzioni cellulari e la salute generale del sistema, in vari modi: interferiscono con il percorso dei nutrienti dentro le cellule e negli scarti metabolici fuori dalle cellule, avvelenano la catena respiratoria dei mitocondri o il processo ossidativo della produzione energetica e causano un calo di energia, interferiscono con la capacità di trasmissione delle cellule nervose e con le normali funzioni delle cellule muscolari e procurano la materia principale da cui sorgono i microbi pleoformi che causano gli attacchi autoimmuni.
Alcune ricerche mediche hanno dimostrato che rimuovendo gli scarti proteici o le proteine danneggiate dalle cellule si mantengono gli organi giovani e sani. Ciò significa che per prevenire la formazione di organismi pleoformi e per evitare la formazione di malattie degenerative dobbiamo purificare le cellule rimuovendo  scarti e lipofuscina.

La connessione dentale

C’è inoltre un fattore importante che causa il deterioramento delle cellule e il relativo accumulo di residui. Parte è dovuto ad un sovraccarico di proteine danneggiate e grassi, come quelle che derivano da un sovrariscaldamento e da un riscaldamento con microonde, o da un’ossidazione causata da un calo di antiossidanti e problemi risultanti da un calo di enzimi digestivi. Ma c’è anche un’altra questione che riguarda i problemi metabolici risultanti dal mercurio e da altri metalli e sostanze tossiche.
Il mercurio generalmente è considerato il metallo più tossico a cui siamo più comunemente esposti ed è anche una causa di avvelenamento costante per la sua presenza all’interno delle nostre bocche. La DAMS (ovvero la Sindrome Dentale di Amalgama da Mercurio) è un gruppo di sostegno per i pazienti che fornisce una vasta documentazione sulla tossicità del mercurio e di supporto tramite test e trattamenti.

Per esempio la documentazione mostra che l’amalgama con mercurio è la causa dei fattori determinanti di 30 condizioni croniche di salute, incluse tutte le malattie autoimmuni e mostra 60,000 casi clinici di guarigione o miglioramento dopo aver sostituito l’amalgama.
Un altro documento conferma che buona parte delle condizioni autoimmuni come la Sclerosi Multipla e la Tiroidite sono primariamente causate dal mercurio dell’amalgama dentale e la sostituzione di questa porta numerosi benefici.

Il mercurio e altri metalli tossici causano danno in due modi: interferendo direttamente con i processi metabolici e formando composti metal-proteici che il sistema immunitario riconosce come invasore estraneo e al quale reagisce con una forte opposizione immunitaria. L’organo nel quale si accumulano principalmente questi complessi metal-proteici è il primo soggetto al così chiamato attacco autoimmune.
E’ molto importante che l’amalgama venga rimossa secondo gli standard sviluppati dai dentisti olistici. L’estrazione dei denti è il metodo migliore. In uno studio condotto in Germania si attesta che l’estrazione dei denti ha portato uno stato di guarigione pari all’85% a confronto del 16% ottenuto dalla convenzionale sostituzione dell’otturazione.

Anche altri metalli odontoiatrici possono causare allergie e problemi immunitari, nei quali, molte volte, è  implicato il nichel proveniente da acciaio chirurgico. Durante la sostituzione dell’amalgama si raccomanda di prendere chelanti metallici, come grandi dosi di vitamina C (come ascorbato di sodio o acido ascorbico neutralizzato), zeoliti e composti sulfurei, specialmente N-Acetil-Cisteina e acido alfa-lipoico, ma anche aglio, cipolla e la famiglia delle Brassicacee (cavoli, rape, ecc.).
I dentisti e il governo degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell’Australia sono soliti aggiungere il fluoro nell’acqua pubblica, causando una serie innumerevole di problemi alla salute. I filtri convenzionali non eliminano il fluoro. Ciò può essere fatto solo con la distillazione, la depurazione a osmosi inversa o usando acqua alcalina degli ionizzatori.
Altri maggiori problemi delle otturazioni o riempimenti canalari sono le tasche di infezione mascellari, detti anche cavitazione, che spesso rimangono dopo le convenzionali estrazioni dentali. Le cure canalari spesso generano una continua corrente di batteri altamente patogeni, in aggiunta creano interferenze nel percorso dei meridiani dell’agopuntura che tendono ad affliggere specifiche parti del corpo. Per una sicura guarigione è necessario rimuovere tali sostanze odontoiatriche seguendo una adeguata terapia antimicrobica.

Terapia antimicrobica

Nei decenni recenti la prevalenza di candidosi e di infezioni funginee sistemiche hanno raggiunto livelli epidemici.
Quanto routinariamente inizio a chiedere ai pazienti di effettuare semplici test di rilevamento dei funghi, molti di essi rimangono terrificati dai risultati fortemente positivi. Non è da sorprendersi che buona parte degli individui prenda antibiotici o farmaci simili senza alcuna protezione contro i funghi. Mentre la medicina convenzionale ritiene che questo sia un problema di minore importanza, io invece non ho alcun dubbio che si tratti di una delle cause maggiori di patologie nella nostra società.
Questa tipologia di farmaci tendono a sopprimere i lattobacilli intestinali  a favore dei funghi. La risultante sovracrescita dei funghi danneggia le pareti intestinali creano l’entrata nel sangue di proteine in digerite o digerite parzialmente.
Quello che ne può risultare è una forte reazione infiammatoria di tipo allergico. Le persone con il lupus (L.E.) sono particolarmente soggetto a forti allergie.
Di conseguenza la dieta con cibo grezzo crudo combinata ad una sanificazione dentale non sono sufficienti a contrastare le patologie autoimmuni se è pure presente un problema sistemico di funghi o micosi.

I pazienti devono prima sanificare l’intestino ripristinando la dominanza dei lattobacilli, devono eliminare cibi che causano reazioni allergiche e purificare il sangue e le mucose dalla micosi. Ciò può essere fatto con un severo programma antimicrobico che elimina o riduce considerevolmente non solo i funghi ma anche i batteri patogeni, i virus, i parassiti e gli organismi pleoformi.
Sanificare il tratto gastrointestinale significa eliminare batteri dannosi e funghi con una dose adeguata di microbicidi e, prima di ingerire qualunque carboidrato utilizzare una alta dose di probiotici, preferibilmente di fermenti costituiti da lattobacilli naturali.
I trattamenti antimicrobici richiedono dei percorsi terapeutici da protrarsi per alcune settimane.

Il trattamento che preferisco è lo psillio con bicarbonato di sodio in aggiunta iodio come per esempio la soluzione di lugol o iodoral per almeno 3 settimane seguito da un periodo di MMS. Se l’MMS non è disponibile o causa effetti collaterali, anche alte dosi di assenzio (artemisia) o di Pau D’Arco o foglia di olivo possono essere utilizzate in aggiunta ad altri rimedi antimicrobici.
Inoltre il sistema immunitario può necessitare di essere migliorato attraverso particolari nutrienti, specialmente con il selenio, zinco, magnesio, iodio, vitamina D (sole) e in alcuni casi con colostro.
Prima di iniziare con il programma terapeutico suggerisco di fare un semplice test di Saliva come segue. Immediatamente dopo essersi alzati, prima di mangiare o bere qualunque cosa, riempite un bicchiere di acqua a temperatura ambiente. Sputate della saliva dentro al bicchiere d’acqua. Poi verificate di volta in volta fino ad un’ora per vedere cosa accade con la saliva sputata. Se sono presenti funghi noterete tre cose o una combinazione di esse:

1) Filamenti come “gambe” che penetrano attraverso l’acqua verso il fondo del bicchiere partendo dalla saliva che galleggia in superficie;
2) Saliva torbida che si accumula sul fondo del bicchiere;
3) Una parte torbida della saliva rimane sospesa nell’acqua.

Più velocemente i filamenti crescono e prima la saliva affonda nell’acqua maggiore sarà la presenza di candida. Se non vi sono filamenti e la saliva nuota sulla superficie dopo un’ora probabilmente non avete una micosi sistemica ma non si esclude dei problemi localizzati all’intestino o alla vagina o una disbiosi.
Ad ogni modo, a prescindere dal risultato, il primo passo per superare le malattie autoimmuni deve essere la sanificazione intestinale e un programma antimicrobico sistematico.

Problemi con farmaci antinfiammatori

Le infiammazioni causano molto sconforto in concomitanza di malattie autoimmuni e il prednisone è il farmaco d’elezione perché un potente antiinfiammatorio. Il problema è che il sistema immunitario lavora producendo infiammazioni! Questi farmaci spengono sì le infiammazioni ma sopprimono il sistema immunitario impedendo così di guarire. Per non parlare degli effetti collaterali, tali droghe mantengono i pazienti costantemente malati e in graduale fase di deterioramento.
La terapia naturale è preposta ad attivare il sistema immunitario per prevenire qualunque attacco all’organismo. Il sistema immunitario lavora producendo “infiammazioni benefiche” che si espandono nell’area. Ciò permette alle cellule immuni di muoversi facilmente entro “il campo di battaglia” e di eliminare e rimuovere gli invasori cosicché le cellule malate possano essere sostituite da cellule sane.

Pertanto il prednisone e tutti gli altri farmaci cortisonici immuno-soppressori, agiscono direttamente contro gli sforzi delle terapie naturali di sostegno al sistema immunitario, impedendo di compiere il loro dovere.
Il prezzo da pagare per guarire l’organismo è indurre un momentaneo aumento delle infiammazioni.
Esiste però un modo per evitare tutto ciò.
Comunemente il dolore e le infiammazioni spariscono dopo tre giorni di purificazione con cibo crudo.
Tale purificazione è anche efficace perché oltre a rimuovere i residui cellulari provoca un’iperattività del sistema immunitario.

Grazie poi a terapie antimicrobiche e alla sanificazione dentale è possibile ridurre gradualmente i farmaci antinfiammatori. Dopo il terzo giorno di purificazione è possibile gradualmente ridurre il numero di farmaci, fino ad eliminarli completamente dopo tre settimane.
Inoltre, più l’organismo è in acidosi e maggiori saranno i dolori e le infiammazioni. E’ per tanto necessario alcalinizzare l’organismo con la spirulina, succhi o polvere di erbe di cereali (grano, orzo, ecc.) o vegetali a foglia verde o attraverso una soluzione ionizzata di acqua alcalina.

Potrete inoltre neutralizzare gli acidi con dolomite, bicarbonato di magnesio o prendendo il bicarbonato di sodio singolarmente o lo psillio in acqua. Temporaneamente è possibile assumere mezzo cucchiaio da tè di bicarbonato di sodio sciolto in un bicchiere di acqua fino a 7 volte al giorno a stomaco vuoto, circa 2 o 3 ore prima dei pasti.
Come regola generale, se c’è dolore, questo serve ad alcalinizzare l’organismo.
E’ raccomandabile protrarre la dieta purificante o semi-purificante fino a ché i farmaci, specialmente il prednisone, saranno completamente eliminati. Se ciò non fosse possibile è suggeribile ripetere la dieta ad intervalli regolari di tempo. In casi gravi il processo di guarigione, inclusa la sanificazione dentale, può richiedere alcuni anni.

La purificazione tramite cibo crudo

Gli effetti benefici del cibo crudo sono supportati dalle ricerche tradizionali. Ad esempio il Dr. Israel Brekhman dimostrò che la prospettiva di vita di animali nutriti con cibo crudo è di 2-3 volte superiore agli stessi nutriti con cibi cotti.
Un altro problema del cibo cotto è che causa leucocitosi digestiva. Ciò significa che avviene un aumento del numero dei globuli bianchi dopo aver ingerito cibo cotto ma non dopo aver ingerito cibo crudo. L’aumento dei leucociti causa una reazione da parte del sistema immunitario che diviene iperattivo mentre con il cibo crudo permane forte ma rilassato.

Il Dr. Edward Howell fu un pioniere nel dimostrare l’importanza degli enzimi presenti nel cibo crudo per la longevità della vita, per la salute del sistema immunitario e nel prevenire e curare patologie autoimmuni e altre degenerative.
Studi sulla limitazione delle calorie sull’espressione genetica degli animali mostrano che una crescita del  400%  nell’attivazione dei geni anti-invecchiamento con una limitazione del 40% di calorie. Molti di questi effetti benefici avvengono solo alcune settimane dopo aver iniziato una dieta povera di calorie e buona parte dei processi degenerativi legati all’invecchiamento risultano addirittura invertiti. Ciò conduce ad una diminuzione di infiammazioni e stress mentre il fegato riacquista l’abilità di disintossicarsi da farmaci e da altre sostanze chimiche assimilate.

Tale ricerca conferma il ruolo centrale della purificazione con cibo crudo per guarire le malattie autoimmuni e degenerative. Lo scopo immediato di questa purificazione è rimuovere gli scarti proteici, i grassi danneggiati e i metalli pesanti dalle cellule. Pertanto la dieta dovrà essere ridotta in proteine e grassi per permettere agli enzimi solitamente dediti alla digestione di grassi e proteine, di essere utilizzati per la rimozione delle scorie cellulari. E’ molto d’aiuto in questi casi utilizzare integratori di enzimi o cibi ricchi di enzimi come la papaya.
Ciò significa che la dieta purificante consiste principalmente in carboidrati e deve essere povera di calorie in modo che nulla possa essere convertito in grasso. Pertanto invece che pasti completi è suggeribile effettuare piccoli pasti più frequenti ogni qualvolta si avverta fame. L’esperienza mostra che il cibo purificante deve essere altamente energico pertanto fresco, crudo e preferibilmente biologico. Da notare, inoltre, che buona parte dell’energia proviene dalla fase liquida, dai succhi e non da nutrienti solidi.

Individui con patologie autoimmuni spesso hanno un sistema digestivo debole. Ciò significa che il cibo deve essere facilmente digeribile, come frutta fresca, succhi di verdura fresca, una combinazione di verdure in foglia, germogli e cibo adeguatamente fermentato.
Non è semplice adeguarsi a tale tipologia di dieta, molti individui necessitano di aiuto e supporto da parenti e amici. E’ preferibile iniziare la purificazione nelle stagioni calde quando c’è cibo fresco maggiormente disponibile. La cosa migliore è acquistare una buona macchina per fare centrifughe. Normalmente tale dieta purificatrice va protratta per 3 settimane ma è possibile iniziare con periodi di 2 fino a 7 giorni.

Il livello energetico inizialmente alla dieta può sembrare basso e si avrà spesso l’esigenza di riposare, possibilmente all’aria aperta, in giardino o in veranda. Solitamente il secondo giorno è il peggiore, dopo di questo si noterà un progressivo aumento della vitalità. E’ possibile percepire senso di nausea o cefalea e sentirsi deboli agli primi stadi della dieta. Se preferibile, è possibile ridurre questi effetti ingerendo una piccola dose di cibo cotto senza però interrompere la dieta.
Mantenete l’intestino attivo e pulito per ridurre i malesseri e le cefalee. E’ importante constatare un discreto movimento intestinale giornaliero. Se ciò non accade inserire nella dieta più bicchieri di acqua con aggiunta di psillio o di altri lassativi naturali oppure farsi qualche clistere.

ATTENZIONE: La perdita di peso durante la purificazione può indurre un rilascio di pesticidi e residui chimici da parte dei grassi immagazzinati ed in fase di eliminazione. Ciò può causare un malessere generale: se vi sentite male ritornate ad una normale dieta e tentate la purificazione in un secondo momento.
E’ inoltre possibile che si acutizzino sintomi legati a patologie precedenti o a problemi di salute esistenti e che ciò causi uno stress temporaneo all’organismo. In questo caso ingerite un po’ di cibo cotto per riequilibrare la situazione.

Cibi purificanti

Probabilmente il più efficace cibo purificante è il succo di erba di grano inizialmente introdotto da Ann Wigmore e disponibili presso diversi Hippocrates Health Centers. Si può estrarre succo dal grano, dall’orzo o dalla segale o da qualsiasi erba soffice. Un bicchiere di succo di erba di grano sorseggiato durante il giorno è eccellente. La clorofilla sembra avere tra i più grandi poteri di guarigione e di purificazione.
Anche succhi di altri vegetali a foglia sono altrettanto efficaci, combinati con una adeguata quantità di succhi estratti da vegetali dolci come la barbabietola e la carota.
Aggiungere al bicchiere di succo anche un cucchiaio da tè di lecitina granulare o di olio di semi di lino spremuto a freddo per migliorare l’assorbimento del carotene e per espellere i calcoli dal fegato. In tutto utilizzate 6 cucchiai da tè di olio di semi di lino all’interno di succhi o nelle insalate. Conservare l’olio proteggendolo dall’ossidazione spremendo capsule di vitamina E all’interno delle bottiglie dopo aperte.

Gli acidi grassi nell’olio di semi di lino in combinazione con gli amminoacidi solforati aiutano a porre rimedio all’azione ossidante nei mitocondri. Pertanto è molto importante utilizzare cibo ricco di zolfo per questo scopo che per la disintossicazione dai metalli pesanti.
Utilizzate cibo fermentato ogni giorno, il mio preferito è a base di polline. Aggiungere alcuni cucchiai da tè di polline e alghe in polvere come la spirulina, clorella o erba di grano dentro ad  un litro di acqua da bere come combinazione di base. Tenete questo mix al caldo per alcune ore e utilizzatelo quando inizia a schiumare e ad avere un sapore acido. Refrigeratene una metà da riutilizzare per la combinazione successiva.
Essendo il sapore piuttosto acido utilizzate sufficiente polvere di dolomite, bicarbonato di sodio per renderne il sapore accettabile. Durante la purificazione bevete sempre un bicchiere abbondante di acqua priva di cloro e/o fluoro con psillio e bicarbonato per facilitare l’attività intestinale.

Potete mescolare ulteriori quantità di spirulina, erba di grano, erba di orzo in polvere e semi di lino freschi all’interno di succhi o di composti fermentati. In altri momenti, durante il giorno, mangiate frutta fresca cruda in piccole quantità ad intervalli, in momenti ben distanziati l’uno dall’altro, e di insalata con germogli. Se non potete masticare i germogli macinateli. Se avete l’esigenza di cibo caldo durante la sera, potete provare la zuppa di cipolle o, occasionalmente, quella di patate.

Previsioni e conclusione

Nessuno può garantire che questo programma di disintossicazione possa avere successo in tutti i casi, in particolar modo in presenza di patologie autoimmuni esistenti da lungo tempo. Ma anche in questi casi è sempre preferibile operare con il fine di avere qualche miglioramento piuttosto che proseguire in un progressivo deterioramento.
Più sforzi farete e più i risultati saranno evidenti. In aggiunta alla questione dell’amalgama dentale precedentemente menzionata, qui sotto elenco una serie ulteriori di terapie autoimmuni.
Dr. Johanna Budwig (biochimica) ideò una serie di terapie adatte non solo al cancro ma anche alle malattie autoimmuni basato nel riparare il metabolismo dell’energia ossidante nei mitocondri usando fiocchi di latte fermentati in aggiunta all’olio di semi di lino e al cibo crudo.
Il Dr. Carey Reams (biofisico) attestò di aver curato diversi diabetici di entrambi i tipi con una terapia di 3 settimane a base di succo di limone e la stessa la utilizzò per curare patologie cardiovascolari e come prevenzione per gli infarti.  Egli dedicò anche molta attenzione al tema dell’eliminazione delle scorie cellulari che verificava misurando la presenza di albumina nelle urine.

Negli anni  e il Dr. Emanuel Josephson sviluppò una terapia a base di manganese per la miastenia grave. Tra tutti egli descrisse un caso in un uomo anziano che dapprima manifestò i sintomi del lupus eritematoso e dopo alcuni anni sfociò nel morbo di Parkinson. La miastenia grave apparse molto dopo. Una terapia nutrizionale che includeva il manganese aiutò a ridurre i sintomi di tutte e 3 le patologie.
Gerald Green nel Regno Unito offriva cure erboristiche per malattie autoimmuni basate principalmente in estratti di assenzio e altri estratti di piante antinfiammatorie per sradicare gli effetti devastanti  della Candidosi sistemica. Tale terapia era anche basata su una dieta povera di zuccheri e povera di lieviti.
In aggiunta a terapie specifiche è importante condurre con successo una vita sana riducendo influenze dannose di:

- Acqua ricca di cloro e fluoro
- Cibo lavorato con l’aggiunta di additivi chimici
-Friggere o scaldare nel microonde all’interno di contenitori di alluminio
-Esposizione dannosa alle microonde degli apparecchi telefonici
-Stazioni che trasmettono microonde all’interno delle abitazioni come telefoni cordless o apparecchi wifi/modem per internet
-Inquinamento elettromagnetico specialmente nelle camere da letto
-Luce Fluorescente
- Sostanze stupefacenti a scopo medico e non
-Emozioni e pensieri negativi

Spesso le malattie autoimmuni e altre patologie degenerative sono scomparse ingerendo i nutrienti di cui l’organismo era scarso o eliminando cibi infiammatori che causavano intolleranze, funghi (candida), amalgame dentali e otturazioni canalari o utilizzando la purificazione con cibo crudo.
Per ottenere risultati consistenti e considerevoli risultati benefici alla salute raccomando di utilizzare tutti questi metodi, preferibilmente in una sequenza che parte dalla sanificazione intestinale e dalla terapia antimicrobica e termina con una purificazione di 3 settimane attraverso una dieta efficace.

*Walter Last, biochimico, ricercatore, nutrizionista e naturopata australiano.

Traduzione per www.disinformazione.it a cura di Lorenza Veronese

NOTE DI CODA

(1)      Dr Carola Vinuesa, Senior Research Fellow, The John Curtin School of Medical Research, Australian National University Canberra ACT, reported in the ABC Radio National Science Show 18/10/08 http://www.abc.net.au/rn/scienceshow/stories/2008/2390468.htm

(2)      Cantwell, Alan: The Cancer Microbe. Aries Rising, Los Angeles 1990. Also see Cantwell, A: Do Tuberculosis-Type Bacteria Cause AIDS? NEXUS 2008; 15(5); and http://ariesrisingpress.com/ for more articles by Dr Alan Cantwell

(3)      Bird, Christopher: Pasteur or Bechamp? Pleomorphic Organisms. http://www.herbdatanz.com/pasteur_or_bechamp-pleomorphic_organisms-1.htm, also NEXUS 1992; 2(7)

(4)      http://www7.nationalacademies.org/ssb/nanopanel2kajander.html

(5)      Reich, Wilhelm: The Cancer Biopathy. Farrar, Straus, Giroux, NY, 1973

(6)      Scott, Donald W: Avian Flu or Mycoplasma Pandemic? NEXUS 2006; 13(1)

(7)      Pearson, Durk and Sandy Shaw: Life Extension, (Part 2, Chapter 8). Warner Books, NY 1982

(8)      http://en.wikipedia.org/wiki/Lipofuscin

(9)      Scienceblog.com 11-08-2008: Researchers correct decline in organ function associated with old age.http://www.scienceblog.com/cms/researchers-correct-decline-organ-function-associated-old-age-17120.html

(10)   DAMS Fact Sheets on Mercury Exposure from Amalgam and Adverse Health Effects. www.flcv.com/indexd.html  and www.flcv.com/indexa.html

(11)   http://www.flcv.com/damspr3.html

(12)   http://www.flcv.com/damspr12.html

(13)    Windham, Bernard: Mercury from Amalgam Fillings is a Common Cause of MS, ALS, PD, SLE, RA, MCS,AD, etc. http://www.flcv.com/ms.htm

(14)   http://www.flcv.com/fluoride.html

(15)   Meinig, G.E: Root Canal Cover-Up. Bion Publ. 1993, www.ppnf.org/catalog/ppnf/Articles/Rootcanal.htm, and http://www.flcv.com/damspr11.html

(16)   Last, Walter: Dental Problems. http://www.health-science-spirit.com/dental.html

(17)   Last, Walter: Candida and the Antibiotic Syndrome. http://www.health-science-spirit.com/candida.html

(18)   Last, Walter: Are Most Diseases Caused by the Medical System? http://www.health-science-spirit.com/medicaldisease.html

(19)   Last, Walter: Lupus Erythematosus. http://www.health-science-spirit.com/lupus.html

(20)   Last, Walter: The Ultimate Cleanse. http://www.health-science-spirit.com/ultimatecleanse.html

(21)   Susan Schenck: The Live Food Factor. 1st Impression Publishing, 2006; contains a summary of over 50 published scientific studies proving the advantages of a raw diet.   http://www.rawguru.com/store/raw-food/live_food_factor_susan_schenck.html

(22)   Kouchakoff, Paul: The Influence of Food Cooking on the Blood Formula of Man. Proceedings: First International Congress of Microbiology, Paris 1930. Dr Kouchakoff worked at the Institute of Clinical Chemistry in Lausanne when he discovered this phenomenon in the late 1920’s. http://www.seleneriverpress.com/media/pdf_docs/37_INFLUENCEOFCOOKING.pdf

(23)   Howell, Edward: Enzyme Nutrition. Avery, 1985. http://www.squidoo.com/enzyme-nutrition

(24)   Reversing Aging Rapidly With Short-Term Calorie Restriction. Interview with Dr. Stephen R. Spindler, professor of biochemistry at the University of California, LE Magazine December 2001, http://www.lef.org/magazine/mag2001/dec2001_cover_spindler_01.html

(25)   See Ann Wigmore Natural Health Institute at http://www.annwigmore.org/ and Dr. Ann Wigmore Raw Living Food Diet Program Directory at http://www.annwigmore.com/
(26)   For more information on diets, recipes and cleansing see the first two chapters of my free web-book Healing Foods at http://www.health-science-spirit.com/contents.html

(27)   www.healingcancernaturally.com/budwig_protocol.html. Here you also find details of the 3 Budwig books that have been translated into English

(28)   Interview with Dr Reams, see http://www.brixman.com/REAMS/hypoglycemia.htm

(29)   Josephson’s book is still in print by A-albionic Research under the title: Thymus, Manganese and Myasthenia Gravis, see www.msen.com or www.addall.com. However, it is written as a scientific monograph and difficult for most readers to understand. Amazingly, there is no indication that this method has been tested in a clinical trial, despite Josephson having presented it before the American Association for Advancement of Science at the Harvard School of Public Health in 1946.

(30)   Green, Gerald: Breaking Trough the Untouchable Diseases. Sagax Publishing, Monmouth, UK, 2008, also see http://www.autoimmune-herbalist-geraldgreen.co.uk


Marcello Pamio

Ce ne siamo già occupati altre volte in passato: gli errori medici sono la terza cause di morte nel mondo Occidentale, dopo le malattie cardiovascolari e il cancro.
Quello che esce da un recente studio pubblicato dal British Medical Journal ha però dell’incredibile: l’errore medico non è incluso nei certificati medici e nelle statistiche riguardanti le cause di morte! Questo significa una sola cosa: i numeri delle morti che noi tutti conosciamo sono sottostimati. Quindi le cause iatrogene potrebbero risalire il podio diventando la seconda o addirittura la prima causa di morte al mondo.
Ovviamente i media tacciono. Argomento tabù, gli sponsor sono sacri. Farmaci killer spietati? Assolutamente no, le droghe non si toccano, gli interessi economici sotterrano le morti che passano in secondo piano. Esattamente come i morti civili nelle guerre: danni collaterali.
Oggi la realtà è la seguente: probabilmente i farmaci uccidono più delle guerre.
A fare un po’ di luce due ricercatori Martin Makary Michael Daniel che hanno cercato di stimare il contributo dell’errore medico sul tasso di mortalità americano.
La loro ricerca è stata pubblicata il 3 maggio scorso dal prestigiosa e accreditata rivista britannica (British Medical Journal, 3 maggio 2016; 353).

La lista annuale delle cause più comuni di morte negli Stati Uniti è stilata dal CDC, il Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie.
Tale lista utilizza i certificati di morte compilati da medici, agenzie funebri e medici legali.
Uno dei maggiori limiti del certificato di morte è che esso fa affidamento al codice ICD di assegnazione internazionale della Classificazione delle Patologie che causano la morte.
Ciò che ne risulta è che le cause di morte non associate ad un codice ICD, come ad esempio fattori legati a errori dell’uomo o del sistema, non vengono menzionati!
I due ricercatori hanno analizzato la letteratura scientifica sugli errori medici per identificare il loro contributo nella mortalità negli USA in relazione alle cause elencate dal CDC.

Morte da attenzioni mediche
L’errore medico è stato definito un atto inconsapevole o un processo che non raggiunge il risultato aspettato (errore di esecuzione), o l’utilizzo di un piano di azione errato per raggiungere uno scopo (errore di pianificazione) o una deviazione del processo di cure che può o meno causare danno al paziente.
Il danno al paziente può provenire da un errore medico a livello individuale o di sistema.
Ci focalizziamo su eventi letali evitabili per sottolineare il range dei potenziali miglioramenti da mettere in atto.
Il ruolo dell’errore può essere complesso.

Mentre molti errori sono non-consequenziali (non portano cioè a conseguenze gravi per la salute), in altri casi un solo errore può determinare la morte in qualcuno con un’aspettativa di vita lunga o può accelerarne la fine.
Il seguente caso dimostra come un errore possa contribuire alla morte di una persona.

Caso: ruolo svolto dall’errore medico nella morte di una paziente
Una giovane donna guarì dopo aver subito un intervento di trapianto andato a buon fine. Successivamente, venne ricoverata nuovamente per alcuni disturbi non specificati che vennero studiati sottoponendola ad un iter di esami intensivi, alcuni dei quali non necessari, inclusa una pericardiocentesi. Giorni dopo, in seguito ai suddetti esami, dovette tornare in ospedale per un’emorragia intra-addominale e un arresto cardiopolmonare. L’autopsia rivelò che l’ago inserito durante la pericardiocentesi aveva escoriato il fegato causando un pseudoaneurisma che sfociò in una rottura dello stesso e nella conseguente morte della donna.
Il certificato di morte riportò che la causa del decesso era da ricondursi ad una patologia cardiovascolare della paziente.

Quanto è grande il problema?
Negli Stati Uniti la più comune fonte che riporta stime di decessi annuali causati da errori medici è un report datato 1999 molto limitato e obsoleto dell’Istituto di Medicina (IOM).
Tale report descrive una media di 44.000 – 98.000 decessi annuali.
La conclusione non si basava su una ricerca primaria condotta dall’istituto stesso ma su uno studio di pratica medica condotto ad Harvard nel 1984 e su uno studio del 1992 condotto in Utah e in Colorado.
Già nel 1993, Leape, un investigatore che si occupava dello studio di Harvard pubblicò un articolo secondo il quale le stime riportate in tale studio erano troppo basse, sostenendo che il 78% anziché il 51% delle 180.000 morti iatrogene effettivamente riscontrate erano evitabili (alcuni sostengono che tutte le morti iatrogene siano evitabili).
Questa incidenza più elevata è stata conseguentemente supportata da studi che affermano che il report IOM del 1999 ha sottostimato l’entità del problema.

Un altro report del 2004 riguardante i decessi di pazienti ricoverati associati all’Agenzia per la Qualità nella Sanità e per la Verifica della Sicurezza del Paziente riferita alla popolazione con assistenza sanitaria, stimò che 575.000 decessi sono stati causati da errori medici tra il 2000 e il 2002 che sono circa 195.000 morti all’anno (tavola 1).
Allo stesso modo il Ministero della Salute degli Stati Uniti esaminando gli archivi dei ricoverati nel 2009 riportò che 180.000 decessi tra coloro aventi assicurazione sanitaria erano dovuti a errori medici. 12
Utilizzando metodi simili, le pubblicazioni mediche di D.C. Classen descrivono una media di 1,13%. 13
Se questa media venisse applicata a tutte le ammissioni registrate negli ospedali statunitensi nel 2013 15  il numero delle morti diventerebbe più di 400.000 all’anno, e cioè 4 volte maggiore alle morti stimate dal IOM.

Similarmente, pubblicazioni di C.P. Landrigan (Classes e Landrigan hanno cooperato a pubblicazioni riguardanti la Sicurezza del Paziente) hanno riportato che lo 0,6% delle ammissioni ospedaliere in un gruppo di ospedali della Carolina del Nord nell’arco di 6 anni (2002-2007) sono risultate letali a causa di eventi avversi ed è stato stimato che il 63% fosse causato da errori medici. 14
Riportati ad una media nazionale questi dati si traducono in 134.581 morti annuali di pazienti a causa di una scarsa cura del paziente.
Da notare che nessuno di questi studi menziona le morti di pazienti curati esternamente, ovvero quelle risultanti da errori su pazienti curati a casa o assistiti nelle loro case oppure di pazienti curati in ambulatori esterni o cliniche private.

Una rivista specializzata redatta da James stimò gli inconvenienti in campo medico utilizzando una analisi ponderata e descrisse un range pari a 210.000 – 400.000 di morti annuali associate ad errori medici tra i pazienti ricoverati negli ospedali. 16
Noi abbiamo calcolato una media di decessi causati da errori medici di 251.454 per anno, utilizzando gli studi sviluppati sul report dell’IOM del 1999, valutando anche le ammissioni ospedaliere registrate nel 2013 negli Stati Uniti.
Crediamo che anche la nostra ricerca non sia del tutto realistica e sia molto riduttiva, in quanto si basa per lo più su documenti o ricerche che comunque riguardano esclusivamente i decessi di pazienti in ospedale.
Nonostante le nostre supposizioni fatte estrapolando dati di studi effettuati sul più ampio range di popolazione statunitense possibile, emerge sempre di più la quasi totale assenza di dati nazionali evidenti e la conseguente necessità di una sistematica analisi di questo problema.
Confrontando le nostre stime con quelle del Centro Clinico di Controllo e Prevenzione (CDC) nazionale se ne deduce che gli errori medici sono la terza causa più comune di decessi negli Stati Uniti. (fig 1).2

Cause di decessi negli Stati Uniti, anno 2013
Basandoci sulle nostre stime gli errori medici sono la 3° causa di morte negli Stati Uniti

Elenco delle principali cause di morte nel 2013:

-        Malattie cardiache: 611.000

-        Cancro:                  585.000

-        Errori medici:          251.000 (tra gli errori medici non sono registrate le morti al di fuori degli ospedali).

-        Suicidi:                   41.000

-        Incidenti:               34.000

-        Armi da fuoco:        34.000

Le priorità della Salute
Abbiamo stimato che gli errori medici siano la 3a causa di decessi negli Stati Uniti e pertanto ciò richiede la dovuta attenzione. Gli errori medici che conducono alla morte del paziente sono sottostimati e poco conosciuti anche in molti altri paesi, incluso il Regno Unito e il Canada. 20 21
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) 117 nazioni codificano i decessi utilizzando la classifica standard ICD (che esclude l’errore umano) come metodo primario di valutazione. 22
Il metodo ICD ha una ridotta capacità di individuare l’errore umano. Al massimo ci sono alcuni codici che includono un qualche aspetto legato al ruolo di eventuali errori che possano aver influenzato l’evoluzione della patologia, come ad esempio la codifica legata a patologie anti-coagulanti possibilmente sviluppatesi come effetto collaterale di un’overdose di farmaci.
Quando un errore medico sfocia nella morte del paziente, sia l’aspetto psicologico della morte che i problemi legati alla somministrazione della cura dovrebbero essere analizzati.
La questione degli errori medici non deve essere svincolata dall’approccio scientifico. Una più appropriata analisi tecnica del ruolo dell’errore medico nella morte del paziente potrebbe aumentare la consapevolezza e guidare alla collaborazione tra diverse realtà nonché ad un maggiore investimento su Ricerca e Prevenzione.

Contributi e Fonti:  Martin Makary è lo sviluppatore della checklist post operatoria, precursore della checklist chirurgica istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Makary è un chirurgo oncologo al John Hopkins Hospital e autore di “Unaccountable”, libro che tratta la trasparenza di informazioni nella sanità.
Micheal Daniel è un allievo specializzato nella Ricerca per la Sicurezza del Paziente al John Hopkins ed è particolarmente coinvolto nella Ricerca e Analisi dei Servizi Sanitari.
Questo articolo è nato da una discussione tra loro riguardante la scarsità di fondi a disposizione per supportare un servizio di qualità e di sicurezza relativo alle “altre” cause di morte (ovvero l’errore medico).

Male anatomy of human organs in x-ray view

Marcello Pamio

Il fegato è l’organo più grosso del corpo umano e ha svariate funzioni una più importante dell’altra, ma se dovessimo sintetizzare il suo ruolo principale dovremo restringere il campo all’assimilazione, alla depurazione e all’immagazzinamento dell’energia.
Tutto quello che viene assorbito dall’intestino tenue passa nel fegato dove subisce l’ultima trasformazione prima di entrare nella circolazione sanguigna, cioè prima di entrare nella nostra sfera più intima (il sangue appunto), prima di diventare “noi stessi”. E’ quindi l’organo di passaggio che umanizza il cibo trasformando il mondo esterno, con le sue forze e le sue forme, in noi stessi.
Prima di arrivare al fegato la sostanza non è ancora “nostra”, ma lo diventerà dopo tale passaggio.

Il fegato, oltre a trasformare il cibo in “io”, neutralizza tutto quello che è indesiderabile per poi eliminarlo (detossificazione) tramite la bile. Dall’altra parte, quello che non viene usato nell’immediato viene immagazzinato per un uso futuro, come riserva di energia.
Oltre a tutto questo il fegato neutralizza sia le tossine di origine esterna, cioè quelle provenienti dagli alimenti, sia quelle di origine interna, cioè quelle provenienti dal corpo stesso (catabolismo).
Infine il fegato produce numerosi enzimi, sali e globuline (anticorpi) oltreché ormoni.

E’ responsabile della “consistenza” del sangue, della sua composizione e anche del suo colore.
Il suo ruolo si materializza nel ricevimento di una duplice alimentazione sanguigna: una proveniente dalla vena epatica che lo nutre di ossigeno e l’altra dalla vena porta che convoglia in esso le sostanze che escono dall’intestino tenue.

Dal punto di vista fisico il fegato è un organo del ricambio (come reni, intestino...) ma la sua caratteristica particolare è di essere totalmente permeato di liquido quindi di forze vitali o eteriche. Ed è proprio per questo motivo che il fegato è l’organo per eccellenza del rapporto diretto con il corpo eterico, e pertanto la sua salute dipende dalla salute del corpo eterico stesso.
Essendo completamente intriso nel liquido ha la possibilità unica nel suo genere di rigenerarsi: un pezzetto di fegato è in grado infatti di ricrescere e questo è dovuto alle pure forze vitali, le quali hanno una intrinseca capacità rigenerativa.

Questa potenzialità rigenerativa deve però essere tenuta nel corretto equilibrio, altrimenti potrebbe sfociare in un processo tumorale. Le forze astrali nel fegato evitano che s’ingrossi o diminuisca eccessivamente. E’ bene sapere che le forze eteriche hanno sempre la tendenza a crescere verso l’esterno e la loro crescita è tenuta sotto controllo dalle forze astrali.
L’azione dell’Io la troviamo come sempre nel calore. Il fegato deve essere sempre mantenuto al caldo.
Se la zona epatica dovesse raffreddarsi per un qualsiasi motivo l’organo potrebbe indurirsi, e se s’indurisce significa che è devitalizzato, ha perso forze vitali. A questo punto comincerebbe a non essere più attivo dal punto di vista rigenerativo…
Viceversa bisogna fare attenzione a che non si riscaldi troppo: l’alcool per esempio è una bomba di calore per il fegato e ne provoca l’infiammazione e la degenerazione.

Essendo l’organo con un diretto rapporto con le forze eteriche, è deputato alla distribuzione dell’elemento liquido, per cui quando una persona si gonfia c’è una cattiva distribuzione dei liquidi pertanto il fegato è squilibrato.

L’astrale in rapporto al fegato.
Quando le forze astrali non permeano correttamente il fegato si possono generare problemi psichici come la depressione.
Se per un qualsiasi motivo il fegato non riuscisse più ad avere una corretta funzionalità, le forze astrali non riuscendo a permearlo completamente, si “solleverebbero” salendo e invadendo il polo della coscienza (la zona alta dell’organismo: la testa).
La funzione e il movimento del corpo astrale è una lemniscata, un otto o infinito che entra ed esce a livello mediano. Esce, prende il mondo esterno, entra dentro per essere elaborato e poi esce di nuovo.
Questo processo è un giusto rapporto col mondo esterno.

Se però il corpo astrale non riesce a mettersi a disposizione delle forze astrali che vanno verso l’esterno e neppure di quelle che devono permeare il fegato a causa di una sua funzionalità corrotta, rimangono “sospese” facendo sì che non riusciremo ad avere un corretto rapporto con il mondo esterno.
La malattia dell’anima è quando si perde il mondo esterno o il mondo esterno si perde in noi. Questa situazione si chiama depressione! Cos’è la depressione se non la perdita del rapporto col mondo esterno?

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese
L’energia nel corpo umano circola in un ciclo circadiano seguendo uno schema ben preciso.
In questo ciclo, l’orario di massima attività del fegato va dalle 1 alle 3 di mattina. Si tratta della fase in cui l’energia yang sta crescendo ma bisogna stare attenti a non sprecarla. Molto importante è quello che mangiamo prima di andare a dormire. Quando ci si sveglia, oppure non si riesce ad addormentarsi in questo orario, può essere causato dalla rabbia o dalla frustrazione latenti che stanno mettendo sotto pressione il fegato mentre cerca di disintossicare da queste emozioni.

Secondo la Metamedicina
Il fegato è il serbatoio dell’energia accumulata sotto forma di glicogeno che poi si trasformerà in glucosio. Questa energia ci permette di realizzare i nostri desideri.
Il trattato base della medicina cinese tradizionale, il Su-wen, attribuisce al fegato il sapore amaro e il colore verde. E’ il “generatore delle forze”, il “generale che elabora i piani”. Ecco perché nell’antica Cina si mangiava il fegato dei nemici per appropriarsi del loro coraggio.
La parola fegato deriva da ficatum che in latino significa fico, esattamente il frutto con cui s’ingrassava purtroppo il fegato d’oca. Il fico però è il simbolo della fecondità e dell’abbondanza; quando l’abbondanza viene a mancare si manifestano frustrazioni di ogni genere. Non a caso è nel fegato che avviene la trasmutazione del desiderio materialista in aspirazione spirituale con il risultato dell’Illuminazione, di una nuova saggezza circa le decisioni da prendere. Sotto quale albero il Buddha ricevette l’illuminazione, se non il fico?

La radice ebraica di fegato invece è kavèd il cui senso è “peso”, “fardello” che per estensione significa “essere di peso”, essere importante. In questo senso il fegato è considerato il più nobile degli organi.
Se non siamo in grado di prendere decisioni o se accettiamo cose indigeste per mancanza di coraggio, il fegato è l’organo interessato. Essendo questo l’organo del ricambio ed essendo la volontà in rapporto al ricambio, un problema di fegato comunque influisce sempre sulla volontà!
Tutto quello che nella nostra vita ci è difficile digerire, collegato alla collera, può generare problemi epatici. Il fegato è il focolaio della collera repressa.

Il fegato inoltre è un organo sensibile all’immagine che abbiamo di noi stessi o che di noi diamo agli altri. Il fegato può essere leso quando l’immagine che abbiamo di noi viene messa in discussione.
Le epatiti per esempio ci mettono di fronte alle nostre contraddizioni in quanto riguardano contemporaneamente l’immagine che abbiamo di noi stessi e il nostro desiderio di possedere.
Anche il cancro al fegato è frequente nelle persone che vivono collere represse o discordie a seguito del desiderio di possedere correlato con la propria immagine sia nel contesto materiale (testamenti, soldi, ecc.) sia rispetto a situazioni affettive.

Il fegato, come detto prima, adegua il cibo perché lo si possa “far nostro”: adatta le esperienze esistenziali al nostro Io. Di fronte ad aggressioni, ingiustizie, ma anche preoccupazioni, la lingua chiama in causa la bile: “ci rodiamo il fegato e la bile”, “ingoiamo la bile”, “ci facciamo un fegato amaro”, “non abbiamo fegato”, ecc.
In questa frasi si può cogliere il rifiuto di adattarsi, un miscuglio di paura, collera e ribellione. L’epatite è una infiammazione che esprime la nostra collera nei confronti di una situazione che giudichiamo ingiusta o alla quale non riusciamo ad adattarci. Collere troppo spesso represse o trattenute all’interno addenseranno l’energia del fegato rischiando di trasformarsi nei casi peggiori in cirrosi o in cancro: testimoni di questa cristallizzazione, dell’autodistruzione e del rifiuto della propria esistenza o di se stessi.

Il fegato per mezzo della bile elimina l’emoglobina dei globuli rossi e le tossine liposolubili, quelle che si sciolgono nei grassi. Tutta questa bile non viene eliminata immediatamente e in buona parte viene riassorbita dall’intestino tenue e reimmessa nel fegato per esserne nuovamente eliminata. Che si tratti di preoccupazioni o collera, la bile è il luogo delle contrarietà rimuginate. E quindi, grazie alla bile, il fegato ci rimanda all’amarezza e alla collera che bisogna evacuare e a tutto ciò che non abbiamo digerito nelle nostre esperienze esistenziali.
Un fegato in disequilibrio può avere ripercussioni a livello di percezione e pensiero (scarsa memoria, ci si dimentica di fare le cose) e anche a livello di sentimenti (non si riesce a fluire completamente verso l’esterno per via di blocchi). Si può avere un problema a livello di espressione del mondo dei nostri sentimenti e potremo avere problemi di volontà.
Non a caso il serbatoio della memoria è proprio il corpo eterico, quindi un indebolimento del corpo eterico si ripercuote a vari livelli e principalmente nella memoria.
Infine, per via della sua funzione di “magazzino” del corpo, il fegato è sensibile a tutti i conflitti di “mancanza”. Per esempio: mancanza di cibo, di soldi, mancanza dei legami di sangue, mancanza d’amore, di rispetto, ecc.

Come aiutare il fegato
E’ necessario lavorare sempre su più livelli, ma le cose importanti sono essenzialmente due: dare forze vitali al corpo fisico ed equilibrare il corpo astrale.
Se da una parte diamo forze vitali al corpo fisico, quest’ultimo riprende ad avere una corretta vita vegetativa; dall’altra se si riequilibra il corpo astrale, questo si collega nel giusto modo con la parte fisico-eterica, permettendo alle forze dell’Io di compenetrare e organizzare correttamente i processi. Se il corpo astrale è “sconvolto”, l’Io farà molta più fatica a metterlo a posto. Se è troppo impegnato per sistemare l’astrale, le forze usate per questo lavoro non saranno più disponibili per collegarsi e sistemare la parte fisico-eterica.

Quindi è importante sempre partire dal corpo fisico, vitalizzandolo.
Esistono degli ausili molto utili per questo scopo: per uso interno lo sciroppo di betulla (che contiene una sostanza, la betulina, che ha una potente azione antiinfiammatoria, diuretica e depurativa) e la fragaria vitis (nata dalla mescolanza della fragola di bosco con le foglie di vite, è utilissima in tutte le patologie epatiche), mentre per uso esterno il decotto di achillea millefoglie e l’olio di ricino sotto forma di impacchi caldi nella zona epatica alla sera oppure i cataplasmi di argilla.

Per il fegato ma anche per la cistifellea esiste una pianta molto interessante che si chiama Chelidonia, il cui soprannome non a caso è “grande luce”. Si tratta quindi di vedere chiaro dentro di noi, soprattutto nei nostri desideri, nelle motivazioni, nelle responsabilità.
La Chelidonia era già stata riportata nella teoria delle Segnature dell’alchimista rinascimentale Paracelso per la sua similitudine tra il suo lattice giallastro e appunto la bile.
Il fitopreparato Chelidonium curcuma - prodotto su indicazioni del filosofo e scienziato Rudolf Steiner - è indicato per tutte le malattie delle vie biliari.

Eliminare l’alcool, gli zuccheri raffinati e le cioccolate (che apportano troppo calore), ridurre drasticamente tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova e soprattutto latte e formaggi) i cui grassi appesantiscono enormemente fegato e cistifellea rallentandone le funzionalità e creando seri ristagni.
Prediligere un’alimentazione a base di vegetali crudi e cotti, cereali integrali e legumi a seconda della stagionalità e della temperatura esterna. Quindi più cibo cotto in autunno-inverno e più crudo in primavera-estate; aumentare il consumo di tutte le erbe amare (per l’analogia con il “sapore” amaro del fegato) che i campi ci regalano, come per esempio il dente di leone (tarassaco), l’ortica, ecc.
Abbondare di succhi freschi di frutta e verdura ogni santo giorno. Esistono infine molte piante epatoprotettrici: carciofo, cardo mariano, tarassaco, chelidonia, rafano nero, rosmarino, acetosa, fitolacca e aloe.

Marcello Pamio - 4 ottobre 2015 - tratto da Effervescienza inserto di Biolcalenda

Marcello Pamio

Non esiste alimento migliore. Il latte che sgorga dalle mammelle è da sempre raccomandato da medici e nutrizionisti per il fabbisogno proteico e soprattutto per l’apporto di calcio, minerale questo fondamentale per far crescere e mantenere in salute la struttura ossea.
Fin qui nulla da eccepire se si trattasse del latte di mamma e se le mammelle fossero di una bella madre e non di una vacca ingravidata artificialmente.
Questa premessa è obbligatoria perché ancora oggi c’è chi confonde le due cose. Si confonde il latte materno, vero e unico nutrimento basilare per il sano e corretto sviluppo del neonato d’uomo, con il latte di vacca, alimento predisposto esclusivamente per la crescita rapidissima dei vitelli.

Confusione questa assai pericolosa per la salute umana, ma ormai incarnata nell’inconscio collettivo per la gioia delle lobbies alimentari e farmaceutiche.
Per fortuna sempre più studi scientifici stanno evidenziando e sottolineando tale rischio, affermando che il latte vaccino non va bene per l’alimentazione umana.
L’ennesima ricerca arriva dalla svedese università di Uppsala è ed stata pubblicata su uno dei giornali scientifici più accreditati al mondo, il British Medical Journal.
Nello studio vengono presi in esame due grandi coorti composte da 61.433 donne (dai 39 ai 74 anni) e 45.339 uomini (dai 45 ai 79 anni), monitorati per ben 20 anni.

Durante il follow-up medio di 20 anni, 15.541 donne sono morte e 17.252 hanno avuto una frattura ossea, delle quali 4.259 all’anca. Per gli uomini in un follow-up medio di 11,2 anni, 10.112 sono morti e 5.066 hanno avuto una frattura, dei quali 1.116 all’anca.
Le conclusioni dello studio svedese non lasciano spazio a nessun dubbio: i ricercatori hanno scoperto che non solo non vi è stata alcuna riduzione delle fratture ossee nelle persone che hanno consumato latte, ma addirittura nelle donne il consumo stesso di latte è stato associato ad una maggiore probabilità di subire una frattura.
Le persone che hanno bevuto tre bicchieri o più di latte al giorno avevano il doppio delle probabilità di morire presto rispetto a chi ne aveva consumato meno di uno.

L’autore dello studio, il professor Karl Michaelsson, spiega che i loro risultati “possono mettere in dubbio la validità delle raccomandazioni su un consumo elevato di latte per prevenire le fratture da fragilità. Un maggior consumo di latte nelle donne e uomini non è accompagnato da un minor rischio di frattura. Invece può essere associato ad un più alto tasso di morte”.
Ma non ci hanno sempre detto che per prevenire l’osteoporosi bisogna bere tanto latte e mangiare tanti formaggi?
Questa cosa è risaputa da sempre in chi si occupa seriamente di nutrizione umana, mentre è ancora un’eresia da estirpare con ogni mezzo per coloro che studiano sui libri scritti dalle lobbies farmaceutiche e si basano sulle piramidi alimentari redatte dalle industrie alimentari!

A parte le sterili diatribe sul latte sì o latte no, i dati parlano chiaro: nei paesi maggiori consumatori di latte e latticini vi è il maggior numero di fratture ossee. E questo è un dato di fatto assodato.
Come si spiega? Come la mettiamo?

Semplicissimo: da una parte l’elevato contenuto del lattosio, lo zucchero del latte che crea un ambiente acidificante dato che a livello intestinale viene degradato ad acido lattico, e tale ambiente fa aumentare le infiammazioni e lo stress ossidativo. Condizioni queste alla base di un maggior rischio di mortalità e paradossalmente di fratture ossee.
Nella medesima ricerca tale associazione di rischio è stata osservata anche con l’assunzione dei derivati del latte come i formaggi, anche se in questo caso sono andati coi piedi di piombo per non andare a cozzare esageratamente contro interessi economici enormi (industria casearia).

E’ bene ricordare che il latte di un mammifero è specie-specifico quindi adatto e perfetto per il cucciolo di quella specie. Il latte di donna per esempio è perfetto per il neonato dell’uomo, la cui crescita è molto lenta, mentre il latte di vacca è perfetto per far crescere molto velocemente il vitello. Un neonato in sei mesi raggiunge il peso di circa 7/8 kg, mentre nello stesso periodo il vitello oltre 300 kg.
Quindi è normale che il latte vaccino contenga livelli spropositati di ormoni della crescita (estrogeni ma non solo), cosa che non ha il latte umano. Questo esubero di ormoni andrà a squilibrare in senso negativo la funzionalità delle ghiandole endocrine e tutto il delicatissimo asse ormonale umano (ipofisi, tiroide, seni, ovaie, testicoli, prostata, ecc.).

Altre ricerche hanno riscontrato che il latte delle vacche da allevamento intensivo (tutto il latte venduto nella grande distribuzione) contiene un ormone, l’estrone solfato, in maniera 33 volte superiore a quello delle vacche che producono latte normalmente.
L’estrone solfato è imputato di essere la causa di numerosi tumori ormono-sensibili: seno, prostata, testicoli e colon...

Un altro fattore imputato nei tumori al seno e alla prostata è l’Insulin-like Growth Factor (IGF-1). Questo ormone, isolato nel latte vaccino, è stato ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumano regolarmente latticini. Altri principi nutritivi che aumenterebbero i livelli di IGF-I sono pure presenti nel latte vaccino.
La d.ssa Susan Hankinson di Harvard ha dimostrato che le donne sotto i 50 anni con i tassi di IGF-1 più elevati hanno un rischio 7 volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a donne con valori bassi. Stessa cosa per il cancro alla prostata, solo che in questo caso gli uomini con maggior IGF avevano un tasso di rischio fino a 9 volte maggiore.

Infine il latte vaccino è un alimento difficilmente digeribile e assimilabile per il nostro metabolismo in quanto sempre più spesso l’uomo è privo dei due enzimi basilari imputati a questo compito: la rennina e la lattasi.
L’intolleranza al lattosio colpisce il 95% dei soggetti asiatici, il 74% dei nativi americani, il 70% degli africani, il 53% dei messicani e il 15% dei caucasici. Non esiste al mondo una sostanza intollerante quanto il latte vaccino. Ci sarà un motivo oppure no?
Senza questi enzimi o con una loro carenza, le proteine e gli zuccheri del latte non sono correttamente digeribili e possono creare nel tempo seri problemi all’organismo (problemi gastro-intestinali, diarrea, flatulenza, morbo di crohn, ecc.).

La medicina naturale sa queste cose da sempre, mentre la medicina allopatica è ancora dell’idea che il latte vaccino sia l’alimento perfetto per l’essere umano, l’alimento che protegge le ossa dall’osteoporosi…
E questo anche se, come dice l’oncologo Franco Berrino, “non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche”. Invece ciò che è risaputo è che “la frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini”.

Esattamente il contrario di quello che ci viene detto.
Beata ignoranza…

Lo studio è pubblicato nel sito ufficiale del British Medical Journal www.bmj.com/content/349/bmj.g6015

Marcello Pamio

“Le aziende farmaceutiche non meritano più la nostra fiducia
per la loro arroganza e per il loro palese disinteresse
per la salute della popolazione”
Drummond Rennie, vicepresidente del JAMA

L’ultimo libro del dottor Peter C. Gøtzsche, “Medicine letali e crimine organizzato” è inquietante.
Se non fosse stato scritto da uno scienziato di fama internazionale il cui curriculum professionale è inossidabile e inattaccabile verrebbe da non crederci.
Due lauree (medicina e chimica) hanno permesso a Gøtzsche di lavorare direttamente per le aziende farmaceutiche sia come informatore impegnato a lanciare i nuovi farmaci sia come responsabile del prodotto. Quindi uno che conosce molto bene come funziona il Sistema dal di dentro…
Ha diretto inoltre il prestigioso e indipendente Nordic Center della Cochrane Collaboration (1).

Nel libro Gøtzsche spiega dettagliatamente, studio dopo studio come le aziende farmaceutiche sono riuscite a nascondere il fatto che i farmaci, al pari del tabacco, sono uno dei killer più spietati al mondo.
Le industrie grazie a comportamenti fraudolenti sia nel campo della ricerca che della promozione commerciale hanno sempre nascosto la letalità dei loro prodotti, e non appena emergono dati convincenti sulla loro pericolosità, vengono puntualmente realizzate ricerche di scarsissima qualità, spesso falsificandole, che arrivano a conclusioni opposte, generando volutamente confusione sia nell’opinione pubblica che nel mondo medico.
Così facendo le aziende guadagnano tempo e le persone continuano a prendere farmaci e a morire…

Le organizzazioni criminali
Per comprendere i livelli di corruzione e amoralità che circolano nelle sale ovali delle principali multinazionali ecco un elenco incompleto di condanne che hanno ricevuto.
Questo è solo uno dei tantissimi motivi delineati magistralmente nel libro che permettono al dottor Gøtzsche di paragonare le lobbies della chimica e farmaceutica alle organizzazioni criminali. Anzi, queste ultime uccidono di meno.
Le multe sono state affibbiate per truffe vere e proprie, corruzione di medici, omissioni volontarie di eventi avversi, prescrizioni off-label (fuori dalle indicazioni terapeutiche), promozioni illegali e informazioni ingannevoli.

Pfizer: 2,3 miliardi di dollari nel 2009; Novartis: 423 milioni di dollari nel 2010; Sanofi-Aventis: 95 milioni di dollari nel 2009; Glaxo-SmithKline: 3 miliardi di dollari nel 2011; AstraZeneca: 520 milioni di dollari nel 2010; Johnson & Johnson: 1,1 miliardi di dollari nel 2012; Merck: 670 milioni di dollari; Eli Lilly: 1,4 miliardi di dollari nel 2009; Abbott: 1,5 miliardi di dollari nel 2012.

Dei 165 procedimenti giudiziari conclusisi con un patteggiamento (dal 1991 al 2010) le lobbies hanno sborsato 20 miliardi di dollari di sanzioni. A questi si devono aggiungere fino a luglio 2012 altri patteggiamenti per un totale di 10 miliardi di dollari.
Negli ultimi 15 anni, solo di patteggiamenti le cifre si aggirano sui 30 miliardi di dollari!

Guerra ai generici
I farmaci generici (stesso principio chimico ma molto meno cari perché il brevetto è scaduto) possono essere tenuti fuori dal mercato con una strategia in stile mafioso. Basta che un’azienda avvii una causa legale contro il produttore del generico, accusandolo di aver violato la legislazione sui brevetti, anche se l’accusa è del tutto priva di fondamento. L’autorizzazione per il generico slitta negli Stati Uniti automaticamente di ben 30 mesi.
In questo modo riescono a tenere per diversi anni l’esclusiva sulle proprie molecole anche dopo la scadenza dei brevetti. Impediscono di fatto l’utilizzo commerciale dei farmaci generici provocando un danno economico enorme ai vari sistemi sanitari e alle persone.
Un’altra strategia commerciale sfrutta la stereoisomericità delle molecole. I farmaci infatti sono stereoisomeri, cioè composti da due metà speculari, dal punto di vista chimico, di cui solo una metà è farmacologicamente attiva.

Quando il brevetto del farmaco originale sta per scadere la società mette sotto brevetto la metà attiva delle due. Modificano il nome, aggiungendo per esempio una o più lettere davanti al nome vecchio, e il farmaco-fotocopia viene immesso nel mercato per altri decenni. In questo modo ogni singolo farmaco viene brevettato per almeno due volte.
Il citalopram (scaduto) è diventato escitalopram.

Un’altra strada è rimettere il farmaco in commercio ma per un altro disturbo.
L’olanzapina era un principio attivo molto datato e quando il suo brevetto era prossimo alla scadenza, la Eli Lilly riuscì ad ottenere un nuovo brevetto dimostrando che il farmaco induce un aumento del colesterolo nei cani inferiore però a quello di un altro farmaco che non è mai stato autorizzato. Tutto questo è folle, anche perché l’olanzapina aumenta il colesterolo più di quasi tutti i farmaci in commercio!
Ma questo poco importa perché grazie ad una campagna di marketing spietata lo Zyprexa (nome commerciale dell’olanzapina) è divenuto l’antipsicotico più usato al mondo e nel 2005 ha portato ricavi per 4,2 miliardi di dollari.

Non tutti sanno che i farmaci fortemente innovativi nascono quasi tutti dalle ricerche pubbliche e non private. Tutta la ricerca di base che ha consentito alla medicina moderna di progredire è stata realizzata dal settore no-profit (università, centri di ricerca, laboratori finanziati dai governi). Circa 15 dei 21 farmaci più importanti entrati nel mercato statunitense dal 1965 al 1992 sono stati sviluppati da finanziamenti federali.
Le aziende farmaceutiche investono nella ricerca di base per la scoperta di nuove molecole e di nuovi vaccini solo l’1% dei loro profitti, la maggior parte dei soldi li usano infatti per il marketing.

Manipolazione degli studi
Attualmente il solo requisito che viene considerato vincolante per stabilire se un farmaco è efficace è la presenza di un effetto statisticamente significativo in soli due studi clinici randomizzati e controllati (dalle aziende stesse) a confronto con il placebo. Questo obiettivo è facilmente raggiungibile, anche perché se l’azienda non raggiunge il proprio obiettivo può continuare a realizzarne altri, fino al momento in cui ce ne sono almeno due che cedono alle sue insistenze…
La comparazione con il placebo non ci dice nulla purtroppo se il nuovo farmaco è migliore o peggiore di un farmaco già in commercio.

Le aziende dispongono di svariate tecniche per manipolare gli studi clinici randomizzati che finanziano. Possiedono vari sistemi per ingannare le agenzie di controllo e far approvare farmaci pericolosissimi per la salute umana.
Per esempio se le dimensioni del campione sono sufficientemente ampie, uno degli effetti del farmaco assumerà valori statisticamente significativi e il farmaco verrà approvato anche se è pericoloso per la salute pubblica.
La storia ci insegna che sono tantissimi i farmaci entrati in commercio e poi ritirati dopo aver causato vere e proprie stragi. Sanno che un farmaco rischia di uccidere centinaia di migliaia di persone? Nessun problema, ai produttori non importa nulla, se quel farmaco farà incassare miliardi di dollari.
Si calcola il Vioxx della Merck abbia ucciso oltre 120.000 persone; il Celebrex della Pfizer circa 80.000, ecc. ecc.
Questi semplici due casi dimostrano che i FANS sono un gruppo di farmaci ad alta letalità, mentre la pubblicità e il marketing hanno spinto i medici, col supporto di reumatologi venduti a prescriverli per qualsiasi forma di dolore.

Poi c’è tutto il mondo delle scorrettezze scientifiche come far sparire i dati raccolti nello studio se non sono in linea con i risultati desiderati.
Negli studi controllati, lo dice il nome stesso, è possibile controllare e manipolare ogni risultato.
I dati infatti sugli studi parlano da soli: i risultati sono più favorevoli per il farmaco valutato se l’azienda che lo produce è quella che finanzia lo studio (20 volte più favorevoli del previsto).
E’ davvero incredibile che si sia arrivati ad accettare un sistema in cui le aziende fanno la parte sia dei giudici che dell’imputato, e chi ne paga le spese siamo noi.

Ghostwriters
Il livello dell’attuale ricerca è così corrotto che esistono autori invisibili direttamente stipendiati dalle aziende farmaceutiche che sfornano revisioni e articoli secondari in modo da inondare e deviare il mondo accademico.
Questa prassi produce gravi danni alla sanità pubblica dal momento che spinge i medici verso conclusioni sbagliate sui benefici e svantaggi dei farmaci. Si tratta di una vera e propria truffa.

In pratica la divisione marketing produce articoli scritti da autori aziendali, ma questi verranno poi firmati da importanti e autorevoli professori e baroni universitari, i quali ricevono una lettera con l’offerta di decine di migliaia di dollari semplicemente per firmare con il proprio nome un articolo che tesse le lodi del nuovo farmaco!
Questi medici venduti avvallano il farmaco basandosi su studi scritti dalle stesse aziende (spesso neppure letti), in un conflitto di interessi pericolo per la salute dei pazienti.
Poi la maggior parte dei medici in buona fede credendo che gli articoli scientifici siano stati scritti dai colleghi più autorevoli, prescriveranno il farmaco….

Corruzione dei medici
Con l’informatizzazione della vita umana le aziende riescono a sapere ogni settimana tutti i dati relativi alle prescrizioni farmaceutiche effettuate da ogni singolo medico. In questo modo sono in grado di tenere sotto controllo e verificare come stanno lavorando i loro medici. Se lavorano bene oppure no. Se meritano premi, soldi oppure no.
Negli USA le farmacie non forniscono i nomi dei medici, ma solo il loro numero di codice.
Sapete chi vende alle aziende i nominativi dei codici corrispondenti? L’AMA, l’Associazione dei Medici Americani. Solo nel 2005 l’AMA ha dichiarato profitti per 44 milioni di dollari dalla vendita dei propri database. Ecco a cosa serve la casta dei camici bianchi, il sindacato dei medici americani: a vendere i dati personali dei medici.
Non c’è nulla da stupirsi se teniamo conto che per molti decenni l’AMA ha negato il collegamento tra fumo e salute e questo soltanto perché riceveva decine di milioni di dollari dalle lobbies del tabacco.
Le industrie ovviamente puntano tutto sui medici perché sono loro che prescrivono le droghe.
Circa 20 anni fa l’investimento annuale delle lobbies oscillava già tra gli 8000 e i 15000 euro a singolo medico, oggi tale investimento supera il miliardo di dollari, solo negli States.

Promozione illegale dei farmaci
La forma peggiore di prostituzione dei medici è il loro supporto alla promozione illegale dell’utilizzo dei farmaci al di fuori delle indicazioni autorizzate (off-label).
Prescrivere un farmaco fuori dalle indicazioni per il quale è stato autorizzato significa allargare immensamente il mercato, ma tale promozione espone i pazienti ai gravi effetti avversi, senza che vi sia alcuna garanzia di un qualche beneficio. Queste attività criminali che si sono lentamente espanse (come si evince dall’elenco delle condanne), hanno prodotto moltissime vittime, uccise da infarti e ictus o danneggiate in modo permanente a livello di sistema nervoso.

La psichiatria è il gotha delle aziende
La psichiatria è diventata il paradiso delle aziende perché le definizioni dei disturbi psichiatrici sono vaghe e facilmente manipolabili. Gli psichiatri non a caso ricevono dalle aziende farmaceutiche più denaro dei colleghi di qualsiasi altra branca della medicina.
A livello internazionale la psichiatria basa le diagnosi sul DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, in pratica un documento basato sul consenso degli esperti e come tale non ha NULLA di serio e scientifico. Il livello di confusione e incompetenza è tale che il DSM non è in grado di definire neppure quale sia la natura di un disturbo mentale!

Ma il DSM è funzionale al Sistema perché ha contribuito a scatenare svariate epidemie di falsi positivi sulla base di definizioni troppo vaghe, come per esempio l’ADHD e il disturbo bipolare giovanile. Da quando è stato inserito nel manuale il disturbo bipolare nell’infanzia le diagnosi sono aumentate di 35 volte negli ultimi 20 anni negli Stati Uniti.
La situazione è così grave che nel 2009 al primo posto nella classifica dei farmaci più venduti c’erano gli antipsicotici, mentre gli antidepressivi erano al quarto posto, preceduti da quelli per ridurre i colesterolo (statine) e gli inibitori di pompa (antiacidi).
I farmaci a livello psichiatrico sono certamente i più pericolosi di tutti.

Per esempio gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) sono simili alle anfetamine, e vengono usati per la depressione e l’ADHD, ma provocano il disturbo bipolare.
Il termine Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) è stato ideato dalla SmithKline Beecham (oggi Glaxo). Nonostante questi farmaci non abbiano nulla di selettivo e nulla di specifico è purtroppo diventata la definizione di queste droghe. La loro funzione è quella di ridurre il numero dei recettori cerebrali della serotonina e quando il farmaco viene bruscamente interrotto le persone iniziano a sentirsi male, esattamente come un drogato o un alcolista in crisi di astinenza. Gli effetti collaterali sono numerosissimi e devastanti (agitazione, irrequietezza, attacchi di panico, insonnia, aggressività, idee suicidarie, allucinazioni, violenza, ecc.).

La bufala dello squilibrio chimico
La psichiatria invece di comprendere le esperienze dei propri pazienti si è trasformata in una disciplina fondata sui questionari. Per una diagnosi basta una breve visita di 10-15 minuti al termine della quale al paziente verrà detto che dovrà prendere un farmaco per rimettere a posto lo “squilibrio chimico cerebrale” per tutto il resto della vita.
La favola dello squilibrio chimico viene raccontata per spiegare l’azione degli psicofarmaci, ma si tratta di una bufala perché NON è mai stato dimostrato che una qualsiasi delle principali patologie psichiatriche sia determinata da un difetto biochimico e infine NON esiste alcun test biologico che lo dimostri.
Gli psicofarmaci quindi non correggono uno squilibrio ma lo provocano, ecco perché è così difficile sospenderli. Infine possono favorire azioni violente, suicidi e omicidi compresi.

I farmaci uccidono più della malavita
Sono almeno 100.000 le persone che ogni anno solo negli Stati Uniti muoiono a causa dei farmaci che assumono. Ce ne sono altri 100.000 che muoiono per errori, quali l’eccessivo dosaggio o l’utilizzo di un farmaco in presenza di controindicazioni specifiche.
Poiché almeno un terzo delle morti avviene in ospedale, queste percentuali ci portano a una stima sicuramente in difetto, di almeno 200.000 americani che muoiono ogni anno per i farmaci.
Anche in Europa la Commissione ha stimato attorno ai 200.000 i cittadini europei che muoiono per eventi avversi dei farmaci.
Questi dati significano solo una cosa: negli Stati Uniti e in Europa i farmaci sono la terza più importante causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e il cancro!
E’ probabile che il numero reale sia superiore, anche perché nelle schede di morte degli ospedali e dei medici legali, le morti che derivano dai farmaci prescritti (vedi chemio) sono spesso attribuite a cause naturali o sconosciute, visto che non sono facili da dimostrare.

Se un’epidemia letale delle stesse dimensioni fosse stata provocata da un batterio avremmo fatto di tutto per riportarla sotto controllo. Con i farmaci no, come mai?
Inoltre va tenuto presente che oltre ai morti ci sono milioni di persone che ogni anno vengono colpite da eventi avversi molto gravi e invalidanti.
Quella dei farmaci antitumorali è una delle aree cui si verifica una vera e propria situazione disastrosa. In questo campo i vincoli che le agenzie impongono sono pressoché nulli: questi farmaci (tra i più tossici e pericolosi in commercio) vengono autorizzati sulla base di studi clinici con un solo braccio di trattamento (quando il minimo sarebbe due). Questo non consente di avere un’idea precisa della capacità di aumentare o diminuire la mortalità.
Una ricerca che ha preso in esame i 12 farmaci antitumorali che sono stati autorizzati in Europa dal 1995 al 2000 ha dimostrato che nessuno di essi portava a risultati decisamente migliori, ma che in compenso costavano centinaia di volte di più rispetto a farmaci già disponibili.
Il tutto per la gioia delle industrie produttrici.

Conclusione
La strategia messa in atto dalle lobbies è perfetta e diabolica: controllano e manipolano gli studi clinici, corrompono le agenzie di controllo, comprano i giornalisti e i medici, e infine riescono a convincere le persone sane che sono malate e che hanno bisogno di prendere sempre più farmaci.
Il motivo per cui assumiamo sempre più farmaci è che le aziende farmaceutiche non vendono farmaci, ma bugie sui farmaci! Quasi tutto quello che possiamo sapere infatti su un farmaco è quello che le stesse aziende produttrici hanno deciso di far sapere a noi e ai medici...

(1) La Cochrane Collaboration è un’organizzazione senza fini di lucro nata a Oxford nel 1993 che coinvolge circa 30.000 persone e le revisioni sono diventate oltre 5000.

Edgar Cayce (1877-1945) pseudo scienziato statunitense della Virginia portò alla luce negli ultimi anni della sua vita gli effetti benefici dell’olio di ricino.
Egli sosteneva che la guarigione nel corpo umano può avvenire in diversi modi, ma quello che reputava indispensabile affinché ogni cura andasse a buon fine era la piena consapevolezza dell’individuo.

Secondo Cayce l’essere umano è un insieme di natura spirituale, mentale e fisica ed è necessario riconoscere la loro unità per riportare il corpo in uno stato di salute. La medicina occidentale, a suo avviso, si è sempre più specializzata, nel tempo, nella cura dei sintomi attraverso sostanze chimiche, spesso dimenticando che ciò non è sufficiente e che un ruolo fondamentale lo gioca invece la forza vitale insita in ognuno di noi, che è parte dell’infinito.
Secondo Cayce tutte le medicine, i composti chimici e le applicazioni meccaniche svolgono un ruolo ben preciso come strumento di cura, ma anche stimolare speranza, creare fiducia nel processo di guarigione o portare fede nella coscienza dell’individuo è estremamente necessario.

In tal modo egli operava con le persone che si rivolgevano a lui e alle quali suggeriva l’utilizzo dell’olio di ricino per diverse patologie. Il corpo è paragonabile ad un computer, in qualche modo. Quando il computer è programmato in una determinata maniera è difficile cambiare programma. Il cambiamento richiede tempo. Lo stesso accade con il corpo umano, ogni parte del corpo tende a mantenere uno status quo. Pochissime persone sono davvero inclini al cambiamento e il cambiamento è indispensabile se si desidera che avvenga la guarigione, pertanto il paziente deve progredire in consapevolezza, allo scopo di acquisire a livello mentale, spirituale e fisico un “nuovo programma”.
Gli impacchi con l’olio di ricino corrispondono ad un nuovo programma in quanto, nel tempo, esso influisce sulle cellule del corpo diffondendo il “programma di guarigione”.

Negli anni, il Dr. Mc Garey, medico e studioso dei metodi di Cayce, poté constatare i numerosi benefici che l’uso esterno dell’olio di ricino aveva nei suoi pazienti.

Il più comune effetto benefico risultante dall’utilizzo esterno dell’olio di ricino è il rafforzamento del sistema immunitario. Parte dei compiti del sistema linfatico, che gioca un ruolo importante nel sistema immunitario, è quello di drenare e purificare le parti del corpo.
Quando i tessuti in un’area del corpo vengono ripuliti dagli scarti, le cellule sono in condizioni migliori per il loro buon funzionamento e l’attività degli organismi immunitari diviene più efficace nella difesa del corpo e nella sua ricostruzione.

Nonostante le esperienze legate ai benefici ottenuti dall’olio di ricino non siano mai state pubblicate perché considerate atipiche e poco ortodosse per la medicina classica, l’uso degli impacchi di olio ha proliferato negli anni in molte parti del mondo anche grazie a molti professionisti della salute.
“Ad una delle nostre più recenti conferenze mediche in Phoenix” racconta il Dr. Mc Garey “un giovane chirurgo ortopedico riportò come aveva dotato ogni letto del reparto con un K-pack (uno speciale termoforo che scalda) e l’impacco di olio di ricino veniva utilizzato di routine nelle terapie postoperatorie. Altri medici nel suo ospedale si interessarono a questa metodologia e iniziarono ad introdurla anche nei loro reparti, ma l’ortopedico non disse mai che tale metodo era stato studiato da un fisico, altrimenti avrebbe perso la causa!”.

“Un’esperienza inusuale” continua il dr. Mc Garey “la ebbi con una malattia grave e un impacco di olio di ricino da utilizzare per un’ostruzione intestinale. Mi chiamarono per visitare una donna anziana presso la sua abitazione. Era mia paziente da lungo tempo ma inabile a venire presso il mio studio. Aveva sviluppato una distensione addominale che peggiorava rapidamente. La donna aveva perso la sua lucidità, non guardava più nemmeno la televisione e rimaneva a letto tutto il tempo. Quando la esaminai, riscontrai che il suo addome era davvero esageratamente dilatato, la causa era un’ostruzione e pertanto necessitava  essere ricoverata immediatamente. Avrebbe dovuto essere intubata affinché con un tubo gastrico le si sgonfiasse la pancia. Ella si rifiutò con tutte le sue forze. Aveva più di 80 anni e non aveva nessuna intenzione di lasciare la sua casa, era seriamente intenzionata a morire nel suo letto. Per alleviare il suo dolore e disagio istruii sua figlia su come applicarle impacchi di olio di ricino sull’addome, senza riscaldarlo, ma costantemente per tutto il giorno. E la paziente doveva sciogliere in bocca dei cubetti di ghiaccio per mantenersi idratata. Il giorno successivo la paziente si sentiva leggermente meglio e notai una leggera diminuzione della dilatazione addominale. Il giorno seguente ella iniziò ad avere delle feci liquide e la sua dilatazione addominale sembrava quasi del tutto guarita. Le prescrissi delle supposte e la paziente ebbe un grande movimento intestinale ma entro la norma. La diagnosi più ovvia era un grave blocco intestinale causato da stipsi. Quando la visitai il terzo giorno era seduta su una sedia e guardava il suo programma televisivo preferito. Come poteva un impacco di olio di ricino aver avuto un impatto così radicale nel cambiamento dello stato di salute di quella donna? Mi viene da dire che ella aveva, prima del blocco intestinale, stabilito un determinato grado di omeostasi (tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche), uno stato di stabilità interiore, psicologico.

Poi qualcosa accadde, probabilmente legato alla sua alimentazione, che causò questo blocco delle feci. Questo è quanto ci è chiaro. Poi peggiorò, ma come quell’olio di ricino ha sciolto il blocco riportando la situazione ad uno stato di normalità? Può essere che l’olio di ricino sia penetrato fino al tratto intestinale? E’ stata un’attività vibratoria dell’olio di ricino una volta penetrato nel tratto intestinale a portare la guarigione oppure tale attività vibratoria ha funzionato senza che l’olio penetrasse nell’intestino?”.
In natura, nella dimensione in cui viviamo, sappiamo che ogni cosa possiede una vibrazione. Tutte le sostanze nell’ambiente fisico sono composte di atomi e particelle subatomiche. Queste sono in movimento costante e rappresentano una forma di energia. Tutte le sostanze, viventi o non, sprigionano vibrazioni le quali, con il tempo e la ricerca, possono essere misurate e mostrando una specificità unica nella loro natura. Per questo l’olio di ricino ha vibrazioni diverse dall’olio di arachidi ad esempio. E’ quindi la vibrazione che sprigiona la natura benefica dell’olio di ricino nel corpo e da inizio ad un nuovo approccio, una nuova situazione, un nuovo equilibrio interno alla struttura e al funzionamento del corpo umano?

Le proprietà dell’olio di Ricino: aumento dell’attività di eliminazione delle scorie e di rigenerazione dei tessuti
I benefici dell’olio di ricino sono stati riscontrati proprio nel ridurre la perdita di sangue nei tessuti e nel sollecitare la loro ricostruzione anche a seguito di gravi ferite sulla pelle.
L’eliminazione interna delle scorie e la rigenerazione dei tessuti è uno degli effetti primari dell’olio di ricino ed è un processo fondamentale per il ristabilimento dell’equilibrio nel corpo.
Esistono 4 canali di eliminazione delle scorie nel nostro corpo: la pelle, i polmoni, il fegato/intestino e i reni. Quando un canale è ostruito, danneggiato o malato diventa incapace di espletare il suo compito e gli altri 3 canali vanno in sofferenza. E’ importante ricordare che il sistema linfatico e i capillari sono fondamentali nel trasferimento delle sostanze che devono essere rimosse dal nostro organismo, pertanto ogni metodo designato a migliorare e coordinare il processo di eliminazione dell’organismo diventa fondamentale per la sua guarigione.

Molte esperienze sugli utilizzi dell’olio di ricino derivano dalle testimonianze dei pazienti di Cayce e Mc Garey. Qui sotto è riportata una parte della lista dei casi grazie ai quali il dr. Mc Garey poté constatare gli effetti benefici ottenuti dai pazienti applicando l’olio di ricino secondo i suggerimenti di Cayce.

1)   Ferite e Abrasioni

Grazie alle ancora, in parte misteriose proprietà dell’olio di ricino abbiamo esteso il suo utilizzo ai pazienti della nostra clinica, allo stesso personale della clinica e nelle nostre vite private.
I miei 6 figli hanno ricevuto applicazioni di olio di ricino su varie parti del loro corpo tanto da ricordare ogni volta, a me e alla loro madre, che sulle nostre lapidi verrà apposta la scritta “Qui giacciono nonostante l’olio di ricino”.
Un’amica di famiglia, Sherry, stava viaggiando 45 miglia all’ora con la sua moto quando perse il controllo ed uscì di strada schiantandosi. Sherry riportò abrasioni sui gomiti, addome, seno sinistro ed entrambi i palmi delle mani erano scorticati fino allo strato più sottostante della pelle. La terapia che le prescrissi era olio di ricino da usare liberamente su tutte le aree colpite.
La sua reazione fu eccellente e le ferite si rimarginarono completamente senza lasciare cicatrici.

2)   Tumore al collo

Catherine, una donna 82enne che aveva sempre goduto di buona salute, aveva prosperato grazie alla sperimentazione delle varie terapie suggerite da Edgar Cayce nei suoi scritti. Mi fece visita alla clinica tempo fa perché le era spuntato un nodulo nella parte destra del collo, vicino all’angolo con la mandibola, molto vicino all’attaccatura del lobo dell’orecchio. Non c’era traccia di alcuna possibile causa che avesse potuto generare un linfonodo in quella zona, pertanto le furono prescritti radiografie e test di laboratorio.
Prima di arrivare presso il mio ufficio, Catherine aveva iniziato costantemente ad applicare impacchi di olio di ricino sul nodulo. Quando lo vidi la prima volta aveva la dimensioni di una noce. Nell’arco di due settimane, le dimensioni si erano ridotte diventando quasi quelle di un pisello. Un mese dopo, il nodulo era scomparso. Riesaminando l’evento ho il sospetto che si trattasse di un linfonodo. Se non fosse diminuito così rapidamente avrei subito prescritto una biopsia alla paziente, una procedura che non avrebbe accettato. A fronte di questo risultato era così entusiasta e sembrava essere in ottima forma. Non sappiamo esattamente cosa stesse accadendo ma abbiamo optato insieme di fare dei passi per riportare il corpo alla normalità.
E l’olio di ricino lo fece.

3)   Micosi dell’unghia

Questo è un problema piuttosto comune nella pratica della medicina familiare, ma molto difficile da correggere. La rimozione non sempre ne è la cura. Si sostiene che un fungo possa esserne l’eziologia, la causa. E’ molto comune nelle persone anziane.
Nel 1977 una donna si presentò da me con un dito del piede molto gonfio e ci chiese di risolverle il problema. Si trattava di una micosi dell’unghia, grande, spigolosa e molto difficile da debellare o da tenere sotto controllo. Le fu prescritto di fare pediluvi nel sale inglese per 15 minuti ogni sera prima di coricarsi. Dopodiché doveva avvolgere il dito con un impacco di olio di ricino che avrebbe dovuto tenere per tutta la notte. Questa procedura doveva continuare per almeno due mesi. Ritornò da me dopo 6 mesi. Trovammo che la sua unghia era tornata ad una completa normalità. Cosa era accaduto? Era aumentata la circolazione? Una migliore fluidità linfatica? Un’attività fungicida? Fede? Pazienza e persistenza? La vera natura della sua guarigione rimase un enigma ma con pazienza, persistenza e olio di ricino ella guarì!

4)   Cancro della Pelle/Cheratosi

Ai primi stadi è probabilmente impossibile dire se una cheratosi attinica sia in fase di sviluppo e possa diventare ciò che viene chiamato corno cheratinico o carcinoma a cellule squamose, il quale è maligno. Comunemente, questa eccessiva crescita di cellule epidermiche, cheratinociti, viene solitamente chiamata cheratosi. Spesso, anche senza alcuna biopsia di verifica, viene stabilito che si tratti di un cancro della pelle al primo stadio o a stadio avanzato. I non-fisici spesso fanno così le loro diagnosi.
Uno dei miei pazienti preferiti era un uomo di 93 anni (sua moglie ne aveva 95). Entrambi avevano un tremendo senso dell’humor. George aveva una grande escrescenza vicino al lobo dell’orecchio destro, una cheratosi che era sfigurante, sebbene non fosse maligna. Fu seguito da diversi specialisti prima di venire da me. Lo istruii a frizionare meticolosamente la parte del lobo destro 2 volte al giorno e di ripulirla successivamente con un panno morbido. Quando tornò da me un anno e mezzo dopo l’orecchio era completamente normale, non c’era più nessuna cheratosi. Ammise di continuare a voler usare l’olio di ricino perché gli rendeva i lobi delle orecchie così morbidi. Consigliavamo continuamente ai nostri pazienti di utilizzare l’olio di ricino sulla pelle per cheratosi, acne, smagliature durante la gravidanza e per la cura generale della pelle.

Molti altri casi vengono accuratamente descritti nel libro da Mc Garey, riportanti i progressi e le guarigioni grazie all’olio di ricino, come i seguenti:

5)   Ferite infette

6)   Iperattività

7)   Calcoli al Fegato e alla Cistifellea

8)   Spasmi esofagei

9)   Problemi di udito/Perdita di udito

10)   Smettere di Russare

Edgar Cayce descrisse almeno 30 differenti funzioni fisiologiche che vengono migliorate attraverso l’uso dell’olio di ricino applicato topicamente, grazie all’utilizzo sotto forma di impacco. Questa è una lista parziale dei casi in cui egli raccomandò ai pazienti l’olio di ricino come terapia, ai quali erano state diagnosticate una varietà di condizioni fisiche differenti:

afonia
appendicite
artrite
blocco intestinale
calcoli alla cistifellea
cancro
cellulite pelvica
cirrosi epatica
colite
costipazione
colecisti
colecistalgia
epilessia
emicrania
epatite
ernia
fegato fiacco
gastrite
insufficienza renale
linfoadenite
linfoma di Hodgkin
morbo di Parkinson
neurite
paralisi cerebrale
restringimento del duodeno
stenosi del duodeno
sclerosi multipla
sterilità
uremia
tigna

Questa lista non include una moltitudine di altri casi indicizzati nella A.R.E. (Association for Research and Enlightenment) Library di Virginia Beach, la tenuta di Cayce entro la quale fece costruire un ospedale per la cura dei suoi pazienti.

Caratteristiche dell’Olio di Ricino
L’olio che guarisce viene estratto dai semi del Ricinus communis, conosciuto anche come “Palma Christi” o, più comunemente, come olio di ricino.
Farmacologicamente l’olio di ricino è composto, per la maggior parte, da acido ricinoleico, un idrossiacido insaturo grasso con la formula CH3 (CH2)5 CHOHCH2 CH: CH(CH2)7 COOH. Si descrive in vari testi specifici, più o meno recenti (es. “Le basi farmacologiche della terapia” di Goodman e Gilman o “Le Malattie della Pelle” di Ormsby e Montgomery) l’utilizzo dell’olio di ricino come “olio nutritivo ed emolliente” con molteplici usi benefici sulla pelle. Spesso viene indicato per la rimozione di croste e desquamazioni. Altri olii indicati dagli autori come “nutritivi ed emollienti” sono l’olio di fegato di merluzzo, l’olio d’oliva, l’olio di mandorla, l’olio di semi di lino, l’olio intero, mentre quelli considerati “stimolanti” sono l’olio di ginepro, l’olio di betulla bianca e l’olio di anacardio.

Chimicamente, l’olio di ricino è un trigliceride di acidi grassi. Ciò che rende unico il suo essere un acido grasso è l’alto contenuto (90%) di acido ricinoleico, un acido con 18 atomi di carbonio, con un doppio legame tra il carbonio in 9° e il carbonio in 10° posizione e un gruppo ossidrilico sul dodicesimo atomo di carbonio. La relazione tra il gruppo ossidrilico e l’insaturazione esiste solo nell’olio di ricino. La tipica composizione degli acidi grassi dell’olio di ricino è esposta qui sotto:

Acido Ricinoleico               89,5%
Acido Diidrossistearico       0,7%
Acido Palmitico                  1,0%
Acido Stearico                   1,0%
Acido Oleico                      3,0%
Acido Linoleico                  4,2%
Acido Linolenico                0,3%
Acido Eicosenoico              0,3%

Il gruppo ossidrilico nell’olio di ricino offre una combinazione di proprietà fisiche uniche: alta viscosità e gravità specifica, solubilità nell’alcool in ogni proporzione, solubilità limitata nei derivati alifatici del petrolio. L’uniformità e l’affidabilità delle sue proprietà fisiche sono state dimostrate dall’uso prolungato dell’olio di ricino come standard assoluto nei test di viscosità. Possiede eccellenti proprietà emollienti e lubrificanti.

La storia dell’uso industriale di questa sostanza è lunga ed affascinante.
In breve, si può affermare che grazie al gruppo ossidrilico, al doppio legame e al legame estere, i quali danno luogo a reazioni, un consistente numero di reazioni chimiche nelle quali l’olio di ricino viene commercialmente utilizzato, sono state esplorate. Esse includono l’acetilazione, alcossilazione, aminazione, fusione caustica, disidratazione chimica, distillazione, epossidazione, esterificazione, idrogenazione, polimerizzazione ossidativa, pirolisi e saponificazione. Da queste reazioni risultano una moltitudine di olii, sali, gliceridi, esteri (composti organici che provengono dal processo di esterificazione con acido carbosillico), amidi, alcol, alogeni e idrossistearati.

Tra tutti i contributi dell’industria alla ricerca medica e terapeutica troviamo un interessante lavoro di Arthur Novak del 1961 nel Journal of the American Oil Chemists Society (reperibile al sito http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF02638439#page-1) , in merito all’uso di acido ricinoleico e oleico e derivati. Essi furono selezionati e testati per la loro attività antimicrobica, contro diverse specie di batteri, funghi e muffe.
Novak e il suo staff dichiararono che tali sostanze meritavano studi approfonditi, in quanto le applicazioni mediche di questi composti avevano dimostrato di essere di particolare rilevanza.

Gli effetti dell’olio che guarisce
La spiegazione che Edgar Cayce formulò in merito ai numerosi benefici che i suoi pazienti traevano dalle terapie basate, per la maggior parte, sull’utilizzo di impacchi di olio di ricino applicati sull’addome, poggiava sulla rilevanza della funzione del sistema linfatico, nello specifico, del sistema di capillari linfatici e delle strutture che hanno un ruolo fondamentale nell’assimilazione del cibo da parte dell’intestino e la sua preparazione al processo di nutrizione di tutti i tessuti del corpo.

Le placche di Peyer vengono spesso menzionate nei suoi scritti: esse sono placche costituite da noduli linfatici posizionate nell’intestino tenue, vascolarizzate da un’estesa rete di capillari. Egli sosteneva che si trattava di “importanti porzioni del corpo che avevano un ruolo fondamentale nella longevità e nel mantenimento di una buona salute”. Anche il sistema nervoso, secondo Cayce, godeva dei benefici di un buon funzionamento linfatico. Infatti, il perfetto contatto tra il sistema nervoso simpatico e quello cerebrospinale è reso possibile dalle sostanze create in queste piccole placche di tessuto linfatico che si trovano nella superficie mucosa dell’intestino: ciò porta a chiederci che ruolo abbiano le placche nei disturbi fisici che derivano da situazioni di stress e di preoccupazione che tratteniamo nelle nostre menti e che vanno a coinvolgere la parte emotiva del nostro corpo.

Il comportamento e le emozioni, di fatto, diventano fondamentali in tutte le esperienze di guarigione. Cayce affermava, per dimostrare con certezza l’influenza delle emozioni sulle condizioni fisiche del corpo, che “nessuno può odiare il proprio vicino e non avere lo stomaco e il fegato sottosopra”.
Probabilmente la spiegazione più semplice è che le emozioni sono basicamente situate nelle ghiandole endocrine. Queste ghiandole inviano impulsi nervosi attraverso il corpo e, allo stesso tempo, producono ormoni in linea con il tipo di emozione che deve venire generata. Le sostanze chimiche prodotte hanno potenti e diretti effetti sul sistema nervoso autonomo (il sistema che controlla le funzioni “involontarie” dell’organismo) e su varie funzioni degli organi.

Tali sostanze chimiche prodotte danno origine a condizioni che conosciamo bene, come ipertensione, ulcera dello stomaco, malattie cardiache ed una serie di altre malattie, molte ancora non riconosciute come legate a queste cause, che nascono da ciò che pensiamo o “proviamo”. Le ghiandole svolgono il loro compito di trasmissione e successivamente la fisiologia, come tutta risposta, sviluppa malattie fisiche come immagine a specchio del tipo di pensieri che abbiamo generato e che è diventato un tracciato abituale nella memoria delle ghiandole.
Ecco perché spesso accadeva che Cayce prescrivesse ai suoi pazienti impacchi di olio di ricino solo dopo aver pregato a lungo, allo scopo di riposizionare sia il corpo che la mente sulla via della guarigione. Egli sosteneva che coloro i quali erano percettivi di natura avrebbero tratto beneficio dagli impacchi di olio di ricino. Perché? Perché essere recettivi fa parte della nostra natura infantile. Il bimbo ha fede senza sapere perché e accetta tutte le cose come volontà divina che agisce sulla sua vita. La pace arriva al bambino attraverso la terra, la sua terra.

L’impazienza distrugge i buoni risultati della terapia e libera l’attività distruttiva delle energie provenienti dai recettori adrenergici (che interagiscono con l’adrenalina) del sistema nervoso simpatico, sovrastando gli effetti benefici del sistema nervoso parasimpatico. Il nostro corpo è stato spesso influenzato dagli elementi di “coscienza” che, per lungo tempo, hanno agito in maniera deleteria come “normali” fattori nel nostro percorso di vita. Questi elementi non sono facilmente riconoscibili e quando li scoviamo, non è facile eliminarli dal proprio schema di coscienza.

“Guarire può essere davvero la pace, una pace che viene per riposare il corpo che è un riflesso della pace che passa attraverso la comprensione. Possiamo vedere la pace del corpo come una pace che ha da venire sulla terra: da nazione a nazione. Quanto troveremo la vera pace sulla terra, vedremo uno stato di guarigione invadere i corpi di tutte le persone.”
Dr. William A. McGarey

Per fare un impacco di olio di ricino è necessario:

- Un panno di flanella
- Un foglio di plastica (privo di colori artificiali)
- Un termoforo, scaldino elettrico (oggi una boule di acqua calda)
- 2 o 3 spille da balia
-Olio di ricino
- Asciugamano

Procedura di applicazione impacco

1)   Preparare il panno di flanella, preferibilmente lana-flanella. Il panno deve essere piegato 2 o 4 volte e deve misurare 25/30 cm di spessore dopo essere stato piegato. Queste sono le dimensioni utili all’applicazione addominale. Ogni area del corpo avrà le proprie dimensioni adeguate del panno.

2)  Versare dell’olio di ricino sul panno, utilizzando un foglio di plastica sotto per prevenire lo sgocciolamento dell’olio. Accertarsi che il panno sia bagnato ma non fradicio di olio.

3)    Applicare l’impacco sulla parte del corpo che necessita il trattamento, mantenendo il foglio di plastica all’esterno.

4)    Appoggiare un termoforo elettrico (o boule di acqua calda) sul foglio di plastica a copertura dell’impacco e accenderlo dapprima a livello minimo, poi medio fino alla temperatura più alta se sopportabile per il corpo. Attenzione a non scottare la pelle!

5)    Infine avvolgere un asciugamano da bagno, piegato in lunghezza, attorno al tronco del corpo allo scopo di coprire l’impacco e il termoforo e chiudere con aghi di sicurezza.

6)    L’impacco deve rimanere applicato per circa un’ora, un’ora e mezza e successivamente la pelle può essere lavata con una semplice soluzione di acqua e bicarbonato di sodio.

L’impacco con la flanella non deve essere scartato dopo una singola applicazione, ma può essere conservato in una busta di plastica per gli usi futuri. A meno che l’impacco non perda colore o l’olio si guasti è possibile utilizzarlo per mesi. Alcuni preferiscono conservare l’impacco in frigorifero ma poi è indispensabile che venga preriscaldato prima di ogni utilizzo.
Con quale frequenza va applicato l’impacco? Da 3 a 7 giorni alla settimana, da far seguire poi da 3 trattamenti con olio di oliva per la pulizia del fegato e per stimolarne l’attività. Prendere un cucchiaio da tè di olio d’oliva al giorno.
Fare attenzione all’assunzione di quantità maggiori.

Tratto dal libro “The Oil That Heals: A Physician’s Successes with Castor Oil Treatments” del dottor William A. Mc. Garey basato sulle ricerche di Edgar Cayce.
Traduzione per Disinformazione a cura di Lorenza Veronese

Jim West

A quanto sembra, gli scienziati e i medici occidentali non sono a conoscenza delle tante ricerche su soggetti umani condotte in Cina che dimostrano chiaramente i danni prodotti dalle tecniche di diagnostica a ultrasuoni. È ora che tutti si documentino sull’esistenza di questi studi.

Introduzione
Secondo le autorità occidentali le tecniche diagnostiche che utilizzano gli ultrasuoni [ovvero l’ecotomografia o ecografia] sono innocue, e per motivare questa posizione si adduce la mancanza di studi su soggetti umani che avvalorino i rischi già riscontrati in alcuni studi su animali e cellule. Tuttavia, in realtà in Cina sono già stati condotti una cinquantina di test clinici moderni su soggetti umani. Con poche eccezioni, queste ricerche non sono state tenute in alcuna considerazione negli ambienti occidentali.

La diagnostica a ultrasuoni è controversa e comporta rischi noti, eppure dalla fine degli anni Ottanta non sono stati praticamente più stanziati fondi per la ricerca. Il mio libro si schiera a favore delle posizioni critiche accreditate, sostenendo che l’ecografia può causare o concorrere ai disturbi dello spettro autistico (ASD), alla sindrome da deficit di attenzione-iperattività (ADHD), ad anomalie della personalità, malattie oftalmologiche, varie malformazioni, malattie della pelle e allergie. Inoltre il libro presenta dei concetti nuovi secondo cui l’ecografia può essere causa di corioamniosite, itterizia, cancro e leucemia. Gli ultrasuoni possono essere considerati di per sé un fattore causativo, ma esiste anche il concetto pratico di sinergia tossica. In altre parole, si deve tenere conto del fatto che l’ecografia può rendere l’organismo molto più vulnerabile a fattori di stress che intervengono successivamente, ad esempio i farmaci per il concepimento e i medicinali in generale, vaccini, antibiotici, antidepressivi, ecc. Gli studi sulle sinergie tossiche degli ultrasuoni sono citati nel mio libro.

Gli studi sull’uomo esistono
I Chinese Human Studies (CHS) sono ricerche sull’esposizione umana in utero condotte in epoca moderna, dal 1988 al 2011. I feti venivano esposti all’ecografia in utero, dopodiché il materiale abortivo veniva studiato in laboratorio. Finora ho raccolto 48 CHS e 100 articoli che vedevano il coinvolgimento di circa 100 scienziati. Ai lavori hanno partecipato in totale 2651 donne volontariamente sottoposte a interruzione di gravidanza, il cui materiale abortivo è stato esaminato in varie fasi: ovociti del feto femmina, embrione e feto. Recentemente ho sfrondato questa bibliografia eliminando le pubblicazioni duplicate; alcuni degli articoli restano elencati come versioni similari o duplicati.

I CHS ci permettono di fare un’affermazione che in precedenza era impensabile, ovvero che gli studi sull’esposizione umana in utero sono la forma più abbondante di ricerca sulla diagnostica a ultrasuoni nell’era moderna. I CHS sono gli ultimi studi nel loro genere. La loro forza, cioè la loro relativa purezza, deriva dalla relativa libertà che mantengono rispetto alle politiche industriali. Sono stati condotti durante la prima fase del recente boom della scienza industriale cinese e costituiscono un fortunato sottoprodotto della grande spinta industriale della Cina. Il progresso industriale cinese ha potuto usufruire di una vasta base scientifica a partire dal 1984, quando furono istituiti i “laboratori chiave di stato”, una serie di laboratori moderni dedicati a varie specializzazioni.15

I CHS sono stati svolti durante questa fase ottimistica, prima che potessero unirsi al destino di tanti importanti studi occidentali, cioè prima di essere monopolizzati o soffocati o resi strumenti di propaganda delle aziende.

Questa finestra d’opportunità ormai si è probabilmente chiusa, adesso che la Cina è uno dei maggiori produttori di apparecchiature diagnostiche e terapeutiche a ultrasuoni.

Il destino comune della scienza ambientale occidentale è stato documentato da Dan Fagin e Marianne Lavelle in Toxic Deception, pubblicato per la prima volta nel 1996. Più di recente, nel 2013, la forte corruzione nel mondo della ricerca medica è stata documentata da un professore di giornalismo della New York University, Charles Seife, nel suo articolo per il JAMA.174

Nei CHS sono state utilizzate le più recenti tecnologie analitiche scientifiche: vari tipi di analisi biochimiche per rivelare cambiamenti nei tessuti, citometria a flusso per individuare le proprietà fisiche e chimiche delle cellule ed elettroforesi per visualizzare la frammentazione del DNA (l’elettroforesi è una procedura in cui si fa passare della corrente diretta attraverso una piastra con gel che contiene campioni di miscugli chimici come il DNA; il risultato è una diffusione grafica di vari componenti molecolari del DNA che si possono così visualizzare e misurare).

Per visualizzare i danni subcellulari sono stati utilizzati microscopi elettronici. I CHS superano le ricerche occidentali per livello di sofisticatezza tecnica, numero di soggetti studiati, rilevanza dei soggetti e dei periodi studiati, mole di lavoro. Gli studi occidentali che esprimono critiche riguardo all’ecografia, da lungo tempo rifiutati, sono invece citati e convalidati dai CHS: ne sono esempi MacIntosh e Davey (1970)28, Liebeskind (1979)20, Anderson e Barrett (1979)43 e Saad e Williams (1982).44

Sono le autorità occidentali a imporre la percezione che si ha della diagnostica a ultrasuoni nel mondo. La loro strategia è dichiarare l’assenza di studi umani come principale giustificazione per non considerare attendibili gli studi su animali o cellule che riscontrano dei rischi. La scienza occidentale, tenuta in scacco dalla politica industriale, resta nell’immobilismo continuando a opporre un senso forte, ma sterile, di oggettività dell’indagine. In questo modo non si prende alcuna decisione, poiché esistono centinaia di studi su animali e cellule che riscontrano i bioeffetti indotti dagli ultrasuoni e altrettanti che li confutano. Come si legge nell’introduzione di uno studio di Ellisman e all.:

“Molte revisioni della letteratura sui bioeffetti dell’ecotomografia... rivelano che la maggior parte degli studi è stata progettata in modo inadeguato o non pertinente per la situazione medica umana; le informazioni sulle condizioni di esposizione erano spesso incomplete e presentavano evidenti discrepanze rispetto all’effettiva tecnica ecografica o, in alcuni casi, a essere meno che ottimali erano le dimensioni del campione e i controlli di follow-up”19 (corsivi aggiunti).

I CHS sono la soluzione a questo limbo occidentale che dura da ottant’anni. Ci offrono delle informazioni essenziali: le soglie di intensità per la sicurezza umana e gli effetti negativi. Da essi emerge che le intensità basse e le esposizioni brevi possono arrecare danni. Queste soglie di esposizione-sintomi sono basse e le loro implicazioni sono terribili, eppure io sostengo che la situazione sia ancora peggiore di quanto considerato dagli scienziati cinesi, dato che le cliniche occidentali impiegano intensità maggiori e hanno la tendenza a usare modalità Doppler ad altissima intensità. Nel 2000, il Prof. Ruo Feng, dell’Istituto di Acustica dell’Università di Nanchino, sintetizzò in questo modo i CHS:

“È bene ripetere che, nell’uso ostetrico degli ultrasuoni, le tecniche diagnostiche dovrebbero conformarsi a un atteggiamento scientifico scrupolosamente prudente. In particolare, atteniamoci ai seguenti cinque punti:

1) L’ecografia si dovrebbe usare solo per indicazioni mediche specifiche.

2) L’ecografia, se impiegata, dovrebbe limitarsi rigorosamente al principio della dose più bassa: ovvero, il dosaggio degli ultrasuoni si dovrà limitare al minimo che consenta di ottenere le informazioni diagnostiche necessarie con la minor intensità possibile e il più breve tempo di irradiazione possibile.

3) L’ecografia non si dovrebbe assolutamente impiegare sui feti a scopi commerciali o educativi. L’uso dell’ecografia per l’identificazione del sesso del feto o per visualizzare il feto a scopi ricreativi dovrebbe essere assolutamente eliminato.

4) Perché non sorgano problemi nella prima fase della gravidanza [primo trimestre], occorre evitare l’ecografia o, se non è possibile evitarla, ridurne l’uso al minimo. Anche in seguito, durante il secondo o il terzo trimestre, limitare le ecografie a 3/5 minuti sulle aree più delicate del feto, come il cervello, gli occhi, il midollo spinale e altre parti.

5) Tutti i medici che vengono formati all’uso clinico delle tecniche ecografiche dovrebbero ricevere informazioni sugli effetti biologici degli ultrasuoni e sui livelli di sicurezza dei dosaggi per uso diagnostico”.

Il Prof. Feng e i CHS confermano la validità di quanto espresso nel verbale della Conferenza per lo sviluppo del consenso dei NIH (Istituti Nazionali di Sanità degli Stati Uniti) del 1984. Tale documento era decisamente critico, e si rifiutava di raccomandare un uso di routine dell’ecografia. Come era prevedibile, è stato accantonato come “obsoleto”.

La scienza occidentale menomata

Il Prof. Feng (2000) descrive la condizione menomata della scienza occidentale:

“A livello internazionale [fuori dalla Cina], le soglie di sicurezza per gli esami ecografici vengono studiate principalmente in due modi: usando cavie animali e attraverso studi epidemiologici. Così si accumulano molti dati, ma producendo solo poche regole quantitative, che tutt’al più servono solo da riferimento per valutazioni di sicurezza clinica, ma non sono in grado di offrire dei criteri guida.

“Gli standard di sicurezza per le ecografie dovrebbero stabilire delle soglie di dosaggio basate su numerosi studi clinici umani sull’uso degli ultrasuoni in ostetricia. È questa la falla nella ricerca internazionale, una mancanza vistosissima!”.

Con i CHS, Feng ha potuto mettere un grosso punto esclamativo in una rivista scientifica. La sua valutazione richiama gli avvertimenti impliciti delle autorità occidentali, come quella del Dott. Jacques Abramowicz che aveva dichiarato che “la mancanza di... dati umani in questo campo è assurda”.86 Per qualche tempo questa citazione compariva anche nella voce di Wikipedia sulle “cause dell’autismo”, ma poi è stata rimossa.27

Feng e i suoi colleghi sono indiscutibilmente i leader mondiali nella ricerca sugli aspetti scientifici dell’ecotomografia. Si prospetta interessante vedere in che modo le autorità occidentali risponderanno alla sfida presentata dai CHS.

Le reazioni ai CHS nel mondo

Il Prof. Feng (2000) documenta come sono stati recepiti i CHS a livello mondiale e la particolarità della loro posizione:

“In Cina fu Yan Gong a prendere il comando e a completare il primo studio clinico umano: le conclusioni vennero pubblicate e presentate nel 1988 a Washington DC, alla Quinta conferenza mondiale sulle applicazioni biomediche degli ultrasuoni. Il suo articolo suscitò una reazione positiva nella comunità medica internazionale” (corsivi aggiunti).

L’articolo del Dott. Yan Gong è citato nelle mie note conclusive.96 La reazione positiva internazionale è descritta nella pagina Web del Dott. Joseph Woo “Storia dell’ecotomografia in Cina”:

“Nel 1988, Xin-Fang Wang, Yong-Chang Chou, Wang-Xue Guo, Zhi-Zhang Xu e il fisico Ruo Feng ricevettero il premio ‘Pionieri della storia dell’ecotomografia in medicina’ dalla World Federation Ultrasound in Medicine and Biology (WFUMB). La premiazione si tenne a Washington DC, negli Stati Uniti”.97

Il Prof. Feng (2000) prosegue descrivendo una “lettera speciale” di incoraggiamento che ricevette nel 1989 da Floyd Dunn, eminente ricercatore sull’ecografia presso il Bioacoustics Research Laboratory dell’Università dell’Illinois, USA, che aveva citato in articolo scritto nel 1990:

“Questo argomento sarebbe estremamente difficile, forse addirittura impossibile, da trattare in questo paese per via dell’opinione prevalente sull’aborto. Se fosse possibile studiarlo nel vostro paese, secondo me sarebbe un importantissimo contributo internazionale per la diagnostica a ultrasuoni’” (corsivi aggiunti).

Il Dott. Dunn dunque lodava l’ingresso della Cina nella scienza della diagnostica a ultrasuoni con le sue ricerche su soggetti umani, ma nel 1989 non aveva ancora visto granché dei risultati. Questi studi, i CHS, alla fine avrebbero messo in pericolo proprio il suo lavoro, che era volto a difendere l’uso dell’ecografia. Non ho trovato altre parole di Dunn o dei suoi colleghi fra le risorse online del Bioacoustics Research Laboratory né altrove.

Il Dott. Floyd Dunn (morto il 24 gennaio 2015) aveva raggiunto il gradino politico più alto fra i ricercatori occidentali ed era vicino a Wesley Nyborg, William O’Brien Jr ed Edwin Carstensen, che descrivono Dunn con queste parole:

“... L’uso biomedico degli ultrasuoni è un settore importante, e la ricerca di base in questo campo riceve una quota significativa del budget dei NIH. Non c’è scienziato che abbia contribuito più di Floyd Dunn a questo successo”.162

Parlando dell’economia del settore, Dunn aveva su di sé una grossa responsabilità. Dunn e Feng si conoscevano. Dunn era professore invitato presso l’Università di Nanchino, dove Feng scriveva per il Biomedical Ultrasound, una pubblicazione dell’università stessa.

Verosimilmente, in Occidente i medici non sono a conoscenza dei CHS, come si può dedurre dai loro commenti elencati nel capitolo 7 del mio libro. Dunn evidentemente non fece parola di questo “importantissimo contributo internazionale per la diagnostica a ultrasuoni” e a quanto pare l’intera “comunità dell’ecografia” si dimenticò di quella conferenza del 1988 del WFUMB.

L’articolo di Feng del 2000 è stato pubblicato 12 anni dopo quella conferenza. Dal 1990, Feng ha scritto anche molti altri articoli correlati. Il suo materiale era rivolto esclusivamente a un pubblico di lettori cinesi, tuttavia grazie a lui i CHS giunsero negli annali storici.

Il seguente scenario merita considerazione. Dunn e i suoi colleghi erano/sono i responsabili della percezione standard della diagnostica a ultrasuoni, i leader della “comunità dell’ecografia”. Questo termine era stato usato, per esempio, dal Dott. Thomas Nelson, allora viceredattore del Journal of Ultrasound in Medicine, nel 2005.26 L’articolo di Nelson “La comunicazione alla comunità dell’ecografia degli esiti delle ricerche sui bioeffetti degli ultrasuoni” descrive le formalità scientifiche e le difficoltà nell’osservare e interpretare i bioeffetti delle tecniche ecografiche. L’American Institute of Ultrasound in Medicine (AIUM) fa parte del WFUMB, e dipende dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Fa da collegamento fra il governo, il settore industriale, gli operatori e il pubblico, e si occupa di raccolta, distribuzione e consulenza relativamente ai finanziamenti alla ricerca.

Per qualche motivo, non c’è stato contatto fra i CHS e gli scienziati occidentali. Forse è colpa del divario culturale fra Oriente e Occidente. Forse i cinesi trovavano indisponente qualche norma dell’etichetta occidentale. Forse la “comunità dell’ecografia” era troppo occidentalizzata. O forse la “comunità dell’ecografia” sente di avere addosso le pressioni di tutto il settore industriale.

Potrebbe essere comodo pensare che la comunità dell’ecografia influenzi apertamente il dilemma della diagnostica a ultrasuoni, tuttavia anch’essa esprime delle preoccupazioni etiche. Pubblica delle linee guida ALARA [acronimo inglese di “più basso possibile nei limiti della ragionevolezza”] per ridurre l’esposizione, e si adopera perché gli operatori ricevano formazione sulla sicurezza. Purtroppo queste linee guida vengono spesso ignorate, fraintese o considerate un intralcio. La FDA degli Stati Uniti non si preoccupa di farle rispettare, e spesso sono difficili da mettere in pratica a causa della forte competitività che permea gli aspetti commerciali della medicina.

Il Dott. Floyd Dunn è stato membro onorario del Rochester Center for Biomedical Ultrasound (RCBU) presso il Medical Center dell’Università di Rochester (URMC), nello stato di New York. Fra gli altri membri figurano il Dott. Morton W. Miller, professore emerito del dipartimento di ostetricia e ginecologia dell’URMC, e il Dott. L. Carstensen, fondatore ed ex direttore del RCBU. Il Dott. Jacques S. Abramowicz è l’ex direttore dell’unità di ostetricia-ginecologia dell’URMC. Il Dott. Wesley L. Nyborg (morto nel 2011) era socio fondatore e scienziato in visita al RCBU.

Il settore supporta queste persone, e il loro lavoro supporta il settore. Potrebbero rappresentare decenni di un’invisibile evoluzione condizionata da un conflitto d’interessi inconscio. Nyborg fu presidente del Comitato sui bioeffetti dell’AIUM, che tuttora pubblica periodicamente rapporti sulle soglie di sicurezza. La figura 1 mostra i rapporti dell’AIUM del 1976 e del 1987, dove si dichiara come massima soglia sicura per l’intensità di SPTA [picco spaziale, media temporale] 100 mW/cm2. Nyborg aveva dei dubbi su questi rapporti dell’AIUM, come si vede in un commento del suo articolo del 2003: “Relativamente ai danni ai polmoni in piccoli animali a frequenze da 2 a 3 MHz, la soglia in cui il duty factor è 0,001 è di circa 33 mW/cm2. Essa è quindi più bassa dei valori per l’intensità di SPTA citati nei rapporti del 1976 e 1987 e dunque indica che il secondo potrebbe non essere valido...39 (corsivi aggiunti).

I rapporti dell’AIUM si basano sui risultati di molte ricerche, ma sono contraddetti da un numero considerevole di studi di qualità. ∞

Note

  1. The Chinese University of Hong Kong, State Key Laboratories, http://tinyurl.com/nszlzw5
  2. Ellisman, Mark H. e all., “Diagnostic Levels of Ultrasound May Disrupt Myelination”, Experimental Neurology 1987; 98(1):78-92
  3. Liebeskind, Doreen e all., “Diagnostic Ultrasound: Effects on the DNA and Growth Patterns of Animal Cells”, Radiology aprile 1979; 131(1):177-84
  4. Nelson, Thomas R., “Reporting of Bioeffects Research Results to the Ultrasound Community”, Journal of Ultrasound in Medicine 1 settembre 2005; 24(9):1169-70, http://tinyurl.com/nntwoxe
  5. “Causes of Autism”, Wikipedia, http://tinyurl.com/5hlowz. Dal 23 giugno 2013, dalla voce di Wikipedia è stato quasi del tutto rimosso il riferimento all’ecografia come possibile causa, inclusa la citazione di Abramowicz, “la mancanza di… dati umani è assurda”.
  6. Macintosh, I.J.C. e D.A. Davey, “Chromosome Aberrations Induced by an Ultrasonic Fetal Pulse Detector”, British Medical Journal 10 ottobre 1970; 4(5727):92-93
  7. Nyborg, Wesley L., “History of the American Institute of Ultrasound in Medicine’s Efforts to Keep Ultrasound Safe”, Journal of Ultrasound in Medicine 2003; 22:1293-1300, p. 1297, http://tinyurl.com/p4zlpf5
  8. Anderson, D.W. e J.T. Barrett, “Ultrasound: A New Immunosuppressant”, Clinical Immunology and Immunopathology settembre 1979; 14(1):18-29
  9. Saad, A.H. e A.R. Williams, “Effects of Therapeutic Ultrasound on Clearance Rate of Blood Borne Colloidal Particles in Vivo”, British Journal of Cancer marzo 1982; 45(Suppl.5):202-205
  10. Abramowicz, J.S., “Prenatal exposure to ultrasound waves: is there a risk?”, editoriale, Ultrasound in Obstetrics & Gynecology 2007; 29:363-367, p. 366, http://tinyurl.com/oks7sy5
  11. Gong, Y., Y.J. Zhang, B.Z. Wang, “An Assessment of the Effect of Ultrasonic Diagnostic Dosage of the Embryos In Utero”, verbali ufficiali di convegno del WFUMB del 1988, J. Ultrasound Med. 1988; 7(10)Suppl.:265-266
  12. Wang, Xin-Fang, “History of the Development of Ultrasound in China”, http://tinyurl.com/p7bxe2m. Si tratta del sito sull’ecografia del Dott. Joseph Woo.
  13. O’Brien, William D., Edwin L. Carstensen, Wesley L. Nyborg, “Acoustical Society Award 1998: Floyd Dunn”, http://tinyurl.com/oo8nqw8
  14. Seife, C., “Research Misconduct Identified by the US Food and Drug Administration: Out of Sight, Out of Mind, Out of the Peer-Reviewed Literature”, JAMA Intern. Med. 2015; 175(4):567-577

Riferimenti aggiuntivi

  • Feng, Ruo, “Safe Threshold Dose and Biological Effects of Diagnostic Ultrasound”, Chinese Journal of Ultrasound in Medicine 2000; 16(3), http://tinyurl.com/qf4lbkg (tradotto dal cinese e riveduto per la pubblicazione; non disponibile nel database PubMed)

Tratto da Nexus New Times ed. italiana nr. 119 dicembre 2015 - gennaio 2016

Marcello Pamio

Olio di ricino
Non si può parlare di olio di ricino senza citare il “profeta dormiente” Edgar Cayce (1877-1945).
Fu appunto Cayce, il sensitivo più documentato di tutti i tempi, a portare alla luce negli ultimi anni della sua vita gli effetti benefici di tale olio.
Secondo lui l’essere umano è un insieme di natura spirituale, mentale e fisica ed è necessario riconoscere la loro unità per riportare il corpo in uno stato di salute. In tal modo egli operava con le persone che si rivolgevano a lui e alle quali suggeriva l’utilizzo dell’olio di ricino per le più svariate patologie.
Negli anni a seguire, il dottor Mc Garey, medico e studioso dei metodi di Cayce, poté constatare i numerosi benefici che l’uso esterno dell’olio di ricino aveva nei suoi pazienti.

Il più comune effetto benefico risultante dall’utilizzo dell’olio di ricino è il rafforzamento del sistema immunitario. Il sistema linfatico oltre ad avere un ruolo importantissimo nel sistema immunitario ha anche il compito di drenare e purificare il corpo umano.
Quando i tessuti in un’area del corpo vengono ripuliti dagli scarti (grazie all’olio) le cellule sono in condizioni migliori per il loro buon funzionamento e l’attività degli organismi immunitari diviene più efficace nella difesa del corpo e nella sua ricostruzione.
Altre proprietà dell’olio di ricino sono quelle di aumentare l’attività di eliminazione delle scorie e di rigenerazione dei tessuti, di ridurre la perdita di sangue nei tessuti e sollecitare la loro ricostruzione anche a seguito di gravi ferite.
L’eliminazione interna delle scorie e la rigenerazione dei tessuti è uno degli effetti primari dell’olio di ricino ed è un processo fondamentale per il ristabilimento dell’equilibrio nel corpo.
L’uomo possiede quattro canali di eliminazione delle scorie (organo emuntori): pelle, polmoni, fegato/intestino e reni. Quando un canale è ostruito, danneggiato, intossicato o malato diventa incapace di espletare il suo compito e gli altri tre canali vanno in sofferenza.

Quando si utilizza
Nelle ferite e nelle abrasioni, grazie alle sue miracolose proprietà l’olio di ricino fa rimarginare velocemente e completamente la pelle senza lasciare cicatrici.
Essendo un potente antibatterico e antifungino è l’ideale per esempio nelle micosi delle unghie. In questo caso dopo aver fatto dei pediluvi con acqua e sale (o sale inglese) per circa 15 minuti, bisogna avvolgere le unghie interessate con un impacco di olio di ricino da tenere per tutta la notte.
Servirebbe un intero libro per elencare tutte le patologie in cui l’olio di ricino è veramente risolutivo per non dire miracoloso: ferite infette, calcoli al fegato e alla cistifellea, spasmi esofagei, problemi di udito/perdita di udito, smettere di russare, ecc.
Lo stesso Edgar Cayce descrisse almeno 30 differenti funzioni fisiologiche che vengono migliorate attraverso l’uso dell’olio di ricino applicato localmente sotto forma di impacco.

Ecco una lista parziale dei casi in cui egli raccomandò ai pazienti l’olio come terapia: afonia, appendicite, artrite, blocco intestinale, calcoli alla cistifellea, cancro, cellulite pelvica, cirrosi epatica, colite, costipazione, problemi alla colecisti, epilessia, emicrania, epatite, ernia, fegato fiacco, gastrite, insufficienza renale, linfoadenite, linfoma di Hodgkin, morbo di Parkinson, neurite, paralisi cerebrale, restringimento e stenosi del duodeno, sclerosi multipla, sterilità, uremia…

Caratteristiche dell’Olio di Ricino
L’olio viene estratto dai semi del Ricinus Communis conosciuto anche come Palma Christi o più comunemente come olio di ricino.
Chimicamente l’olio di ricino è un trigliceride di acidi grassi ma ciò che lo rende unico è l’alto contenuto di acido ricinoleico (90%).
La composizione degli acidi grassi dell’olio di ricino è la seguente: acido ricinoleico 89,5%, acido diidrossistearico 0,7%, acido palmitico 1,0%, acido stearico 1,0%, acido oleico 3,0%, acido linoleico 4,2%, acido linolenico 0,3%, acido eicosenoico 0,3%.
Possiede eccellenti proprietà emollienti e lubrificanti.
L’acido ricinoleico ha attività antimicrobica, contro diverse specie di batteri, funghi e muffe.

Gli effetti dell’olio che guarisce
Come detto i miracolosi benefici ottenuti nei suoi pazienti dagli impacchi di olio di ricino applicati sull’addome (o fegato) sono dovuti all’effetto diretto dell’olio sulla funzione linfatica.
In particolar modo sul sistema di capillari linfatici che giocano un ruolo fondamentale nell’assimilazione degli alimenti da parte dell’intestino e la sua preparazione al processo di nutrizione di tutti i tessuti.
Le placche di Peyer rappresentano circa il 70% del sistema immunitario e sono costituite da noduli linfatici posizionati nell’intestino tenue e vascolarizzati da un’estesa rete di capillari.
In tutto questo ci sono gli aspetti emozionali che di fatto diventano fondamentali in tutte le esperienze di guarigione. Edgar Cayce per spiegare l’influenza delle emozioni sulle condizioni fisiche del corpo diceva che “nessuno può odiare il proprio vicino e non avere lo stomaco e il fegato sottosopra”.
In qualche maniera le emozioni sono collegate con le ghiandole endocrine le quali inviano impulsi nervosi attraverso il corpo e contemporaneamente producono ormoni in linea con il tipo di emozione che deve venire generata. Tali sostanze chimiche hanno potenti e diretti effetti sul sistema nervoso autonomo e su varie altre funzioni organiche vitali. Il risultato è all’origine di numerose condizioni patologiche come ipertensione, ulcera dello stomaco, malattie cardiache, ecc.
Una serie infinita di altre malattie che nascono da quello che pensiamo e/o proviamo.
Le ghiandole endocrine svolgono il loro compito di trasmissione e il corpo in risposta sviluppa una serie di malattie fisiche come immagine a specchio del tipo di pensieri che abbiamo generato.
Per questo motivo spesso Cayce prescriveva ai suoi pazienti impacchi di olio di ricino solo dopo aver pregato a lungo, allo scopo di riposizionare sia il corpo che la mente sulla via della guarigione.

Impacco di olio di ricino
Serve un panno di flanella o lana, una boule di acqua calda, olio di ricino biologico estratto a freddo e un asciugamano.
La procedura dell’impacco è semplicissima.
Piegare il panno fino alla dimensione adeguata alla zona da trattare: l’addome e il fegato sono i due organi maggiormente trattati con questa tecnica, anche perché di solito sono i due organi più intossicati!
Scaldare per qualche minuto pochissimo olio di ricino in una padella, poi passarci il panno sopra e sporcarlo di olio.
Applicare (senza scottarsi) il panno sulla parte del corpo che necessita il trattamento e appoggiare sopra la boule di acqua calda. Avvolgere il tutto con un asciugamano da bagno o una piccola coperta attorno al tronco del corpo per impedire che entri aria.
L’impacco deve rimanere in loco per circa un’ora o più. Il panno usato non deve essere buttato ma può essere conservato in una busta di plastica e riutilizzato più volte.
L’impacco si può fare da 3 a 7 volte alla settimana e per dare maggior vigore alla pulizia del fegato prendere un cucchiaio di olio d’oliva extravergine ogni giorno alla fine del trattamento.

Olio di cocco
L’altro olio dalle caratteristiche miracolose è quello di un'altra palma, quella da cocco.
A differenza del ricino però il cocco si può usare internamente.
Il cocco è un frutto molto ricco di acidi grassi sani. La sua composizione varia a seconda del tipo e della lavorazione dell’olio.
Gli acidi grassi saturi a catena media costituiscono circa il 90% dell’olio.
Quello che molti “esperti” ancora non sanno (per ignoranza) o peggio ancora, fanno finta di non sapere (per malafede), è che gli acidi grassi saturi del cocco sono a catena media (MCFA) e quindi facilmente digeribili, assorbibili e utilizzabili dal corpo. Possono addirittura liberamente attraversare la BEE, barriera ematoencefalica in forma non legata ed essere usati direttamente dal cervello come fonte di energia.
Sono grassi completamente diversi da quelli saturi di origine animale perché in questi ultimi la catena è lunga e quindi di difficile digestione. Ma ancora oggi vengono messi nello stesso piano tutti gli acidi grassi saturi (animali e vegetali), creando volutamente confusione.
La cosa sorprendente è invece che l’olio vergine di cocco (non raffinato) è prontamente disponibile, delizioso e completamente naturale.

Caratteristiche dell’olio di cocco
Le caratteristiche di questo olio hanno dell’incredibile.
Anticancerogeno, antinfiammatorio, anti-microbico, combatte le infezioni (batteri, virus, lieviti, funghi, parassiti e protozoi), antiossidante (protegge contro la formazione di radicali liberi e danni), migliora l’assorbimento dei nutrienti (rende le vitamine a base di grassi più disponibili per il corpo, cioè la vitamina A, D, E, K).
Dal punto di vista esterno protegge e nutre la pelle, aiutandola a guarire da tagli, abrasioni e ferite. Migliora e promuove il processo di guarigione in qualsiasi caso anche in presenza di patologie (dermatosi, desquamazione, psoriasi, ecc.)
Dal punto di vista interno l’olio di cocco aiuta i processi di assorbimento di minerali importanti come calcio e magnesio, contribuendo ad un migliore sviluppo di ossa e denti; contrasta funghi e parassiti sempre più diffusi tra la popolazione. E’ stato dimostrato che l’olio di cocco stimola il metabolismo, migliora la funzione della tiroide e aumenta i livelli di energia.
L’elenco dei disturbi e/o patologie in cui questo olio ha dei risultati eccezionali è lunghissimo: reflusso gastrico, Alzheimer, costipazione, fibrosi cistica e infezione ai bronchi, candida, colesterolo (migliora il rapporto l’HDL /LDL), l’olio di cocco è noto per ridurre le crisi epilettiche, contro il batterio helicobacter pyroli, protegge le arterie dalle ferite che causano l’aterosclerosi, per le emorroidi può essere applicato esternamente o internamente due volte al giorno, regolarizza la funzionalità tiroidea, è utile contro le infezioni del tratto urinario, ecc. ecc.

In questa sede ci si riferisce all’olio di cocco vergine (meglio ancora extravergine anche se è difficile da trovare) biologico e spremuto a freddo mediante centrifugazione.
Concludo con le parole dello scrittore e attivista americano Kevin Trudeau tratte dal suo libro “Vogliono farti ammalare”:
“L’olio vergine di cocco, biologico e non raffinato, rientra nella categoria dei prodotti ‘miracolosi’. Basta prenderne un cucchiaio la mattina e uno nel tardo pomeriggio, per 30 giorni consecutivi, ed ecco cosa potrebbe succedervi: la pressione alta diventa un problema del passato; i disturbi circolatori si risolvono; gli sbalzi d’umore svaniscono; la depressione si attenua; la stipsi smette di tormentarvi; i dolori artritici si riducono o scompaiono; il cancro si avvia alla remissione; il colesterolo si normalizza; il reflusso gastroesofageo e i bruciori di stomaco diminuiscono o si risolvono definitivamente.”
Farneticazioni di una mente malata o condivisioni di conoscenze che per qualcuno è meglio rimangano in un libro o in un cassetto? Non resta altro che provare…