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“Sappiamo tutti perché Joe Biden si sta affrettando a fingersi falsamente vincitore, e perché i suoi alleati media stiano cercando così duramente di aiutarlo: non vogliono che la verità venga rivelata.
Queste elezioni sono tutt'altro che finite. Joe Biden non è stato certificato vincitore in nessuno stato, per non parlare degli stati altamente contestati costretti a riconteggi obbligatori o stati in cui la nostra campagna ha sfide legali valide e legittime che potrebbero determinare il vincitore finale.

In Pennsylvania, ad esempio, ai nostri osservatori legali non è stato consentito un accesso significativo per osservare il processo di conteggio.
I voti legali decidono chi è il presidente, non i media.

A partire da lunedì, la nostra campagna inizierà a portare avanti il nostro caso in tribunale per garantire che le leggi elettorali siano pienamente rispettate e che il legittimo vincitore sia seduto.
Il popolo americano ha diritto a un’elezione onesta: ciò significa contare tutte le schede legali e non quelle illegali. Questo è l’unico modo per garantire che il pubblico abbia piena fiducia nelle nostre elezioni. Rimane scioccante che Biden si rifiuti di concordare con questo principio di base volendo che vengano contate le schede elettorali anche se fraudolente o espresse da elettori non ammissibili o deceduti. Solo una parte coinvolta in azioni illecite terrebbe illegalmente gli osservatori fuori dalla sala di conteggio bloccando l’acceso in tribunale.

Allora cosa nasconde Biden? Non mi fermerò finché il popolo americano non avrà il numero di voti onesti che merita e che la democrazia richiede”.

– President Donald J. Trump

Dossier di Senta Depuydt

Tratto dalla rivista belga «Néosanté», n. 103, Settembre 2020
Tradotto per Disinformazione.it dalla prof.ssa italo-francese Sonia Sonda Zaniol

Perché rifiutare il vaccino in arrivo? In realtà, il primo punto non è di capire le ragioni che potrebbero giustificare un tale rifiuto, bensì di vedere semplicemente se sarà possibile produrlo. I diversi esperti e i politici assumono sempre un’aria rassicurante per farci credere che hanno a cuore i nostri diritti fondamentali, per cui si impegnerebbero a produrre il vaccino solo se costretti dalle circostanze, vale a dire da ‘misure d’urgenza’. Ma tutto porta invece a ritenere che sia proprio di una vaccinazione obbligatoria che si tratti, magari non per effetto di una legge ma sul piano pratico. Basta constatare che lo stesso accade con l’obbligo della mascherina. A parte il fatto di restarsene in casa in pochi, davanti al televisore e facendosi portare del cibo a domicilio, è ormai impossibile esercitare una qualsiasi attività senza dover sottostare a un obbligo del genere. Anche limitandolo, è possibile vivere normalmente in queste condizioni?

D’altra parte – non si smette di ripeterlo – «portare la mascherina sarà obbligatorio fino all’arrivo del vaccino (1)». Inoltre - come lo predice il virologo belga Marc Van Ranst con la sua ‘sfera di cristallo epidemiologica’ - «le ondate di epidemie si succederanno fino al momento in cui un vaccino sarà trovato e, nel frattempo, i Belgi dovranno adattarsi a delle misure assai rigide». Poco importa il numero dei malati, quello dei decessi, la capacità di accoglienza degli ospedali, la convalida o la scoperta di cure efficaci, oppure la fine dell’epidemia, che pure è naturale… Tutto sembra già deciso: la nostra vita futura sarà condizionata dall’arrivo del vaccino,

Discrezione alla belga
In Belgio il gruppo di esperti sulla strategia vaccinale Covid-19, diretto dal prof Van Laethem, è assai discreto su questo argomento. In luglio il documento del Consiglio Superiore di Sanità si è accontentato di fare una stima delle categorie prioritarie da vaccinare, al fine di stabilire delle cifre destinate a compilare gli ordini europei. Il testo insiste sulla vaccinazione prioritaria di tutti i lavoratori del settore sanitario, compreso tutto il personale nelle case di riposo, più gli altri gruppi a rischio, come gli anziani over 65 e le persone affette da malattie croniche: asma, diabete, ipertensione e tutte le altre patologie presenti nelle persone “decedute di Covid-19”. La raccomandazione potrebbe prendere di mira anche altre categorie di lavoratori, “prestatori di servizi essenziali al pubblico”, ma come sempre la decisione è rimandata ad altri funzionari del governo, secondo il solito gioco dello scaricabarile, tipico del Belgio. Del resto il Comitato stima che almeno il 30% del pubblico interessato probabilmente rifiuterà il vaccino, proprio come in Francia, fatto che invita sicuramente i nostri compatrioti a non spingersi troppo in avanti nelle loro dichiarazioni.

In confronto, il rapporto della strategia di vaccinazione(2) del Covid-19 in Francia (paese al quale il Belgio si ispira troppo spesso) è molto più esplicito riguardo alla volontà di voler vaccinare tutta la popolazione. L’analisi del suo testo svela la posta in gioco ad esso associata, in linea con le politiche europee.

Un nuova dottrina vaccinale ?
Innanzitutto il comitato di vaccinazione francese raccomanda una «evoluzione dei testi relativi all’atto vaccinale, specialmente riguardo alla sua prescrizione e realizzazione». Se ci riferiamo agli sviluppi recenti negli Stati Uniti, in particolare in California, questo oscuro enunciato potrebbe forse significare un’evoluzione della definizione di vaccinazione, che va dall’atto medico a quello amministrativo. L’obiettivo è di togliere la vaccinazione dalla responsabilità dei medici e dei genitori, ossia di farla uscire dagli ambulatori medici per metterla nelle mani dei farmacisti e operatori sanitari, quelli che intervengono durante le campagne promozionali nelle scuole, nei luoghi di lavoro e in quelli di grande affluenza. Precisiamo che questa “evoluzione legislativa della vaccinazione” è stata definita come una priorità nel 2014, anno del lancio del GHSA, l’agenda globale della sicurezza sanitaria.

Il piano precisa chiaramente uno dei grandi scopi della manovra quando sottolinea che «la tracciabilità deve essere a portata di mano e l’occasione di diffondere/generalizzare l’instaurazione di un libretto elettronico di vaccinazione deve essere prevista». Non c’è dubbio che combinare tale libretto (su cellulare o carta d’identità) col tracciamento e la limitazione degli accessi, comporterà in pratica un obbligo vaccinale di fatto. Una volta ottenuto tutto ciò, col pretesto della minaccia del Covid-19, il resto del calendario vaccinale raccomandato seguirà senza indugio. La prova che l’obiettivo della strategia mira più al principio di una vaccinazione generalizzata, “per tutta la vita”, che alla lotta all’epidemia di Covid-19, ci viene dal fatto che gli esperti raccomandano di vaccinare tutti, comprese le persone che hanno già avuto il Covid-19 e sconsigliano di effettuare dei test anticorpali, giacché ciò permetterebbe a certe persone di sfuggire al vaccino in modo “inopportuno”.

Ma c’è ben altro! Nei loro “punti d’attenzione”, gli esperti ammettono che il/i vaccino/i sarà/saranno probabilmente solo di scarsa utilità, ragion per cui saranno necessarie due dosi al minimo. Stimano d’altra parte che all’incirca la metà della popolazione benefici già di un certo grado di immunità cellulare, incrociata con altri coronavirus e sono ben consapevoli del fatto che un certo numero di persone, in particolare gli anziani, non “rispondono al vaccino”. È probabile che i vaccini prodotti abbiano solo una debole capacità di interrompere la trasmissione e che la protezione indotta perda rapidamente la sua efficacia. Ciliegina sulla torta, il Comitato Scientifico è ben conscio del fatto che c’è un pericolo specifico associato ai vaccini contro il coronavirus, vale a dire l’aggravarsi possibile della malattia quando il vaccinato entrerà in contatto con la sua fonte naturale.

Una cosa salta agli occhi. Si è ben lungi dall’affermare che il vaccino sarà quella formidabile panacea che da sola potrà proteggerci dal coronavirus. L’epidemia servirà piuttosto da pretesto per instaurare una nuova “dottrina della vaccinazione” (per riprendere i termini del testo), presentata come “un contratto sociale”, al fine di mascherare la flagrante violazione dei diritti e delle libertà individuali che ci si appresta così a mettere in opera. Ed ecco un’ultima conferma: «se la vaccinazione obbligatoria non è né augurabile né concepibile, una strategia di vaccinazione fondata su delle scelte puramente individuali può mancare di efficacia e rivelarsi socialmente ingiusta». In altre parole «a malincuore, certo, ma per scrupolo di equità saremo costretti a forzare la mano a quanti non saranno consenzienti».

Sperimentazione su larga scala
Riassumiamo: i nostri governi finanziano lo sviluppo e programmano di acquistare milioni di dosi di vaccini di cui non si conoscono ancora le caratteristiche, ma che dovrebbero emergere durante una seconda ondata di Covid-19. Prudenti nelle loro dichiarazioni, i Comitati Scientifici sottolineano che è «imperativo prendersi il tempo necessario a una valutazione rigorosa, tanto dell’efficacia che della sicurezza dei vaccini disponibili, prima della loro utilizzazione su grande scala». Non si potrebbe dirlo più chiaramente: è una speculazione, una scommessa, un esperimento su tutta la popolazione umana, che ci si appresta a fare senza il suo consenso. E se il vaccino si rivelerà un fiasco, chi oserà denunciarlo? Se per caso gli “esperti” finissero per concludere, in un momento di lucidità storica, che questi vaccini non servono a niente e che il gioco non valeva la candela? Chi oserebbe dire: «Ebbene, per dirla tutta, dopo una valutazione rigorosa, abbiamo il dispiacere di annunciare che questi vaccini, prodotti a milioni e finanziati dai contribuenti a colpi di miliardi di euro, non sono a conti fatti né sicuri né efficaci. Era una grande scommessa e l’abbiamo persa. Ci spiace per i vostri soldi, la fiducia e le speranze riposte in noi, ma bisogna buttare tutto nella spazzatura»? Giacché, contrariamente agli altri vaccini, questa volta le linee di produzione sono state avviate ben prima di avere un prodotto finale. Eppure è evidente che sviluppare un vaccino efficace in tempi così ridotti sfiora l’operazione kamikaze, trattandosi di puntare tutto su una soluzione ipotetica. Non rischiamo così veramente molto, ma proprio molto?

Vaccini di massa e genocidio
Il termine è scioccante, ma pertinente. Certi vaccini uccidono e spesso se ne ignorano le cause. Nel 2017 il professor Peter Aaby del Serum Institute ha pubblicato un articolo nel quale constata che l’introduzione del vaccino cellulare difterite-tetano-pertosse in Guinea Bissau, una campagna dell’Unicef alla quale aveva partecipato lui stesso e che è condotta in numerosi paesi in via di sviluppo, aveva alla fine moltiplicato per cinque la mortalità nei neonati (3). Così, dopo un’approfondita analisi, aveva finito per concludere che «tutti i dati disponibili suggerivano che questo vaccino uccide probabilmente più bambini di altre cause rispetto a quelli salvati dalle tre suddette patologie». In realtà, relativamente al tasso di mortalità dei soggetti vaccinati, nessun vaccino di uso corrente è stato mai testato in prove cliniche randomizzate. Questa tragica constatazione, al termine di una lunga carriera di vaccinologo, ha condotto lo scienziato a riconoscere con turbamento che, effettivamente, certi vaccini uccidono e che «se la maggioranza del pubblico crede che noi sappiamo ciò che fanno i vaccini, in verità questo non è affatto vero» (4). Tali interrogativi avrebbero dovuto essere posti quarant’anni fa. Delle organizzazioni internazionali come l’OMS e l’UNICEF ammetteranno mai che il loro vaccino di punta, il cui tasso di somministrazione è considerato un indicatore di salute, si è forse preso più vite di quante non ne abbia salvate? E questo per decenni? L’autore conclude il suo articolo citando la reazione dell’OMS la quale ammette che occorrerebbe proseguire gli studi su tale materia, pur precisando che, disgraziatamente, ciò non sarà fattibile. A prima vista è una risposta comoda. Ma per quanto sia imbarazzante, la gravità di tale informazione implica il dovere di segnalarla e di verificare l’operato degli organismi che effettuano queste campagne: in assenza di misure adeguate, si potrà parlare di responsabilità criminale. A tutt’oggi decine di milioni di dosi del suddetto vaccino continuano ad essere somministrate, mentre quasi un terzo dei paesi di tutto il mondo non dispone ancora di un sistema di farmacovigilanza. L’esempio qui riportato dimostra che anche in presenza di un insuccesso, è difficile fare marcia indietro in una campagna di vaccinazione.

Pessime scommesse
Non si è mai certi di riuscire a sviluppare un vaccino. Ricordiamo che in una certa epoca, il mondo viveva col terrore dell’AIDS. Ricordiamo anche che da trent’anni sono stati raccolti e investiti freneticamente dei miliardi di dollari per mettere a punto un vaccino contro tale male, ma che i test clinici sono stati una serie di insuccessi. Nel frattempo, però, la paura dell’epidemia è venuta meno. Si sa che essa infierisce là dove regnano la povertà, la droga e la prostituzione: tre flagelli di cui non sembriamo più preoccuparci più di tanto. Tuttavia i soldi investiti in questa ricerca arrivano sempre nelle casse dei laboratori.

Altra cattiva scommessa è quella del vaccino contro la malaria Mosquirix (GSK), che ci ha messo 25 anni tra la sua formulazione e la sua commercializzazione. Attualmente è testato su grande scala in Africa su intere popolazioni di bambini. I risultati sono deludenti, giacché a medio termine, cioè in capo circa a cinque anni, il rischio di incidenza della malaria è uguale, se non superiore a quello dei bambini non vaccinati. Per taluni, come il prof. Didier Raoult, che non è contrario ai vaccini, l’idea di vaccinare contro la malaria non aveva alcuna possibilità di avere successo, dal momento che non si tratta di una malattia immunizzante e non si vede perché il vaccino sarebbe più efficace del ceppo naturale.

A pensarci bene una domanda simile si pone con un vaccino contro il coronavirus e il celebre professore dubita pure lui, in egual misura, della sua utilità. Il fatto è che si tratta il più delle volte di creare un mercato piuttosto che eliminare sul serio una malattia o di rendere servizio alla salute pubblica.

Panico e legislazione
Nel 1976 un’ondata di panico attraversò gli Stati Uniti in seguito all’annuncio dell’arrivo di un’epidemia di Influenza Porcina, di cui si prediceva che rischiava di essere un flagello paragonabile alla Spagnola, con milioni di morti tra gli americani. Il presidente Ford annunciò la produzione d’urgenza di un vaccino destinato ad essere somministrato al 95 % della popolazione. Il vaccino X53A fu messo a punto a tempo di record e introdotto sul mercato senza essere sottoposto a preliminari prove cliniche; tuttavia le compagnie di assicurazioni rifiutarono di coprirne gli eventuali danni. L’industria farmaceutica si rivolse allora al governo, che oppose lo stesso rifiuto. Furibondi, gli industriali rifiutarono allora di consegnare il loro stock, lasciando così il pubblico nell’angoscia della malattia e nell’attesa del vaccino promesso. È in quel preciso momento che capitò l’incidente di Fort Dix, nel New Jersey, dove un pugno di legionari caddero malati e morirono in pochi giorni, al ritorno da un meeting a Filadelfia. La bufera di panico che seguì finì per far piegare il Congresso, spingendo il governo ad accettare le condizioni dell’industria farmaceutica, vale a dire assumendosi la responsabilità degli eventuali danni. Questa decisione fu immediatamente accompagnata da una campagna mediatica che vantava l’arrivo di un vaccino dichiarato “sicuro ed efficace” dal Comitato Federale di Salute, cosicché le vendite ripresero.

Bilancio: l’epidemia dell’influenza porcina del 1976 provocò 13 ricoveri ospedalieri e 1 decesso! Tuttavia la manovra mediatica permise di creare un mercato per un vaccino che non era stato testato più di tanto e che causò un gran numero di lesioni vaccinali gravi, stabilendo nel contempo il principio di esenzione di ogni responsabilità dell’industria farmaceutica. Da quell’epoca la storia non ha fatto altro che ripetersi sul filo degli annunci di “pandenie”, ma assumendo senza sosta dimensioni sempre più inquietanti. Più vaccini e più in fretta, con sempre meno garanzie.

Catastrofi dei vaccini prodotti in tutta fretta
Durante il convegno “Vaccine Safety Summit” sulla sicurezza dei vaccini tenutosi nel dicembre scorso all’OMS, altri due esempi allarmanti sono stati riferiti nel corso di una sessione sui nuovi tipi di rischi e sui settori bisognosi di nuove ricerche (5).

Il primo è quello del vaccino Pandemrix, messo a punto con urgenza contro l’influenza H1N1 e che ha provocato numerosi casi di narcolessia in diversi paesi del nord Europa, particolarmente nelle ragazze della Finlandia, dove la campagna di vaccinazione è stata subito interrotta. Fatto inquietante è che la dottoressa Hanna Nohynek, responsabile della farmacovigilanza in Finlandia, ha denunciato le reticenze dell’Agenzia Europea dei Farmaci a lanciare l’allarme e a iniziare le indagini necessarie in seguito agli incidenti suddetti, risolvendosi alla fine ad andare avanti senza il loro apporto. L’inchiesta, arrivata alla sua conclusione, ha rivelato che questi casi di narcolessia, una malattia invalidante a vita, sono associati a dei caratteri genetici specifici delle popolazioni nordiche. Altri gruppi a rischio, determinati dall’età, il sesso, la famiglia genetica, certe malattie croniche e la gravidanza, sono state identificate per diversi vaccini e attestano dei gravi rischi legati allo sviluppo accelerato di vaccini e alla pratica di vaccinazione di massa.

Alejandro Gravioto, presidente del comitato SAGE incaricato delle politiche di raccomandazioni vaccinali dell’OMS, lo ha d’altra parte riconosciuto nel corso della medesima sessione: «secondo i dati di cui disponiamo mediante gli studi di genomica, è chiaro che la sensibilità alle infezioni e la risposta che diamo loro sono associate a un numero di caratteristiche genetiche. Non ci piace utilizzare la parola “razza” per definire le cose, ma qui abbiamo grandi differenze tra la popolazioni e il modo con cui rispondono. Sappiamo anche che diverse popolazioni sono portatrici di microbi diversi e che numerosi altri fattori (epigenetici, ambientali, ecc.) sono in gioco».

L’esempio di un altro vaccino, il Dengvaxia nelle Filippine, è ugualmente eloquente. Durante questo convegno dell’OMS il dottor Kenneth Hartigan Go, che era Sottosegretario alla Salute durante questa crisi del Dengvaxia ha descritto la sua esperienza come “un vero tsunami”. Questo vaccino contro la Febbre Gialla è stato imposto alla popolazione nel bel mezzo di un’epidemia. Disgraziatamente l’incontro tra il virus vaccinale e quello epidemico ha aggravato la malattia in numerose persone che erano già state infettate, provocando molti decessi. Tali rischi non erano stati chiaramente comunicati dal produttore del vaccino per cui, il Ministero della Salute ha dovuto affrontare una vera crisi a seguito della collera della popolazione. I responsabili delle agenzie sanitarie nelle Filippine, ma anche dei ricercatori che avevano sviluppato o testato il vaccino, nonché dei rappresentanti della Sanofi si ritrovano oggi accusati di comportamenti criminali. Il dottor Hartigan Go termina il suo racconto dicendo di essersi trovato all’improvviso «solo in mezzo alla tempesta…», un argomento di peso in favore della libera scelta.

Vaccinare durante un’epidemia?
Vaccinare durante un’epidemia sembra logico. In realtà ciò comporta spesso il rischio specifico di “facilitare le infezioni”, il che può condurre ad un aggravamento della malattia, seguito da un corto circuito del sistema immunitario con conseguente possibile esito fatale. Questo fenomeno può essere scatenato dall’incontro di un virus vaccinale con un virus “selvaggio” della stessa famiglia o anche di due virus simili. È una delle ragioni per le quali non si vaccina una persona quando essa è malata né quella che ha già sviluppato un elevato tasso di anticorpi avendo superato una malattia immunizzante. Non si vaccinano contro il morbillo o gli orecchioni coloro che li hanno già avuti. La catastrofe dell’introduzione del Dengvaxia nelle Filippine durante l’epidemia di Febbre Gialla non è l’unico esempio. Si conosce il fenomeno già dalle epidemie di vaiolo, specialmente grazie al medico tedesco Buchwald e certuni pensano che potrebbe essere all’origine del tasso di mortalità elevato durante la recente epidemia di morbillo nelle isole Samoa, durante la quale è stata lanciata una campagna di vaccinazione obbligatoria e con urgenza.

In un recente intervento in un canale televisivo in linea la genetista Alexandra Hennon-Claude (6) ha ricordato il pericolo di interferenza virale ritenendo che fosse necessario avere un dibattito senza indugio sul fatto di somministrare dei vaccini in un contesto epidemico, in particolare dell’influenza di cui l’interazione con il coronavirus potrebbe raddoppiare l’eventualità di un’infezione polmonare. Benché numerosi fattori siano in gioco, alcuni dati fanno pensare che in occasione delle intense campagne di vaccinazione contro l’influenza, i pneumococchi abbiano giocato un ruolo nella sovramortalità osservata nel nord Italia.

È probabile che ciò avvenga anche quando due ceppi di coronavirus, vaccinale e selvatico, si incontrano forse anche in portatori asintomatici del virus. Sia come sia, la ricercatrice dell’INSERM stima che sviluppare un vaccino contro il coronavirus con urgenza sia semplicemente un’aberrazione, giacché si è certi di non conoscerne gli effetti secondari.

Conferma dei pericoli
Quando la risposta immunitaria si declina in forme diverse secondo il soggetto e la malattia, il principio della vaccinazione si basa su una risposta immunitaria specifica, legata alla misura del numero di anticorpi sviluppati dopo l’iniezione. Ora sembra che, contrariamente a una malattia come il morbillo, nel caso del Covid-19 i tassi di anticorpi più elevati sono stati osservati nei pazienti più malati, ed è probabile che altri meccanismi facenti parte del sistema immunitario giochino un ruolo più importante (specialmente l’immunità cellulare presente nelle mucose). Dobbiamo dunque necessariamente rallegrarci all’idea che arrivino dei vaccini fondati sull’obiettivo di creare anticorpi? Durante delle precedenti prove di vaccini contro dei coronavirus è già stato confermato il rischio di facilitare l’infezione o l’ipereazione del sistema immunitario. E i vaccinologi lo hanno tutti evocato in occasione del lancio della grande corsa ai vaccini nel mese di marzo, durante una riunione alla Casa Bianca o davanti al Congresso americano.

Il dr. Peter Hotez, del Baylor College, aveva insistito su questo fatto ricordando che, in passato, delle prove cliniche con vaccini simili avevano provocato la morte di due bambini e che gli animali testati nei loro laboratori, in prove per vaccini contro il coronovirus SARS o MERS, avevano dimostrato questo specifico pericolo. Il dottor Paul Offit, altro apostolo della santità vaccinale, aveva ammesso pure lui che “non si poteva immaginare l’inizio di prove cliniche prima di due anni” (7). Si potrebbe essere sorpresi, forse addirittura rassicurati, dall’onestà degli esperti nella loro schiettezza di fronte a questa enorme assunzione di rischio. Ma contro ogni aspettativa, queste messe in guardia non hanno rallentato lo sviluppo dei vaccini, né suscitato l’imposizione di precauzioni supplementari da mettere in opera nelle prove cliniche. L’obiettivo di queste dichiarazioni ha avuto soprattutto per effetto di scaricare i fabbricanti dalle loro responsabilità in caso di effetti secondari indesiderati o di difetti del prodotto. Nei seminari che sono seguiti essi hanno così negoziato una immunità legale di fronte ai danni che potrebbero essere provocati dai loro nuovi vaccini. Negli Stati Uniti il Public Readiness and Emergency Preparedness, chiamato comunemente PREP Act, offriva già questa protezione all’industria del vaccino, ma in Europa fu piuttosto una questione di negoziati tra l’UE o certi paesi membri e i fabbricanti.

Vaccini di “gene genetico”
Tra i numerosi vaccini candidati, sembra che i primi in testa siano quasi tutti vaccini che utilizzano delle tecnologie di “gene genetico”. Il vaccino di Oxford o ChAdOx nCoV-19, prodotto dalla AstraZeneca, che sarà probabilmente uno dei principali vaccini sul mercato europeo, utilizza una sequenza genetica della proteina di punta Sars-Cov-2, ma funziona ancora come un vaccino “classico”, mentre gli altri operano secondo un modello del tutto diverso. ChAdOx nCoV-19 e i vaccini mRNA sono simili in quanto forniscono del materiale genetico alle cellule per indurre una risposta immunitaria. La differenza risiede principalmente nella maniera in cui sono somministrati. Col ChAdOx nCoV-19 il materiale genetico è trasmesso mediante un vettore che è un virus di scimpanzé. Questo adenovirus è ritenuto capace di stimolare delle risposte immunitarie assai robuste, al tempo stesso anticorpi e cellule T. Grosso modo si inietta un virus di scimmia, manipolato col genoma del coronavirus, per stimolare una risposta immunitaria.

Per contro, i vaccini mARN (messaggeri acidi ribonucleici) si basano su una tecnologia completamente nuova e sperimentale, che non ha pressoché più nulla a che vedere con la vaccinazione. Bill Gates, che preme sul suo sviluppo da una decina di anni, descrive tale tecnica come “la più promettente” (8): «piuttosto che iniettare l’antigene di un agente patogeno nel vostro corpo, voi gli fornite il codice genetico necessario per produrre lui stesso questo antigene. Quando gli antigeni compaiono all’esterno delle vostre cellule, il vostro sistema immunitario li attacca e impara a vincere i futuri intrusi nel corso del processo. Insomma voi trasformate il vostro corpo nelle sua propria unità di fabbricazione dei vaccini».

I vaccini alla mARN sono sviluppati da tre grandi case farmaceutiche: Pfizer, Moderna e CureVac, e le loro associate. Uno dei vaccini in questione avrebbe perfino una caratteristica “amplificatrice”. Kathrin Jansen della Pfizer spiega che «quando voi iniettate questo ARN a un essere umano, è assorbito da una cellula e mette in moto il suo proprio laboratorio. Si moltiplica nella cellula, nel senso che una sola copia entra e la fabbrica si mette in marcia e produce sempre più copie». Che cosa succede se tutto ciò non va per il giusto verso e il processo si autoamplifica? Inserendo una porzione di codice genetico di coronavirus nelle cellule umane potrebbe accadere che questo modifichi il genoma della persona vaccinata o della sua discendenza, favorendo la comparsa di malattie autoimmuni o lo sviluppo di mutazioni. Nessuno è in grado di predirne le conseguenze.

Nanoparticelle
Una delle principali sfide tecniche di questi nuovi vaccini consiste a fare entrare la voluminosa “carica utile” di ARN dei vaccini nelle cellule conservandola intatta, vale a dire senza che si decomponga prima di arrivare a destinazione. La soluzione scelta consiste nell’utilizzare dei “sistemi di trasporto” biotecnologici di moda, implicanti delle nanoparticelle lipidiche, le LNP, che “incapsulano le costruzioni di d’ARNm per proteggerle dalla degradazione e favorire l’assorbimento cellulare”. Esse avranno un effetto stimolante (ovvero irritante) sul sistema immunitario. Queste nanoparticelle saranno ugualmente ricoperte di un polimero sintetico, non degradabile e sempre più controverso, chiamato glicole polietilenico (PEG).

Ora l’utilizzazione del PEG, che si pensava un tempo fosse inerte e inoffensivo, è sempre più oggetto di critiche. I ricercatori pensano che favorisca la crescita di tumori e le reazioni immunitarie come lo choc anafilattico, inoltre certe persone potrebbero avere una ipersensibilità a tale prodotto. Su un altro piano, ma non meno allarmante, l’introduzione di nanoparticelle nei vaccini pone un rischio considerevole, in ragione appunto delle reazioni infiammatorie, autoimmuni o oncogene che la penetrazione di materiale non biologico può provocare nella cellula. I ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari lo hanno dimostrato a più riprese grazie alla lente del loro microscopio elettronico (9).

Cavie malate
Ian Haydon è famoso per essere stato il primo a offrirsi volontario per testare il vaccino sperimentale Covid della casa Moderna. Dopo aver fatto numerose apparizioni in vari canali televisivi, durante le quali si celebrava la rapidità nello sviluppo del vaccino, la cavia, scelta per la sua robusta salute e il suo entusiasmo, è diventata un motivo di imbarazzo per Fauci, Gates e le ragazze pon-pon del CNN. In effetti, meno di 12 ore dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino, Haydon ha sofferto di dolori muscolari, conati di vomito e una forte febbre a 39,5° perdendo conoscenza. Mai in vita sua sarebbe stato così malato! In realtà 3 fra i primi 15 vaccinati hanno dovuto essere ospedalizzati o sottoporsi a cure mediche. Disgraziatamente, per non rimetterci la faccia davanti al pubblico e agli azionisti, la Moderna ha spinto Haydon a comparire in televisione per dichiarare che le prove del vaccino Covid di tale casa erano un eclatante successo. In effetti, il 7 maggio scorso, Haydon ha rivelato le sue vere reazioni a Sanjay Gupta durante una preintervista, ma i due uomini si sono poi messi d’accordo per mantenere segreta tale cattiva notizia, quando l’intervista è stata trasmessa. Un simile vergognoso accordo rivela lo stato pietoso del giornalismo targato CNN.

Moderna, la casa farmaceutica lanciatasi in questa sperimentazione, non ha alcuna esperienza in materia di produzione di vaccini e non sembra affatto preoccuparsi degli aspetti etici della sua missione. Una tale dissimulazione e distorsione degli effetti secondari del vaccino è particolarmente inquietante. Verso la metà di luglio un rapporto preliminare (10) sulle prove cliniche della fase 1 è stato pubblicato nel New England Journal of Medecine. Il quadro delle reazioni avverse seguite alla vaccinazione mostrava una percentuale elevata di effetti indesiderati, da moderati a elevati, ma l’articolo non ha stimato che questo fatto dovesse dar luogo ad alcuna limitazione nelle prove cliniche, invitando al contrario a proseguire lo sviluppo del vaccino.

Fine dell’etica e della bioetica
C’erano finora parecchie reticenze riguardo all’autorizzazione della tecnologia mRNA. L’avvocato Robert F. Kennedy Jr. (11) ricorda che i maggiori esperti di bioetica si sono espressi, una volta di più alla fine di gennaio, nella “dichiarazione di Ginevra per la correzione dell’edizione del patrimonio genetico”, al fine di chiedere una moratoria alle sperimentazioni che utilizzano le tecnologie di manipolazione del genoma umano. Con ogni evidenza il coronavirus è un pretesto per creare un grimaldello con cui aggirare la legge sugli OGM e le regole sulla bioetica. All’inizio di luglio il Parlamento europeo ha votato un testo sui vaccini OGM contro il Covid-19 consentendo così ai produttori di vaccini e di farmaci contenenti dei virus OGM di fare a meno di studi ambientali e sanitari a monte delle prove cliniche sugli esseri umani. L’eurodeputata Michèle Rivasi del movimento ecologista EELV ha emesso un comunicato stampa in cui dichiara:

«le deroghe concesse sono contrarie al principio di precauzione. Mi sono opposta a tale testo perché si tolgono le barriere necessarie a proteggere la nostra salute. Di fronte a questi nuovi vaccini dobbiamo raddoppiare la nostra vigilanza. L’argomento della Commissione europea all’origine del testo votato oggi non è accettabile in quanto sostiene che vista l’urgenza del Covid-19 bisogna fare a meno di studi preliminari sulla salute e l’ambiente. Inoltre tale testo è arrivato al Parlamento europeo in forma di risoluzione urgente, senza dibattito né udizione nella commissione ambientale, e senza alcuna discussione in Parlamento.
L’urgenza sta soprattutto nel non sbagliare autorizzando prodotti la cui sicurezza non sia stata valutata. I vaccini OGM attualmente allo studio utilizzano Crispr-Cas9, un’enzima che funziona come una forbice genetica. Questi nuovi vaccini non sono mai stati valutati in modo completo. Si tratta di un regalo incomprensibile fatto all’industria farmaceutica e una vera coltellata inferta alla direttiva europea sugli OGM, destinata a proteggere l’ambiente e la salute umana. La direttiva sugli OGM è un bastione efficace che bisogna assolutamente preservare
» (12).

Da notare che l’Unione Europea, l’OMS e la fondazione Gates fanno pure pressione sui loro partner extracomunitari, come la Norvegia. Alla fine di maggio il governo norvegese ha modificato la legge sulle biotecnologie affinché tutti i tipi di vaccini, attuali e futuri, possano essere inoculati senza che sia necessario ottenere il consenso preventivo delle persone vaccinate. Ha poi provveduto in seguito a una riqualificazione degli organismi classificati come OGM. Secondo i medici che si occupano di questa faccenda, l’OMS ha chiaramente indicato che se il governo norvegese non autorizza questo gigantesco esperimento sulla popolazione, la Norvegia si vedrà rifiutare in futuro l’accesso ai farmaci e ai vaccini corrispondenti. Non facendo parte dell’UE, la Norvegia rappresenta un paese ideale per realizzare le prove cliniche che potrebbero imbarazzare l’Europa.

Derive transumaniste?
Bisogna ben dire che tutto ciò che sembra essere messo in opera per sviluppare i vaccini mARN assume un contorno inquietante. Perché voler vaccinare ad ogni costo tutta la popolazione mondiale con un vaccino di cui si riconosce in anticipo la mancanza di utilità, di efficacia, e sapendo che utilizza una tecnologia sperimentale azzardata, mentre numerosi altri trattamenti o vaccini, più classici, sono in corso di sviluppo? A che scopo tutto ciò è necessario al punto da far cadere tutte le protezioni e violare tutte le legislazioni? E perché una società come la Moderna, illustre sconosciuta che non aveva mai sviluppato né messo in commercio un solo vaccino, ha ricevuto una somma stupefacente di 483 milioni di dollari di fondi federali della Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), un’agenzia sorella del NIAID di Fauci, per accelerare il suo sviluppo? Senza dimenticare la rabbiosa operazione “Warp speed” approvata da Trump, che è deciso a sviluppare i vaccini Covid alla velocità di un fulmine? Altre nuove tecnologie sono testate. Ad esempio i “Quantum dots” (13), dei micro tatuaggi sotto la pelle attestanti l’avvenuta vaccinazione. Presentata come un progresso utile nel contesto dei paesi in via di sviluppo dove i libretti di vaccinazione si perdono, questa innovazione è né più né meno che uno strumento di controllo assoluto e di costrizione forzata alla vaccinazione. La tecnica utilizza dei “Patchs” [specie di piccoli cerotti] di nano aghi che perforano la pelle e impiantano dei nano cristalli a base di rame chiamati appunto “Quantum dots”, minuscoli punti invisibili a occhio nudo che sono rintracciabili solo mediante luce infrarossa.

Impossibile barare, facile da verificare con uno smartphone in grado di leggere il tatuaggio, che altro ancora si potrà registrare come dati sul nostro corpo?
La raccolta di dati biometrici non sarebbe forse uno dei veri scopi di questa grande operazione? È proprio ciò che sembra essere in programma in Africa, dove la diffusione dei nuovi vaccini Covid-19 sarà accoppiata a una piattaforma di identificazione biometrica digitale “evolutiva” (14). L’operazione “Wellness Pass” messa a punto da un’alleanza tra GAVI e Mastercard, permetterà di accoppiare i dati di identità e di salute “Trust Stamp” a un conto bancario digitale, nell’ottica di un’evoluzione verso un mondo senza denaro liquido. L’applicazione utilizzerà i dati di riconoscimento facciale o di impronte digitali prima di consentire l’accesso ai dati criptati. A prima vista tale sistema sembra suscettibile di facilitare la vita di un buon numero di persone, ma apre la porta a un numero incalcolabile di abusi, via via che altre applicazioni si aggiungeranno. Per esempio, si prevede di includere un programma di controllo dei movimenti, al posto di utilizzare dei braccialetti elettronici per i prigionieri (o i confinati?).

Un’altra operazione ID 2020, è ugualmente associata alla vaccinazione e all’utilizzazione di dati biometrici in associazione con IRrespond (15), Microsoft, Rockefeller o Master Card.
L’esperienza attuale, pur apportando qualche comodità, sembra rivelare appieno i pericoli inerenti al sistema. In effetti, se dei tali “passaporti” facilitano l’accesso al cibo e ai servizi, essi creano pure delle condizioni di rifiuto e di privazione di tali servizi, e di ricatto o sfruttamento della persona umana.
E come se tutto questo non bastasse, altri interrogativi si pongono ancora. Sappiamo per esempio che le nanoparticelle permetteranno a dei minuscoli nanorobot di penetrare nel sangue mediante un’iniezione. Tali mini-automi potrebbero attraversare la barriera ematoencefalica e integrarsi nel cervello. Uno dei chiodi fissi dei padri del transumanesimo è appunto di poter connettere il cervello umano in un Cloud, nel quale sono immagazzinati tutti i dati, affinché gli umani siano in grado di comunicare direttamente con le macchine mediante il solo pensiero. Se non è certo che questo sia possibile al giorno d’oggi, una simile eventualità deve tuttavia essere presa in considerazione sapendo che sono dei folli come Ray Kurzweil, padrone di Google, che coltivano un tale sogno.

Rifiutare è una necessità
Appare evidente che le poste in gioco che circondano la vaccinazione Covid-19 vanno ben oltre la semplice risposta all’epidemia di coronavirus. Si tratta in realtà di far cadere la barriera dei diritti umani fondamentali, al fine di installare il Mondo 2.0 in cui regnerà l’asservimento al digitale. Di fronte all’insieme di rischi cui ci esponiamo accettando questi vaccini col loro corteo di violazioni, dobbiamo rifiutare su scala mondiale una tale esperienza.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo si pronuncerà presto in assemblea plenaria (16) sul principio delle vaccinazioni obbligatorie. Ne approverà probabilmente la necessità, usando il sempiterno pretesto dell’urgenza e della nozione di “protezione del bene comune”. Ma numerose persone sono oggi ben consapevoli che, al di là dello stravolgimento della nozione di “diritto alla salute”, sono tutti i nostri diritti che vengono calpestati.

In Germania una larga parte della popolazione ha preso coscienza delle derive totalitarie nelle quali si iscrive oggi la politica di vaccinazione “per tutti, vita natural durante”. Queste persone si ritrovano oggi in grandi assembramenti per difendere le libertà ottenute a caro prezzo. Decine, anzi centinaia di migliaia di tali persone sono sfilate il primo agosto a Berlino, e se non erano probabilmente tutte contrarie ai vaccini, esse avevano il coraggio di resistere, quello di rifiutare pacificamente un programma che non è più “umano”. Non serve per questo conoscere la vera storia della vaccinazione e dei suoi danni collaterali, né essere specialisti delle interazioni virali o degli additivi dei vaccini. Di fronte a ciò che è in arrivo, ognuno di noi deve DIRE DI NO, semplicemente, senza alcuna spiegazione.

NOTE

NB - Ho preferito non tradurre le note in italiano per facilitare il loro reperimento in Internet e avere così immediato accesso alle fonti originali citate qui [La traduttrice].

(1) https://www.rtl.be/info/belgique/societe/le-port-du-masque-devrait-rester-obligatoire-en-belgique-jusqu-au-vaccin-1231880.aspx

(2) http://www.datapressepremium.com/rmdiff/2009019/Avisvaccin.pdf

(3) http://vaccinepapers.org/wp-content/uploads/Introduction-of-DTP-and-OPVAmong-

Infants-in-an-Urban-African-Community-A-Natural-Experiment.pdf

(4) https://duckduckgo.com/?q=Peter+Aaby+most+of+you+think&atb

=v209-1&iax=videos&ia=videos&iai=https%3A%2F%2Fwww.youtube.

com%2Fwatch%3Fv%3DNPNHYAevTwg

(5) GVS Summit Day 2 Dec 3, 2019 11h30 13h, youtube, https://www.youtube.com/watch?v=BJMdIikVDaY&feature=youtu.be

(6) Elise BLAISE « Covid-19 : une généticienne vous dit tout », interview d’Alexandra Henrion-Claude, TV Libertés, le 31 juillet 2020.

(7) Video 2020.03.27 Therapeutics Now or Vaccines Later ? , childrenshealthdefense.org

(8) Bill GATES, « What you Need to Know About the Covid Vaccine », gatesnotes.com, 30 avril 2020.

(9) S. RADER, « Vaccins, oui ou non ? », Talma editions, 9 septembre 2017.

(10) mRNA study group « An mRNA Vaccine Against Sars-Cov-2 Preliminary Report », 14 juillet 2020.

(11) R. F. KENNEDY, Jr. « Gates Pushes Experimental Technology on 7 Billion Humans », www. childrenshealthdefense.org, 21 Juillet 2020.

(12) Michele-rivasi.eu, « Vaccins OGM : C’est NON ! », 10 juillet 2020.

(13) Leila MARCHAND, « Dans le futur le carnet de vaccination pourrait etre injecté sous la peau », lesechos.fr, 21 décembre 2019.

(14) Raoul DIEGO, « Africa To Become Testing Ground for Trust Stamp Vaccine Record and Payment System », 10 mintpressnews.com, 10 juillet 2020.

(15) Withney WEBB, « Charity Accused of Child Sex Abuse Coordinating ID2020’s Pilot Program for Refugee Newborns », sign of the times, 29 juillet 2020.

(16) Vavřička C. République tcheque (n° 47621/13) et 5 autres requetes Audience de

Grande Chambre, 1 juillet 2020.

Pryska Ducoeurjoly

Tratto dalla rivista belga «Néosanté», n. 139, Settembre 2020.
Tradotto per Disinformazione.it dalla prof.ssa italo-francese Sonia Sonda Zaniol

E se la vaccinazione antinfluenzale avesse provocato l’epidemia di Coronavirus?
Ultimamente Ted Kuntz, presidente dell’Associazione Vaccine Choice Canada, ha osato porre questa domanda scottante in una tribuna1 pubblicata sul sito americano Children Health Defense di Robert F. Kennedy Jr. Questo articolo presenta vari studi che descrivono il fenomeno poco noto dell’interferenza virale. Quest’ultima designa la capacità di un’immunizzazione vaccinale per un certo virus di agire, in senso positivo o negativo, sulla nostra immunità nei confronti di altri virus.

«Un prova randomizzata e controllata contro un placebo presso bambini ha mostrato che il vaccino antinfluenzale ha moltiplicato per 5 il rischio di infezioni respiratorie acute, causate da un gruppo di virus non influenzali, compreso il coronavirus» osserva angosciato Ted Kuntz. Si riferisce allo studio di Benjamin Cowling (2) (2012), cha ha fatto scalpore nel mondo scientifico e trova un significato particolare oggigiorno, perché mostra (anche se si tratta qui di bambini) che una immunizzazione contro l’influenza mediante un vaccino può accrescere il rischio di prendere un coronavirus. Questo studio non è l’unico. Nel 2018 la rivista Vaccine ha pubblicato il lavoro di Sharon Rikin, basato nell’arco di tre stagioni su mille persone, di cui il 68% bambini. Esso dimostra lo stesso fenomeno di interferenza virale con dei virus polmonari non influenzali a seguito della vaccinazione contro l’influenza, ma solo nei soggetti con meno di 18 anni. Finanziata dai Centers for Disease for Control and Prevention americani (CDC), la pubblicazione cita un rischio moltiplicato per 4,8 presso i bambini con meno di quattro anni. La rivista Vaccine ha ugualmente pubblicato nel gennaio 2020 uno studio3 effettuato da GG. Wolf sul personale militare americano, che descrive un analogo fenomeno presso gli adulti. Le migliaia di militari americani che hanno ricevuto il vaccino contro l’influenza hanno presentato una sensibilità accresciuta al coronavirus (+ 36%) e al metapneumovirus (+51 %). Molti altri studi ancora (Kelly et al. 2011, Mawson et al. 2017, Diering et al. 2014) testimoniano la recrudescenza di infezioni acute non influenzali dopo una vaccinazione contro l’influenza, principalmente nei bambini4.

Un’interferenza controversa

Questa ipotesi che la vaccinazione antinfluenzale possa favorire le infezioni da coronavirus o da altro virus respiratorio è contestata dai partigiani della vaccinazione, che forniscono pure loro una serie di studi, come quello di Sundaram et al (2013) o ancora Skowronski et al. (2020).5 Sul primo di tali studi gravano però conflitti di interesse col laboratorio MedImmune (oggi AstraZeneca), il secondo è finanziato dal Ministero della Salute canadese ma sono numerosi gli autori che hanno conflitti di interesse con diversi laboratori di fama.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, il fenomeno dell’interferenza virale del vaccino antinfluenzale con altri virus, come i coronavirus, resta per il momento allo stato di ipotesi. Le autorità sanitarie mantengono dunque le loro raccomandazioni in favore della vaccinazione antinfluenzale: essere protetti contro l’influenza e le sue complicazioni può contribuire a ridurre il carico di lavoro sugli ospedali, assicurando che le installazioni siano disponibili per altri pazienti.

Tuttavia questo fenomeno di interferenza virale appare sempre più credibile, come lo sottolinea uno studio inglese6 del 2019 dedicato particolarmente alle interazioni da virus a virus, studio realizzato nel Centro di Ricerche sui virus dell’Università di Glasgow: «il nostro Studio fornisce un sostegno statistico solido per l’esistenza di interazioni tra dei gruppi geneticamente ampi di virus respiratori sia su scala della popolazione sia su quella del soggetto individuale. I nostri risultati implicano che l’incidenza delle infezioni influenzali è legata a quella delle infezioni virali non influenzali». I ricercatori osservano, per esempio, che il rinovirus scompare ogni volta che sopravviene il picco dell’influenza stagionale, poi riappare poco dopo. Essi documentano altri fenomeni di interazioni complesse, con certi virus che agiscono simultaneamente, mentre altri lo fanno al contrario. I coronavirus sembrano così agire in modo sincronizzato con L’adenovirus, la parainfluenza con il VRS (virus respiratorio sinciziale). Tale articolo prova soprattutto la nostra ignoranza delle multiple interazioni virali, su scala individuale o comunitaria.

Ci si può dunque legittimamente chiedere se la protezione influenzale attribuita al vaccino non penalizzi l’immunità di gruppo acquisita naturalmente, a causa di interferenze tra virus. Un vaccino contro l’influenza stagionale generalizzato potrebbe davvero contribuire a perturbare la risposta naturale a un virus lasciando il posto alla circolazione di altri virus non influenzali.

Imbarazzante studio brasiliano

Mentre la vaccinazione antinfluenzale si appresta a ripartire, uno studio brasiliano (7) (e svizzero) arriva a fagiolo per alimentare le argomentazioni provaccinali. Pubblicato in anteprima sul sito MedRxiv (dunque per il momento senza revisione da parte di altri esperti), tale studio sostiene che i pazienti che hanno ricevuto l’ultimo vaccino antinfluenzale presentano in media l’8% di probabilità in meno di aver bisogno di cure intensive, il 18%, sempre in meno, di assistenza respiratoria invasiva e il 17% di soccombere (nella fascia di età compresa tra i 10 e i 18 anni). Da notare che i soggetti sotto i 18 anni rappresentano solo il 2% del gruppo e sono i meno vaccinati, a differenza delle persone più anziane che alla fin fine hanno, secondo detto studio, solo il 3% di beneficio in fatto di mortalità. Si tratta di uno studio di tipo “Big Data” (una tecnica di analisi decisamente criticata dal celebre Didier Raoult) (8). Lo studio si basa su 90 000 casi presi in esame nei Centri di Salute brasiliani, e il gruppo conta in media il 30% di vaccinati contro l’influenza nel 2020. Esso mette in evidenza soprattutto il 47% di decessi, di cui il 15% nei bambini con meno di 10 anni, ciò che appare enorme e non riflette affatto la situazione nella popolazione in generale. Il 66% dei casi avevano infine altre altre patologie. È difficile insomma fidarsi di questo studio, ma si può nondimeno notare che esso sostiene il concetto di interferenza virale, questa volta però a favore della vaccinazione.

La mortalità è maggiore nei paesi più vaccinati?

I dati dell’Unione Europea sulla vaccinazione antinfluenzale e i decessi dovuti ai coronavirus sembrano contraddire lo studio brasiliano. È quello che sottolineano due personalità inglesi, Niall McCrae e David Kurten, in una tribuna pubblicata nel sito evidencenotfear.com (9); il primo è un ricercatore, il secondo un uomo politico. Con l’aiuto dei registri nazionali, essi hanno messo a confronto i tassi di vaccinazione con quelli di mortalità attribuiti al coronavirus.

«Malgrado alcuni casi contrari, è interessante notare che i paesi col tasso di mortalità più elevato - ossia il Belgio, la Spagna, l’Italia, il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi, la Svezia, l’Irlanda e gli Stati Uniti - hanno tutti vaccinato almeno la metà della loro popolazione anziana contro l’influenza. La Danimarca e la Germania, con un uso minore del vaccino antinfluenzale, hanno per contro una mortalità da Covid-19 alquanto ridotta. Certo, la correlazione non è la causalità, e il numero sproporzionato di decessi da Covid-19 potrebbe spiegarsi con altri fattori. (…). Tuttavia la causa della mortalità dovuta al Covid-19 è probabilmente multifattoriale, mentre il vaccino antinfluenzale va considerato nel quadro di un’inchiesta post mortem più ampia su tale pandemia». Tra le eccezioni si distinguono la Corea del Sud e la Nuova Zelanda, molto vaccinate, le quali vantano un tasso di mortalità decisamente più basso. Esse si distinguono tuttavia per una presa in carico dei pazienti assai diversa.

Per confermare una tale ipotesi, «sarebbe interessante sapere quanti dei decessi attribuiti al Covid-19 sono sopravvenuti in persone cui era stato somministrato, negli ultimi anni, il vaccino antinfluenzale» spiega per parte sua Ted Kuntz, presidente dell’associazione “Vaccine Choice”. È in effetti una domanda cruciale, che meriterebbe uno studio retrospettivo approfondito. Un’idea per Didier Raoult e i suoi 4000 pazienti?

E se si trattasse semplicemente dell’influenza?

Santé Publique France” [Salute Pubblica di Francia], da noi contattata, ci spiega che non dispone di dati definitivi sull’influenza stagionale di quest’anno. Come nella maggior parte dei paesi europei10, si è rapidamente smesso di contabilizzare i morti di tale patologia, per prendere in considerazione solo i morti da Covid-19. L’influenza consueta fa 60.000 morti all’anno in Europa. Ora, in Francia, quest’anno se ne sono registrati meno di 100…, dato per nulla coerente, stante soprattutto il fatto che l’influenza dell’inverno 2019-2020 era annunciata come “severa” dall’OMS, tanto che all’ultimo momento ha persino modificato la composizione dei ceppi vaccinali (11).

Altro punto importante è che la maggioranza dei test PCR è stata orientata per testare il Covid-19 e non più i ceppi di virus influenzali, come era il caso ogni anno in passato. Finora non è stato prodotto alcuno studio per definire nell’epidemia del 2019-2020 la proporzione tra il coronavirus e i virus influenzali.

Sappiamo d’altra parte che i test PCR non sono abbastanza specifici da evitare interferenze con i virus dell’influenza, e questo è un fenomeno ben noto. È il motivo per cui, quando si cerca la presenza di virus non influenzali, gli studi scientifici non prendono in considerazione i test realizzati nei 14 giorni seguenti a una vaccinazione antinfluenzale.

L’affidabilità di tali test resta in ogni caso un vero problema, come abbiamo documentato in un articolo consultabile nel sito di Néosanté (12). Più recentemente tre studiosi inglesi (13) hanno pubblicato il risultato delle loro ricerche nella letteratura scientifica dedicata ai test PCR per il Covid-19: «I risultati della PCR sono in sé scarsamente idonei a predire la coltura virale, partendo da campioni umani. Un’attenzione insufficiente è stata accordata alla relazione tra i risultati della PCR e la malattia. Il rapporto con l’infettività non è chiaro e servono più dati su questo argomento». In altri termini, se abbiamo quest’anno un’influenza stagionale severa o se siamo stati vaccinati contro la normale influenza, possiamo risultare positivi al test per il Covid-19 (e ritornare in quarantena…).

Nulla permette in definitiva di affermare formalmente che l’epidemia che abbiamo conosciuta è esclusivamente un’epidemia legata al coronavirus. D’altra parte, il vaccino 2019-2020 può benissimo aver contribuito alla fiammata epidemica mondiale. Esiste un precedente documentato da studi scientifici: l’influenza H1N1 del 2009. «Dei ricercatori canadesi (14) (Skowronski et al. 2010) hanno dimostrato, partendo da parecchi studi successivi (di qualità variabile), che le persone che avevano ricevuto nel 2008-2009 un vaccino antinfluenzale inattivato trivalente (per premunirsi contro l’influenza stagionale) avevano avuto, rispetto ai non vaccinati, un rischio maggiore (dal 40 al 250% secondo i diversi studi) di essere infettati dal virus pandemico A/H1N1, a riprova di un indebolimento post-vaccinale del sistema immunitario», ricorda Michel De Lorgeril, medico e ricercatore, autore di una collezione di opere sui vaccini (15).

Immunità individuale versus immunità di gruppo

Questo studio condotto da Skowronski nel 2010 ha sollevato molte controversie. Esso rafforza oggi l’ipotesi che la vaccinazione antinfluenzale possa aver provocato quest’anno un’epidemia più severa. Per Skowronski e altri, ciò può essere dovuto, tra altri ipotesi, a una mancanza di immunità incrociata di fronte alle varianti del virus dell’influenza nelle persone vaccinate. Questa immunità incrociata è il risultato dell’immunizzazione naturale e non dell’immunizzazione vaccinale, riconosciuta come assai più limitata. Un altro articolo (16), apparso nel 2009 in The Lancet Infectious Diseases, conferma tale fenomeno e afferma che esso può anche penalizzare l’immunità di gruppo, vale a dire la nostra resistenza comunitaria a dei ceppi pandemici. L’équipe olandese definisce la vaccinazione «spada a doppio taglio», giacché la contaminazione naturale prodotta dall’influenza conferisce un’immunità più «larga» riguardo alla forme ulteriori di virus.

La nozione di vaccini “altruisti” è oggi rimessa in questione. Risulta in effetti che la vaccinazione di una parte della popolazione può paradossalmente favorire l’apparizione di nuove epidemie (17). È ciò che si definisce la “tossicità comunitaria”.

Il peccato antigenico originale

Un altro fenomeno poco conosciuto, ma comunque ben documentato dalla ricerca, può aver contribuito all’impennata epidemica a seguito della vaccinazione antinfluenzale. Si tratta del “peccato antigenico originale” e degli “anticorpi facilitatori”, scoperti da Halstead (18) nella febbre gialla. Per riassumere in termini semplici, una prima infezione da un virus può mettere in moto una reazione immunitaria normale, ma una seconda infezione può metterne in moto una severa, con una tempesta di citochine (19) (o tempesta immunitaria). Il peccato antigenico originale designa dunque la propensione del sistema immunitario a prendere di mira solo un antigene preciso, quello legato all’infezione originaria, mentre gli anticorpi “facilitatori” (in inglese antibody-dependent enhancement, ADE) (20) sono responsabili dello scombussolamento immunitario. È un fenomeno che è stato ben documentato con la vaccinazione (21).

«Quando gli immunologi parlano di ricerca vaccinale contro i coronavirus, lo spettro degli anticorpi detti “facilitanti” fa nascere immediatamente in loro un brivido di ansietà. (…). Degli anticorpi facilitanti sono stati identificati tra l’altro nella febbre gialla, nell’influenza, nell’infezione da HIV, ebola e… SARS. Nella SARS è solo 8 anni dopo l’episodio del 2003 che questi anticorpi sono stati messi in evidenza», spiega Stéphane Korsia-Meffre, nel sito Vidal.fr, in un articolo (22) istruttivo dedicato alla ricerca del vaccino anti-covid (vi raccomando vivamente di leggerlo).

Fino ad oggi, gli anticorpi “facilitatori” (detti anche “non neutralizzanti”) sono largamente responsabili dell’insuccesso della vaccinazione contro il coronavirus, la SARS o la MERS. Sono la bestia nera di certi vaccini, come quello della pertosse. Uno studio del 2019 riferisce così che, quando incontreranno il virus in tempi successivi (23), «tutti i bambini che sono stati immunizzati col vaccino DTaP (contro difterite, tetano e pertosse, commercializzato negli Stati Uniti dal 1997 - Nota della Redazione) saranno più sensibili alla pertosse per tutta la vita, e non esiste un mezzo facile per diminuire questa accresciuta sensibilità». Un vero peccato vaccinale! Un altro studio del 2018 (24), del Centro di Ricerca Biomedica dell’Università del Qatar, si interessa più particolarmente dell’influenza da coronavirus o ancora dal virus respiratorio sinciziale. Esso elenca tutta una serie di studi che, tanto negli animali quanto nell’uomo, mostrano come la vaccinazione possa provocare una reazione più severa nel caso di una seconda infezione, specialmente di fronte a una variante del ceppo utilizzato nel vaccino. Il dibattito è in ogni caso al centro delle preoccupazioni dei laboratori che cercano la soluzione vaccinale anti-covid…(25).

Un cocktail vaccinale 2019 piuttosto sperimentale…

L’ultima campagna (al pari delle precedenti) avrebbe dunque potuto rendere la popolazione più sensibile a un altro ceppo dell’influenza stagionale, come Skowronski e altri (2010) hanno documentato per l’influenza H1N1 del 2009. Questa ipotesi è sfortunatamente lungi dall’essere una fissazione no vax, tanto più che la tempesta di citochine riferita dai medici nell’epidemia attribuita al coronavirus porta anche la firma dei tanto temuti anticorpi facilitatori. Il cocktail vaccinale 2019-2020 ha subito delle modifiche notevoli. Oltre ai ceppi impiegati, che cambiano ogni anno e possono indurre delle reazioni immunitarie specifiche e sconosciute, il supporto di coltura è stato modificato in certi preparati messi in commercio nel 2019. La Gran Bretagna e l’Italia, che hanno pagato un pesante tributo all’epidemia, hanno sperimentato Flucelvax Tetra, un vaccino per l’influenza stagionale coltivato per la prima volta su cellule renali canine (e non su uova embrionali di gallina). Esso è stato autorizzato in Europa all’inizio del 2019, e, secondo il sito www.mesvaccins.net, sarà disponibile in Francia per la stagione 2020/2021.

Ora non esiste alcun dato disponibile concernente la somministrazione concomitante del Flucelvax Tetra con altri vaccini. E “la tolleranza di Flucelvax Tetra non è stata valutata nelle popolazioni particolari come i soggetti immuno-depressi, le donne incinte o che allattano, come pure i bambini colpiti da malattie che li espongono a un rischio di complicazioni influenzali”, precisa l’Alta Autorità di Salute in Francia.

Questo vaccino è senza adiuvanti (come i vaccini tetravalenti antinfluenzali in Francia Influvax o Vaxigrip Tetra), ma non è così nel resto del mondo. Certi vaccini (siano essi prodotti da colture su uova di gallina o cellule canine) contengono dello squalene (vaccino Chiromas in Spagna e Fluad in Canada) altri contengono del thimerosal/mercurio (vaccino Afluria in Spagna, Agriflu e Flucelvax Quad in Canada). Questi due adiuvanti sono fortemente sospttati di provocare degli effetti secondari pericolosi.

Secondo il dr. Michel de Lorgeril, al di là di una tossicità a livello individuale dei vaccini antinfluenzali (la cui efficacia clinica non è dimostrata, ricorda il suddetto medico) (26), si sono registrati molteplici effetti contrari comunitari (o “tossicità sociale”). Prima di acconsentire all’iniezione di richiamo stagionale vi consiglio di leggere il suo libro, specialmente dedicato ai vaccini antinfluenzali (27). Esso verrà pubblicato nell’ottobre 2020 e l’Autore insiste ugualmente sugli studi che documentano i fenomeni di interferenza virale dopo una vaccinazione contro l’influenza.

Riassumendo: la vaccinazione antinfluenzale annuale, con cui la metà della popolazione occidentale è vaccinata, ha potuto da una parte favorire l’emergere di ceppi pandemici (influenzali o di altro tipo) e dall’altra indebolire la nostra capacità di resistenza immunitaria di gruppo. Due eventualità meritevoli quanto meno di essere studiate a fondo, prima che nuovi vaccini “covid” suscitino ancora il fenomeno dell’interferenza virale, gettando in tal modo benzina sul fuoco.

NOTE

NB - Ho preferito non tradurre le note in italiano per facilitare il loro reperimento in Internet e avere così immediato accesso alle fonti originali citate qui [La traduttrice].

(1) Is There a Relationship Between Influenza Vaccination and COVID-19 Mortality?,

18 juin 2020. https://childrenshealthdefense.org/

(2) COWLING BJ, FANG VJ, NISHIURA H, et al. Increased risk of noninfluenza respiratory virus infections associated with receipt of inactivated influenza vaccine. Clin Infect Dis. 2012.

(3) WOLFF GG. Vaccination contre la grippe et interférence des virus respiratoires chez

le personnel du ministère de la Défense pendant la saison grippale 2017-2018. Vaccine 2020.

(4) Pentagon Study: Flu Shot Raises Risk of Coronavirus by 36% (and Other Supporting

Studies), 16 avril 2020, https://childrenshealthdefense.org/

(5) SUNDARAM et al. (2013) Influenza Vaccination Is Not Associated With Detection

of Noninfluenza Respiratory Viruses in Seasonal Studies of Influenza Vaccine Effectiveness. Clinical Infectious Diseases. SKOWRONSKI et al. (2020) Influenza vaccine does not increase the risk of coronavirus or other non-influenza respiratory viruses: retrospective analysis from Canada, 2010-11 to 2016-17. Clinical Infectious Diseases.

(6) NICKBAKHSH SEMA et al. Virus-virus interactions impact the population dynamics of influenza and the common cold. Proc Natl Acad Sci USA. 2019.

(7) Inactivated trivalent influenza vaccine is associated with lower mortality among

Covid-19 patients in Brazil. GUENTHER FINK et al. medRxiv 2020.

(8) Le Professeur Raoult fustige l'usage du Big Data pour démontrer l'inefficacité de

l'hydroxychloroquine, 25 mai 2020. La Revue du Digital.

(9) Covid-19 et vaccination contre la grippe: y a-t-il un lien? 8 mai 2020. https://evidencenotfear.com

(10) Saison grippale 2019-2020 : réorientation des systèmes de surveillance pour la

COVID-19, site de l'OMS. www.euro.who.int.

(11) Grippe 2019 : le vaccin modifié pour faire face à une épidémie virulente, Louise

BALLONGUE, 23/09/2019. www.medisite.fr.

(12) Où est passée la grippe saisonnière ? Enquête sur les statistiques du nombre de

décès liés au coronavirus. Pryska DUCOEURJOLY, 15 mai 2020. www.neosante.eu.

(13) Are you infectious if you have a positive PCR test result for COVID-19? 5 aout 2020,

Tom JEFFERSON, Carl HENEGHAN, Elizabeth SPENCER, Jon BRASSEY. www.cebm.net.

(14) SKOWRONSKI DM, et al., Association between the 2008-09 Seasonal Influenza Vaccine and Pandemic H1N1 Illness during Spring-Summer 2009: Four Observational Studies from Canada, PLoS Med, 2010.

(15) Editions Le Chariot d'Or.

(16) Yearly influenza vaccinations : a double-edged sword ? BODEWES et coll. Lancet Infect Dis. 2009.

(17) Voir Néosanté Mai 2020, dossier : Vaccination, la cause cachée de nouvelles épidémies.

(18) HALSTEAD S. 2014. Dengue antibody-dependent enhancement: knowns and unknowns. Microbiolspec. 2014.

(19) Ensemble de protéines impliquées dans la réaction immunitaires qui jouent

le rôle de signaux permettant aux cellules d'agir a distance sur d'autres cellules

pour en réguler l'activité et la fonction.

(20) Lire aussi sur Wikipedia l'article Facilitation de l'infection par des anticorps.

(21) Vaccine-induced enhancement of viral infections (Augmentation des infections

virales induite par le vaccin). W. HUISMAN et al. Vaccine. 22 janvier 2009.

(22) Vers un vaccin COVID-19 : les leçons du SARS, du MERS et des données récentes

sur la réponse immunitaire au SARS-CoV-2. 14 avril 2020.

(23) The 112-Year Odyssey of Pertussis and Pertussis Vaccines – Mistakes Made and

Implications for the Future, James D. CHERRY, Journal of the Pediatric Infectious

Diseases Society. September 2019.

(24) Viral-Induced Enhanced Disease Illness. Maria K. SMATTI et al. Front. Microbiol., 05 December 2018.

(25) Anuj SHARMA, It is too soon to attribute ADE to COVID-19, Microbes and Infection,5 avril 2020.

(26) DE SERRES G, et al., Influenza Vaccination of Healthcare Workers: Critical Analysis of the Evidence for Patient Benefit Underpinning Policies of Enforcement, PloS One, 2017.

(27) Collection Vaccins et Société, Le Chariot d'Or.

Nonostante il vergognoso terrorismo mediatico e politico, i numeri in Veneto parlano chiaro: non c'è alcuna necessità di chiusura.
Ecco i dati del ministero della Salute aggiornati al 1 novembre 2020 alle ore 17.10.

Il grafico qui sopra mette in evidenza la variazione (in percentuale) del numero di morti avvenuti in Veneto dal 1 marzo 2020 al 1 novembre del 2020.
E' lampante che dal mese di aprile in poi il numero dei decessi ha iniziato a calare esponenzialmente, e la curva ancora oggi viaggia appena sopra lo zero. I morti infatti avvenuti il primo di novembre 2020 sono stati 17, assolutamente nella media.

Qui sopra il numero di pazienti in terapia intensiva. Il Veneto (indicato dalla freccia rossa) si piazza al penultimo posto a livello nazionale, quindi molto al di sotto della cosiddetta "soglia di allerta" , rappresentata dalla linea rossa orizzontale.

Il grafico qui sopra invece mostra la variazione giornaliera dei casi "positivi".
Di primo acchito sembra che il numero dei contagi sia schizzato alle stelle da settembre in poi, e invece rappresenta solo sono il numero di persone a cui un tampone (inaffidabile e ascientifico) ha "diagnosticato" la positività! Tutto qua.
Da quando hanno iniato a eseguire migliaia e migliaia di test era ovvio che il numero dei "casi" salisse proporzionalmente. Ma NON si tratta di malati e neppure di contagiosi, perché la quasi totalità sono persone oggettivamente sane senza sintomi!
E infatti i dati parlano da soli. Attualmente in Veneto abbiamo:

Casi totali sono 59.253, di cui 2.418 decessi (dall'inizio dell'anno), 832 ricoverati con sintomi, 132 in terapia intensiva e 25.421 dimessi/guariti.
Se dai casi totali togliamo i decessi, le persone ancora ricoverata e tutti i dimessi, risulta che i "positivi" a casa sono 30.450.

Dato che il totale in Veneto dei positivi è 31.414 e di questi 30.450 è a casa, risulta che circa il 97% dei casi sono persone asintomatiche, cioè totalmente senza sintomi, o con sintomi talmente lievi (influenzali o para influenzali) che non necessitano neppure di un ricovero!!!

In Veneto il 97% dei casi sono persone asintomatiche o con sintomi talmente lievi che non necessitano di cure ospedaliere!

Il governatore Zaia quindi non ha i numeri per poter chiudere la regione e devastare ancor di più l'economia locale. Se lo dovesse fare è perché ha piegato la testa e aperto il portafogli "Roma Ladrona", e per tanto sarà da ritenere personalmente responsabile di tutto quello che vivremo, socialmente ed economicamente, nelle prossime settimane. Mi auguro che le categorie del settore (commercianti, turismo, ristorazione, avvocati, ecc.) si sveglino dal come letargico e si coalizzino per reagire a un simile soppruso.... Il governatore Zaia quindi non ha i numeri per poter chiudere la regione e devastare ancor di più l'economia locale!

L’autunno inoltrato con l’arrivo delle nebbie e dei primi freddi è un altro punto di svolta della grande Ruota dell’Anno.
In questo periodo infatti tra il 31 ottobre e il 1° novembre cade la grande festa celtica di Samhain che in gaelico irlandese indica il mese di novembre e il corrispondente gaelico scozzese Samhuin è la festività di Ognissanti. Questa ricorrenza il cui nome significa “fine dell’estate” rappresenta la controparte di Beltan (primo maggio), l’arrivo della parte oscura dell’anno e l’inizio stagionale dell’inverno.
Gli antichi Celti avevano in origine due sole stagioni.

Samhain corrisponde al capodanno celtico perché infatti per loro l’anno iniziava con la sua parte oscura, allo stesso modo in cui il giorno iniziava con le ore notturne. Non è un caso che le feste celtiche iniziavano sempre al crepuscolo del giorno precedente: ancora oggi nei paesi anglosassoni si celebra Halloween cioè All Hallow’s Eve o Vigilia di Ognissanti.

Sempre nella loro tradizione il giorno che segna la fine di un ciclo e l’inizio di un altro non appartiene a nessuno dei due, ma è un un “tempo oltre il tempo”: mezzanotte per esempio è un’ora magica perché è al confine fra due giorni!
Il momento in cui una stagione cede alla successiva è particolarmente significativo: Samhain è ancora più cruciale perché è l’inizio di un nuovo anno e per questo motivo più di ogni altra festa annuale è un momento critico, non appartenendo al vecchio anno e neppure al nuovo, costituisce un passaggio fra la realtà del nostro mondo e altre dimensioni. Il velo del tempo si solleva e si può comunicare con altri livelli di esistenza in maniera più chiara che mai. In questo giorno i vivi possono visitare il mondo dei morti e i morti possono tornare tra i vivi.

Secondo un’antica concezione pagana si festeggiava la vita nella morte con una celebrazione che non aveva nulla di triste, anzi, quasi a ricordare che ogni fine è un nuovo inizio e ogni morte in questo mondo è una nascita nell'altro mondo.
L’esistenza per gli antichi era una ruota in cui la morte intesa come fenomeno naturale precedeva necessariamente qualsiasi nuova nascita.
Samhain, preceduto dalla notte conosciuta ancora oggi in Scozia come Nos Galan-Gaeaf (Notte delle Calende d’Inverno) era una festa celebrata in maniera solenne con banchetti e festini che potevano durare anche una settimana.

Si celebrava la fine dell’ultimo raccolto dell’anno, quello delle mele frutto sacro per molte tradizioni (Avalon significa infatti “Isola delle mele”), e le nocciole frutto simbolo della Sapienza magica.

Isola di Avalon

Come in molte altre feste il fuoco aveva un ruolo importante perché è considerato simbolo della scintilla della Vita futura che rifiorirà in primavera. Per questo motivo alla vigilia della festa tutti i fuochi delle case venivano spenti e la gente si raccoglieva sulle cime delle Colline dove era stato preparato un grande falò.
Tutti attendevano in silenzio e nell’oscurità che trascorresse l’ora fatale tra le due stagioni e che gli spiriti si fossero allontanati, poi il sacro fuoco veniva acceso dai druidi, e passato il pericolo la gente festeggiava con grande gioia.
Il fuoco nella notte di Samhain era anche un faro e una guida per le anime perdute le quali potevano usare la sua luce per andare a tornare nel loro luogo di riposo.
Gli echi dei fuochi di Samhain permangono nelle candele collocate all'interno di zucche intagliate a forma di testa umana...

Tratto dal libro: "Feste pagane" di Roberto Fattore

LETTERA APERTA

al Presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump

Domenica 25 Ottobre 2020 Solennità di Cristo Re

Signor Presidente,
mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America.

Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23).

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso Giugno, questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda.

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici.

Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi, il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale.

Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare.

C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del Deep State a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica.

Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi.

E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro, fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo grembo.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione – One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo.

La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame.

Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli.

L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce. Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.
Con questo celeste auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

God bless the United States of America!

Carlo Maria Viganò
Arcivescovo Titolare di Ulpiana, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Secondo voi i “terroristi” sono quelli che scendono per strada a lottare contro la dittatura, per salvare il proprio lavoro e salvaguardare i propri diritti o quelli che da otto mesi stanno terrorizzando gli italiani e devastando l’economia nazionale?

Secondo voi è normale usare carabinieri e forze di polizia non per scovare spacciatori, criminali o pedofili ma per controllare i bambini delle elementari e dare multe ai ristoratori che non rispettano le regole anti-Covid?

Secondo voi è corretto eseguire giornalmente centinaia di migliaia di tamponi a persone sanissime, prive di sintomi solo per gonfiare le statistiche e giustificare i soprusi?

Può essere chiamata emergenza una situazione nella quale il 95% dei “contagiati” sono “positivi asintomatici”, cioè persone in perfetta salute?

Siete d’accordo con l’ultimo illegittimo e anti-costituzionale Dpcm che condanna a morte i proprietari di bar, ristoranti, palestre, centri culturali e associazioni?

Ricordate che hanno sancito la condanna a morte del Paese e tutti coloro che rimangono a casa seduti sul divano o che si nascondono dietro le leggi o dietro gli ordini da eseguire, stanno avallando la dittatura e avranno mani e coscienza sporche di sangue innocente.

Se non ci ribelliamo ora al regime sarà tardi e non potremo poi lamentarci.
E’ questa dittatura che rappresenta la vera minaccia per tutti i popoli, non il virus!!!

Stiamo vivendo un momento storico unico nel suo genere. Mai prima d’ora infatti l’umanità è stata così a rischio di estinzione, e non c’entra l’asteroide o lo sbarco degli Annunaki dal Decimo Pianeta.
Ogni libertà individuale e ogni diritto stanno per essere azzerati da un virus influenzale.

Un virus così letale che per trovarlo devono fare milioni di tamponi ogni giorno a persone sanissime senza sintomi. Un virus che ha invertito l’andamento delle malattie: ieri era il malato che andava dal medico, oggi sono i medici che vanno a caccia dei malati! Follia allo stato puro.

Tutto ruota attorno al tampone. Dopo aver creato una psico-pandemia mediatica e inoculato nelle masse non-senzienti il virus della paura, sono riusciti a far credere che il test è in grado di stanare i contagiosi. Tutti allora felici e orgogliosi in coda per ore, bambini inclusi, al drive-in per guardarsi The Truman Show, senza rendersi conto che sono proprio loro gli attori non protagonisti della sceneggiata.

Il tampone è la guest star indiscussa, perché come ripeto dai primi mesi dell’anno, serve solo a gonfiare i numeri con i falsi positivi così da giustificare la dittatura!
Per completare il quadretto non potevano mancare i testimonial d’eccezione.
In tv infatti le star e i personaggi famosi stanno facendo a gara per raccontare ai sudditi sbigottiti con la bocca spalancata, la dolorosissima esperienza della positività al Covid.

Abbiamo visto alternarsi personaggi come Nicola Zingaretti, Silvio Berlusconi, Gabriele Salvatores, Rocco Siffredi, Cristiano Ronaldo, Federica Pellegrini, Valentino Rossi, Nicola Porro, Piero Chiambretti, Alba Parietti, Fabrizio Corona, Flavio Briatore, Gerry Scotti, Carlo Conti, Fiordaliso, Madonna, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni, Aida Yespica, ecc.

La sub-umanità ha sofferto e pianto con loro, perché le testimonianze hanno toccato le corde più profonde dell’animo umano. Addirittura c’è chi miracolosamente è riuscito a scrivere la sua sofferenza direttamente dalla terapia intensiva, come Massimo Giannini il direttore de La Stampa. Come abbia fatto rimane uno dei tanti misteri del SARS-CoV-2, un “virus infido”, come lo ha giustamente definito il grande e soprattutto libero giornalista Giannini.

Sono tutti testimonial e quindi il loro lavoro è appunto testimoniare facendo passare il messaggio del pensiero unico. Il messaggio perfettamente incorporato dai sudditi è che il virus è infido e colpisce tutti, indistintamente dalla fama e dal conto corrente.
Peccato che nessuno abbia colto l’unica cosa che c’era da cogliere: nessuno dei personaggi famosi è morto! Non è un po’ strano, visto che ci martellano quotidianamente sui morti per Covid?

Se si tratta di un virus letale, come mai di tutti i numerosi personaggi famosi, anche molto anziani e debilitati come Berlusconi (rimasto solo 12 giorni in ospedale) nessuno è deceduto?
Il virus forse risparmia i volti noti e ricchi e uccide gli sconosciuti morti di fame?
Siamo arrivati al punto di svolta epocale: alziamo la testa ora, buttiamo nel cesso il copione scritto da altri, e ci riprendiamo in mano la nostra vita, facendo rispettare tutti i diritti inviolabili, oppure queste menti criminali ci condurranno al macello. A noi la decisione.

Dopo aver fatto spendere ai ristoratori soldi per le ridicole norme anti-Covid, ora li fanno chiudere.
Spero sia chiaro a tutti che questo pseudogoverno eterodiretto vuole una ecatombe economica in Italia, perché se non si fosse capito a breve chiuderanno centinaia di migliaia di attività commerciali e non riapriranno mai più. Ovviamente sono agnelli sacrificati sull’altare della sicurezza nazionale...

Quindi cosa possiamo fare? Usciamo di casa a testa alta, perché abbiamo il diritto di farlo: siamo esseri umani e non schiavi decerebrati. Siamo persone sane e pensanti, non contagiosi come dice la becera propaganda mediatica. Cerchiamo di mantenere una vita sana e “normale” aiutando economicamente proprio quelle realtà soffocate e in difficoltà, come appunto i locali ma anche i centri culturali, le associazioni, ecc. Se non lo facciamo e rimaniamo sigillati in casa per paura (ricordo che l’ultimo Dpcm NON vieta le uscite, le sconsiglia soltanto) daremo un chiaro segnale di sudditanza al Sistema, il quale si sentirà forte nel continuare la devastazione…

Facciamo rispettare i nostri sacrosanti diritti, ora o mai più!

Marcello Pamio

Ecco i dati ufficiali al 25 ottobre 2020

- 525.782 contagiati totali
- 266.203 dimissioni/guarigioni
- 37.338 deceduti
- 222.241 infezioni in corso
- Elaborati 161.880 tamponi con 21.273 positivi
- Ricoverati con sintomi 12.006
- Terapie intensive 1.208.

Se togliamo dal totale 525.782 le persone guarite (266.203) e quelle decedute (37.338) otteniamo il numero di persone ancora contagiate: 222.241.
In Italia quindi ci sono 222.241 persone “contagiate”, di cui 12.600 ricoverati con sintomi e 1.208 in terapia intensiva.
Se dai 222.241 “contagiati” togliamo quelli con sintomi e quelli in terapia intensiva, viene fuori che 211.033 persone sono “asintomatiche” o con banalissimi sintomi (influenzali) che non necessitano di alcun ricovero.

Questo significa una cosa:
la percentuale di asintomatici è del 95%!

Ricordiamo che il 25 marzo scorso le autorità hanno eseguito 22.701 tamponi riscontrando 5.210 positivi. Ieri 25 ottobre, esattamente sette mesi dopo, hanno elaborato 161.880 tamponi (con un aumento del 600%) riscontrando 21.273 “positivi” (con un aumento del 320% circa).

Il risultato finale indica chiaramente che stanno inventando la seconda ondata grazie a centinaia di migliaia di tamponi giornalieri per scovare gli asintomatici, cioè “positivizzare i sani” e avere i numeri fittizi per mantenere l’emergenza e distruggere economicamente il paese!

E' così difficile da capire che stiamo vivendo una emergenza illusoria?

Dati ufficiali https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/

Influenza, periodo di rilevamento (1-42 settimane) anno 2020

Marcello Pamio
I media e le autorità ci stanno dicendo all’unisono che l’influenza stagionale è completamente SPARITA dalla faccia della terra. Possiamo quindi brindare con lo spumante per la stupenda notizia, se siete però riusciti ad accaparrarvi una bottiglia prima della chiusura dei reparti alcolici nei supermercati. Il merito ovviamente va alle procedure di sicurezza anti-covid messe in atto dai bravi e responsabili cittadini dell’Impero. Un plauso quindi alle autorità!
I periodi di rilevamento del “Sistema di sorveglianza globale – Influenza” impostati sono limitati alla 42ma settimana, cioè da gennaio 2020 a circa metà ottobre.
Osservando il grafico sopra sembra effettivamente così: in pratica dalla 14ma - 15ma settimana di quest'anno, cioè dalla seconda/terza settimana di aprile 2020, gli agenti influenzali hanno deciso di cambiare pianeta! Come dare torto ai virus se hanno optato per un nuovo globo terracqueo, si sono accorti perfino loro che il QI medio degli umani sta scivolando verso valori a due cifre…

Medesimo periodo di rilevamento (1-42 settimane) nell'anno 2019

Naturalmente è tutto un immenso bluff e non corrisponde affatto alla realtà delle cose, ma anzi dimostra ancora una volta la falsità dei dati ufficiali, le menzogne degli enti sovranazionali e la farsa che ci impongono di vivere.
La spiegazione logica di un simile andamento forse risiede nel fatto che da svariati mesi qualunque sintomatologia influenzale e/o parainfluenzale (per non dire anche i morti per cancro e/o malattie cardiovascolari e/o dismetaboliche, ecc.) viene etichettata come COVID-19.
Non c'entrano nulla le mascherine, i disinfettanti e i vari distanziamenti, qui siamo di fronte ad una semplice ma efficacissima tecnica di marketing che si chiama re-branding.
Fare rebranding infatti vuol dire dare vita a una nuova identità (nome, dati e numeri) che possa orientare la comunicazione di un marchio (o di una situazione) verso una direzione desiderata…
Hanno manipolato i dati affinché la gente pensi che la strada intrapresa e le norme anti-COVID sono quelle giuste.

Link al sito dell'OMS https://www.who.int/influenza/gisrs_laboratory/updates/summaryreport/en/

Qui sotto i due grafici: stagione 2018/2019 e 2019/2020 a confronto

Marcello Pamio

Molti sono dell’idea che la vita sia un film, un bellissimo lungometraggio la cui trama viene decisa giornalmente da ognuno di noi. Stupenda visione che è tanto vera quanto più ci si riferisce a persone coscienti e pensanti, ma quando si ha a che fare con esseri privati dell’intelletto allora le cose stanno diversamente. Il film infatti che il Sistema sta proiettando dentro la coscienza di tanti esseri umani è un vero e proprio fantahorror! Milioni di persone che non vivono ma vengono vissute e non pensano perché vengono pensate da qualcun altro...

I registi e gli sceneggiatori ovviamente non sono i pagliaccetti e le marionette che si alternano nei parlamenti, perché i veri burattinai sono sempre ben nascosti nell’ombra dietro le quinte, e manovrando a distanza la politica, le forze dell’ordine e i media, legiferano, bloccano e controllano le masse. Un meccanismo perfettamente oliato.
Dopo aver segregato in casa la popolazione per mesi e devastato l’economia nazionale non possono certo mollare la presa, e infatti nonostante i numeri parlino chiaro (non esiste alcuna emergenza perché non si muore più come prima e soprattutto le cure sono note) i sudditi con l’anello al naso continuano a fare quello che vien loro detto perché trasudano paura da ogni cellula.
Sono in totale dissonanza cognitiva per cui gli emisferi cerebrali non comunicando correttamente, impediscono alla maggior parte delle persone di vedere il film. In effetti basterebbe leggere attentamente i loro dati ufficiali che confermano in pieno la gigantesca presa per il culo.

Dati aggiornati al 18 ottobre 2020
Ieri sono stati eseguiti 146.541 tamponi che hanno evidenziato 11.705 positivi, mentre il giorno prima ne sono stati fatti 165.237 con un riscontro di 10.900 positivi.
Il rapporto positivi/tamponi viaggia da un 6,58% ad un 7,98%, cioè ogni 100 tamponi da 6 a 8 persone risulteranno positive.
La spietata e ferrea logica è banale: più test fanno e più troveranno positivi! Ma questi positivi sono persone realmente ammalate, contagiate o contagiose come continuano a martellare scandalosamente i media mainstream? Assolutamente no, sono persone nella quasi totalità dei casi asintomatiche, cioè oggettivamente sane senza alcun sintomo e non possono infettare nessuno!

La conferma arriva dai numeri dei ricoveri in terapia intensiva e degli isolamenti a casa.

  • Numero in terapia intensiva: 750 (pari al 0,59%)
  • Isolamento ai domiciliari: 118.356 pari (al 93,76%)
  • Numero dei ricoverati con sintomi: 7.131 (pari al 5,65%)

Quindi il 94% delle persone risultate positive ad un tampone sono comodamente a casa perché totalmente asintomatici o nella peggiore delle ipotesi con banali sintomi influenzali e/o da raffreddamento, cosa normalissima in questo periodo.

L’altro dato interessante sono le fasce di età più colpite (dati aggiornati al 13 ottobre 2020).

  • Da 60-69 anni: 8,6%
  • Da 70-79 anni: 23,3%
  • Da 80-89 anni: 32,2%
  • Da > 90 anni: 32,3%

Il tasso di letalità è esattamente il medesimo dell’inizio di questa situazione emergenziale: più alto tra le persone anziane. Dai 70 anni in su infatti la mortalità è quasi del 88%.
Le persone che muoiono in questo periodo sono quelle con la salute più cagionevole, con patologie pregresse e con terapie farmacologiche già in corso.
E’ così difficile da comprendere il giochetto?

Hanno aumentato i test (fatti non a caso anche preventivamente a scuola) arrivando a centinaia di migliaia ogni santo giorno con lo scopo di far aumentare i casi “positivi” (asintomatici) così da giustificare le assurde norme, i decreti illegittimi di un governo oramai allo sbando.
Ma sapete qual è il vero problema? Non tanto che ci siano dei delinquenti patentati che mettono in atto un piano diabolico ben preciso, ma la gente che ancora crede alle loro narrazioni, alle favolette, e purtroppo alle ricette!
Tante persone accettano supinamente delle folli restrizioni che colpiscono guarda caso le attività commerciali (chiusura contingentata e non più di 6 persone al tavolo in ristoranti, bar, pub, ecc.), le scuole (bambini che non possono toccarsi con mascherina in classe, disinfettanti tossici e tamponi farlocchi preventivi, ecc.), palestre, centri culturali, fiere, sagre, sport a contatto dilettantistico, ecc.

Fortuna vuole che i calciatori miliardari possano tranquillamente giocare, abbracciarsi e perfino baciarsi perché il virus contagia solo gli sport dilettantistici! Quando si dice il caso...

Roma's Edin Dzeko (L) celebrates withhis  teammates after scoring the 2-1 lead during the Serie A soccer match between AS Roma and Benevento Calcio at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 18 October 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Oltre all’economica hanno congelato - anche questo non a caso - il divertimento e lo svago dei giovani, la cosiddetta “Movida”. Peccato che il termine Movida originariamente indicava l’importante movimento sociale/artistico diffuso in Spagna dopo la caduta della dittatura franchista, utilizzato successivamente per l’animazione e il “divertimento”. Oggi questo importante movimento di coscienze lo hanno trasformato in un termine dispregiativo: una serata col fine ultimo di sballarsi. Ovviamente il Sistema non poteva dire alla plebe che per meglio controllare la popolazione dovevano bloccare il contatto, le relazioni e il divertimento.

Come cresceranno infatti le nuove leve (bambini e giovani uomini) in una società deprivata totalmente del contatto e delle relazioni sociali?
Ci hanno accompagnato a manina nella “guerra santa dei pezzenti”, come la chiama magistralmente Francesco Guccini nella stupenda canzone “La locomotiva”.
Il “Divide et Impera” è sotto gli occhi di tutti i risvegliati: una triste guerra dei poveri dove mamme attaccano altre mamme (Lorenzin docet) e bambini attaccano altri bambini. Sta diventano “normale” e “spontaneo” guardare l’altro come un nemico o un pericolo (Ha la mascherina? Ha fatto il vaccino? Quanti sono in quel tavolo? Ecc.) e controllarsi a vicenda.