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Marcello Pamio

I colossi della Silicon Valley stanno lavorando per la disumanizzazione dell’uomo...

Pixel 4 & Google
Il colosso di Mountain View in California Google ha pronto il nuovo Pixel 4, uno smartphone che si controllerà senza mani, con lo sblocco facciale ed una tecnologia basata sul Project Soli in stile «Minority Report»…
L’uscita è prevista per ottobre.

Il «Project Soli» è un piccolo radar in grado di leggere i movimenti delle mani e delle dita, interpretandoli grazie a programmi di intelligenza artificiale
Se con le dita nello spazio si imita la pressione di un tasto o lo spostamento su una mappa, senza toccare il cellulare, il radar è in grado di trasdurre questi movimenti in comandi («gesture»).
La FCC, Federal Communications Commission statunitense, si è pronunciata su questa tecnologia sviluppata presso i laboratori di Alphabet (di proprietà Google) dandone l’approvazione a capodanno, il 31 dicembre 2018.
A maggio Google aveva infatti sottoposto il progetto alla Commissione, chiedendone l’autorizzazione perché il microscopico radar a corto-raggio emette radiazioni nella banda di frequenze tra i 57 e i 64 GHz (miliardi di Hz)
Facebook ha fin da subito manifestato alla FCC preoccupazioni sui livelli di potenza richiesti da Google, non tanto per la salute pubblica (che non sia mai), ma perché potrebbero interferire con altre tecnologie attualmente esistenti.
Pixel 4 si potrà sbloccare attraverso il riconoscimento facciale esattamente come «Face ID» dell’iPhone, e si attiva anche con il telefono capovolto!

Risultato
Non bastano le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari per la comunicazione e la connettività?
Non basta il 5G in arrivo, che sarà causa di devastazioni ambientali e salutari senza precedenti?
Ovviamente no, perché è in arrivo lo smartphone di ultima generazione con il radar che emette frequenze sulla banda dei radar militari!
Sappiamo bene che da quando è entrato in commercio lo smartphone, il telefono non è più un semplice telefono, ma un vero e proprio computer portatile (o fornetto a microonde) con tutti i rischi del caso.
Ora però con le emissioni elettromagnetiche abbiamo raggiunto il punto di non ritorno dalla pazzia.

A proposito di pazzia: siamo abituati a vedere per la strada persone che parlano da sole, perché collegate con il Bluetooth; come è normale vedere giovani e/o bambini che smanettano costantemente con la testa china in avanti e le dita anchilosate a forza di strisciare lo schermo. Ma da ottobre vedremo sempre più «Bimbiminkia» (come li definisce Giuseppe Povia) che gesticoleranno nell’aria, né più né meno come dei poveri malati di mente sotto trattamenti psichiatrici!
Ma questa è la tecnologia, bellezza!

Fiabe & Alexa
In tema di psichiatria non si può non citare Alexa, l’assistente vocale sviluppato da Amazon Lab126 che usa l’intelligenza artificiale.
Non importa se chi lo compra porta a casa una tecnologia che ascolta e impara dalle cose che diciamo.
Pochissimi lo sanno, ma Alexa sta imparando ad ascoltare, parlare e interpretare il linguaggio umano, catturando frasi e parole degli utenti. Queste vengono archiviate, e poi analizzate e ascoltate da umani, il tutto per interpretare quanto appreso dal sistema e per migliorarlo...

Nonostante questo, uno a casa propria può portare quello che vuole. Ma quando una simile diavoleria si intromette tra l’uomo e il bambino, quando una fredda e morta tecnologia si insinua tra il caldo mondo fiabesco e quello animico-spirituale, allora le cose diventano molto pericolose e bisogna intervenire!
Una ricerca inglese purtroppo avrebbe riscontrato che sempre più genitori si affidano ad Alexa per leggere le favole della buonanotte!

E’ stata la Charity Book trust a condurre il sondaggio su 1.000 genitori del Regno Unito con figli minori di 10 anni, con lo scopo di scoprire se l’abitudine di leggere fiabe facesse ancora parte della vita quotidiana di famiglia.
I risultati però hanno lasciato a bocca aperta: molti genitori si affidano alla tecnologia per questo tipo di attività! Uno su quattro, cioè il 26% circa, ha dichiarato di aver provato ad usare Alexa per le storie della buonanotte.
Mi auguro di cuore che tale ricerca sia stata finanziata da Amazon Lab…

E’ anche vero che se non abbiamo tempo e voglia di raccontare la fiaba a nostro figlio, Alexa diventa molto interessante. Ci pensa “lei” a questa incombenza.
Quanto è bello poter tornare a casa dal lavoro e mettere a letto il figlio accendendo Alexa e ordinando vocalmente di leggere «Cappuccetto Rosso» o la «Principessa sul pisello»?
Basta sprecare carta e soldi per comprare libri di fiabe e filastrocche!
Peccato che leggere una favola o meglio ancora raccontarla a voce, rimane una delle più importanti esperienze che un bambino e un genitore possano condividere.
Una condivisione che una tecnologia non potrà MAI sostituire!
Lo scopo infatti delle fiabe non è solo quello di far addormentare i bambini (questo lo può fare anche una fredda macchina), ma pure quello di creare un legame intimo tra chi racconta e chi ascolta!

Non è un caso infatti che nella pedagogia waldorf il racconto delle fiabe è uno degli elementi cardine della formazione dell’uomo.
Le fiabe non sono, come pensa la mente mediocre, dei raccontini scritti e buttati là, ma una vera e propria raccolta di immagini che dalla memoria orale e tradizionale dei popoli vengono sistemate e organizzate filologicamente (l’esempio dei fratelli Grimm è magistrale).
I bambini vivono in un mondo sognante dove tutto è sacro, in cui la logica non esiste e dove non servono pensiero e concetti, ma solo cuore e sentimento![1] Un computer o un assistente vocale hanno cuore e sentimento?
Le fiabe sono un dono artistico proveniente dal Mondo dello Spirito, da quella patria celeste dalla quale l’uomo stesso proviene. Il loro messaggio è occulto solo nella forma: la fiaba infatti parla per immagini, simboli, indica la ricerca degli immortali archetipi a cui l’essere umano deve sempre riferirsi per poter evolvere.[2]

Ma qual è lo scopo primario delle fiabe? Quello di stimolare le tre forze animiche dell’uomo: pensare, sentire e volere.
Ecco perché le fiabe non sono solo nutrimento per la fantasia dei bambini, sono anche cibo necessario per l’animo dell’adulto!
L’altro aspetto fondamentale è che dovrebbe sempre essere la viva voce umana, non una voce registrata a raccontare fiabe al bambino, perché come detto, la fiaba è nutrimento spirituale per l’anima, ma fa parte anche dell’educazione, quella che può passare solamente da persona a persona.
Solo un essere umano infatti possiede dei sentimenti e poiché sono i sentimenti che educano, le fiabe vanno raccontate da una persona e non da una macchina!
Ma forse Amazon quando creò Alexa voleva proprio partecipare al controllo e alla disumanizzazione dell’uomo… 

[1]  «Le fiabe, nutrimento per la crescita», http://www.scuolawaldorf.org/le-fiabe-nutrimento-per-la-crescita/

http://www.scuolawaldorf.org/le-fiabe-nutrimento-per-la-crescita/

[2] «La fiaba: un mondo di verità raccontate in immagini», Maddalena Lena, http://www.liberascuola-rudolfsteiner.it/2017/12/28/la-fiaba-immagini-di-realta-interiori/


Marcello Pamio

Il 21 settembre 2016 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, attraverso l’azione e le iniziative promozionali diffuse dal Ministero dello Sviluppo Economico gestito dal piddino Carlo Calenda, ha dato il là a «Industria 4.0», meglio noto come «Piano Nazionale Industria 4.0» stanziando 13 miliardi di euro per supportare la quarta rivoluzione industriale che porterà le aziende italiane a digitalizzare e robotizzare i processi produttivi.
L’anno seguente il «Piano nazionale Industria 4.0» diventa «Impresa 4.0».

Quarta Rivoluzione
Le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre: nel 1784 con la nascita della macchina a vapore e di conseguenza con lo sfruttamento della potenza di acqua e vapore per meccanizzare la produzione; nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica; nel 1970 con la nascita dell’informatica, dalla quale è scaturita l’era digitale destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi elettronici e dell’IT (Information Technology).[1]

Ora tocca alla quarta, e un rapporto pubblicato dalla multinazionale di consulenza McKinsey, spiega dettagliatamente quali saranno gli impatti enormi delle nuove tecnologie digitali.
Quattro saranno anche le direttrici di sviluppo:

  • Utilizzo dei dati, potenza di calcolo e connettività, big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione.
  • Analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore.
  • Interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata.
  • Passaggio dal digitale al “reale” e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine.[2]

Le rivoluzioni a cui assisteremo nei prossimi decenni supereranno la fantascienza hollywoodiana. (Vedi video dell'autore su Transumano e Postumano)
Nella «Fabbrica 4.0» la flessibilità dagli impianti sarà tale da consentire di personalizzare i prodotti in funzione del singolo cliente. I robot lavoreranno a contatto con l’uomo e dall’uomo apprenderanno in modo naturale. Arrivare alla pericolosissima A.I., Intelligenza Artificiale è solo questione di tempo.
La fabbrica, il lavoro, il microchip umano, i robot, ecc. tutto sarà infatti, in una parola, smart (intelligente).

Dall’Industria 4.0 al microchip 2.0
Il Piano industriale 4.0 darà un impulso enorme all’impianto dei microchip nell’uomo.
Non a caso si parla di interazione uomo-macchina, robotica, realtà aumentata, sicurezza, ecc.
La propaganda del Regime, sta cercando da molti anni di indottrinare le masse su tale argomento. Cercano infatti in tutti i modi di farci vedere il microchip sottocutaneo, come una tecnologia intelligente, evolutiva, utilissima e, ovviamente, sicura.
La Finestra di Overton si è aperta e gli articoli sui microchip per uso umano pubblicati nell’ultimo periodo ne sono la prova.

Oltre ai numerosissimi film sfornati da Hollywood negli ultimi decenni, assisteremo sempre più a servizi pseudo-giornalistici e trasmissioni televisive in cui il chip per uso umano, sarà presentato come il futuro e la tecnologia a cui non potremo dire di no.
Ci mostreranno sempre e solo il lato bello e utile: l’interazione del corpo con il mondo esterno, come ad esempio l’accensione del pc semplicemente avvicinando la mano inchippata, o la gestione completa di una casa domotica. Per non parlare della sicurezza: il microchip ci permetterà di uscire da casa senza carta di credito, senza soldi in contanti, perché tutti i dati utili (compresi quelli sanitari) saranno registrati nei byte del microcircuito.
Non parliamo della strepitosa utilità in caso di sequestro di persona o incidente, perché nel primo caso, fungendo anche da GPS sarà possibile trovare il malcapitato in pochi minuti, mentre nel secondo, anche se la persona è incosciente, i medici potranno estrapolare tutti i dati sensibili sanitari posizionando lo scanner sopra il microchip.

Tutto stupendo, ma dopo vedremo i lati oscuri….
Tornando agli articoli di propaganda, l’ultimo articolo è di ieri del quotidiano il «Giornale di Brescia», il cui titolo è inequivocabile: «Da Vinci 4.0, quando un chip sottocutaneo non deve far paura».
Il nome dell’iniziativa, che rende omaggio a Leonardo, sintesi di genio creativo e capacità tecnica, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, deriva anche dal fatto che «lui era ed è l’esempio perfetto della multidisciplinarietà».
Lo stesso saranno gli operatori delle Fabbriche 4.0, i quali dovranno saper interagire con robot, sensori e dati da essi prodotti, piuttosto che con un’intelligenza artificiale o con il microchip impiantato sotto pelle!
Per ben tre mesi, 250 ragazzi di cinque scuole della provincia di Brescia hanno avuto mattinate formative sui temi della «digital transformation».[3]

Ecco le piroette e acrobazie letterarie del Giornale di Brescia per imbonire gli impianti di microchip. «Sebbene il microprocessore sottocutaneo possa intimorire e far sovvenire scene da film in pieno stile Matrix, il suo utilizzo è già diffuso, ad esempio in Germania.
Al suo interno possono essere inserite informazioni come i dati anagrafici, il gruppo sanguigno e persino un abbonamento ad un mezzo di trasporto».[4]
Al «primo impatto non può non spaventare, ma lo stesso si può dire di tutte le invenzioni che hanno trainato le diverse rivoluzioni industriali». In pratica l’esperto paragona la macchina a vapore, l’elettricità con un congegno elettronico, grande come un chicco di riso, che viene posizionato mediante una siringa, dentro il corpo umano
Anche perché la casa che produce l’oggetto il microchip dettagliatamente propagandato in queste scuole si chiama «Dangerous Things», il cui sito ufficiale si apre con la frase: «We believe biohacking is the next phase of human evolution», cioè credono che il «biohacking» sarà la prossima fase dell’evoluzione umana!
Biohacking, unisce la parola «biologia» e «hack» che significa «un approccio o un metodo non convenzionale». In pratica il biohacking è l’insieme di sostanze e/o gadget sviluppate allo scopo di migliorare l’essere umano naturale, per superarne i limiti fisici.

Vendita dei microchip on-line
Il fondatore di Dangerous Things è un certo Amal Graafstra, che dal garage di casa gestisce la microazienda specializzata nella vendita per corrispondenza di chip e altri aggeggi per tutti quei poveri decerebrati che vogliono modificare e potenziare il proprio corpo!


Il microchip, mediante una siringa con un ago da ben 4 mm, si inserisce 2 millimetri sotto pelle, poi si mette un cerottino steri-strip sul buco, e il gioco è fatto.  Il tutto sganciando 90 euro circa per avere a casa il comodo kit.
Nel corso degli anni il prezzo è calato drasticamente e ora è alla portata di tutti, bambini e ragazzini compresi!

Se però il semplice chippetto non ti aggrada, e vorresti andare oltre, puoi sempre ordinare, per una cifra che varia tra i 153.75 e i 222 dollari, il «Cyborg Transformation Kit» (vedi immagine sotto).

«Se sei pronto per aggiornare il tuo sacco di carne con la tecnologia implantare di prossima generazione e iniziare immediatamente a costruire soluzioni informatiche, hai bisogno del kit di trasformazione cyborg per eccellenza»!
Chiaro? Vuoi implementare il tuo corpo diventando come Terminator?

Futuro distopico
Molti scienziati sostengono che il microchip sottocutaneo umano diventerà nel futuro prossimo indispensabile come il telefono cellulare. Nella loro visione distopica, la società del futuro ci metterà in condizione di non poterne fare a meno, addirittura potrebbero renderli obbligatori, esattamente come oggi per i vaccini.
Ricordo che il microchip per uso animale è obbligatorio in Italia dal 5 novembre 2004.
Il chip contiene un codice magnetico di 15 cifre che si possono leggere mediante un apposito lettore per risalire al proprietario del cane. La Regione Friuli a novembre 2018 ha provato a metterlo obbligatorio anche per i gatti, ma hanno dovuto fare dietrofront a causa del malcontento della gente.[5]
Però ci hanno provato, e ci riproveranno più avanti.
Il passaggio dagli animali all’uomo? Solo questione di tempo!

Nell’uomo il discorso è molto più complesso perché gli impianti sono stati pensati – nonostante le belle parole - solo per il controllo sociale globale!
Cosa faremo infatti quando le banconote cartacee saranno sostituite dalla moneta elettronica e virtuale?
E se per vari motivi il chip non funzionasse correttamente, subisse un danno (o venisse disattivato dall’esterno)? E quando non potremo più comprare nulla, neppure un pezzo di pane, senza sottoporci all’identificazione biometrica tramite microchip?
I delinquenti 2.0 non ruberanno più il portafoglio, come pure non rischieranno neppure di forzare una casa, semplicemente si specializzeranno nel furto dei dati sensibilissimi mediante due strade: la prima si avvale di lettore a radiofrequenze, la seconda nell’estrazione forzata (con bisturi) del chip dalla mano. Indipendente dal metodo usato, una volta in possesso dei dati contenuti nel chip, saranno in possesso di quella vita umana! Non mi riferisco al classico furto di identità, qui l’oggetto del furto è la vita stessa. Nel chip infatti confluiranno tutti i dati sanitari, finanziari, fiscali, (leggasi Big Data) e tutti quelli che non possiamo nemmeno immaginare: per esempio grazie alle tessere fedeltà e agli acquisti fatti online, sapranno (già avviene ora) tutto quello che mangiamo, le preferenze sessuali, la musica che ascoltiamo, la tendenza politica, ecc.


La vita umana sta diventando un concentrato di byte, e coloro che gestiranno questi dati e informazioni saranno i veri Padroni del mondo.

Un esempio per tutti: con gli screening genetici, eseguiti nel periodo prenatale, sapranno quali sono le nostre inclinazioni e/o predisposizioni alle malattie. Se queste informazioni finissero nelle mani di una assicurazione, potremo vederci negata la polizza sulla vita perché loro sanno o ipotizzano che a 30 anni mi verrà un linfoma!
Le persone devono capire che l’intera esistenza di una persona dipenderà dai signori che davanti ad una tastiera controlleranno (o ruberanno) i dati del microchip.
Secondo alcuni visionari arriveremo al punto in cui sarà l’uomo stesso a chiedere l’impianto del microchip volontariamente; vuoi per sicurezza, per comodità (aprire le porte, alzare le tapparelle, accendere il pc o cellulare, uscire senza soldi, ecc.) o perché il numero a 15 cifre diventerà il nostro nuovo «numero di sicurezza sociale», per cui se un domani si vorrà usufruire dei servizi sociali, basterà allungare la mano destra...

 

[1] https://www.economyup.it/innovazione/cos-e-l-industria-40-e-perche-e-importante-saperla-affrontare/

[2] idem

[3] «GdB Da Vinci 4.0, la rivoluzione digitale riparte dagli studenti», Il Giornale di Brescia, 29 gennaio 2019, www.giornaledibrescia.it/rubriche/impresa-4-0/gdb-da-vinci-4-0-la-rivoluzione-digitale-riparte-dagli-studenti-1.3335138

[4] «Da Vinci 4.0, quando un chip sottocutaneo non deve far paura», Il Giornale di brescia, 21 marzo 2019 https://www.giornaledibrescia.it/rubriche/impresa-4-0/da-vinci-4-0-quando-un-chip-sottocutaneo-non-deve-far-paura-1.3348332

[5] «Microchip obbligatorio per i gatti? Norma ritirata, ‘Crea malcontento’», Il Gazzettino, 27 novembre 2018, www.ilgazzettino.it/nordest/trieste/microchip_obbligatorio_gatti_dietrofront_crea_malcontento-4135395.html

Marcello Pamio

Sarà una delle rivoluzioni tecnologiche più imponenti del nostro tempo e avrà effetti e ripercussioni sulla vita e sulla salute di miliardi di persone.
Mi riferisco al “5G”: la nuovissima generazione di trasmissioni dati, che permetterà di connettere ad altissima velocità miliardi di dispositivi che oggi sono semplici elettrodomestici “passivi”.
A breve gli oggetti dentro e fuori casa si trasformeranno in “esseri attivi”: frigoriferi, tivù, radio, forni, perfino abiti e qualsiasi oggetto elettronico o meno.
Secondo le previsioni, oltre 20 miliardi di dispositivi saranno interconnessi con la Rete entro il 2020.
Attualmente sarebbero “solo” più o meno 6 miliardi.

La connessione di quinta generazione renderà possibile lo sviluppo della telemedicina, dell’auto a guida autonoma e delle cosiddette città intelligenti, dove tutto è costantemente tenuto sotto controllo elettronico.
La “G” sta per “Generation” e infatti è la quinta generazione del cosiddetto standard per la trasmissione dati attraverso una rete di telefonia mobile. I precursori sono stato l’1G (il famoso e obsoleto «TACS») in cui i segnali radio erano “analogici”, il 2G (il GSM), il 3G (UMTS) e l’ultimo 4G (LTE, long term evolution, “evoluzione a lungo termine”).
Attenzione che a differenza delle altre generazioni, il 5G non è solo una nuova “interfaccia radio” perché qui la rete da “fisica” diventa “virtuale”, qui si vuole inglobare tutto…

Rischi elettromagnetici
Qualsiasi tecnologia presenta dei rischi, e quando si è nell’ambito delle onde elettromagnetiche tali rischi sono estremamente pericolosi perché riguardano la salute.
Con la nuova generazione ci potranno essere anche rischi di cyber-attacchi sulle future reti mobili, le quali conterranno informazioni personali e dati sensibili oggi inimmaginabili.
L’intero globo e tutti i dati umani finiranno nei server o nei cloud virtuali, mettendo a rischio la sicurezza planetaria.
Sul fronte dell’inquinamento delle onde elettromagnetiche invece, coloro che speculano e guadagnano stanno chiedendo la revisione delle regole italiane sui limiti elettromagnetici che rappresentano un freno alla realizzazione della futura rete.
Come sempre la follia e la cupidigia umane rasentano il paradosso: invece di diminuire i limiti attuali che sono di per sé troppo alti per garantire la sicurezza della salute, questi sciacalli chiedono di eliminare e/o abbassare tali limiti per far posto alla nuova tecnologia.
Il punto cruciale è il seguente: per raggiungere velocità così elevate è necessario utilizzare uno spettro di frequenza finora mai utilizzato. Il 5G sfrutta le onde millimetriche, vale a dire onde radio tra 30 e 300 GHz. Stiamo parlando di uno spettro di frequenza talmente elevato che nessuno Stato ha ancora assegnato, anche perché fino a qualche anno fa era impensabile utilizzare questo spettro per la comunicazione. Siamo nella fascia delle microonde, la cui frequenza va appunto da 250 MHz a 300 GHz, e la lunghezza d’onda da 1 mm a 10 cm.
Queste onde possono penetrare di qualche millimetro l’epidermide umana. Questa caratteristica particolare, come verrà spiegato tra poco, viene sfruttata nelle armi-non-letali a energia diretta in dotazione al Pentagono.
La caratteristica principale del 5G, che lo differenzierà dai precedenti standard, è la velocità di connessione: secondo gli operatori dovrebbe viaggiare 100-1000 volte più veloce dell’attuale 4G.
Ma come sempre il rovescio della medaglia è molto insidioso e pericoloso…

Italia e le sperimentazioni del 5G
L’Italia è il paese-cavia ideale per le lobbies. Lo sappiamo molto bene.
Con qualche spicciolo è possibile testare di tutto. Non è un caso che siamo l’unico paese al mondo a inoculare sulla popolazione infantile oltre 10 vaccini obbligatori, senza avere nessuno studio o trials clinici che ne garantiscano la sicurezza.
Quindi potevamo perdere anche questa sperimentazione? Ovviamente no, e infatti il nostro Paese è stato tra i primi in Europa e nel mondo ad avviarla.
Sono diverse le città scelte per le sperimentazioni (che sono già avviate): Milano, Prato, l’Aquila, Bari, Matera sono le cinque città dove il Ministero dello Sviluppo Economico ha fatto partire la sperimentazione del 5G, alle quali si sono aggiunte Roma e Genova.  
Città distribuite lungo tutto lo stivale che permetteranno di testare al meglio le potenzialità della nuova tecnologia e mettere alla prova le capacità degli operatori italiani di realizzare un’infrastruttura tecnologicamente all’avanguardia nel giro di pochi mesi.

Frequenze & appalti
Il governo Conte, quello del grande "cambiamento", ha appaltato le frequenze del 5G.
Le frequenze in gioco sono: 700 MHz, 3.700 MHz e 26 GHz.
Ad accaparrarsi i blocchi i soliti noti: Iliad, Telecom, Vodafone, Fastweb e Wind-Tre.
I 700 MHz sono andati a Iliad, Vodafone e Telecom. 
I 3.700 MHz sono andati a Telecom, Vodafone, Wind-Tre e iliad
I 26 GHz invece a Telecom, Iliad, Fastweb e Wind-Tre 

Soltanto Telecom e Vodafon hanno investito 4,8 miliardi di euro!
Il governo ha fatto Bingo perché è stato ampiamente superato l'obiettivo minimo: l'asta per il 5G porterà ben 6,55 miliardi di euro, oltre 4 miliardi in più dei 2,5 miliardi preventivati come soglia minima!

Infrastrutture per 5G
La nuova tecnologia impiegherà un’infrastruttura differente rispetto a quella del passato (a livello d’antenne e non solo) e protocolli comunicativi in grado di garantire una maggior capacità di banda, una maggior velocità di connessione e una minor latenza.
Vi sarà quindi l’implementazione di «piccole cellule», di cui si ignora il numero, ma sicuramente elevatissimo, che non andranno a sostituire le altre, ma a sommarsi alle attuali reti wireless in uso da Telecom (17.000), Vodafone (altrettanti), Wind Tre (26.000).
In Italia complessivamente ci sarebbero già 60.000 antenne di telefonia mobile, con quelle per il 5G raggiungeremo un numero folle.
Le antenne del 5G dovranno per forza di cosa crescere come funghi in ogni dove.
Attualmente le antenne per la telefonia sono distanti tra loro qualche centinaio di metri o qualche chilometro, per la nuova tecnologia dovranno essere presenti ogni cento metri e anche meno.
Le città e le campagne saranno invase da antenne: tetti, alberi, lampioni, campanili, ecc.

Ma tutto questo è per il nostro stile di vita, per il nostro ben-essere.
Pensate: potremo guidare la nostra autovettura seduti comodamente sul water di casa, mentre sorseggiamo una tazzina di caffè macchiato. Oppure potremo farci controllare a distanza la prostata dal medico urologo, grazie ad una app dello smartphone e un piccolo sensore che va infilato nel retto collegato al cellulare con cavo usb, e questo anche se il dottore è in vacanza e si sta rilassando alle isole Fiji. Ma sarà anche possibile, sempre dal cesso ma questa volta dell’ufficio, controllare se nel frigo di casa vi sono alimenti scaduti; se per esempio dobbiamo fermarci a comprare il latte parzialmente scremato con il quale macchiamo il caffè che beviamo alla mattina sopra il water…
Questa sì che è tecnologia!

Armi ad energia diretta
L’esercito statunitense ha sviluppato un sistema di controllo della folla non letale, chiamato «Active Denial System» (ADS). Dei veri e propri cannoni portatili montati su camion sparano onde millimetriche a radiofrequenza nella frequenza dei 95 GHz (esattamente lo spettro che rientra nel 5G) in grado di penetrare l’epidermide di 0,4 mm delle persone, producendo istantaneamente un’intollerabile sensazione di riscaldamento che li porta alla fuga.

Esattamente come il forno a microonde che purtroppo ancora molte persone usano in cucina, questi cannoni militari vanno a scaldare gli strati di acqua contenuta sotto la pelle…
Quindi per dare avvio al «Progetto 5G», migliaia di antenne, cioè piccoli cannoni («armi non letali»), saranno disseminati nelle città di tutto il mondo.
Quale sarà l’effetto sulla salute pubblica di un bombardamento costante di microonde? L’effetto sugli animali lo sappiamo già…

5G e la strage degli innocenti (uccelli)
In giro per il mondo si stanno verificando delle cose molto strane.
Casualmente nelle città scelte per la sperimentazione del 5G avvengono delle morie di uccelli da film di Hitchcock.
A Roma oramai lo hanno definito «l’incubo storni», in pratica uccelli dal cielo cadono stecchiti in terra come le mosche. Un vero e proprio disastro sia per i residenti che per gli automobilisti.
La stessa stranissima cosa sta avvenendo anche a l’Aquila.
Sono in corso indagini, ma al momento gli esperti interpellati non sanno dare nessuna spiegazione, anche perché forse non stanno seguendo la pista giusta, quella delle microonde!
La realtà è che migliaia di uccelli precipitano dal cielo…
Sappiamo benissimo che le onde possono disturbare seriamente l’orientamento spaziale degli animali che usano da sempre il campo magnetico terrestre (uccelli migratori, cetacei, delfini, ecc.).
Qui però gli uccelli vengono letteralmente stecchiti sul colpo!

Il mistero della Smart-Dust
Si chiama «Polvere intelligente» (smart-dust) e il Pentagono l’ha definita «la tecnologia strategica dei prossimi anni».[1]
Si tratta di un “pulviscolo intelligente” composto da miliardi di microscopici computer, della dimensione di un millimetro cubo, in grado però di incorporare sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.
Questa “polvere” in grado di captare calore, suoni e anche movimenti, si può disperdere su territori immensi, anche grazie all’avio dispersione in cielo (tramite le scie chimiche).

Quando si parla di ricerche militari fantascientifiche il nome DARPA, braccio scientifico del ministero della Difesa, non manca mai. Dietro la smart-dust infatti c’è la «Defense Aduanced Research Projects Agency» (Darpa), l’Agenzia potentissima che ha inventato, tra le altre cose, Internet.
Per la polvere magica la Darpa si è affidata al dipartimento di ingegneria elettronica e informatica di Berkeley!
La rivoluzione di questi microsensori diffusi nell’ambiente «diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento», come hanno candidamente dichiarato nel sito ufficiale www.darpa.mil.
Il problema è che la smart-dust abbinata sinergicamente alla tecnologia 5G potrà rappresentare il pericolo numero uno per la libertà, perché fornirà gli strumenti perfetti per il controllo globale assoluto.
Come sempre, purtroppo la realtà supera ogni più fervida immaginazione…

Conclusione
Dopo quanto detto diventa di vitale importanza impedire lo sviluppo della quinta generazione.
Rifiutiamo telefoni, smartphone e qualsiasi altro apparecchio e/o elettrodomestico nato per il 5G, o anche solo predisposto e implementabile alla nuova tecnologia militare!
Il nostro futuro e quello dei nostri figli lo abbiamo nelle nostre mani oggi.
Ricordiamo che i bambini sono gli esseri (come gli animali) più a rischio di ammalarsi, proprio perché si trovano nella fase delicata di crescita e di sviluppo.
Sarà un caso ma nel nostro paese i tumori in età pediatrica stanno crescendo a ritmo pandemico, e l’Italia vanta il triste primato a livello europeo.
Se non vogliamo avere il primato di mortalità infantile anche a livello mondiale, pensiamoci molto seriamente e subito…

 

Per maggiori informazioni

http://www.tankerenemy.com/2007/09/smurt-dust-ecco-la-polvere-che-spia.html?m=1

http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/smart-dust-una-griglia-di-controllo-globale/

[1] «Smart-Dust: ecco la polvere che spia», Federico Rampini «La Repubblica» del 31 ottobre 2002