La Toscana, si sa, è sempre stata una regione molto particolare, gestita da partiti politici non casuali…
Per esempio è qui che, nel 2015, esplodono i primi casi di meningite che danno il via alla ribalta mediatica della questione vaccini. Si saprà poi che la maggioranza di questi casi si era verificato in soggetti regolarmente vaccinati…
Nello stesso anno, a dicembre, la multinazionale britannica GSK dice di voler chiudere la società di Verona licenziando oltre 300 ricercatori, per poi dichiarare il 13 aprile 2016 di voler investire 1 miliardo di euro in Italia, o per essere più precisi, in Toscana... E sempre qui pulsa il cuore del business dei vaccini: a Siena per la R&S (Ricerca & Sviluppo) e a Pisa per la produzione vera e propria di queste droghe. Infine con oltre 26.000 iscritti, la Toscana detiene il record nazionale di fratellini massoni...
Interessante come regione, non c’è che dire!
GSK parla toscanaccio … Notizia fresca di ieri (28 marzo 2019): la multinazionale britannica GSK, ha inaugurato a Rosia (immagine sotto), vicino a Siena dove possiede il polo mondiale di produzione dei vaccini, un centro controllo qualità hi-tech, che permetterà di ridurre drasticamente i tempi e il numero dei controlli sui vaccini (passeranno in media da 120-125 a 20-25). Il tutto ovviamente senza intaccare la qualità, anche perché quando GSK parla di qualità, è meglio non proferire parola…
L’investimento è assai corposo: stiamo parlando di 42 milioni di euro!
Il dottor Rino Rappuoli, colui che ha inventato il vaccino anti-meningococco B e amministratore delegato GSK Vaccines Italia ha dichiarato che «investire più di 40 milioni in un centro di questo genere vuol dire avere fiducia nel futuro: il nuovo edificio è all’avanguardia per i vaccini di adesso, ma soprattutto è pronto per la qualità del futuro».
La fiducia nel futuro va letta come la totale e assoluta consapevolezza che i governi italiani continuino supinamente ad agevolare gli interessi di Big Pharma, a discapito della salute pubblica.
Un futuro certamente distopico quello sognato e agognato dagli azionisti delle multinazionali del farmaco, un domani scintillante dove al posto delle stelle vi sono infezioni, focolai e vere e proprie epidemie, in modo tale da avere uno stato di tensione continuo che giustifichi, da una parte leggi sempre più repressive e obblighi anticostituzionali che violano ogni sacrosanto diritto, e dall’altra garantire lo spaccio sistemico e cronico dei loro vaccini...
Ricordiamo sempre che la multinazionale GSK guadagna miliardi ogni anno vendendo farmaci e vaccini, per cui se non esistessero malattie e infezioni, chiuderebbe all’istante.
Vaccini, sempre meno sicuri e sfornati a ritmo sempre più accelerato, perché se il nuovo centro in Toscana, per quanto hi-tech, ridurrà i tempi e il numero dei controlli, è ovvio che la sicurezza verrà meno!
Prima rete nazionale Nasce sempre in Toscana, la prima rete di industrie farmaceutiche: un importante esperimento di politica industriale territoriale, ideato da Kpmg.
Kpmg non è una onlus, ma un network olandese di società indipendenti affiliate alla svizzera KPMG International Cooperative, specializzato nella revisione ed organizzazione contabile, che fornisce servizi professionali alle imprese. La Kpmg fa parte delle Big Four, cioè delle quattro grandi società che si spartiscono a livello mondiale il mercato delle revisioni.
I fondatori di questa nuova rete sono Molteni, Kedrion, Eli Lilly e GSK Vaccines.
Il presidente piddino della Toscana Enrico Rossi gongola, visto che la regione ha avuto un ruolo importante nel facilitare questo risultato.
Questo è solo uno dei tasselli di un progetto completo a più ampio respiro che si chiama Pharma Valley and Devices. Guarda caso un progetto proposto sempre dalla Kpmg di cui sopra...
Alla firma del contratto erano presenti: il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori; il presidente della Fondazione Toscana Life Sciences e di RetImpresa, Fabrizio Landi; per Eli Lilly Italia Huzur Devletsah, upcoming President and General Manager Italy Hub, e Cristiano Demolli, Sesto Manufacturing Site Senior Director; per Molteni l’ad Giuseppe Seghi Recli; per Kedrion Biopharma Danilo Medica (Italy Country Manager); per GSK Vaccines l’ad, Rino Rappuoli.
L’intesa nasce nell’ambito dell’iniziativa Toscana Pharma & Devices Valley, che coinvolge una trentina di imprese farmaceutiche presenti in Toscana.
Tutte queste imprese concorreranno alla realizzazione della terza e più innovativa piattaforma logistica italiana, che troverà posto all’interno dell’interporto livornese Amerigo Vespucci.
Con un investimento di circa 60-80 milioni di euro, verrà attrezzata un’area di 125.000 metri quadrati di superficie, la metà dei quali verranno edificati, per realizzarvi tra l’altro 21.000 metri quadrati di magazzini con ambienti a temperatura controllata, adatti allo stoccaggio dei prodotti farmaceutici, come i vaccini.
La capacità di immagazzinamento è stimata in 38.000 posti pallet iniziali, tre quarti dei quali capaci di tenere temperature tra i 15 e i 25° ed un quarto tra i 2 e gli 8°.
Il 70% delle scorte riguarderà le materie prime e il confezionamento, il 30% i prodotti finiti, che verranno movimentati al ritmo di 52.000 pallet l’anno.
Interessante sapere che l’80% è destinato ad essere esportato fuori dall’Italia mentre il 20% interesserà il mercato nazionale.
Il 23% del totale sarà movimentato per via area, attraverso l’aeroporto pisano Galileo Galilei.
Questo è senza dubbio un colpo industriale a dir poco geniale: con ben sedici baie tra carico e spedizione merci, e circa 6.000 metri quadrati di uffici, la Toscana si avvia a diventare uno dei poli industriali più importanti d’Italia.
Certamente ad alti livelli sanno perfettamente che le politiche nazionali spingeranno verso la crescita esponenziale della vendita di farmaci e soprattutto di vaccini. Anche perché le dirigono loro.
D’altronde, non dobbiamo dimenticare che l’Italia è stata designata «Capofila mondiale per le vaccinazioni», guarda caso nel settembre 2014 (l’allora governo del premier Matteo Renzi che in Toscana è nato e cresciuto anche come politico) quando l'ex ministro Beatrice Lorenzin si recò a Washington per siglare l’accordo.
I risultati ottenuti da allora sulle politiche sanitarie italiane sono sotto gli occhi di tutti, ora stiamo assistendo ai risultati in politica economica…o forse è tutto un caso, e chi vede qualcos’altro è il solito complottista?
Attenzione: La contea di Rockland, New York, ha dichiarato lo stato di emergenza per un’epidemia di morbillo! Attualmente nell’area sono stati confermati, stando a quello che riporta la BBC, 153 casi di morbillo (la popolazione della contea di Rockland è di circa 330.000 persone). E se questo non bastasse, con una disposizione d’urgenza ha vietato per 30 giorni, a tutti i ragazzi sotto i 18 anni non vaccinati, di frequentare spazi pubblici come scuole, centri commerciali, ristoranti, negozi e luoghi di culto come chiese, sinagoghe e moschee.
Questa “trentena”, entrata in vigore alla mezzanotte tra il 26 e il 27 marzo scorso, riguarda tutti gli spazi nei quali si radunano più di dieci persone, il tutto per impedire il dilagare del virus.
La cosa interessante è che ad ottobre 2018, a seguito di un primo allarme per 96 casi registrati, nella medesima contea erano stati vaccinati (vedere immagine sotto) con il trivalente MMR (morbillo, parotite, rosolia) ben 8097 individui di tutte le età! Curioso che a seguito di vaccinazioni a tappeto, anziché ridursi, i casi di morbillo siano invece aumentati...
Come sempre negli States non si va per il sottile: chi viola tale divieto rischia una multa fino a 500 dollari e la reclusione fino a sei mesi di carcere.
Quello che sta avvenendo nella contea di Rockland interessa principalmente la comunità ebrea ultraortodossa, e segue altre - per così dire - “epidemie” già registrate negli stati di Washington, California, Texas ed Illinois.
Quanto manca alla mobilitazione della FEMA (l’Ente federale per la gestione delle emergenze), dell’intelligence e della NSA, cioè la Sicurezza Nazionale?
Prendiamo atto che i nuovi nemici per gli Stati Uniti d’America non sono più i militanti dell’ISIS o di Al-Qaeda, ma sono dei microscopici terroristi che al posto del mitragliatore e delle bombe, usano delle subdole capsidi proteiche contenenti terribili acidi nucleici…
Da New York a Philadelphia Sulla scia dell’emergenza morbillo nella contea di Rockland, a Philadelphia oltre 100 studenti sono stati infettati da parotite.
Alla Temple University verrà installato uno dei due ambulatori mobili per la vaccinazione che avverrà mercoledì prossimo, dato che il numero di casi di parotite nella comunità universitaria continua a crescere.
Attualmente vi sarebbero 105 casi, dei quali 18 confermati e il resto probabili.
Il punto che nessuno sottolinea adeguatamente è che quasi tutti gli studenti infettati erano vaccinati contro questa malattia!
I medici si parano il didietro dicendo che il vaccino MMR spesso si indebolisce quando le persone sono adolescenti o ventenni, ma che ovviamente la migliore difesa contro la diffusione rimarrà sempre il vaccino. Ironia della sorte, è lo stesso vaccino MMR (parotite, morbillo, rosolia) che è stato imposto nella Contea di Rockland per combattere il morbillo! Fa sorridere il discorso dei medici che il vaccino MMR si “indebolirebbe” nei giovani, perché dicendo così mettono in discussione la logica utilizzata nella contea di Rockland, dove stanno vaccinando ragazzi sotto i 18 anni, non avrebbe molto senso!
Focolaio di morbillo nel 2001 Sarà incomprensibile per gli encefali dei televenditori e teleimbonitori di minchiate televisive (detti esperti), ma il morbillo, come tutte le malattie infettive esantematiche, è endogeno, per cui avrà sempre un andamento sinusoidale, cioè mostrerà sempre picchi di focolai e periodi meno virulenti. Sempre e indipendentemente dalla copertura vaccinale della popolazione. Ricordiamo infatti il focolaio di morbillo verificatosi a New York City nel 2001.ì Tutti i casi riscontrati avevano una precedente evidenza di immunità al morbillo, e i risultati di laboratorio hanno indicato risposte immunitarie secondarie.
Tale rapporto documenta la trasmissione del morbillo da un individuo immunizzato, confermando la fallacità del vaccino.
Ma ovviamente questo nessuno ce lo ricorda, perché il mantra è sempre lo stesso: vaccinare sempre, tutti, e sempre di più!
Il vero problema è il morbillo? L’Italia a livello europeo detiene tantissimi primati negativi: primo posto per tumori in età pediatrica e primo posto per obesità infantile. Abbiamo anche il podio per mortalità da infezioni ospedaliere, con 10.000 morti all’anno!
Con una siffatta strage annuale, il problema è il morbillo?
Stessa cosa anche negli altri paese industrializzati. Ogni anno migliaia di cittadini adulti di New York si ammalano, e talvolta muoiono, per malattie come influenza e polmonite, che continuano a rappresentare la TERZA CAUSA DI MORTE nella città di New York. Per non parlare dello stato di salute dei cittadini statunitensi legato a problematiche correlate a pessima alimentazione e stili di vita.
Ma i riflettori si accendono solo sul virus del morbillo.
Il grafico qui sopra del CDC, mette in evidenza che nel 2014 nello stato di NY ci sono stati 667 casi di morbillo tra la popolazione, ma stranamente non ricordo leggi marziali, divieti di respirare e campane a lutto. Forse perché, oggi, l’ordine di scuderia è di sfruttare qualsiasi occasione per spingere l’inasprimento delle leggi sull’imposizione vaccinale? Allora si spiegherebbe anche perché, nello stesso momento, in Italia venga presentato un «Piano di eradicazione del morbillo» che prevede misure assurde come l’esclusione da gare sportive o da servizi come la protezione civile a chi è senza vaccini; in Europa si gridi all’emergenza morbillo ormai da mesi con numeri di casi/popolazione ridicoli; ed ora negli Usa si segua addirittura la linea della segregazione dei soggetti non vaccinati… ovviamente tutto per il “bene pubblico”, ci mancherebbe. Forse è il caso di rendersi conto che, più semplicemente, le vaccinazioni e la loro imposizione fanno parte oggi delle priorità di un’agenda mondiale che punta, ahinoi, alla limitazione delle libertà individuali più elementari e per farlo si stanno usando tutti gli espedienti, ivi compresi far passare per gravi emergenze di sanità pubblica una delle più comuni malattie dell’infanzia, in grado di dare immunità a vita, tramutatasi nel corso degli anni in mortale nemico dell’umanità…
Internet e tutto quel marasma virtuale contenuto nel cyberspazio sono strumenti molto importanti e utili, se vengono usati correttamente. Quando però lo strumento da mezzo diventa il fine, allora gli effetti collaterali possono essere gravissimi e devastanti.
I principali rischi per gli internauti per così dire non "scafati", vanno dal cyberbullismo all’adescamento on-line, alla pornografia e pedopornografia, alla dipendenza vera e propria da internet, al sexting, ai messaggi offensivi e minacciosi, alle richieste di sesso online. Per non parlare di tutto il mondo delle fake news, o della privacy che letteralmente sparisce quando ci colleghiamo alla rete con un computer…
Non tutti sono a conoscenza, soprattutto i genitori, che il bullismo online detto «cyberbullismo» è un problema in crescita pandemica.
Con questo termine s’intendono quelle azioni aggressive eseguite attraverso sms, immagini, foto o video, chiamate telefoniche, e-mail, chat rooms, siti web, ecc., da qualcuno (persona singola o gruppo) con lo scopo di far del male o di danneggiare una persona. L’impatto che questo può avere sulla psiche di un ragazzo debole può essere devastante.
L’adescamento online («online grooming») è invece il tentativo di un pervertito adulto, di avvicinare un minore tramite messaggi inizialmente innocui, per ottenere la sua fiducia. Una volta instaurato un certo tipo di rapporto, le tematiche scivolano lentamente verso il sesso, per giungere allo scambio di foto e video e all’incontro vero e proprio. I pedofili utilizzano molti di questi sistemi.
Anche la dipendenza da internet è diventata un problema abnorme, nonostante sia poco pubblicizzato.
La Rete, i social e le varie piattaforme che intasano il web sono pensate e strutturate per creare dipendenza psicologica con conseguenti danni psichici e funzionali per il soggetto.
Si è persino scomodata la psichiatria che ha etichettato questo nuovissimo disturbo con l’acronimo IAD, «Internet Addiction Disorder», e si manifesta sotto forma di sintomi da astinenza. Esattamente quello che avviene con il gioco online.
Il caso degli Hikikomori è emblematico. Lo strano temine giapponese significa «stare in disparte» e al momento in Giappone ci sono 500.000 casi accertati, che però secondo le associazioni che se ne occupano potrebbero arrivare addirittura a un milione, cioè l’1% dell’intera popolazione nipponica! Nonostante sia un fenomeno incredibilmente vasto e in crescita anche da noi in Italia, nessuno ne parla.
Ma di cosa si tratta? Gli hikikomori sono ragazzi molto intelligenti ma caratterialmente timidi e introversi che di fronte alle difficoltà della vita preferiscono chiudersi a riccio isolandosi, in una auto-reclusione totale in cui l’unico legame con il mondo esterno diventa il computer e Internet! Giovani asociali che non escono mai da casa, vivendo una falsa vita proiettata nel mondo virtuale. Segnale inequivocabile della vuotezza che stiamo vivendo in questo periodo storico.
In un mondo bipolare come il nostro però, a far da contraltare all’isolamento patologico degli hikikomori, ci pensano le «Candy Girl». Si tratta di ragazze minorenni, anche bambine, che adottano in Rete atteggiamenti spregiudicati, spesso totalmente inconsapevoli delle conseguenze. In praticano barattano proprie foto di nudi e video porno in cambio di soldi e/o ricariche del cellulare.
Tutto viene vissuto come un semplice gioco innocente, che però da una parte sostiene il mercato della pedopornografia e dall’altra aumenta il rischio di violenza sessuale reale.
A proposito di sesso, il «sexting» è l’invio di messaggi sessualmente espliciti e/o immagini inerenti al sesso, principalmente tramite il cellulare, ma anche tramite internet.
L’inesistente privacy In internet la privacy è stata ingoiata da qualche buco nero.
Nonostante le leggi italiane ed europee, il pc e gli smartphone sono strumenti principali di controllo sociale, in grado di monitorare e tracciare tutto e tutti costantemente.
Per ogni social o pagina web visitate si lasciano sassolini come moderni Hansel e Gretel.
Miriadi di dati e informazioni personali (quello che acquistiamo, le preferenze politiche, religiose, sessuali, la musica che amiamo, ecc.) che diventano preziosi come l’oro per i giganti del web (Big Data). I Padroni del mondo sono coloro che gestiscono questa mole di dati, ecco perché Big Data incarna perfettamente la strega che vuole mangiarsi i due fratellini persi nel bosco.
Pericolo fake news Sulle cosiddette Fake News il tema è caldissimo. Nel cyberspace una notizia falsa veicolata ad arte dai media mainstream può aprire ampi dibattiti politici e influenzare l’esito di una tornata elettorale, o innescare sommovimenti popolari. Inoltre, delle falsità possono massacrare la reputazione di una persona.
Va infine ricordato sempre che «fake news» è una etichetta inventata dall’establishment per essere appiccicata a tutte quelle notizie che vanno fuori dal binario, e cioè dal paradigma riconosciuto…
Virus e malware La rete è anche quel mare magnum che ha creato virus e malware e contribuito alla loro diffusione e infestazione di massa.
Non tutti i virus sono distruttivi, spesso infatti vengono utilizzati per altri motivi, tra cui sottrarre informazioni personali, password, dati delle carte di credito o direttamente denaro.
Girovagando nel web e/o scaricando file senza sicurezza, il rischio è enorme.
Le applicazioni pericolose
Le applicazioni per il cellulare sono migliaia. Ogni giorno ne vengono create di nuove per una infinità di scopi. Alcune di queste possono essere potenzialmente deleterie, come quella chiamata Tik-Tok.
Si tratta di un social network cinese che sta crescendo però a livello planetario. Stiamo parlando della terza app più usata al mondo nel 2018, la quale nel 2017 si fonde con Musicaly, una piattaforma americana. Cosa fa questa applicazione? In pratica permette di «incarnare in playback le tue canzoni preferite, i tuoi video, fare sketch, doppiare film, ecc.». La sua arma è la «sfida settimanale», come per esempio la «Shoe Challenge» che consiste nel provare il maggior numero di scarpe e vestiti in 15 secondi, tutto rigorosamente a tempo di musica.[1]
Questo è un modo intelligente e persuasivo di fidelizzare il pubblico bloccandolo nella piattaforma per più tempo possibile. Lo scopo è farli rimanere connessi e infatti molti bambini e adolescenti sono diventati dipendenti.
Un altro insidioso pericolo è instillare l’incessante ricerca di essere perfetti nel fisico e piacere agli altri: tutto è orchestrato per esporre il proprio corpo, le forme e la propria intimità. Il canone di bellezza di Tik-Tok sono le ragazzine magre dai capelli lunghi neri, labbra carnose, che svestite danzano sensualmente cercando di imitare le loro cantanti preferite[2].
Ragazze (o bambine) giovanissime anche di 9 e 10 anni!
I pericoli sono enormi e gravissimi, partendo dai pedofili che sguazzano quotidianamente in simili social per adescare qualche bambina o bambino. Per non parlare del cyberbullismo onnipresente: le ragazze che non hanno il physique du role vengono massacrate con parole offensive (“sei grassa”, “fai schifo”, “vergognati”, “ucciditi”, ecc.) dagli altri utenti.
Infine Tik-Tok contiene pornografia, nudità e violenza.
Adolescenti sempre più schiavi della rete Una recente indagine intitolata: «Tempo del web. Adolescenti e genitori online», realizzata da SOSTelefono Azzurro Onlus in collaborazione con Doxakids, e presentata a Milano l’8 febbraio in occasione del «Safer Internet Day» (SID), la Giornata mondiale per la sicurezza in rete promossa dalla Commissione Europea, mostra un quadro a dir poco allucinante.
La ricerca è stata condotta su 600 ragazzi dai 12 ai 18 anni e 600 genitori dai 25 ai 64 anni.
Adolescenti sempre più dipendenti da social e smartphone.
Il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a staccarsi da cellulare e dai social; ben 1 su 4 (25%) è sempre online, quasi 1 su 2 (45%) si connette più volte al giorno.
Dati assai preoccupanti che però raggiungono la follia quando si legge che il 21% (1 su 5) dei giovani soffre di «vamping», cioè si sveglia in piena notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare!
Circa il 78% (4 su 5) chattano continuamente su piattaforme come WhatsApp.
Dati assai preoccupanti che però raggiungono la follia quando si legge che il 21% (1 su 5) dei giovani soffre di «vamping», cioè si sveglia in piena notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare!
Circa il 78% (4 su 5) chattano continuamente su piattaforme come WhatsApp.
Online prima dei 13 anni e lo smartphone a 11 Uno degli allarmi lanciati dalla ricerca è quello dell’età in cui gli adolescenti italiani accedono alla Rete. Quasi la metà (48%) dichiara di essersi iscritto a Facebook prima dei 13 anni, età minima consentita per poterlo fare, mentre il 71% riceve in regalo dai premurosi genitori uno smartphone a 11 anni.
Consideriamo che di media le chiavi di casa arrivano attorno ai 12 anni!
Ma se i ragazzi hanno una dipendenza evidente, non sono da meno i genitori.
Quattro intervistati su 5 tra gli adulti dichiarano di usare i social per comunicare quotidianamente con i propri figli: 68% WhatsApp, 18% altre chat. Anche tra gli adulti la percentuale di «vamping» è impressionate: 1 su 4 (il 22%).
Sessualità, pedopornografia e cyberbullismo Il 73% dei ragazzi intervistati (4 su 5) dichiarano di frequentare costantemente siti pornografici e addirittura il 28% di loro teme di diventarne dipendente. Poco più del 10% (1 su 10) conosce qualcuno che ha fatto «sexting», cioè si è scambiato messaggi e/o immagini sessualmente espliciti.
Secondo la ricerca in questione, il 12% ha dichiarato di essere stato vittima di cyberbullismo, mentre il 32% ha paura di subirlo, e il 30% teme il contrario: postare qualcosa che offenda qualcuno senza accorgersene.
Generazione Digitale La chiamano iGen o «Generazione Digitale» o anche «Generazione Google» ed è la generazione dei nati dopo il 1995, diciamo dopo l’anno 2000, quando la Rete si è aperta agli usi commerciali. Sono i ragazzi cresciuti con in mano non una fionda ma un iphone.
Al contrario dei cosiddetti «millennials» (nati tra il 1981 e il 1995) che almeno sono riusciti a conoscere una realtà analogica prima dell’avvento degli schermi piatti, gli adolescenti odierni vivono una vita immersa in un mondo inesistente proiettato dentro uno schermo connesso alla Rete.
I social e la riprogrammazione del cervello
Il livello di attenzione negli ultimi anni è stato ridotto drasticamente.
Oggi infatti si scorrono le videate di facebook, Instagram ecc. ad una velocità pazzesca, e di solito in circa 3 secondi dopodichè si cambia.
Questo indubbiamente porta ad una riprogrammazione del cervello (vedi video sotto di Federico Pistono).
Tutta la comunicazione delle aziende, la pubblicità è pensata per attirare l'attenzione in 3 secondi al massimo, quindi devono chiaramente fare leva sulle emozioni primarie, quelle più basse come la paura e l'eccitamento sessuale!
Questo martellamento costante, questo fiume di stimoli a ripetizione rende le persone incapaci di stare fermi a pensare, e aumenta i disturbi di attenzione, la perdita di memoria, ecc.
L'andamento della pubblicità è indicativo: una volta era di 30 secondi, poi a 15 secondi e ora ci sono gli spot (prima dei video) di soli 3-5 secondi. Devono catturare la persona subito, altrimenti la perdono.
Svariati studi hanno dimostrato che stare incollati nei social media per più di 2 ore al giorno aumenta di molto le tendenze suicide e la depressione. I bambini sono più infelici, e si sentono più soli...
Non a caso i figli dei grandi CEO della Silicon Valley non hanno il cellulare: il figlio di Steve Jobs (Apple), di Satya Nadella (Microsoft), di Sundar Pichai (Google) non usano lo smarthphone! Come mai?
Conclusioni La ricerca ha evidenziato anche una buona dose di ignoranza tra i genitori. Per esempio il 71% degli adulti non ha mai sentito parlare di sexting, il 12% non sa cosa significa cyberbullismo.
Questo vuoto conoscitivo deve essere assolutamente colmato prima di arrivare al punto di non ritorno: una società costituita da zombi interconnessi.
Perché quello che sta avvenendo è epocale e non si è mai verificato prima nella storia dell’umanità.
Stiamo allevando un gregge di pecore disorientate e soprattutto infelici!
Tutte le indagini finora condotte hanno dimostrato che la felicità dei ragazzi diminuisce in maniera proporzionale al tempo trascorso davanti allo schermo di un cellulare o di un tablet... Sarà un caso, ma la generazione più digitale della storia è sempre più sola, depressa e propensa al suicidio, rispetto a qualsiasi altra generazione del passato.
La rete non solo sta cambiando gli stili educativi e il linguaggio della popolazione, ma sta anche forgiando la struttura mentale ed emozionale dei giovani (l’ambiente) di oggi.
Detto in senso epigenetico, il web sta letteralmente modificando la genetica umana!
Riflettiamo, ed interveniamo prima che sia troppo tardi.
Fino a qualche tempo fa il Sistema, per soverchiare e bloccare la crescente tendenza dei genitori a mettere in dubbio le vaccinazioni coatte usava come scusante mediatica il fatto che il bambino non vaccinato poteva, a scuola, mettere a repentaglio la salute dei bambini ipervaccinati.
Questa ridicola scusante è stata soppiantata quando sono iniziate a sorgere domande spontanee sull’utilità dei vaccini. Perché, se un bambino vaccinato può prendere qualche malattia infettiva da uno non vaccinato, allora a cosa servono questi farmaci? E come proteggono la collettività?
Ora il nuovo grimaldello adottato dal Sistema sono i bambini immunodepressi, utili a far leva direttamente sulla pancia e le emozioni dei belanti sudditi-non-pensanti.
Nessuno vuole giudicare e/o commentare l’immane tragedia di una famiglia colpita da simili problematiche. Certamente però, ci sono alcune domande che meritano una risposta seria e circostanziata.
Qual è la causa - o le cause - dell’aumento di bambini immunodepressi nel nostro Paese? Comprendere i motivi per cui un bambino o ragazzo va incontro ad una immunodepressione potrebbe essere interessante per fare vera prevenzione.
Ma sappiamo che la prevenzione primaria, non sviluppando PIL, non viene presa in considerazione…
Dov’erano i bambini immunodepressi prima della legge Lorenzin (nr. 119/2017)? Sembra che tali bambini non esistessero prima del 2017, e la prova è che nessuno li ha mai tirati in ballo! Oggi invece sono diventati un toccante problema nazionale, come mai, tutto d’un tratto?
I bambini immunodepressi hanno diritto ad andare a scuola? La propaganda vergognosa del Sistema sottolinea ed evidenza che tutti i bambini immunodepressi hanno il diritto sacrosanto all’istruzione, come gli altri. Verissimo e legittimo. Nessuno però ha il coraggio di dire che UN BAMBINO REALMENTE IMMUNODEPRESSO NON POTRA’ MAI ANDARE A SCUOLA, e questo non dipende dalla presenza o meno di bambini non vaccinati, ma dal fatto che per un organismo immunodepresso, qualsiasi ambiente che non sia la tenda ad ossigeno dell’ospedale, è foriero di rischi anche letali.
Anche se in una scuola TUTTI i bambini fossero vaccinati secondo la vigente imposizione (10 vaccini + 4), e se per assurdo fossero completamente coperti anche gli insegnati, i dipendenti delle segreterie, e perfino i postini che recapitano le missive, ecc, un bambino immunodepresso comunque non potrebbe MAI accedervi perché nell'ambiente circolano CENTINAIA DI AGENTI PATOGENI diversi (virus, batteri, microbi, micobatteri, ecc.) per i quali non esiste un vaccino.
Un qualsiasi agente patogeno è assolutamente rischioso per chi è gravemente ammalato.
Con una copertura vaccinale del 100% un bambino immunodepresso potrebbe andare in giro? Se 60 milioni e 590 mila italiani venissero ipoteticamente vaccinati contro tutte le malattie per le quali esiste oggi un vaccino, un bambino immunodepresso potrebbe andare tranquillamente a scuola?
La risposta, come detto prima, è assolutamente no! E non solo, ma non potrà neppure andare al cinema, a teatro, al parco, al supermercato.
Quindi è ora di finirla con tale criminale propaganda ufficiale che vorrebbe far credere al popolo-bue che le vaccinazioni sono un atto doveroso per proteggere questi poveri bambini.
Vaccinazione corrisponde a immunità? Ancora oggi la maggior parte delle persone e ahinoi anche dei medici, confondono vaccinazione con immunizzazione.
Perfino un personaggio come il dottor Alberto Villani, presidente della SIP Società Italiana di Pediatria, perpetua simili castronerie: «in un mondo normale si è tutti protetti perché vaccinati» dice il famoso pediatra.
Villani commette un grave errore: continuare ad affermare e sostenere che «vaccinazione = protezione» è veramente rimarchevole, perché denota ignoranza o malafede. Questa uguaglianza è stata smentita dai fatti e dalla vita stessa. VACCINARE NON IMPLICA IMMUNITA’, e infatti i cosiddetti «no-responder» o «bad-responder» sono la pistola fumante! Quanti sono, esami alla mano? Nessuno lo sa. Non a caso, moltissimi bambini e/o adulti dopo il vaccino risultano privi dei titoli anticorpali nel sangue e quindi ufficialmente NON sono coperti dalla malattia. Chiaro?
E’ vero che un immunodepresso NON PUÒ vaccinarsi? Solo in parte: esistono controindicazioni, limitate a casi particolari di immunosoppressione grave, per i soli vaccini a virus vivo. La gran parte dei vaccini pediatrici, secondo i protocolli sanitari, possono e anzi devono essere somministrati anche agli immunodepressi.
Quale rischio possa portare questa pratica non è oggetto della discussione, il punto è che le motivazioni sopra riportate, usate dal Sistema per imporre i vaccini alla popolazione sana, non stanno più in piedi se si pensa che quegli stessi soggetti possono tranquillamente vaccinarsi.
Dunque, se proprio si vuole credere alla bontà ed efficacia di questi farmaci, se questi vaccini proteggono dalla malattia, non si capisce la necessità di sbattere fuori da scuola i bambini sani.
Chi decide che esistano bambini di serie A e di serie B? Infine andando oltre l’ipocrisia, sappiamo tutti perfettamente che se ci proponessero di assumere un farmaco che comporta anche gravi rischi per la salute, allo scopo di proteggere una esigua minoranza di individui malati, nessuno di noi lo farebbe! Ebbene chi stabilisce che un bambino sano che, dinnanzi ad un ragionevole dubbio sulla sicurezza di questi farmaci, non viene vaccinato (con tutti i distinguo qui riportati), abbia meno diritti di un bambino malato? Perché a questo bambino sano è possibile negare la scuola, definito invece diritto sacrosanto per quello malato? Chi può arrogarsi un simile diritto?
Secondo la "prestigiosa" rivista Famiglia Cristiana, al prete «è affidata la stessa missione che Gesù ha dato agli apostoli». E grazie all’aiuto dello Spirito Santo il prete «può essere guida e capo di una comunità: in questo assomiglia a Gesù».
Quindi secondo il settimanale cattolico, oggi un prete assomiglia a Gesù!!!
Una responsabilità enorme, anche se sarebbe più corretto parlare di ipocrisia magistrale.
Se teniamo conto che nella comunità odierna i bambini non vaccinati vengono illegittimamente e incostituzionalmente lasciati a casa dalle scuole gestite dai preti, viene da sé che se Gesù duemila anni fa scacciò i mercanti dal tempio, oggi prenderebbe a calci nel culo gli apostoli della fede!
Non solo, ma visto che tali violenze nei confronti dei bambini, cioè dei destinatari del Regno-di-Dio, vengono perpetrate per non perdere le priorità acquisite (scuole paritarie), cioè per non perdere gli agognati finanziamenti pubblici, l’affare assume una connotazione a dir poco vomitevole!
Questo racconto di Natale sarà ancora più indicativo della incoerenza dei preti cattolici…
Pecora nera alla Grotta di Betlemme
C’era una volta una pecora diversa da tutte le altre: era nera. Veniva derisa perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo!
Le altre pecore le gridavano dietro: «pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più e decise di uscire dal gregge andandosene sui monti da sola. Una sera vide lontano una grotta illuminata da una debole luce.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dal gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. «Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
La pecora si avvicinò stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell’orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria»…
Oggi la pecora nera è rappresentata dai bambini i cui genitori hanno deciso consapevolmente di non vaccinare. Ma mentre Gesù è venuto proprio per le “pecore smarrite”, oggi i preti, per infimi interessi economici, portano al massacro queste povere pecore!
Pubblico l'articolo tratto dalla pagina Facebook del Corvelva
LA SOLIDARIETA' ECCLESIASTICA ALLE DISCRIMINAZIONI DI LEGGE
Anche oggi non si smentiscono i vertici clericali e don Lorenzo Celi, direttore dell'ufficio diocesano pastorale della scuola di Padova, tiene a rassicurare moralmente i propri parroci. Egli infatti esprime loro "vicinanza e piena solidarietà" nel compito di esclusione dalle scuole materne Fism.
Se ne deduce che, invece, ai bambini non siringati a dovere e per questo esclusi dal sistema scolastico, non ritenga di esprimere alcunché; d'altra parte egli tiene a ribadire che sarebbero i genitori ad auto-escludersi perchè rei di opporsi "a quanto dispone la legge", e aggiunge "per ragioni personali".
Ribadisce, il don, che all'art.3 la legge prevede l'esclusione (??? dov'è scritto nella legge, don ???), più in là si corregge parlando di espulsione e poi di sospensione (eh! la chiarezza della Legge!), ma soprattutto si premura di utilizzare un bel giro di parole per ricordare il rischio di "perdita della parità scolastica con tutte le conseguenze a ciò correlate" (leggasi contributi economici).
Credo che questo sia lo snodo fondamentale che spiega tutto il comportamento della chiesa e delle fism dal 2017 ad oggi...
Personalmente preferisco non esprimermi sulla condotta dei preti in tutta questa
vicenda dei vaccini obbligatori, dico solo che la storia insegna, a chi vuole intendere.
Mi auguro però che le persone possano imparare molto da questa condotta; d'altra parte, se le vaccinazioni sono diventate dogma, se la scienza è divenuta fideismo, quali attori migliori dei preti in campo, per difendere la sacralità della magica soglia di immunizzazione?
Ieri come oggi, oscurantismo è la parola chiave: si oscurano i diritti, il libero pensiero, la libertà di espressione e quando c'è bisogno di seppellire la libera coscienza (le "ragioni personali"), si trovano sempre buoni alleati in chi è allenato agli "atti di fede".
Mi raccomando: la dottrina, il catechismo, la messa la domenica.
La COERENZA, soprattutto.
Il 25 febbraio scorso è stato ufficializzato nella Gazzetta l’inserimento del medicinale Triptorelina nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale.
La Triptorelina Pamoato è il principio attivo, il nome commerciale è Decapeptyl e appartiene alla categoria farmacologica degli «Analoghi degli ormoni liberatori delle gonadotropine», in pratica agisce causando la soppressione della funzione gonadotropa pituitaria, detto in parole semplici blocca alcuni importantissimi ormoni, come il testosterone, agendo direttamente sulla ghiandola endocrina pituitaria: l’ipofisi!
Attualmente viene somministrato nel carcinoma della prostata e in quello della mammella mediante un’iniezione che viene effettuata tassativamente ogni 3 mesi.
Ma perché un farmaco in uso nei tumori ormono-sensibili viene inserito nella Gazzetta ufficiale?
La risposta è semplice ma inquietante: perché l’impiego sarà allargato ai casi «in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere)».[1]
Quindi il Ministero della Salute e l’Aifa hanno autorizzato l’utilizzo di un farmaco ormono-castrante già in uso per il cancro al seno e alla prostata, per i bambini che non riconoscono il proprio corpo e/o la propria sessualità!
Questo è il risultato delle sempre più potenti lobbies pro-trans, le quali non solo aumentano le lettere degli acronimi LGBT, LGBTQ, LGBTQIA, LGBTQIAPK, ma anche la loro pressione sociale.
Associazioni ufficialmente nate per proteggere e sostenere i diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Intersessuali, Asessuati[2], Pansessuali[3]e Kinky[4], ufficiosamente rappresentano invece un formidabile e funzionale strumento di manipolazione mediatica e politica assai rilevante.
Purtroppo è molto triste sapere che l’Italia è il primo paese in Europa per tumori in età pediatrica, il primo anche per obesità infantile, e la priorità del governo (quello del cambiamento) oltre alle vaccinazioni coatte è autorizzare un farmaco che castra i bambini confusi!
Ovviamente, come dietro le vaccinazioni c’è un progetto molto più lungimirante, così anche dietro a tutto questo vi è un piano ben più complesso ed occulto rispetto a quello che si può osservare in superficie…
E quello che sta accadendo in Inghilterra in questi giorni, dovrebbe far riflettere tutti…
Gender Indentity Development Service (GIDS) Si tratta dell’unico centro britannico che si occupa di bambini che vogliono cambiare sesso.
Fa parte dell’NHS, del servizio sanitario di Sua Maestà e ha sede a Londra dentro il Tavistock.
Negli ultimi 5 anni i pazienti, tutti minorenni, sono cresciuti esponenzialmente da 468 a 2519 all’anno, con un aumento del 400%.
Quello che non viene evidenziato dai media è ciò che sta accadendo all’interno del Centro…
Lo psicanalista David Bell, a capo del personale del GIDS, ha spiegato in un suo report che il servizio per il cambio di sesso dei minorenni NON è in grado di valutare adeguatamente i suoi giovanissimi pazienti. Non solo, è arrivato anche a denunciare che il Centro riceve pressioni enormi in particolare dalle lobbies e dagli attivisti pro-trans. Lo avete letto da qualche parte?
Anche la d.ssa Polly Carmichael, direttrice del GIDS, ha dovuto ammettere pubblicamente che il suo centro riceve parecchie pressioni!
Infine sono arrivate le dimissioni del dottor Marcus Evans, che faceva parte della Fondazione che guida il GIDS. Le motivazioni sono sempre quelle: «il GIDS è stato accusato di essere troppo veloce nell’offrire cure mediche a bambini e ragazzi. Trattamenti (farmaci che bloccano gli ormoni) che hanno conseguenze di vasta portata sconosciute e che, senza una sufficiente esplorazione dei sentimenti e delle motivazioni del bambino, possono avere effetti devastanti sulla sua vita, la sua identità e il suo sviluppo.»[5]
Quindi due figure autorevoli del centro inglese hanno fatto outing, denunciando pubblicamente le enormi pressioni ricevute dalle lobbies sempre più politicizzate, che vorrebbero un mondo costituito da bambini transgender...
Ma perché simili pressioni da parte delle associazioni di settore, della politica e della finanza? Hanno solamente lo scopo di richiedere maggiori libertà, maggiori diritti, o c’è dell’altro?
Purtroppo la verità è a dir poco sconvolgente, e per prenderne coscienza è necessario conoscere la storia occultata dell’Istituto Tavistock…
Istituto Tavistock L’Istituto Tavistock di Londra nacque nel 1920 in Tavistock Square, come clinica psichiatrica ad opera di Cyril Burt, esperto di ricerca sul paranormale e Hugh Crichton-Miller, vicepresidente dell’Istituto C.G. Jung di Zurigo.
Nel 1921 l’undicesimo Duca di Bedford, Marchese di Tavistock donò all’istituto una sede dove furono condotte ricerche sulle psicosi traumatiche da bombardamento nei reduci della Prima Guerra Mondiale. Si trattava di identificare con criteri scientifici la "soglia di rottura" della resistenza di un essere umano sottoposto a sollecitazioni limite.
Il progetto era patrocinato dall’Ufficio per la Guerra Psicologica dell’esercito britannico sotto il comando dello psichiatra John Rawlings Rees.
Nel 1932 divenne direttore del Tavistock un fuoriuscito tedesco, Kurt Lewin, specialista in "dinamiche di gruppo", ovvero tecniche di manipolazione del singolo inserito in un gruppo, tese a fargli acquisire una sua nuova personalità e nuovi valori.
Lewin era fondatore della clinica psicologica di Harvard, che avrebbe avuto una parte di tutto rilievo nel convincere gli americani ad entrare in guerra contro la Germania.
Sviluppatosi come centro di eccellenza per ricerche psichiatriche, il Tavistock, sulla scorta dei successi ottenuti nelle due guerre mondiali, nel 1947 mutava ufficialmente la sua denominazione in "Tavistock Institute of Human Relations".
Grazie ai finanziamenti della Rockefeller Foundation e a qualificanti presenze americane, il nuovo Istituto operava in sinergia con i britannici, fra i quali spiccava il vicedirettore della Clinica Tavistock, il suddetto Rees, cofondatore della Federazione Mondiale della Sanità Mentale.
Va ricordato pure che Rees ebbe per studente un personaggio fuoriuscito dalla Germania che avrebbe fatto una brillante carriera: Heinz (Henry) Alfred Kissinger.
Scopo dichiarato dell’Istituto era, ed è tutt'oggi, «applicare idee e metodi delle scienze sociali a problemi di politica e pratica», sviluppando progetti per l’organizzazione delle istituzioni, dell’industria, del commercio, della salute pubblica e dell’istruzione.
Un campo d’azione multidisciplinare che spazia dall’antropologia, all’economia, alla condotta organizzativa, alle scienze sociali, alla psicoanalisi, alla psicologia e sociologia.
Il progetto era ambizioso: applicare niente meno che al corpo sociale i risultati di quegli studi sul "punto di rottura" messi a punto nel corso delle due guerre mondiali, per distruggere ogni resistenza psicologica dell’individuo e metterlo alla mercé del Nuovo Ordine Mondiale.
Negli anni ‘60 fu lo stesso Tavistock, in collaborazione con i servizi segreti inglesi, a pilotare un esperimento della diffusione e dell’impiego della droga, soprattutto quella prodotta artificialmente, l’LSD, nell’ambito di quel fenomeno socialmente destabilizzante che fu denominato "controcultura", grazie alla larghe sovvenzioni della Fondazione Ford, del Centro Britannico di Studi Ambientali, del Ministero della Difesa britannico, dell’università di Harvard e del Consiglio delle Ricerche di Scienze Sociali della Gran Bretagna.
Personaggio di spicco della controcultura della droga era Gregory Bateson, padre degli hippy californiani, uno dei 5 scienziati di punta del Tavistock che si occupavano di esperimenti di "ingegneria sociale" mediati dalla droga.
Oggi il Tavistock Institute è una sorta di sofisticato laboratorio del RIIA per il controllo sociale, una via di mezzo fra un centro di studi psichiatrici e un centro di ricerche militari, che pubblica un mensile dal titolo Human Relations (Plenum Press).
Obiettivo primario del Tavistock, in ultima analisi, è la ricerca delle modalità per provocare «mutamenti dei paradigmi culturali» nelle società umane, attraverso l’instaurazione di «ambienti sociali perturbati» o la manipolazione delle «dinamiche occulte di gruppo».
A titolo di saggio nel 1989 venne tenuto presso l’Istituto Tavistock un ciclo di conferenze sul tema: «Il ruolo delle Organizzazioni Non Governative nell’indebolire gli stati nazionali», i cui atti vennero pubblicati nel 1991 sulla rivista Human Relations.
Il Tavistock Institute si appoggia a portavoci come la Ditchley Fondation, fin dalla sua fondazione, e a società di pensiero come Club di Roma e ai circoli Bilderberg con i quali collabora strettamente....
Il Tavistock si giova inoltre di una rete americana che include lo Stanford Research Istitute, fondato nel 1946, consulente di multinazionali del calibro della Wells Fargo dei Rothschild, della Bank of America e della Bechtel Corporation.
Ma la vera testa di ponte Tavistock negli Stati Uniti è rappresentata dal maggior "pensatoio" americano, la Rand Corporation, costituita a baluardo del RIIA e quindi del CFR, per il controllo della politica americana ad ogni livello, relazioni internazionali, armamenti, programmi spaziali, politica interna, ecc.
La rete del controllo della mente del singolo e dei comportamenti collettivi mirante a creare, col supporto delle grandi fondazioni, il pensiero unico fondante una nuova scala di valori "politically correct", in pochi decenni si è irradiata in tutto l’Occidente, imponendosi inavvertitamente nelle politiche degli stati, del sistema educativo, nel mondo bancario, degli affari e nei costumi.
Conclusione Risulta ora più chiara la funzione dell’Istituto: un sofisticatissimo laboratorio di controllo sociale e mentale, ma soprattutto militare, il cui obiettivo è provocare «mutamenti dei paradigmi culturali» nelle società umane.
L’operazione, da far impallidire il diavolo stesso, è il passaggio ultimo che traghetterà l’attuale società verso il porto oscuro del transumano e postumano…
Approfondimenti
RIIA, Royal Institute of Internations Affairs Il primo Istituto Affari Internazionali fu il RIIA fondato il 30 maggio 1919 all’Hotel Majestic di Parigi nel corso della Conferenza di Pace, dal cerchio di iniziati della Round Table, quindi da Cecil Rhodes, Alfred Milner, Arthur Balfour, Albert Grey e Lord Rothschild.
Assieme al CFR americano si trattava di porre in essere sulle due sponde dell’Atlantico un gruppo internazionale, da affiancare ai rispettivi governi per consigliarli e orientarli in tema di politica e affari internazionali.
Il RIIA, noto anche come Chatam House, ha adesso sede al numero 10 di St. James Square a Londra e nel 1979 contava su un Consiglio permanente di 33 persone alla guida di circa 3000 membri.
CFR, council on Foreign Relations La sua fondazione è descritta nel sito ufficiale del CFR: «si trattò di un club molto discreto di finanzieri newyorkesi e di legali internazionali, organizzato nel giugno del 1918 alla Conferenza di Pace. Sotto la guida di Elihu Root, Segretario di Stato di Theodore Roosevelt e Premio Nobel per la pace, questo gruppo selezionato si chiamò Council of Foreign Relations. Iniziò con 108 membri...funzionari dell'alta banca, di società industriali, commerciali e finanziarie.»
Dalla sua fondazione il CFR ha assunto un ruolo di preminente intermediario fra il mondo dell’Alta Finanza americana, le compagnie petrolifere, le multinazionali e la politica estera del governo degli Stati Uniti. La sua influenza è così profonda e incisiva che può essere considerato il vero motore della politica americana.
Per corroborare tale affermazione si tenga conto che dalle file del CFR sono provenuti: quasi tutti i presidenti americani dopo Franklin Roosevelt, Bush Junior incluso; tutti i Segretari di Stato dopo il 1939; tutti i Segretari alla Difesa; tutti i Direttori della CIA e praticamente tutti i Capi di Stato Maggiore Supremo americano.
Si può affermare che il CFR è l’establishment!
“Sponsorizza i libri del medico no-vax: bufera su amazon“, così titola “Il gazzettino”. Ancora una volta i libri del dottor Roberto Gava finiscono al centro delle polemiche. E nelle polemiche potevano mancare le sparate del presidente dell’ordine dei medici di Treviso, il dottor Luigino Guarini? Ovviamente no. Quando si tratta di difendere lo status quo e salvaguardare l’immagine dei vaccini, è sempre in prima linea.
«Amazon riesce a mercificare anche la disinformazione scientifica, facendo business su tutto».
«Le persone comuni - continua il medico - che non hanno competenze scientifiche in campo medico hanno il diritto di non sapere, sono fermamente convinto che proprio per questo bisogna tutelarle. La disinformazione va in qualche modo controllata».
Parole apparentemente semplici, che nascondono invece una pericolosissima deriva autoritaria: la volontà di censura.
Affermare che le persone comuni non hanno competenze e vanno tutelate, è un modo forbito per dire che i sudditi sono intrinsecamente ignoranti e per questo motivo devono essere indottrinati (tutelati). La disinformazione, cioè quelle conoscenze che escono dal paradigma, quelle che si scontrano con il mono-pensiero e i dettami dell’establishment medico-scientifico, devono venire censurate (controllate).
Quanto fastidio da sapere che il libro "Le vaccinazioni pediatriche" del dottor Roberto Gava è primo nelle vendite di Amazon?
Forse il dottor Guarini, dovrebbe togliere dal comodino il libro Fahrenheit 451 per lasciare posto al Giuramento di Ippocrate, versione antica però.
Le parole del presidente dell’ordine rappresentano esattamente il mondo pensato dal grande Ray Bradbury nel suo romanzo del 1951, il cui titolo indica la temperatura di autoignizione dei libri.
Uno dei mondi più distopici mai conosciuti, dove il fuoco viene usato per distrugge la cultura, la conoscenza, la poesia, le arti e tutto quello che il Sistema aborrisce.
Una società dove tutti i cittadini rispettosi della legge devono utilizzare SOLO la televisione per istruirsi, informarsi e vivere serenamente.
Proprio per questo motivo la tv è l’oracolo usato dal governo per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, quello che è bene e quello che è male. Tutto il resto è eresia da estirpare.
Nella visione di Bradbury le persone devono a tutti i costi mantenere uno stato di «felicità apparente», in cui tutti sono uguali, non per pari dignità, ma per omologazione dei desideri e dei pensieri.
Sudditi ideali senza una propria individuale personalità, ma solo riempiti di idee preconcette e prefabbricate dalla stessa società.
Coloro che mettono in discussione il Verbo vengono isolati ed emarginati da tutti.
Ray Bradbury, morto a 91 anni il 5 giugno del 2012 è riuscito ad assistere alla realizzazione della sua precognizione, perché oggi la realtà lo ha superato.
Proprio per questo motivo consiglio agli amministratori di Amazon, per rimediare al gravissimo errore di vendere libri non allineati, di raccogliere tutti i libri su vaccini e vaccinazioni, che non siano stati scritti ovviamente da marionette del Sistema, e di bruciarli esponendoli al pubblico ludibrio.
Concludo però ricordando l’indicativa storia del protagonista del romanzo, il pompiere Guy Montag, il quale nella prima parte del racconto dà fuoco ai libri e pure alle persone, ma poi la sua vita cambia grazie ad una donna e nel finale lo si vede mentre scappa dal governo, con il libro dell’Ecclesiaste, che dice: «C’è un tempo per ogni cosa; un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per tacere e un tempo per parlare».
Il dottor Guarini dovrebbe capire che il tempo per parlare è finito, per cui farebbe l'interesse generale se tacesse. La cosa più difficile per lui e per l’intero establishment, è accettare l’arrivo pure del tempo della demolizione del paradigma scientifico che tentano inutilmente di difendere…
PS: Se volete fare crescere l'incazzatura al Sistema, ordinate on-line il libro del dottor Roberto Gava in modo da mantenerlo stabilmente al primo posto nelle vendite su Amazon...
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Marie-Claire Springham è una studentessa britannica di design e durante la trasmissione televisiva Good Morning Britain, ha dichiarato di aver sviluppato un prototipo di kit per consentire agli uomini di allattare al seno il proprio figlio. Si avete letto benissimo.
Non esiste ancora nulla di concreto, perché il prodotto finito potrebbe (forse) essere disponibile al pubblico tra cinque anni, ma nonostante questo ha vinto, guarda caso, il premio «Design Centered Award»…
La folle invenzione consisterebbe in una dose massiccia, in grado di coprire almeno nove mesi, di farmaci come la progestina, una specie di pillola anticoncezionale a base non-estrogenica.
Questi delicatissimi ormoni stimolerebbero «la produzione di ghiandole lattifere» negli uomini che la assumono. Il kit comprenderebbe tutto anche il dosaggio, per le sei settimane antecedenti alla nascita del bambino, di un altro ormone il domperidone, che stimola la prolattina, a sua volta l’ormone che induce nella donna la produzione di latte.
Il motivo (sulla carta) di questa invenzione è che, secondo l’esperta in erba, uno dei principali fattori scatenanti la depressione postnatale negli uomini è il sentirsi escluso dall’allattamento al seno.
Ebbene sì, l’uomo entrerebbe in depressione perché il neonato si attacca alla tetta della mamma e non alla sua! Pertanto questa invenzione avrà benefici sia per la madre che per il padre.
Che dire se non eccezionale?!
Il mondo ringrazia Marie Claire Springham, perché è riuscita a colmare la «disparità di genere» dell’allattamento. Basta infatti con le disparità sessuali: perché lo stress, il dolore ai capezzoli e la stanchezza dell’allattamento deve essere caricato sulle spalle, o meglio sulle mammelle della donna?
Ecco che diventa necessario una più equa spartizione dei ruoli.
Oggi la studentessa ci ha fatto prendere coscienza che la Natura sbaglia di continuo. E’ infatti un gravissimo errore discriminatorio e limitante quello di dare solo alla donna un utero per far crescere la vita, due ghiandole mammarie con due dotti e due capezzoli, per allattare quella creatura.
Ma per fortuna un domani anche i padri potranno farsi crescere le poppe.
Finalmente anche l’uomo saprà cosa vuol dire avere le perdite di latte dal seno che macchiano costantemente le magliette, o le fastidiosissime ragadi ai capezzoli, per non parlare delle allucinanti mastiti. Un colpo al cerchio e uno alla botte.
L’ironia è d’obbligo perché l’allattamento al seno rappresenta uno dei momenti più delicati e importanti nel rapporto mamma-bambino. Il latte materno non è solo il primo nutrimento per la creatura venuta al mondo, ma è pura comunicazione empatica: amore distillato!
Nelle prime due ore dopo il parto avvengono degli scambi emozionali e spirituali che non avverranno mai più nel resto di tutta la vita. Un imprinting spirituale unico nel suo genere.
Per tanto, le gratificazioni e gli scambi psicologici, emozionali e spirituali dell’allattamento al seno non possono venire sminuiti e ridicolizzati da progetti sfornati dalla mente malata di qualche squinternato. La donna è procreatrice e quindi madre nutrice della vita che porta in grembo; l’uomo protegge il nido e dà l’orientamento alla genìa. Confondere volutamente - come sta avvenendo - le differenze biologiche, mentali ed emozionali che esistono tra l’uomo e la donna, sostenendo che l’unica divergenza sia culturale, è una devianza pericolosissima!
La cosa inquietante è che il progetto è funzionale al Sistema, e infatti nonostante non vi sia nulla di concreto, la Springham è già stata premiata con uno dei Meaning Centred Design Awards per avere «sfidato coraggiosamente il significato di maschio e femmina, madre e padre, genitore o figlio». Chiaro il messaggio?
In conclusione secondo Marie Claire «il kit ha il potere di prendere quello che pensavamo di sapere sulla genitorialità e di rovesciarlo, rompendo i rigidi ruoli sociali e di genere che abbiamo creato per i nuovi genitori». Infine si augura che le discussioni sollevate dal suo progetto vengano portate avanti da qualcuno. Non si sa bene da chi…
Però tutto ciò che è previsto in natura e viene artificialmente rovesciato, non ha mai un destino tanto roseo….
Per pura casualità, in una puntata dei Griffin si vede Peter Griffin che allatta al seno un piccolo...
Per maggiori informazioni
https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/kit-ormoni-permettera-uomini-allattare-inghilterra-106283/
Ecco l’ennesima follia dell’ideologia gender e di tutto quello che sottende questa pericolosissima deriva antropologica…
Si chiama Jack Johnson ha 22 anni e il suo sogno era quello di diventare il sosia del calciatore David Beckham. Fin qui sarebbe bastato un semplice TSO, ma alla dementia sappiamo non c’è limite.
E infatti dopo aver subito una serie infinita di operazioni e speso più di 25.000 euro, Jack ha deciso non solo di cambiare nuovamente il suo aspetto, ma anche il sesso.
Così ora vuole diventare identico alla moglie dell’ex calciatore del Real, Victoria Beckham! Il suo nuovo sogno è diventare la sua gemella perché egli adora «la moda di Victoria, così tanto che ho persino portato i suoi tacchi alti. Adoro il suo viso e il suo corpo. Insomma amo tutto di lei e diventerò la sua gemella, quando avrò finito tutte le operazioni del caso».
I nuovi interventi potranno costare al giovane altri 20mila euro.
Ma per la felicità questo e molto altro ancora!
La famiglia e gli amici lo sostengono dicendo «che sono felici se sono felice e che saranno al mio fianco qualsiasi cosa deciderò di essere e fare. Il mio obiettivo adesso è quello di assomigliare a Victoria Beckham».
Se però Jack non dovesse trovare la felicità come la fotocopia di Victoria, potrebbe sempre investire ancora un po’ di soldi per cambiare non solo sesso, ma questa volta anche specie animale, visto che nella famiglia Beckham ci sono alcuni cani…
«L’annuncio di Fabio Franchi su Facebook è delirante e ho attivato i controlli del caso. Voglio rassicurare i cittadini dicendo che in Italia non c’è spazio per sperimentazioni fai da te!”
E se lo dice con un tweet il ministro della salute Giulia Grillo, allora c’è da stare tranquilli. Fiuff…stavo proprio per pensar male... Come non fidarsi, d’altronde, dell’onorevole pentastellata che nel 2017 attaccava e inveiva contro Beatrice Lorenzin per il decreto poi convertito nella sciagurata legge 119 sull’obbligatorietà dei vaccini e che oggi ne è la sostenitrice più incallita? La coerenza, come sempre, viene prima di tutto.
La situazione italiota è così allo sbando che ultimamente la Lorenzin sostiene addirittura la Grillo negli attacchi ai cosiddetti no-vax. Della serie: il nemico del mio nemico, è mio amico!
Queste sono le classiche notizie che schiudono il sarcofago dove è conservata la politicamente-nulla Lorenzin, ridestandone momentaneamente la coscienza. Rimane in ibernazione letargica per mesi e poi, di punto in bianco, si sveglia per twittare o postare su Facebook attacchi contro i novax. Prima di ritornare nell’oblio, ecco cos’ha scritto la liceale ex ministro sul caso del dottor Franchi: «Reclutamento di cavie umane, bambini, via facebook, per esperimenti. Non è una news da qualche paese del terzo mondo, ma è tutta made in Italy. Che il protagonista sia un medico no-vax è solo un’appendice della follia in cui sta degenerando il nostro paese», terminando poi con l’auspicio che il ministro «faccia valutare se ci sono gli estremi per un affondamento giudiziario». Se parliamo di follia, i neuroscienziati dovrebbero studiare approfonditamente il suo cervello per capire meglio come avviene dal punto di vista neurosinaptico l’involuzione dell’uomo…
Tornando alla Grillo, non mi risulta che l’attento ministro abbia attivato controlli nei confronti dell’epidemiologo, nonché collaboratore GSK, Pierluigi Lopalco, il quale l’8 febbraio scorso, non da una pagina facebook ma in un congresso all’università di Modena Reggio Emilia, ha dichiarato che «bisogna vaccinare i bambini volontari», e che «il test sui vaccini si fa su decine di migliaia di bambini». (vedi articolo)
Avete capito come funziona il Sistema? In Italia non ci può essere spazio per sperimentazioni fai da te, perché le sperimentazioni su cavie, cioè su neonati “volontari”, le possono fare solo loro negli ambulatori delle ASL!
Per cui se dichiari pubblicamente che i vaccini vengono testati su decine di migliaia di neonati inconsapevoli, anzi “volontari”, va tutto bene, se però hai la sfrontatezza di ironizzare sulle sperimentazioni cliniche, o peggio ancora hai il coraggio di analizzare il contenuto vaccinale, e richiedere la pubblicazione delle analisi di controllo (che ANCORA NESSUNO HA PORTATO ALLA LUCE), allora vieni attaccato, sputtanato dai giornalai, dai servi pennivendoli del Sistema, subendo perfino gli accertamenti dal ministro.
Se ancora non fosse chiaro chi può usare le cavie umane, leggete il titolo del comunicato n.31 di oggi, datato 26 febbraio 2019, del Ministero della salute: «Test HIV su minori senza consenso dei genitori, sì del garante Infanzia al ministro grillo per collaborazione su nuove regole»
L’8 febbraio scorso all’Università di Modena e Reggio Emilia si è tenuta una giornata dal titolo «VacciniaMO», un incontro rivolto agli studenti degli Istituti superiori di Modena.
Si tratta del secondo appuntamento organizzato dalla facoltà di medicina e chirurgia Unimore, d’altronde per il Sistema risulta d’importanza vitale indottrinare le giovani coscienze e plasmare i loro freschi cervelli sul tema vaccinale. Voglio impedire che diventino esseri senzienti e soprattutto pensanti…
Ospiti Maria Santoro che ha aperto le danze, poi a seguire il dott. Stefano Zona, infettivologo di Unimore, il prof. Francesco Galassi, paleopatologo dell’Università di Zurigo e Flinders University, e la dott.ssa Elena Varotto, antropologa forense dell’Università di Catania. Poi è stata la volta del prof. Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa, del prof. David Galbraith, biologo vegetale dell’Università di Tucson in Arizona, del prof, Marcello Pinti, immunologo di Unimore e infine del prof. Andrea Cossarizza, patologo generale sempre di Unimore.
Due parole sull’esimio Lopalco sono d’obbligo visto che gira un video sul suo intervento.
L’epidemiologo dopo aver ironizzato su coloro che mettono in discussione la sicurezza dei vaccini, parte con pseudospiegazione scientifica, per cercare di fare luce sul problema.
«Per mettere in commercio un vaccino servono da 8 a 10 anni di ricerca, questo significa che bisogna vaccinare i bambini volontari e bisogna vedere quanto il vaccino sia sicuro e quanto sia efficace. Dopo tutta questa fase di ricerca, il vaccino viene commercializzato. Cioè il test sui vaccini si fa su decine di migliaia di bambini. Dopodiché viene commercializzato e si fa quella fase che si chiama farmacovigilanza, cioè si guarda anche dopo la commercializzazione, se questo vaccino causa per esempio effetti collaterali che non avevamo osservato negli studi clinici».
Secondo l’esperto, decine di migliaia tra bambini e neonati volontariamente si sono fatti inoculare, dopo ovviamente aver firmato col dito intriso nel latte materno il foglio del consenso informato.
Il termine «volontari» al posto di «cavie umane» ha un impatto decisamente diverso sulla psiche degli studenti presenti.
Lui si difende: «I test sui minori sono imposti dalla legge come ultimo passo. Ma sono i genitori a decidere». Ora è tutto più chiaro! La legge lo impone, ma è solo l’ultima spiaggia, anche se non sappiamo bene cosa ci sia prima, però alla fine sono i genitori che decidono.
Ricapitolando: i bambini sono volontari, ma è la legge che lo impone, però sono i genitori che decidono! Forse il dottore dovrebbe farsi visitare da uno bravo.
Quanti genitori presterebbero alla Scienza il corpo del proprio figliuolo per testare un farmaco di cui non si conosce nulla? Purtroppo questo avviene inconsapevolmente ogni giorno nelle ASL...
Come spiega benissimo il dottor Stefano Montanari «per controllare l’efficacia di un vaccino occorre una popolazione enorme», questo perché non si tratta solo di verificare se i soggetti siano guariti con la somministrazione del farmaco, ma anche verificare se non si sono ammalati di qualcosa.
Forse Lopalco non sa o fa finta di non sapere, che l’attuale farmacovigilanza, come viene praticata è in grado di riscontrare una frazione miserrima degli effetti avversi, il tutto per minimizzare la loro pericolosità oggettiva.
La verità è che non esistono studi randomizzati a doppio cieco sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini: servirebbe seguire per lunghissimo tempo due gruppi di «cavie», l’uno vaccinato l’altro no, e verificarne lo stato di salute nel tempo, e l’eventuale protezione offerta dal vaccino contro le malattie per le quali si è vaccinato. Questo non è mai avvenuto, per ovvi motivi. Pertanto quanto detto da Lopalco non ha alcun senso.
«Una sperimentazione del genere - continua Montanari - comporterebbe tempi lunghissimi e nessuna, assolutamente nessuna azienda farmaceutica lo fa né mai avrebbe intenzione di farlo».
Anche in questo caso, il Lopalco di turno, esattamente come la cricca ipervaccinista-a-prescindere, non ha esibito nessun documento ufficiale, nessuno studio di sicurezza che comprovi le sue e le altre esternazioni pubbliche. Dovrebbe far riflettere…
Un’altra cosa che dovrebbe far pensare è che il dottor Lopalco figura sulla busta paga della GlaxoSmithKline, la principale azienda produttrice di vaccini! Nel 2015 la GSK ha pagato Lopalco 459,62 euro come «rimborso spese di viaggio», l’anno seguente ha ricevuto ben 2315,58 euro (700 euro per «corrispettivi» e 1615,58 per «spese contrattuali»). Nel 2017 il professore pisano ha sicuramente lavorato bene perché la GSK ha sganciato 3549,20 euro, di cui 1928,40 per «corrispettivi» e 1620,80 per «spese contrattuali o servizi di consulenza incluso viaggi e alloggi».
Se non bastasse, ha ricevuto dalla francese Sanofi nel 2017 per due consulenze, la modica cifra di 1350,00 euro e 2233,98 euro.
Questi sono i dati ufficiali pubblicati dalla Glaxo grazie all’EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), al codice di trasparenza delle industrie, che però va sempre ricordato, è su base volontaria, quindi la maggior parte dei soldi che le lobbies elargiscono a medici, professori, istituti, università e centri di ricerca potrebbe essere sommersa…
Con questo non si sta dicendo che un medico e/o ricercatore non possa prendere soldi dai produttori di farmaci, ma è un diritto per le persone e per gli studenti che ascoltano l’oratore, venire a conoscenza che colui che parlando di vaccini è pagato dal principale produttore di vaccini!
Articoli inerenti:
“La gaffe dello scienziato sui vaccini: sperimentiamo su bambini volontari”, “La Verità” 17 febbraio 2019
“Il legame sospetto tra prof e aziende”, D.ssa Maria Antonietta Gatti, “Il Tempo” 17 febbraio 2019
Non ho mai pagato in vita mia il balzello chiamato canone Rai, ma dopo gli ultimi accadimenti televisivi che purtroppo ho perduto, sto seriamente pensando di diventare un bravo e onesto contribuente.
Ebbene sì mi piacerebbe infatti contribuire a pagare lo stipendio a Wladimiro Guadagno, per gli amici Luxuria, per le sue precise lezioni di transgender dedicate ai ragazzini, e poter ricevere comodamente sul divano di casa le invocazioni sataniche della vergine sanremese, al secolo Virginia Raffaele.
Della serie: la Vergine che invoca Satana, simbolicamente è geniale!
Mentre rifletto sul da farsi, il mondo accademico sta riflettendo sulle analisi vaccinali...
A Pavia i professori dell’ateneo bloccano gli esami di Stato per protesta contro le posizioni sui vaccini del Presidente dell’ordine dei biologi Vincenzo D’Anna.
Il prof. Carlo Alberto Redi, decano del dipartimento di Biologia e uno dei più importanti genetisti italiani (dicono i media mainstream) condivide pienamente la protesta, affermando che «l’ordine nazionale sta facendo delle scelte che non suonano scientifiche. È giusto boicottare gli esami, spero che l’esempio venga seguito dalla comunità scientifica».
Che dire? Sono pienamente d’accordo con il decano Redi.
Non solo mi auguro che si blocchino tutte le università, anche quelle non sanitarie, ma spero in una protesta ancor più forte: l’auto-sospensione e/o licenziamento in massa di tutti i docenti che non vogliono promuovere le analisi di quei farmaci che vengono inoculati su centinaia di migliaia di neonati. Diamo un segnale deciso a quel pericoloso brodo antiscientifico che sta crescendo.
Diciamo una volta per tutte: la Scienza Vera, quella assolutamente non democratica, perché dovrebbe promuovere esami e analisi dei farmaci e vaccini che sono in commercio da anni?
Se vengono usati sulla popolazione, neonati inclusi, da anni sicuramente i test di sicurezza da qualche parte ci sono. Eccheccazzo!
Le istituzioni (Aifa, Iss, Ema) quindi fanno benissimo a non pubblicare gli studi perché da una parte sarebbe come piegarsi alle intimidazioni di potenti gruppi e associazioni di lobbisti come il Corvelva, e dall’altra darebbero il fianco ad altri attacchi vergognosi da parte sempre dell’antiscienza.
Solo un povero mentecatto infatti potrebbe dubitare delle industrie produttrici, che spendono miliardi di euro per debellare tutte le malattie del globo. O forse state pensando che ci vogliono ammalati?
Dietrologia becera a parte, l’ultima bella notizia arriva proprio dal Corvelva, l’associazione veneta colpevole di aver eseguito privatamente gli assurdi quanto inutili esami vaccinali: restituiranno infatti all’Ordine Nazionale dei Biologi la donazione che avevano ricevuto proprio per eseguire i test.
Questo dimostra che non tutto il male vien per nuocere; e siccome è bene quel che finisce bene, sono dell’umore giusto per andare a comperare la tv e pagare il canone rai, anche perché se a Sanremo hanno invocato nientepopodimenoché satana, non oso immaginare chi potranno invitare prossimamente a “Porta a Porta”….