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Dal diserbante genico che "funzionicchia" alla guerra che va "maluccio" è un attimo.
Secondo Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), "Questa guerra sta andando male per gli Stati Uniti”.
Chissà come mai verrebbe da chiedersi!
La guerra voluta dai criminali sionisti e portata avanti da Donaldo il braccio armato di Sion, non può che andare male.
In un contesto in cui l’Iran può condurre una guerra asimmetrica, la forza di Usraele non è sufficiente!
Ma bisogna essere uno stratega o uno statista per comprendere che lo scopo è quello di salvarsi il culo destabilizzando e incendiando il Medio Oriente? Il Regno del caos è vitale per Israele, che sguazza nell'odio da millenni, ma anche per l'Amerika che come potenza economica essendo finita da decenni deve sempre creare guerre e conflitti in giro per il mondo.
Il governo amerikano deve mantenere oliata e lubrificata la macchina bellica così da rimettere in moto l'economia e spostare in avanti il conto salato da pagare. Ma possono farlo all'infinito? No, e infatti la crisi inevitabilmente arriverà e anche molto, molto presto…
Probabilmente a maggio 2026 assisteremo a qualcosa di epocale: un tracollo economico al cui confronto la crisi del 2008 è stata una scampagnata.
Passeranno dall'American Dream all'American Nightmare! L'incubo si avvicina ed è inevitabile e attenzione non riguarderà solo gli States, ma anche tutti i paesi collegati al bigliettone verde. Europa compresa.
Assisteremo allo spostamento, economico sociale e anche culturale da Occidente a Oriente.
Vi conviene essere pronti a tale passaggio!

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Ecco una carrellata delle manifatture di orologi che più amo (e sogno).
Interessanti per collezionisti e amanti del buon gusto!

Blancpain

La prima al mondo è stata Blancpain, fondata in Svizzera nel 1735 da Jehan-Jacques Blancpain. La famiglia ne resterà proprietaria per circa 200 anni. Nota per i suoi stupendi orologi subacquei. Non a caso ha realizzato nel 1953 il primo cronografo certificato subacqueo al mondo: Fifty Fanthoms.


Vacheron Constantin

La seconda azienda è la mitica Vacheron Constantin fondata nel 1755 dal maestro orologiaio Jean-Marc Vacheron. Nel tempo è diventata una delle più importanti maison perché ha sempre realizzato orologi precisissimi con altissime qualità e rifiniture eccezionali. Detiene il primato di essere l'azienda di orologi più longeva al mondo in quanto la sua storia non è stata mai interrotta. Nel 1880 la croce di Malta divenne ufficialmente il suo emblema. Ha costruito orologi per personaggi come la regina Maria di Romania, il principe Vittorio Napoleone, il presidente Henry Truman.


Breguet

La terza casa più antica fondata nel 1775 da Abraham-Louis Breguet è Breguet. Tutti gli orologi sono unici. È stato infatti Louis Breguet a inventare il tourbillon e a creare il primo orologio da polso nel 1810 per la regina di Napoli, Carolina Murat.


Longines

Nel 1832 August Agassiz fonda Longines, che diviene famosa per gli orologi da l'aviazione. Molti pionieri dell’aviazione si sono infatti affidati alla precisione di questi segnatempo, uno su tutti Charles Lindergh, il primo uomo a trasvolare l’oceano nel 1927.


Jaeger LeCoultre

Nel 1833 sempre in Svizzera Antoine LeCoultre trasforma il granaio di famiglia in un laboratorio di orologeria. Nasce Jaeger-LeCoultre.
Questa azienda è conosciuta per le sue strabilianti innovazioni tecniche. È stata la prima a realizzare un orologio con un doppio fuso orario, il famoso Reverso, che rimane un simbolo iconico.


Patek Philippe

La storia della Patek Philippe inizia nel 1839 sotto il nome di Patek-Czapek. I primi fondatori sono stati Antonie Norbert Patek de Prawdzic e Francois Czapek. Ma è solo nel 1844, dopo un incontro tra Patek e il maestro orologiaio Jean Adrien Philippe, che cambierà la storia dell'orologeria. I segnatempo sono fatti interamente a mano e ad oggi sono considerati delle vere e proprie opere d’arte.


Ulysse Nardin

Un altro marchio storico nato nel 1846 è Ulysse Nardin e i suoi orologi erano ambiti dai capitani delle flotte marine di tutto il mondo. Fin dall’inizio, il ventitreenne Ulysse Nardin impegnato nella cronometria da marina aveva compreso che la maggior parte dei trasporti commerciali arrivava via mare per cui era necessario avere degli orologi precisi. La sua intuizione fu azzeccata visto che ad oggi la società fornisce ben 50 marine e compagnie di navigazione.


Cartier

La storia di Cartier inizia nel 1847 quando Louis-François Cartier aprì la sua prima boutique a Parigi.
Inizialmente l’azienda si concentrava sui gioielli di alta classe e oggetti di arte, ma ben presto il talento e l’innovazione di Cartier si sarebbero estesi agli orologi. Uno dei momenti più significativi nella storia di Cartier è stato l’introduzione del Santos uno degli orologi da polso più iconici mai creati.
Nel 1904 infatti Louis Cartier progettò il Santos per il pilota pioniere brasiliano Alberto Santos-Dumont, che desiderava un orologio che potesse essere indossato comodamente mentre volava. Nel 1917 Cartier lancia il suo famoso Tank, ispirato ai carri armati della Prima Guerra Mondiale.


Omega

Nel 1848 nasce Omega da Louis Brandt, il quale era ossessionato dalla precisione e voleva realizzare un orologio il più accurato possibile. Oggi il brand è riconosciuto per la sua innovazione e per l’eccellente rapporto qualità/prezzo.


Panerai

Nel 1860 Giovanni Panerai apre il suo primo negozio sul Ponte alle Grazie a Firenze. Non sarà solo un negozio di orologi ma anche la prima scuola di orologeria. La storia di Panerai inizia qui. Per soddisfare i parametri della Marina alla vigilia della Seconda Guerra mondiale fu creato l’orologio Radiomir per l’operazione dei commandos del gruppo subacquei.


TAG-Heuer

Nello stesso anno 1860 nasce anche la mitica Heuer Watch Company fondata da Edouard Heuer il quale cominciò a lavorare ai suoi strumenti di cronometraggio di alta qualità e in poco tempo l’impresa riuscì a farsi un nome grazie alla sua incredibile arte orologiera e alla precisione dei suoi strumenti. Non è un caso se negli anni ’20 TAG diviene il cronometrista ufficiale delle Olimpiadi.


Audermars Piguet

Nel 1875 viene fondata Audemars Piguet e ad oggi è ancora una delle pochissime aziende ad essere possedute dalla famiglia fondatrice. Insieme a Patek e Vacheron fa parte dei Big Three dell'orologeria. Il famoso Royal Oak del 1972 rimane l'icona indiscussa del marchio dal design unico: lunetta ottagonale e otto viti visibili. Era nata una nuova categoria: gli orologi sportivi di lusso in acciaio.


Breitling

Nel 1884 il ventiquattrenne Léon Breitling voleva creare strumenti che potessero misurare, classificare e dominare il tempo. Nacque il marchio Breitling, che dagli anni ’30 si è affermato soprattutto per i suoi orologi da aviatore. Per lungo tempo infatti questo nome ha mantenuto un legame indissolubile con il mondo dell’aviazione.

Ma sul serio credete a tutto quello che vi stanno raccontando i media mainstream?
E' così complesso porsi la seguente elementare domanda: come mai stanno uscendo tutti adesso i files di Epstein?
Mi tocca sbloccare qualche ricordo. Jeffrey Edward Epstein, il pedofilo miliardario ebreo - nonché agente del mossad - è stato arrestato il 6 luglio 2019 con l'accusa di traffico sessuale di minori.
Le autorità però lo conoscevano da più di un decennio, visto che era stato già incarcerato nel 2006 per abusi su un minore. 
Secondo le fonti ufficiali si sarebbe ucciso in carcere dopo un mese di detenzione, il 10 agosto 2019. Ho già scritto in tempi non sospetti che non credo assolutamente a tale narrazione.
Ma andiamo avanti e soprattutto per ordine.
I famosi documenti scottanti di Epstein hanno iniziato ad essere resi pubblici a gennaio del 2024, quindi li avevano già da prima. Quell'anno le autorità hanno iniziato a far circolare circa 900 pagine, tutte opportunamente ritoccate, censurate e oscurate.
Poi a fine gennaio 2026 hanno aperto il vaso di pandora facendo uscire oltre 3 milioni di pagine (sempre annerite ad hoc), 2.000 video e 180.000 immagini.
Tali documenti includono dettagli sulle attività criminali e foto di celebrità tra cui attori, cantanti, politici in contesti privati con il pedofilo.
Avete per caso letto di qualche autorità che ha mosso un solo mignolo per arrestare qualcuno? Questo non vi fa pensare?
Nomi e cognomi di pederasti seriali e nessuno viene, non dico arrestato, ma almeno indagato o sentito. Zero assoluto.
Il messaggio è lapalissiamo e alimenta l'impotenza generale: loro sono loro (del Sistema) e voi non siete un cazzo!
Adesso spuntano perfino delle email che dimostrerebbero un fatto rivoluzionario: l'ebreo non solo amava i bambini, ma anche la crittografia matematica. Sarebbe lui infatti il misterioso Satoshi Nakamoto in persona, il geniale fondatore di Bitcoin. 🤣🤣🤣
Tra un volo e l'altro nel suo jet privato Lolita Express e tra una festina satanica nella sua isola Little Saint James, Satoshi buttava giù il codice dell'algoritmo della blockchain.
La cosa grave non è tanto questa, quanto che ci sia qualcuno che ci crede!
Riassumo brevemente il tutto: hanno per le mani decine di migliaia di files scottanti da anni, nessuno viene indagato, e solo ORA, sotto la presidenza di Donaldo, esce tanta roba.
Di nuovo: non vi sorge qualche tentennamento? Perfino Fantozzi verrebbe colto da un leggero sospetto.
L'operazione puzza di zolfo lontano un chilometro: vogliono far passare Bitcoin come la criptomoneta preferita dai pedofili, usata da Epstein per le sue porcate e controllata dal Mossad? Vogliono impaurire le persone così da far crollare il prezzo, permettendo casualmente a qualcuno, magari con lo zerbino arancione in testa, di fare incetta di BTC con i saldi?
Ovviamente lo chiedo per un amico bastardo…

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Scusate ragazzi non riuscirò ad aggiornare il canale per un po' in quanto sto andando in ospedale perché a forza di ridere la mia vescica è prolassata su se stessa!
Dei geni crittografici hanno fatto la scoperta del millennio: Satoshi Nakamoto è nientepopodimeno che il pedofilo miliardario, nonché agente del Mossad, Jeffrey Epstein!!!
🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
Si esatto, l'ebreo che organizzava i viaggi dell'orrore nella sua isola privata, dove i bambini intrattenevano i pederasti e pervertiti della crème della società, sarebbe anche il mostro matematico che ha creato il protocollo Bitcoin.
Chiedo venia, ma non ero preparato ad una simile colossale minchiata!
Quindi siccome Satoshi Nakamoto è il possessore di 1,1 milioni di Bitcoin accumulati nei primi anni di vita della criptovaluta attraverso il mining (mai toccati o spostati), Epstein avrebbe gestito qualcosa come 100 miliardi di dollari senza mai usarli. Si certo, e la sua amichetta zoccola Ghislaine Maxwell è vergine!
Chi scrive simili idiozie, e soprattutto chi ci crede, è allo stesso livello evolutivo di Parenzo.

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Prima dell'introduzione della moneta o si utilizzava il baratto (metodo estremamente scomodo) oppure sistemi di contabilità centralizzati che registravano debiti e crediti (come in Mesopotamia).
La moneta coniata, attribuita a Lidia nel 600 avanti Cristo, segna una svolta epocale. Per la prima volta nella storia l'autorità pubblica imprime un sigillo e certifica peso e valore. Lo Stato garantisce il valore della moneta coniata imponendo che i tributi siano pagati in quella moneta, creando così domanda e circolazione.
I cittadini non devono più pesare o valutare la qualità di una moneta perché si possono fidare delle autorità pubbliche.
Andando avanti nel tempo, la dinastia cinese dei Song perfezionò nell'800 d.C. le prime forme di cartamoneta: inizialmente erano una sorta di assegno circolare garantito da argento e oro.
La prima banconota Europea moderna invece fu emessa dal Banco di Stoccolma nel 1661. Era molto simile alle banconote moderne ovvero taglio fisso, trasferibili senza girate e pagabile a vista il portatore. Quando il prezzo del rame salì, molti chiesero la conversione simultanea. Allora il Banco emise certificati senza copertura metallica, scatenando la corsa agli sportelli che portò al suo fallimento nel 1664.
La carta moneta da allora si diffuse in tutto il mondo perché "portabile": gli scambi di natura commerciale potevano avvenire in modo liberale grazie a semplici pezzi di carta che non avevano alcun valore intrinseco. Nasce così la moneta "fiduciaria" moderna il cui valore deriva direttamente dalla fiducia nell'emittente (Banca Centrale) e che è dotata di corso legale: ovvero è obbligatoria accettarla.
La moneta fiduciaria favorisce gli scambi, ma ha un problema enorme poiché intrinsecamente non vale nulla e se l'emittente cade in disgrazia chi la possiede rischia di non avere più nulla.
Il Gold Standard si diffuse proprio perché di tanto in tanto si verificarono fallimenti come quello del Banco di Stoccolma e sembrò una forma di garanzia necessaria avere banconote cartacee garantite dalla convertibilità in oro detenuto presso il caveau delle banche.
In sostanza le banche centrali e i governi potevano dire ai propri cittadini di fidarsi un po' meno perché in qualunque momento era possibile convertire un "valore astratto" (cartamoneta) in "valore reale" (oro fisico).
La Prima Guerra mondiale e la Grande Depressione sancì l'implosione del Gold Standard, perché per finanziare le spese belliche fu stampata moneta senza copertura aurea.
Archiviata la Seconda Guerra mondiale e la terribile crisi del '29 è il momento di Bretton Woods (1944) con la nascita del Fondo Monetario Internazionale che ha proprio il compito di armonizzare gli squilibri nei pagamenti internazionali, evitare le guerre valutare e favorire il commercio. Gli accordi di Bretton Woods rappresentano ufficialmente l'ufficializzazione della dollarizzazione: si passava da un Gold Standard a un Dollar Standard. In pratica solo il dollaro era convertibile in oro fisico ad un tasso fisso, tutte le altre valute erano agganciate al dollaro, che fu eletto ufficialmente valuta principale globale.
Duro' poco anche Bretton Woods: per finanziare la guerra in Vietnam anche gli Stati Uniti iniziano a stampare più dollari rispetto alle proprie riserve con conseguente impennata delle richieste di conversioni in oro fisico.
Il 15 agosto 1971 Nixon in diretta televisiva annunciò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro e pronunciò una frase diventata iconica: "domani i vostri dollari avranno esattamente lo stesso valore di oggi". Da allora tutte le monete nazionali sono "Monete Fiat" il cui valore non è garantito da un bene fisico sottostante ma dalla credibilità e dalla fiducia degli emittenti. In altre parole dalla capacità futura di uno Stato di farsi pagare le tasse e sostenere la propria economia!

Tratto da Cripto Wallet, gennaio/febbraio 2026

Quando si sente parlare di Bitcoin ovviamente si tira sempre in ballo il nome di Satoshi Nakamoto, il misterioso personaggio che a gennaio del 2009 avrebbe dato inizio a uno dei più importanti esperimenti libertari degli ultimi secoli. Un progetto che sta squarciando il paradigma economico-finanziario moderno.

Ma fermarsi a livello superficiale vedendo l’incredibile algoritmo matematico come la genialata partorita dal cervello di uno sconosciuto (poi sparito nell’oblio e mai più riapparso) fa sorgere strani sospetti e inquietanti pensieri. Molti infatti credono che dietro a tale esperimento ci siano i servizi d’intelligence, come CIA e Mossad, telecomandati dalla solita rete oscura di una élite satanista sempre pronta a controllare il mondo.

Sull’esistenza di tale rete non ho alcun dubbio, visto che lo denuncio da quasi trent’anni, mentre faccio molta fatica a vedere Bitcoin come una creatura sfornata dalla Sinarchia mondialista.

Quale sarebbe il loro motivo? Schiavizzare il pianeta? Ma la moneta Fiat e quella digitale (carte di credito e debito) bastano e avanzano per tale progetto. Lo avrebbero quindi fatto per incastrare un piccolo sparuto gruppo di nerd, hacker e crittografi incalliti? Non penso proprio e d’altronde basterebbe studiare un po’ per capire che le cose sono molto più complesse e articolate.

Ma come la storia insegna è molto più facile spalancare le fauci per arieggiare l’orifizio orale, tirando in ballo i servizi segreti deviati, piuttosto che prendere in mano i libri e studiare.

Quasi nessuno infatti parla del terreno di coltura dove sarebbe cresciuta la pianta di Nakamoto.

Un terreno fertilizzato e lavorato dagli attivisti del Cypherpunk, un movimento libertario che verso la fine degli anni Ottanta aveva l’intento di tutelare e migliorare la privacy attraverso l’utilizzo della crittografia.

Il termine Cypherpunk è un neologismo che combina cipher (cifrario) e punk per evocare l’attitudine ribelle del movimento.

La storia parte oltre tre decenni prima dell’apparizione del “Libro bianco”, il White Paper di Satoshi Nakamoto, reso noto al mondo il 31 ottobre del 2008.

Agli inizi degli anni Novanta il movimento Cypherpunk fondato da J. Gilmore, T. May ed E. Hughes, comunicava grazie ad una mailing list crittografata e sicura.

Il manifesto ufficiale del movimento, datato 3 marzo 1993, è firmato da Eric Hughes.

«Noi Cypherpunks siamo attivi nella costruzione di sistemi informatici anonimi grazie all’impiego della crittografia, affinché lo scambio di informazioni e di denaro resti riservato. Noi scriviamo i codici software e li divulghiamo gratuitamente affinché siano disponibili e adottati dal maggior numero di persone”.

Il loro credo era semplice e nobile poiché vedevano la privacy come un diritto inalienabile e la crittografia come lo strumento più efficace per difenderlo. Credevano che attraverso la matematica e la crittografia si potesse garantire la sicurezza personale nell’era digitale sfidando i tentativi da parte di enti governativi e corporativi di sorveglianza e controllo.

Viene da sé che il concetto di denaro digitale decentralizzato, quindi libero e protetto dalla crittografia, sia stato fortemente influenzato dalle idee dei Cypherpunk. Ecco perché Bitcoin, la prima criptovaluta della storia (e unica per caratteristiche libertarie), viene visto spesso come il culmine di tali ideologie.

Andando al di là delle criptovalute, le ricerche del movimento hanno ispirato un’ampia varietà di tecnologie volte a preservare la privacy e la sicurezza online.

Due per tutte: Tor, la rete di anonimato e il sistema di email sicure PGP (Pretty Good Privacy).

Ma andiamo per ordine.

Nel 1967 lo storico e saggista David Kahn scrive il libro The Codebreakers sui sistemi e la storia della crittografia, che avrà un forte peso sul suo sviluppo futuro.

Nel 1975 il crittografo statunitense del MIT, Bailey Whitfield Diffie, inventa la crittografia a "chiave pubblica" e per questa scoperta nel 2015 riceve il Premio Turing.

A maggio dell’anno seguente Diffie e l’informatico Martin Edward Hellman annunciano al mondo l'invenzione del sistema crittografico denominato a "doppia chiave" che permette l'uso di una "firma digitale". I due sviluppano le loro teorie alla Stanford University, all'interno del laboratorio di intelligenza artificiale.

Le idee del movimento Cypherpunk vengono in particolare portate avanti da David Chaum, l’inventore di Digicash, ossia la prima impresa ad integrare la crittografia con la moneta al fine di rendere anonime le transazioni con un sistema di emissione centralizzato e di compensazione.

Nel 1997 il crittografo britannico Adam Back (amministratore delegato di Blockstream) inventa un sistema per limitare lo spam nelle e-mail. Questo sistema verrà utilizzato in Bitcoin come parte dell’algoritmo di mining.

A novembre 1998 Wei Dai, un ingegnere informatico, pubblica un paper nel quale descrive la sua idea di criptovaluta: “b-money, un sistema di cassa elettronico anonimo e distribuito”. L’ingegnere propone due protocolli: il primo consente ad ogni aderente di mantenere un database separato, contenente la quantità nominale di denaro appartenente all’utente, mentre il secondo delega il conteggio dell’ammontare di denaro posseduto da ciascun utente ad un sottoinsieme di partecipanti, che attraverso un incentivo economico (basato sulla teoria dei giochi) sono motivati a comportarsi in maniera onesta.

Saltiamo a dicembre 2005 quando l’informatico e crittografo Nick Szabo (l’inventore degli attualissimi smart-contracts) pubblica la proposta di Bit Gold: una valuta digitale basata sul Reusable Proof of Work (RPOW) ideata dal programmatore Hal Finney. Egli aveva lavorato per diverso tempo nella startup Digicash ideata da Chaum e aveva compreso che la stessa presentava alcuni rischi legati al problema della doppia spesa.

Ecco qua le fonti dalle quali si è abbeverato a piene mani il misterioso Satoshi Nakamoto o chi per esso. Non c’è stata alcuna apparizione mariana il 3 gennaio 2009, nessuna longa mano segreta ha spinto la creazione di Bitcoin, ma solo la matura conclusione di decenni di teorie e progetti crittografici.

A Satoshi va il grandissimo merito di aver saputo cogliere il meglio da ciascuna delle scoperte precedenti, dando così vita a un qualcosa di innovativo e unico: la tecnologia blockchain!

Questa tecnologia presenta infatti molte caratteristiche affini ai tentativi precedentemente portati avanti dal movimento Cyperpunks: b–money, Hashcash, Bit Gold e tutte le altre che hanno aperto la strada al protocollo Bitcoin.

Errare è umano, ma pensare che si tratti di un’operazione di copertura della CIA fa alquanto sorridere. D’altronde è accaduta la medesima cosa con Internet.

All’inizio la Rete che oggi tutto il mondo utilizza è nata all’interno di un progetto militare degli anni Sessanta, per essere precisi il 29 ottobre 1969 con la nascita di ARPANET (Advanced Research Project Agency Network), ma solo quindici anni più tardi (1° gennaio 1983) è nato il protocollo TCP/IP, ovvero il linguaggio che consente ai PC di comunicare tra loro.

Pochi ricorderanno infatti gli attacchi e le dichiarazioni pesanti fatte da esperti su Internet e sul nuovo modo di comunicare (ovviamente prediletto dai delinquenti). Guarda caso sono esattamente le stesse cose che oggi dicono su Bitcoin: la criptomoneta preferita da criminali, spacciatori, trafficanti di organi...

Può anche non piacere, ma la società moderna si è sviluppata anche grazie a Internet: accadrà lo stesso con Bitcoin? Nessuno può saperlo, bisognerà attendere per vedere gli sviluppi.

Nel frattempo vi conviene cercare seriamente una valida alternativa al tracollo che sta arrivando grazie alla moneta Fiat, la carta igienica stampata dal regime che svalutandosi giorno dopo giorno, perdendo costantemente valore, sta facendo schizzare il costo della vita…

Ecco l'elenco secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, dei gruppi finanziari e/o intermediari che foraggiano l'esportazione di armi, quindi che partecipano direttamente e indirettamente alle guerre.
Dietro il commercio internazionale di armamenti infatti si nasconde il ruolo spesso sottovalutato delle banche. Stiamo parlando, secondo l’ultima relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di un valore di circa 4 miliardi di euro ogni anno.
Quanti italiani hanno i sudati risparmi di una vita in istituti bancari che finanziano l'esportazione di armi? Banche che quindi guadagnano dalle guerre

Elenco delle banche armate:
ARAB BANKING CORPORATION MILAN € 90.997,75
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI BARLASSINA € 9.847.277,39
BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA € 10.540.516,93
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO € 2.890.566,45
BANCA POPOLARE DI SONDRIO € 386.521.659,81
BANCA VALSABBINA € 52.069.282,94
BANCO BILBAO VIZCAYA € 6.154.672,63
BANCO BPM € 64.845.804,54
BANCO DI CREDITO P.AZZOAGLIO € 56.200,00
BANCO FIORENTINO-MUGELLO IMPRUNETA SIGNA-CREDITO COOPERATIVO € 600.000,00
BANCO SANTANDER € 2.544.907,65
BARCLAYS BANK € 455.791.596,01
BLU BANCA € 1.344.964,74
BPER BANCA € 46.766.513,20
COMMERZBANK € 40.247.953,46
CONVERA EUROPE € 720.162,30
CREDIT AGRICOLE € 14.085.251,80
CREDIT AGRICOLE ITALIA CREDIT € 53.028.655,67
DEUTSCHE BANK € 1.015.727.843,52
EUROPE ARAB BANK € 52.778.335,68
ILLIMITY BANK € 1.143.245,00
INTESA SANPAOLO € 722.057.885,46
MCC € 3.217.891,44
MUFG BANK € 926.301,00 € 0,00
POSTE ITALIANE € 892.937,90
SACE FCT € 1.806.050,00
UNICREDIT FACTORING € 8.769.564,04 
UNICREDIT € 1.344.936.147,80
UNIONE DI BANCHE ITALIANE € 10.622,19

Totale Complessivo 4.553.410.664

Tratto da www.banchearmate.org

Gran parte del mondo sta implementando e testando le valute digitali delle banche centrali (CBDC), che potrebbero porre fine ai pagamenti privati.
Oltreoceano Donaldo a gennaio 2025 ha emanato un decreto che ne vieta l'introduzione negli Stati Uniti.
Il 23 gennaio ha definito le CBDC una "minaccia pericolosa alla libertà" e un rischio per la stabilità finanziaria, la privacy dei cittadini e la sovranità del paese.​ Finalmente sono in sintonia con toupet arancione.
Secondo Atlantic Council 137 paesi e unioni monetarie stanno già sviluppando le loro valute digitali.
La Cina lo yuan digitale, la BCE l'euro digitale, l'India e il Giappone sono in fase pilota avanzata.
Gli Stati Uniti sono l'unico grande paese che ha ufficialmente interrotto il lavoro sulla CBDC.​ Anche questo interessante.
In soldoni le CBDC consentono alla banca centrale di stabilire tutte le regole per l'uso del denaro.
Vuoi fare benzina, ma questa settimana l'hai già fatta tre volte? Cazzi tuoi, il sistema potrebbe bloccarti "per motivi ecologici". Tenetevi a portata di mano una bici.
Possono censurare le transazioni senza un procedimento giudiziario.​ Anche oggi possono bloccare un bonifico ma col digitale centralizzato le cose si complicano assai.
Trump ha affermato che con le CBDC il denaro potrebbe "scomparire improvvisamente dai conti delle persone".
Ma perché proprio ora questo scontro? È in atto una guerra per il controllo del denaro?
Da un lato i satanisti europei con l'euro digitale centralizzato e il controllo completo, dall'altro lato Trump che sta puntando sulle stablecoin private in dollari.​
Casualmente da quando Donny ha preso posizione la quota di stablecoin in dollari ha raggiunto il 99% della capitalizzazione di mercato di 258 miliardi di dollari.
Trump ha di fatto monopolizzato il dollaro digitale attraverso il settore privato, bypassando il controllo statale.​
Ma entrambi i sistemi (le CBDC europee che gli le americane) non parlano di vera libertà finanziaria.
È una scelta tra il male e il male minore.​
Le CBDC sono sicuramente le peggiori: trasparenza assoluta di tutte le transazioni, denaro programmabile che può essere congelato o limitato nell'uso, database completo su ogni individuo.
Le stablecoin sono invece una fase intermedia tra i soldi digitali e i contanti, ma il controllo è totale a tutti i livelli anche in questo caso.
I contanti e i Bitcoin restano gli unici soldi veramente privati e anonimi.

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Sabato 3 gennaio 2009 alle ore 18:15 viene creato da Satoshi Nakamoto (o chiunque si nasconda dietro a questo pseudonimo) il blocco Genenis: il primo storico blocco della Blockchain che ha dato origine a Bitcoin.
L'8 gennaio rilascia la prima versione pubblica del software: la versione 0.1.
Il messaggio appare sulla mailing list alle 9 del mattino e un certo Hal Finney (1956–2014), un crittografo e informatico americano, scarica il programma entro la prima ora dalla pubblicazione!
Hal inizia a fare girare subito il programma ed estrae il 10 gennaio il blocco numero 78.
L'11 gennaio alle 22:33 Finney pubblica un tweet di sole due parole: "Running Bitcoin", cioè "esecuzione di Bitcoin".
Qualche ora dopo avviene qualcosa di epocale. Il 12 gennaio 2009 alle 4:30 c'è stata la prima transazione Bitcoin della storia. Il blocco 170 ha registrato per l'eternità il passaggio di 10 Bitcoin dall'indirizzo di Satoshi a quello di Hal Finney.


Nonostante a quel tempo il valore del BTC era praticamente nullo, questa transazione è l'inizio di un cambio di paradigma.
Quindi Harold Thomas Finney II è stato il primo (dopo Satoshi) a scaricare la Blockchain ed eseguire il programma. Ha partecipato alla prima transazione tra due wallet privati, senza l’intermediazione di piattaforme di scambio e/o banche. Riuscite a comprenderne la valenza dirompente di quello che hanno fatto? Riuscite ad immaginare un mondo economico senza il cartello massomafioso delle banche?
Questa transazione fu un presagio dei numerosi trasferimenti peer-to-peer (da persona a persona) che sarebbero stati abilitati nel corso degli anni a seguire.
Per molti Finney è sospettato di essere Satoshi, la mente geniale dietro Bitcoin, anche perché aveva sicuramente le capacità per progettare qualcosa di simile, che combinasse idee crittografiche e computazionali preesistenti.
Finney vedeva la crittografia non solo come semplice matematica, ma come strumento di liberazione.
La privacy non è un privilegio ma un diritto, ed è essenziale per una società aperta nell'era dell'elettronica.
Il 15 dicembre del 1992 scriverà in una newsletter di Cypherpunk un post che passerà alla storia. "I computer possono essere usati come strumenti per liberare e proteggere le persone, non per controllarle. La tecnologia in sé è neutra, ma è il modo in cui viene utilizzata che determinerà il futuro dell'umanità!"
Finney va oltre la filosofia e inizia a scrivere codici. Nel 1993 crea il primo sistema crittografico che permette di mandare e-mail senza che nessuno possa risalire al mittente. Nel 1996 pubblica un saggio dal titolo: "Crittografia e politica" in cui prevede un futuro dove i governi perderanno il controllo del sistema monetario, dove le persone potranno eseguire le transazioni senza intermediari, dove le banche non saranno più necessarie. Un mondo senza banche, e questo 12 anni prima dell'arrivo di Bitcoin.
E' stato proprio Finney a creare il primo sistema proof-of-work nel 2004, consentendo di reindirizzare l'energia computazionale spesa verso uno scopo utile. Meccanismo questo alla base della Blockchain.
Hal Finney non è stato solo un genio della crittografia, ma è stato anche e soprattutto un visionario. Egli vedeva la possibilità di usare (con intelligenza) i computer per liberarci e non per ingabbiarci, come avviene purtroppo oggi. E nulla ci frega se sia stato lui veramente Satoshi Nakamoto oppure no.
Non lo sapremo mai perché i suoi segreti se li è portati nella tomba, anzi nell'azoto. Hal infatti è morto nel 2014 a causa della sclerosi laterale amiotrofica e il suo corpo si trova in crioconservazione all'interno della società Alcor a quasi 200 gradi sotto zero.
Impariamo la lezione che Hal ci ha lasciato: usiamo la tecnologia per liberarci e non facciamoci usare dalla stessa!

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Marcello Pamio - 21 novembre 2025
Il 5 aprile del 1933 era un normalissimo mercoledì mattina.
Quasi normale direi, visto che nelle streets della Grande Mela la crisi del '29 si respirava ancora.
Le banche erano crollate come un castello di carte dopo il passaggio di un gatto e la disperazione dilagava tra i cittadini. Per non parlare della fiducia nel dollaro ridotta ai minimi storici.
Il presidente Franklin Delano Roosevelt voleva risolvere la crisi stampando denaro e tassando il popolo, ma la legge di allora vincolava la stampa di moneta alle riserve auree, che dovevano coprire almeno il 40% della valuta stampata.
Quindi come fare? Ideona: l’Ordine Esecutivo presidenziale 6102, anche se sarebbe più corretto chiamarlo l'infamia presidenziale.
Con la classica scusa emergenziale e per prevenire le speculazioni venne ordinato ai sudditi dell'Impero decadente di consegnare allo Stato tutto l’oro in loro possesso (monete, lingotti e certificati aurei).
Avete capito? Per la crisi che loro stessi avevano causato ci dovevano rimettere gli americani. La consegna dell'oro doveva avvenire entro il 1° maggio pena un salasso di 10.000 dollari (di allora) e il carcere fino a 10 anni.
Molti nascosero giustamente i loro lingotti e le loro monete, certi che il governo non li avrebbe mai trovati.

La FED pagò l’oro rubato solo 20,67 dollari l'oncia, e l’anno seguente il prezzo del metallo venne fissato a 35 dollari l'oncia.

Fu una delle più grandi estorsioni della storia. Un furto legalizzato.
Così facendo il delinquente di Roosevelt trovò magicamente le riserve auree che gli permisero di finanziare grandi spese ed interventi: il famoso New Deal.
Applausi da tutto il mondo, non dai cittadini americani.
Roosevelt aveva promesso in campagna elettorale una riduzione del 25% delle spese, ma grazie alla confisca aurea alla fine del 1936 le spese erano raddoppiate e la moneta svalutata del 50%.
Il 15 agosto 1971 l'altro attore hollywoodiano, Richard Nixon, in diretta televisiva abolì ogni legame tra dollaro ed oro e buttò nel cesso il Gold Standard, permettendo di fatto la stampa senza alcuna riserva aurea della carta igienica chiamata moneta Fiat.
Nixon assicurò che tale manovra non avrebbe causato la svalutazione del dollaro rispetto all’oro. Peccato che dal 1971 ad oggi l’oro è passato da $35 a più di 4.000 dollari l’oncia.

Si stima che con questa misura il governo abbia raccolto circa 5.000 tonnellate d’oro, rafforzando le riserve di Fort Knox.

Nonostante questa vergognosa confisca, Franklin Delano Roosevelt è considerato dalla narrativa ufficiale uno dei migliori presidenti amerikani.
Se tanto mi da tanto figuriamoci gli altri…

Imparare la lezione
Nel 1933 le autorità usarono registri bancari e indagini fiscali per rintracciare ogni oncia d'oro. Il parallelismo odierno con l'oro digitale è interessante e utile.
Così come l'oro custodito nelle casseforti delle banche fu requisito dal governo con una banale giustificazione, anche oggi i BTC lasciati sugli exchange possono essere congelati e sequestrati all'occorrenza. Non sono nostri ma loro (come i soldi in banca). Ricordate il detto: "Not your keys, not your coins", se non possiedi le chiavi non possiedi una minchia!
La custodia autonoma (wallet non custodial) è l'unica strada verso la sovranità finanziaria! Ma tale sovranità richiede molta responsabilità. Non basta acquistare Bitcoin, è necessario custodire le chiavi in modo sicuro.

Lo stanno facendo per noi.
Lo scopo è bloccare il riciclaggio di denaro! 😂😂😂
Da luglio 2027 in Europa "ogni pagamento in contanti sopra € 10.000 sarà illegale"!
Ovviamente la tecnodittatura ci tiene a sottolineare che non stanno vietando i contanti. Nooooo macchè…
Il regolamento fa parte del pacco (senza vaselina) antiriciclaggio che fissa un tetto ai pagamenti in contanti nelle transazioni commerciali.
Quindi con la scusa del riciclaggio di denaro della criminalità, costringono i pagamenti in canali tracciabili per avere tutto sotto controllo. Vogliono il controllo assoluto, anche perché se volessero veramente bloccare la criminalità dovrebbero costituirsi, in quanto i peggiori criminali sono proprio loro!
Così le imprese non potranno più accettare cash per importi che superino tale soglia, mentre due privati (così dicono) saranno ancora in grado di acquistare e vendere qualcosa per qualsiasi importo utilizzando contanti, anche se alcuni paesi come l'Italia, già limitano le transazioni in contanti tra privati.
Avete capito cosa stanno facendo, vero? Stringono il cappio attorno al nostro collo, partendo dalle aziende e arrivando a cascata sui sudditi.
Sempre meno cash per poi nel 2029 infilarci nel tortellino l'euro digitale centralizzato, cioè controllo globale totalizzante.
Ma tranquilli, va tutto benissimo.

Bitcoin non ha inflazione, è deflazionistico.
È una frase che si sente spesso, ed è sbagliata.
Ogni volta che un blocco viene validato, nuovi bitcoin vengono creati come ricompensa per il lavoro energetico svolto dai miner.
Questa emissione aumenta la quantità totale in circolazione, proprio come l’emissione di moneta aumenta la base monetaria di uno Stato.
La differenza è che qui non decide nessuno: è tutto scritto nel codice.
L’inflazione di bitcoin è pari al rapporto tra lo stock di bitcoin già esistenti e la nuova quantità emessa in un intervallo di tempo.
Oggi l’inflazione di Bitcoin è circa 0,83% annuo e si dimezzerà dopo il prossimo halving.

Nel sistema fiat, l’inflazione nasce da decisioni politiche e monetarie: tassi d’interesse, emissioni, stimoli fiscali.
Nel protocollo Bitcoin, invece, è una costante algoritmica: ogni 210.000 blocchi (~ 4 anni) la ricompensa si dimezza.
Il risultato converge a 21 milioni di BTC: una curva di offerta finita, deterministica e trasparente fino all’ultimo decimale.

In Bitcoin, l’inflazione non distrugge potere d’acquisto.
È l’incentivo iniziale che permette alla rete di esistere, fino a quando le commissioni delle transazioni diverranno sufficienti a mantenerla.
Non è una tassa invisibile: è una regola uguale per tutti.
Mentre nelle valute fiat l’inflazione redistribuisce ricchezza senza consenso, in Bitcoin essa distribuisce sicurezza in modo equo.
Ogni miner partecipa alle stesse condizioni: nessuno può creare più di quanto il protocollo consenta.

Ad ogni halving, la quantità di nuovi bitcoin cala del 50 %.
Così, la curva d’offerta si appiattisce e la scarsità aumenta in modo matematico, non emotivo.
È una legge di natura digitale: il tempo trasforma Bitcoin da mezzo tecnico in bene sociale.
Nel 2140, l’emissione sarà pari a zero.
L’inflazione si annullerà, ma la rete continuerà a funzionare: l’energia sosterrà la fiducia, non la politica.

Bitcoin non è “deflazionistico”: è un sistema a inflazione decrescente e prevedibile, fondato su energia, codice e trasparenza.
Non promette rendimenti, promette equità temporale: ciò che oggi ricevi è proporzionale al tempo e al lavoro spesi, non a una decisione centrale.
La paura nasce dal disordine, la fiducia dalla prevedibilità.

Tratto dal canale Isola Bitcoin https://t.me/isolabitcoin