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Marcello Pamio

Il nome può ingannare perché suona morbido e sofficioso, in realtà il “cloud” è una vera e propria fortezza. A dirlo è Brad Smith Presidente di Microsoft.
Il termine “cloud” in italiano significa letteralmente “nuvola” ed è uno spazio di archiviazione personale che risulta essere accessibile in qualsiasi momento e luogo attraverso una connessione a internet.
Il cloud storage e cloud computing sono il servizio e l'utilizzo della conservazione e sincronizzazione di tutti i nostri dati, file e documenti nella nuvola, con il vantaggio di poterli visionare, scaricare, modificare, senza il bisogno di un hard disk esterno o penna USB.

Servizio permesso da un insieme di computer o server che possono anche essere sparsi nel mondo, in grado di sfruttare al massimo le possibilità offerte dalla rete e la capacità dei calcolatori.
Ma ogni cosa utile nasconde sempre il suo rovescio...
E' possibile avere uno spazio pressoché illimitato presso i server di alcuni gestori come Dropbox, Amazon Cloud Drive, Google Drive, Microsoft One Drive, Mega, iCloud.

Questi sono i più diffusi data center del mondo, anche se i Big Three sono Google, Microsoft e Amazon. Milioni di metri quadri di impianti, controllati climaticamente da colossali generatori elettrici, batterie e accumulatori, con porte e recinzioni a prova di proiettile e muri a prova di bomba. Sono più simili a basi militari supersegrete che a strutture informatiche. Forse perché siamo nel “tempio dell’epoca dell’informazione e la pietra angolare delle nostre vite digitali”? Così viene descritto il tempio da Brad Smith, presidente e general counsel di Microsoft e Carol Ann Browne nel loro libro: “Strumenti e armi: la promessa e il pericolo dell'era digitale”.
Stiamo parlando di migliaia di potentissime macchine connesse alla velocità più elevata possibile a internet

La nuvola è sempre più grande
Il mondo continua a generare volumi massicci di dati digitali: nel 2018 ne sono stati creati 33 Zettabyte e tale boom di dati è destinato a proseguire senza soste!
La previsione è che nel 2035 la quantità totale mondiale arriverà a 2.100 zettabyte.
Chi conserverà mai tutti questi dati? Ovviamente i cloud!
La scala dell'unità di misura dei bit è la seguente: Kilobyte, Megabyte, Gigabyte, Terabyte, Petabyte, Exabyte, Zettabyte e Yottabyte.

Tanto per capirci 1 Zettabyte corrisponde a 1 trilione di Gigabyte, cioè mille miliardi di Gigabyte (1000.000.000.000 Gb.
I 33 zettabyte raggiunti a fine 2018 equivalgono allo spazio contenuto in 660 miliardi di dvd Blu-Ray o a 330 milioni dei maggiori hard drive oggi esistenti.
Come potete immaginare stiamo parlando di una nuvola immensa...

Sicurezza e privacy dove le mettiamo?
Tutti questi dati sono fisicamente dentro il computer di qualcun altro, quindi come possono i clienti stare tranquilli? Ovviamente la risposta è semplice: non si può stare tranquilli.
Anche se i venditori di cloud storage, per ovvi motivi, si impegnano a preservare l’integrità dei file, può sempre succedere qualcosa ai server...
Questi colossi incubano nelle viscere dei super serve attività di ogni tipo, anche quelle di un potenziale concorrente. L'esempio di Netflix è illuminante, dato che la sua piattaforma video usa i servizi di Amazon Web Services, il quale ha il suo servizio di streaming video, Prime Video, dichiaratamente concorrente di Netflix...

Se un giorno Amazon decidesse che per Netflix non c’è più posto, per cui se vuole continuare a usare i suoi servizi dovrà pagare molto di più?
E se un giorno in piena emergenza globale i CEO dei Big Three ricevessero dall'alto l'ordine di cancellare nei loro server tutti i dati e i video contenenti certe informazioni o certe parole?
La cosa certa è che chi controllerà la nuvola in internet controllerà il web e quindi l'intero mondo!


Marcello Pamio

Prima di parlare del Deep Web, è necessario sapere cos'è il Web, noto anche come Surface Web.
Siamo collegati alla Rete da mattina a sera, usiamo diverse volte al giorno i motori di ricerca per cercare qualsiasi cosa, ma quasi nessuno sa cos'è realmente il Web.
Per capirlo è necessario conoscere una rete informatica.
Una rete è una serie di componenti (pc, modem, router, ecc.) e sistemi interconnessi tra loro con l’intento di scambiarsi e/o condividere informazioni e risorse.
Internet è un sistema che permette a diverse reti di collegarsi fra loro, in modo che chi è collegato a una delle reti può comunicare con chiunque sia connesso a una qualsiasi delle altre.

Gli utenti hanno la percezione di muoversi in un singolo sistema globale, ma è proprio così?
In questa immensa connessione, oltre agli utenti (noi), ci sono i server che gestiscono le varie richieste che mano a mano ricevono.
Quindi il pc o il cellulare fungono da “client” e mediante un programma chiamato browser (Explorer, Chrome, Mozzilla, FireFox, ecc.) e un accesso a internet, si può fare una determinata richiesta o ricerca a questi server, i quali a loro volta, hanno il compito di restituirne il risultato.
Vediamo come avviene la navigazione in Rete, mediante un browser e una connessione.

Nella connessione peer-to-peer i computer degli utenti comunicano su un piano paritario: ogni “peer” (dispositivo o pc) può comunicare con gli altri e non sussiste alcuna distinzione tra client e server. Quindi si ha un numero di dispositivi che comunicano con altri dispositivi.
La rete di internet invece non è così democratica perché è basata - non a caso - sulla connessione centralizzata, dove è un server che gestisce le richieste di un pc (client).
Logicamente in un simile sistema controllando il server si controllano tutti i pc connessi: questa è la prima forma di censura!

La cabala di internet
In tutto il pianeta esistono solo 13 “Root Nameserver“, cioè quei server a cui il fornitore d'accesso a internet invia una richiesta di indirizzo IP (per generare i protocolli DNS) quando noi cerchiamo un indirizzo con il nostro motore di ricerca,.
Il funzionamento di internet dipende dal protocollo DNS che permette di trasformare un URL (indirizzo con linguaggio umano) in un IP (linguaggio macchina) per andare nel sito desiderato.

Questo protocollo è generato da server DNS che comunicano a loro volta con dei DNS-centrali, più alti in gerarchia. Come detto esistono solo 13 tipi di server DNS in tutto il globo, 13 indirizzi IP distribuiti su 130 server.

Di fatto la sicurezza della Rete è nelle mani di 13 persone...

Ecco qua la cabala globale: VeriSign (Dulles, Virginia, USA), USC Information Sciences Institute (Marina del Rey, California, USA), Cogent (distribuito in anycast), University of Maryland (College Park, Maryland, USA), NASA (Mountain View, California, USA), ISC (distribuito in anycast), NIC del DoD USA (Vienna, Virginia, USA), US Army Research Lab (Poligono di Aberdeen, Maryland, USA), Netnod (distribuito in anycast), VeriSign (distribuito in anycast), RIPE NCC (distribuito in anycast), ICANN (Los Angeles, California, USA) Progetto WIDE (distribuito in anycast).
Su 13 ben 7 sono americani e gli altri sono distribuiti in anycast (significa che si tratta di un indirizzo IP che può corrispondere a più di un host sulla rete). Il che denota il controllo assoluto della Rete da parte dell'Impero a stelle e strisce...
Cosa questa non così strana quando si conosce la storia del Web.

Nascita di Internet
Il substrato su cui è nato internet è estremamente interessante. Nel 1969 negli Stati Uniti l’ARPA (Advanced Research Project Agency, oggi DARPA), una costola del Ministero della Difesa degli Stati Uniti (Pentagono), costruì un sistema di comunicazione in grado di sopravvivere non solo nel caso di catastrofi ma anche nei momenti di inefficienza, per temporaneo guasto o manutenzione. Tale sistema si chiamava “ARPA-net” e alle origini connetteva pochissimi calcolatori.

Nel corso degli anni nacquero altre reti: UseNet, HepNet e BitNet; dato che tutti gli utenti volevano comunicare fra loro le reti si collegarono, usando il protocollo TCP/IP, che divenne lo standard comune.
Ecco come è nata quella che poi prese il nome di “Inter-Rete”, cioè “Internet”.

Motori di ricerca
Per navigare nel web si devono utilizzare dei programmi chiamati motori di ricerca che scandagliano costantemente la rete per indicizzare documenti, pagine, siti, piattaforme, ecc.
Il più utilizzato e veloce al mondo è Google, ma esistono tantissimi altri motori: Bing (Microsoft), DuckDuckGo, Yahoo! (powered by Bing), Ask, Baidu, WolframAlpha, Boardreader, StartPage, Ecosia (motore di ricerca ecologico), Qwant, Serch Encrypt, SearX, Yandex, Gibiru, YaCy (per un approccio decentralizzato), Yippi, Lukol, MetaGer, Gigablast.

I migliori motori di ricerca per la privacy, cioè per una navigazione anonima sono DuckDuckGo e StartPage.

Ahinoi Google, Yahoo! e Bing dominano in maniera assoluta le quote di mercato, e questo vuol dire che solo due corporation - Google LLC e Microsoft Inc. - controllano la totalità delle ricerche fatte in internet. Se un sito (per un qualsiasi motivo) non viene indicizzato dai loro algoritmi, non apparendo sugli schermi dei computer, non esisterà per la maggior parte delle persone.

Un esempio per tutti. Se con la scusa della pandemia arriverà l'ordine dall'alto di bloccare tutte le pagine in cui si parla di coronavirus e/o vaccini senza fonti ufficiali, non dovranno cancellarle fisicamente, perché i motori di ricerca dovranno semplicemente non indicizzarle. Quando qualcuno cercherà nei motori convenzionali le parole “coronavirus" e/o "vaccini”, le pagine non salteranno fuori e nessuno le troverà mai! Questa è la seconda forma di censura!

Deep Web
Dopo questa breve e incompleta introduzione è arrivato il momento di lasciare il Surface Web (il visibile) per entrare nel fantomatico Deep Web, spesso rappresentato come un luogo surreale nel quale è possibile compiere qualsiasi azione anche la più esecrabile.
In realtà si tratta semplicemente di una parte enorme della rete internet NON indicizzata dai motori di ricerca, in cui valgono regole differenti rispetto al classico web. Internet è molto più grande di quello che possiamo solo immaginare, poiché moltissime aree non vengono analizzate e registrate dai browser. Qualcuno ipotizza che il web che noi conosciamo (Surface Web), quello accessibile a tutti gli utenti, rappresenta solo il 3-4 % delle informazioni complessive!

Questa parte enorme di internet è chiamata appunto Deep Web, il web profondo o nascosto, dove si possono trovare contenuti e risorse che i motori di ricerca convezionali non indicizzano, quindi rimangono invisibili.
Secondo alcune stime il Deep Web sarebbe centinaia di volte più grande del web noto a tutti.
Per navigare nel Deep Web è necessario utilizzare strumenti appositi come TOR, tuttavia bisogna essere prudenti e stare attenti alle insidie in cui si può incappare nelle profondità del web.
All’interno vi sono siti associati ad attività illecite e illegali (traffico di droga, immagini pedopornografiche, vendita di armi, truffe informatiche, ecc.) e questo è il motivo per cui questa parte della rete è spesso chiamata Dark Web.

Come navigare nel Deep Web
Siccome i browser non funzionano nella zona oscura della rete, per entrarci bisogna installare sul proprio pc o dispositivo mobile un programma specifico come il browser TOR o The Onion Router.

Tor è sicuramente lo strumento più forte per la privacy e per la libertà online, anche perché è un software gratis e open source mantenuto da una comunità internazionale di volontari.
Ripetiamo che nel Deep Web si possono trovare truffatori, hackers, pedofili, criminali, per cui massima attenzione.

Come detto, il modo più comune per navigare nel Deep Web è attraverso TOR, un programma che permette di entrare in maniera anonima, utilizzando dei router messi a disposizione da una serie di volontari, operazione che consente di navigare in incognito.
Il software gratuito e open source si scarica nel sito ufficiale www.torproject.org, dove c'è anche la versione in italiano (circa 65 Mb).
Una volta installato, il browser sfrutta una serie di router per mascherare l’IP evitando ogni tracciamento, e per scovare i siti presenti nel Deep Web utilizza dei codici di crittografia avanzata, che consentono di accedere ai domini “.onion” di primo livello.

Si tratta di una navigazione lenta e pesante perché il sistema di oscuramento dell’IP avviene attraverso una continua procedura di rimbalzo del segnale tra i nodi.
Il suo funzionamento è semplice ed è del tutto simile a un normale programma di navigazione, però per facilitare l’operazione è possibile utilizzare un motore di ricerca come Torch (Tor Search Engine).

Una volta installato, il sistema si “connetterà” per navigare nel Web profondo, e in centro pagina apparirà di default il motore DuckDuckGo. Conviene però utilizzare Torch, il più vecchio motore di ricerca dedicato al Deep Web, e per fare questo basta aprire TOR digitando nella barra Url in alto il seguente indirizzo: http://xmh57jrzrnw6insl.onion/ e una volta caricata la pagina potrete navigare come se foste su Google.

Tramite Torch è possibile trovare una quantità vastissima di contenuti interessanti che vi stupiranno....
Un’alternativa ai motori di ricerca appena visti è consultare le directory, cioè dei portali che offrono elenchi di siti web per facilitare la navigazione nel Web oscuro. Per esempio le più famose sono: Hidden Wiki e OnionDir. Della serie: una volta aperto TOR scrivere sulla barra in alto “Hidden Wiki” oppure “OnionDir”...
Lo cose appena dette per la navigazione con pc nel Deep Web valgono anche per lo smartphone, in questo caso è necessario scaricare e installare l'applicazione TOR.

Rischi nel Deep e Dark Web?
I rischi quando di mezzo c'è un computer connesso ad una rete ci sono sempre!
TOR è abbastanza sicuro per entrare e navigare nel Deep Web ma ricordiamo che qui risiedono hacker, malfattori e criminali, che sguazzano nelle profondità oscure della Rete. Esattamente come avviene con i sistemi tradizionali è possibile trovare file infetti, virus, troian e script, in grado di carpire informazioni sensibili e dati personali.
Un altro consiglio è quello di NON visitare mai siti web tradizionali con TOR, compresi i classici motori di ricerca come Google e ovviamente non installare plugin o scaricare programmi e documenti.
Se possibile infine non usare un pc con Windows perché si tratta di uno dei sistemi operativi più hackerabili nel Deep Web, ma optare per programmi come Linux o software esterni da inserire nel pc con chiavette USB e schede SD.

Conclusione
La censura oggi - grazie anche alla pandemia mediatica - si sta facendo sempre più pressante e pervasiva. I social e i motori di ricerca si stanno piegando alle volontà della dittatura vigente.
Tutte le informazioni che fuoriescono dal pensiero unico del mainstream sono “Fake” e devono essere rimosse.
La realtà è molto amara: sarà sempre più difficile pubblicare articoli che escono dal paradigma.
Youtube mette sotto ogni video in cui si parla di coronavirus un bel link diretto al sito del Ministero della salute italiano. Questo avviene oggi, domani semplicemente ne impedirà la pubblicazione.
Il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg ha deciso di offrire spazi pubblicitari gratuiti all’OMS per far fronte all’epidemia di Coronavirus. Tradotto: Facebook inzierà a bloccare fake news e annunci ingannevoli!

Pertanto a breve sui social sarà impossibile scrivere un post scomodo al Sistema.
Se nel web oramai la censura è all'ordine del giorno, forse il Deep Web rimane una possibile alternativa all'informazione libera?


Marcello Pamio

Siamo di fronte alla più grande PsyOps, operazione psicologica, mai messa in atto nel mondo.

Problema - Reazione - Soluzione

Problema: VIRUS
Reazione: PAURA
Soluzione: DITTATURA (medica, mediatica, sociale, finanziaria, politica e culturale)

Con la scusa di un misterioso virus, arrivato dall'Oriente (forse), il Grande Fratello affina le armi e stringe sempre il cappio attorno alle già risicate libertà.
Isolamento sociale (che fa crescere non solo la paura ma anche rabbia/rancore).
Tracciamento digitale, incrociando tabulati, carte di credito e satellitare dei cellulari.
Per sapere in ogni momento dove siamo e cosa stiamo acquistando.
Telecamere, sensori biometrici e termici per vedere in ogni istante cosa facciamo. 
Nell'attesa del microchip e della sparizione del contante, passaggi questi ultimi obbligatori! Nel biochip saranno registrati tutti i dati individuali, sanitari, fiscali, compreso l'ID, l'Identificativo Digitale che tutti avranno.
Il denaro cartaceo dovrà sparire per lasciare il posto alla moneta virtuale, elettronica, facilmente manipolabile e gestibile dalle mani dei manovratori.
Mentre i sudditi impauriti e reclusi in casa attendono il vaccino, le antenne per il 5G spuntano come i funghi, perché tale tecnologia è importantissima per la dittatura (medica, mediatica, sociale, finanziaria, politica e culturale)...


Marcello Pamio

Nel 2015 nasce a New York l'Alleanza ID2020, ufficialmente un'organizzazione di rifugiati, una specie di partnership globale che riunisce organizzazioni pubbliche e private con lo scopo di migliorare la vita attraverso quella che va sotto il nome di “identità digitale”.

A gestire questa alleanza c'è l'Identity2020 Systems Inc., una corporation che collabora con varie agenzie delle Nazioni Unite, ONG, governi e imprese di tutto il mondo.
Durante il vertice del 2019 a New York intitolato “Rising to the Good ID Challenge”, l’alleanza ID2020 ha deciso di implementare il programma dell'Agenda nel 2020, cioè quest'anno, una decisione che è stata poi confermata - ovviamente a porte chiuse - a gennaio 2020 al World Economic Forum (WEF) di Davos.

I partner fondatori dell'ID2020 sono l'immancabile e immarcescibile Bill Gates, il GAVI (un'associazione che promuove la vaccinazione per tutti) e la Fondazione Rockefeller!
Tre entità coinvolte da molti anni in qualsiasi operazione volta alla vaccinazione globale.

Possiamo affermare che l'ID2020 System Inc. sia una vera e propria costola dei Rockefeller, visto che nel sito ufficiale della Fondazione...

Cosa nasconde questa alleanza?
Si tratta di un programma di identificazione elettronica che utilizza la vaccinazione generalizzata come piattaforma per l'identità digitale. Avete letto bene: usano la vaccinazione come piattaforma!
Il programma sfrutta le operazioni di registrazione delle nascite e di vaccinazione esistenti per fornire ai neonati un'identità digitale portatile e persistente collegata biometricamente.
Senza un'identità - dicono loro - le persone sono spesso invisibili, incapaci di votare, accedere all'assistenza sanitaria, aprire un conto bancario o ricevere un'istruzione. Senza dati precisi sulla popolazione, le organizzazioni pubbliche e private fanno fatica a fornire i servizi umani di base in modo ampio e accurato.

Viene da sé che, per identificazione digitale, lorsignori intendono l’inserimento nel corpo umano di un microchip contenente tutte le informazioni personali dei sudditi.
Quindi dopo la pandemia di Coronavirus dichiarata dall'OMS l'11 marzo scorso il prossimo passo potrebbe essere - anche su raccomandazione della stessa OMS o dei singoli paesi - quello di "forzare la vaccinazione", sotto sorveglianza della polizia o dell'esercito?
Non è che la pandemia sia stata dichiarata proprio per stendere il tappeto all'ID2020?

Infine, esiste attualmente una tecnologia in grado di creare dei biochip da inserire all'interno del vaccino? Nano-chip in grado di essere controllati in remoto e contenenti tutti i dati personali umani (socio-sanitari, bancari, ecc).
A tal proposito le dichiarazioni del Direttore Generale dell'OMS, il dottor Tedros di qualche giorno fa aprono scenari inquietanti, perché secondo lui sarà necessario spostarsi verso la moneta elettronica, in quanto le banconote possono essere veicolo di infezioni varie, come per esempio il Coronavirus!


Avete capito? Da oggi le banconote cartacee potrebbero trasportare pericolosissimi virus in giro per la società. Meglio farle sparire per lasciare posto all'asettico microchip!
Quindi gli alti vertici del Sistema stanno spingendo per la sparizione della moneta come noi la conosciamo, in direzione di quella virtuale. Ovvio che per tale passaggio il microchip diventa fondamentale...
Quindi: è solo una coincidenza che ID2020 sia stato lanciato all'inizio di ciò che l'OMS chiama pandemia? O era necessaria una pandemia per “lanciare” i programmi devastanti di ID2020?

Conclusione
In pratica Big Pharma sta ufficialmente collaborando con l'industria tecnologica per accoppiare “l'immunizzazione” con la biometria digitale, il che significa che agli esseri umani saranno presto impiantati o inoculati microchip, con i quali potranno essere seguiti e controllati attraverso una matrice di identificazione globale.
Simili alle bestie, così gli umani saranno contrassegnati.
Questa alleanza globalista vuole che tutti gli umani siano “vaccinati” con chip di tracciamento e identità digitale, e il sistema di monitoraggio gestirà facilmente la popolazione mondiale.
Il terreno di sperimentazione del programma ID2020 come sempre sono i paesi del Terzo Mondo, ma il gruppo sta lavorando con i governi degli Stati Uniti per iniziare il microchippaggio delle persone attraverso la vaccinazione. Ad Austin in Texas per esempio, i senzatetto sono cavie collettive per il programma di vaccinazione con microchip dell'ID2020. La scusa è di voler aiutare questa popolazione di disperati ma ovviamente lo scopo è un altro...


Marcello Pamio

Il 4 giugno 2019 l’Ufficio Brevetti e Marchi americani (USPU, US Patent and Trademark Office), ha autorizzato ad Amazon il brevetto numero 10,313,638.
Si tratta di un veicolo aereo senza equipaggio (UAV) in grado di «eseguire un’azione di sorveglianza» sulle case dei clienti Amazon.
Edulcorato col nome di «sorveglianza come servizio», nasconde invece una preoccupante operazione.
Il colosso americano, non solo sta fagocitando e globalizzando gli acquisti globali di qualsiasi prodotto, ora la società di Seattle vuole monitorare e controllare le abitazioni.

Le premesse non lasciano spazio a nessun dubbio, qualche mese fa infatti, Amazon ha comprato per 1 miliardo di dollari la società Ring che produce campanelli e videocamere connessi ad internet.
Il precedente brevetto depositato (US 2018/0341835) il 29 novembre 2018, ne spiega i motivi.

 
Ha a che fare con un sistema integrato di «sicurezza intelligente», che accoppierebbe tecnologie di riconoscimento facciale come «Amazon Rekognition» con le videocamere Ring.
E’ sufficiente fornire un’immagine o un video all’API Rekognition e il servizio può identificare oggetti, persone, testo, scene e attività. Si basa sulla stessa tecnologia di apprendimento profondo collaudata e sviluppata dagli esperti di visione artificiale di Amazon, che permette di analizzare quotidianamente miliardi di immagini e video. Il sistema può anche identificare migliaia di oggetti (una bicicletta, un telefono, un edificio) e scene (un parcheggio, una spiaggia, una città…), e attività specifiche che si svolgono in un singolo fotogramma. Roba da far impallidire le sceneggiature di film di fantascienza.

Secondo la CNN «l’applicazione di Amazon porta a quartieri più sicuri e più connessi, oltre a proprietari e forze dell’ordine più informati su quello che sta succedendo».
La realtà come sempre è molto lontana: stiamo parlando di un sistema che la polizia (e Amazon che gestisce i dati) potrà utilizzare per abbinare i volti delle persone che camminano ripresi dalle telecamere dei campanelli con la banca dati fotografica delle persone «scomode» e/o «sospette».
Amazon quindi sogna un futuro pericoloso, con la sua tecnologia al centro di una massiccia rete di sorveglianza decentralizzata in grado di eseguire il riconoscimento facciale in tempo reale …
Ora il nuovo brevetto completa il quadro: una rete di droni in grado di filmare le case dei clienti mentre viaggiano in cielo per consegnare i pacchi ordinati.
Dotati di intelligenza artificiale, potranno osservare qualsiasi cosa insolita della proprietà: finestre rotte, porte aperte e persone non autorizzate.
I clienti, sempre secondo il brevetto, potranno richiedere controllo di sicurezza ogni ora, ogni giorno o ogni settimana. Il servizio di monitoraggio in tempo reale, varia a seconda del design del drone e dei suoi sensori (immagini fisse, video, infrarossi, visione notturna, audio e/o in tempo reale).

Il drone per le consegne è in grado di volare in verticale come un elicottero, e in orizzontale come un aereo per lunghissimi viaggi.

Ovviamente l’utilizzo di droni per la consegna per fini di sorveglianza, solleva enormi problemi di privacy e sicurezza, sia per i clienti Amazon che per tutti gli altri che non hanno acconsentito a tale controllo.
Proprio per questo il brevetto descrive una specie di geo-scherma che dovrebbe risolvere il problema della privacy, consentendo al drone di catturare solo filmati di case di proprietà dei clienti.
D’altronde come non fidarsi di Jeff Bezos?

Nel frattempo la Federal Aviation Administration (FAA) ha recentemente approvato ad Amazon i voli dei droni commerciali nelle regioni rurali del paese. Iniziano dalla periferia per poi arrivare ovunque…
Il Grande Fratello è sempre più vicino e sempre più pervasivo, e Amazon è una delle società più interessante da questo punto di vista, d’altronde il logo parla da solo.

Origine del nome Amazon
Il primo nome della società fu «Cadabra», come la parte finale della formula magica «Abracadabra».
Si dice che Bezos voleva che la sua libreria online fosse velocissima e facile, come in una magia, in realtà non sapremo mai il vero e occulto motivo. Fatto sta che «Cadabra» è stato registrato da Bezos nel 1994, ma l’anno successivo la società si è presentata col nome di «Amazon», derivante dal Rio delle Amazzoni, il più grande fiume del mondo.

La freccia sotto il nome, indica due lettere, la A e la Z, cioè dalla A alla Z, dall’Alfa all’Omega (inizio e fine). Vuol solo dire che su Amazon puoi acquistare di tutto, o è il simbolo del controllo planetario?

Il Big Brother Awards, detto semplicemente BBA, è un premio «in negativo» che da anni viene assegnato in tutto il mondo a chi più ha danneggiato la privacy.
Purtroppo la maggioranza dei cybernauti è ormai convinta che parlare di libertà e diritti civili in Rete sia inutile perché il tecnocontrollo sociale è una realtà così largamente accettata che è quasi inutile opporvisi.
Il BBA si propone proprio di riportare l’attenzione del popolo del web, su coloro che attivamente o passivamente contribuiscono a questa situazione, abbastanza allarmante.
Qui sotto ecco i vincitori dei BBA Italia del 2018.

Vincitori dei Big Brother Awards Italia 2018

RISCHIO TECNOLOGICO
Assegnato alla nuova tecnologia più rischiosa per i cittadini digitali.
Il premio 2018 viene assegnato congiuntamente a:

  • Amazon AWS IoT Services
  • Google Cloud IoT
  • Particle Industries, Inc.

Queste tre aziende sono attualmente i leader tecnologici e di mercato per la fornitura di servizi cloud per l’IoT (acronimo che significa «Internet delle cose»).
Si tratta di servizi di sviluppo e gestione offerti a coloro che intendono realizzare oggetti IoT, atti a velocizzare il processo di sviluppo di un prodotto, ma contemporaneamente veicolano tutti gli enormi flussi di dati che gli oggetti IoT generano attraverso la piattaforma del fornitore di servizi.

Ciò permette di analizzare con tecniche di Big Data Analysis e Deep Learning i flussi di dati e di creare profili normali/psicografici dei possessori di uno o più oggetti IoT. Mentre questo potere può essere in parte ceduto, vendendolo a chi ha realizzato gli oggetti, l’enorme potere di analizzare l’interezza dei dati di tutti gli oggetti IoT in qualunque modo possibile viene detenuto dal fornitore di servizi.

L’analisi di questi flussi di dati conferisce un potere di profilazione e tecnocontrollo maggiore di quello oggetto dell’affaire Facebook/Cambridge Analitica. Un potere enorme, che può essere limitato, anzi autolimitato, solo dalle condizioni di servizio decise unilateralmente dai fornitori di servizi stessi; tuttavia, tutti questi fornitori non pubblicizzano molti particolari su questo aspetto.
Considerando che qualsiasi limitazione che il fornitore si imponesse autonomamente comporterebbe la perdita di un affare estremamente redditizio, ci si può domandare se delle autolimitazioni verranno poste in essere in futuro.
Per questi motivi i vincitori, quali rappresentanti più significativi di tutta l’industria dell’IoT, vincono meritatamente il Big Brother Award di Rischio Tecnologico.

MINACCIA NAZIONALE
Assegnato per la più grave decisione pubblica o manipolazione dell’informazione fatta da un ente pubblico o da un suo rappresentante.

  • Parlamento della Repubblica Italiana

 (firmatari legge Walter Verini, Mara Mucci, Giuseppe Berretta)

La quantità di dati generati da ogni persona nella società dell’informazione è enorme e la conservazione dei dati per finalità di giustizia richiede un delicatissimo bilanciamo fra “sicurezza e privacy”.
Questo bilanciamento è saltato completamente quando in Italia è stata approvata una normativa che estende in modo indiscriminato la conservazione di dati di traffico telematico e telefonico alla durata di 6 anni. Legge incompatibile con l’ordinamento comunitario, che porterà a certe procedure da parte della UE (Rif. Sentenza Tele2). Legge duramente criticata dal Garante della Privacy Italiano, da tutti gli attori della società civili nonché da autorevolissimi giuristi. Legge introdotta con l’inganno, come confermato da numerosi parlamentari, come sub-emendamento di un articolo di recepimento di direttiva europea sulla sicurezza degli ascensori all’interno di un pacchetto legislativo di recepimento di variegate direttive europee (“Legge Europea 2017”). Legge che oggi pone l’Italia unica in Europa in una condizione di sorveglianza massiva, soprattutto guardando alle modalità di raccolta di dati di traffico telematico effettuati da parte degli operatori mobili con metodiche di CGNAT, ovvero quelle metodiche che portano alla registrazione di tutti i siti visitati dai propri utenti.

Un cittadino italiano nel 2023 non ricorderà sicuramente quale sito avesse visitato l’8 giugno 2018 alle ore 18.15. Ma lo stato italiano si.
Tenendo conto di tale grave, ampia e indiscriminata condizione di lesione dei diritti civili dell’intera popolazione residente nello stato Italiano, si conferisce il premio Minaccia Nazionale al Parlamento della Repubblica ed in particolare ai firmatari della legge in oggetto, Walter Verini, Mara Mucci e Giuseppe Berretta.

MINACCIA INTERNAZIONALE
Assegnato, senza riguardo alla nazionalità, a chi più gravemente minaccia i diritti dei cittadini digitali.

MINACCIA DA UNA VITA
Assegnato a chi ha meritato per più anni consecutivi uno dei premi precedenti:

  • Facebook

In un mondo in veloce cambiamento poche aziende avrebbero potuto rimanere sulla cresta dell’onda per anni e anni riuscendo a sviare, rimandare, procrastinare sempre l’adozione di misure minime di rispetto dei propri utenti e della loro privacy.
Facebook ci è riuscita e merita un premio speciale alla carriera per essere restata sempre fedele alla propria intima natura di violatore, molestatore, minacciatore dell’identità digitale dei cittadini nascondendo dietro un contratto di servizio e delle fantomatiche regole sociali della comunità la violazione dei più basilari diritti all’identità e dignità dei cittadini.

Gli scandali recenti hanno però portato il fondatore a mostrare con disarmante candore la vera faccia di Facebook in un’audizione pubblica al Congresso degli Stati Uniti (da notare che in Europa l’equivalente audizione è stata tenuta a porte chiuse, perché noi europei non abbiamo diritto alla conoscenza, potrebbe farci male) la reale natura del network: non essere sociale ma… «Senator, we run ads». Fanno pubblicità, tutto qui, e senza neppure lo sforzo di investire nella realizzazione di un contenuto accattivante ma semplicemente proponendo in modo selettivo ad ogni proprio utente ciò che solletica di più le sue risposte meno mediate, e lo tiene attaccato praticamente un grande distributore di odio di scala planetaria.
Cari utenti di Facebook, voi non siete il loro prodotto, è la parte peggiore di voi, l’odio, l’invidia, il disprezzo, il risentimento, l’intolleranza, che gli algoritmi di Facebook selezioneranno accuratamente per mostrarli a chi più verrà offeso da questo. Lo chiamano engagement: è l’apoteosi della brutalità e dell’inciviltà.

 

Tratto da «Big Brother Awards Italia 2018», https://bba.winstonsmith.org

 Marcello Pamio

Amazon compra per un miliardo di dollari la società Ring!
Come mai il mostro dell’e-commerce compra sganciando una cifra colossale un’azienda che produce campanelli e videocamere connessi ad Internet? Si tratta di una delle maggiori acquisizioni fatte dal gruppo di Seattle.
La risposta sarà chiarissima alla fine del presente articolo.

Amazon intende connettere prodotti e servizi legati al suo assistente vocale Alexa, nello stesso tempo sta sfidando l’altro colosso Google, e infine c’è tutto il discorso del controllo globale mascherato sotto la voce «sicurezza».
Il disegno inizia a prendere forma leggendo il nuovo brevetto depositato proprio da Amazon qualche mese fa su un sistema integrato di «sicurezza intelligente».
La domanda di brevetto (US 2018/0341835), resa disponibile a fine novembre, avrebbe accoppiato tecnologie di riconoscimento facciale come «Amazon Rekognition» appunto con Ring.

Amazon Rekognition
Tanto per capacitarsi della situazione, con «Amazon Rekognition» è sufficiente fornire un’immagine o un video all’API Rekognition e il servizio può identificare oggetti, persone, testo, scene e attività, oltre che rilevare eventuali contenuti non appropriati.
Amazon Rekognition offre inoltre analisi facciale ad elevata precisione su immagini e video.


È possibile rilevare, analizzare e confrontare volti per diversi casi d’uso, ad esempio verifica degli utenti, conteggio delle persone e pubblica sicurezza, ma anche ovviamente per controllare le persone.

Si basa sulla stessa tecnologia di apprendimento profondo, collaudata e altamente scalabile, sviluppata dagli esperti di visione artificiale di Amazon, che permette di analizzare quotidianamente miliardi di immagini e video e che per l’uso non richiede esperienza nell’apprendimento automatico.
Il sistema può anche identificare migliaia di oggetti (una bicicletta, un telefono, un edificio) e scene (un parcheggio, una spiaggia, una città…), e attività specifiche che si svolgono in un singolo fotogramma, ad esempio «consegnare un pacco» o «giocare a calcio»…

Analisi facciale da fantascienza
È possibile analizzare gli attributi dei volti nelle immagini e nei video per determinare elementi come lo stato d’animo, la fascia di età, se la persona ha gli occhi aperti, ha gli occhiali o la barba. Non solo, è possibile anche valutare come cambiano questi fattori nel corso del filmato, creando una sequenza temporale delle emozioni di una persona.
Tutto meraviglioso. In banca o in un negozio sarà possibile stabilire dai cambiamenti del volto di un individuo se il soggetto si trova lì per acquistare o per fare una rapina.
Stiamo giungendo sempre più velocemente all’inquietante «Sistema Precrimine» del film Minority Report, dove gli omicidi e i furti sono stati quasi debellati grazie a questo sistema che li blocca prima che avvengano.

Tornando al brevetto Amazon, la CNN, il megafono del Sistema, rassicura tutti scrivendo che «l’applicazione di Amazon porta a quartieri più sicuri e più connessi, oltre a proprietari e forze dell’ordine più informati su quello che sta succedendo».[1]
Quindi tutti più felici e tranquilli ovviamente, parola di CNN.
Secondo invece l’avvocato Jacob Snow (ex giurista di brevetti), i dettagli del brevetto sono ancora approssimativi, ma l’applicazione descrive un sistema che la polizia potrà utilizzare per abbinare i volti delle persone che camminano ripresi dalle telecamere dei campanelli con la banca dati fotografica delle persone per così dire «scomode» o «sospette».
Sarà possibile anche per i proprietari delle case aggiungere le foto di persone “sospette” nel sistema, e il programma di riconoscimento facciale del campanello controllerà chiunque passi davanti alla loro abitazione.
In entrambi i casi, se si verifica una corrispondenza, il volto della persona potrà essere automaticamente inviato alle forze dell’ordine e la polizia potrebbe arrivare in pochissimi minuti.

Riuscite a comprenderne le potenzialità? Sarà finalmente possibile aggiungere nel database governativo la foto della suocera o del negretto dietro casa che rompe ogni giorno durante i pasti per qualche spicciolo, e quando questi sgraditi ospiti suoneranno il campanello, partirà una scarica da 1000 volt che li fulminerà sull’uscio!
Scherzi a parte, secondo l’avvocato che ha passato molto tempo a studiare i brevetti la cosa è molto inquietante, in base alla sua esperienza infatti «è raro che le domande di brevetto presentino, con dettagli da incubo, il mondo che un’azienda vorrebbe vedere. Amazon sogna un futuro pericoloso, con la sua tecnologia al centro di una massiccia rete di sorveglianza decentralizzata, che esegue il riconoscimento facciale in tempo reale su membri del pubblico utilizzando telecamere installate sul campanello della gente.»[2]
Dalla domanda di brevetto si evince anche che Amazon non ha intenzione di identificare le persone solo in base ai loro volti, ma la società prevede di utilizzare anche i dati biometrici, tra cui impronte digitali, analisi della texture della pelle, del DNA, della geometria della mano, della scansione dell’iride, del riconoscimento vocale, dell’odore/profumo e perfino delle caratteristiche comportamentali.
Immaginiamo un quartiere «sicuro» e «protetto» in cui ogni abitazione ha in dotazione queste telecamere nei campanelli. Basta avvicinarsi alla casa di un amico o passeggiare nelle vicinanze per andare in un negozio, e il nostro volto o la nostra impronta digitale o la voce possono venire registrati e magari contrassegnati come «sospetti» dal database governativo a nostra insaputa e soprattutto senza il nostro consenso.

Amazon, che vende simili dispositivi e gestisce i server, spinge le forze dell’ordine ad adottare questa tecnologia.
Sempre nella domanda di brevetto si dice che qualsiasi dispositivo audio-visivo può essere dotato delle appropriate funzioni di sorveglianza biometrica, e che Amazon sta spingendo la tecnologia verso l’automazione, rimuovendo il giudizio umano dal processo d’identificazione, e affidandosi esclusivamente ai dati (le foto di arresto, ecc.).
L’Associazione californiana ACLU, assieme ad altri gruppi per i diritti continuano ripetutamente ad avvertire che la sorveglianza facciale pone una minaccia senza precedenti alle libertà e ai diritti civili, che deve essere fermata quanto prima.

Conclusioni
La risposta alla domanda di partenza è chiarissima: con la solita scusante della “sicurezza”, Amazon (ma anche Google, Facebook, ecc.) stanno invece lavorando per il progetto di controllo globale.
Costruendo pezzo dopo pezzo tutta una rete pervasiva di sorveglianza elettronica!
Lo scopo è il tracciamento di tutti e ovunque, e simili dati sensibili saranno gestiti dal governo di turno e dalle società private che partecipano all’operazione.
Stanno semplicemente realizzando quello che moltissimi film di fantascienza hanno preconizzato…

Fonti:

"I nuovi e raccapriccianti sistemi di riconoscimento facciale Amazon, spieranno il vicinato dalla porta di entrata di casa".
https://neovitruvian.wordpress.com/2018/12/23/i-nuovi-e-raccapriccianti-sistemi-di-riconoscimento-facciale-amazon-spieranno-il-vicinato-dalla-porta-di-entrata-di-casa/ 

[1] «Amazon may want to identify burglars with facial recognition tech»

https://edition.cnn.com/2018/11/30/tech/amazon-patent-doorbell-facial-recognition/index.html

[2] https://www.commondreams.org/views/2018/12/13/amazons-disturbing-plan-add-face-surveillance-your-front-door