Vai al contenuto

Marcello Pamio

Ho avuto la possibilità di conoscere e intervistare Maria Maddalena, un'infermiera che lavora nel reparto di Terapia intensiva Covid. Il nome ovviamente è inventato per mantenere la privacy, ma le cose che afferma sono importanti e decisamente inquietanti.

D) Grazie Maria per aver accettato l'intervista, soprattutto perché sta rischiando molto. In che reparto sta lavorando?
R) Attualmente sto lavorando in Terapia intensiva Covid. Ciò significa prendersi cura di persone con gravi insufficienze respiratorie, in pratica con polmoniti da Covid, spesso anche con la complicanza dell’embolia polmonare. Le persone non riescono a respirare da sole in modo efficace sfruttando l’ossigeno normalmente presente nell’aria: i loro polmoni sono talmente infiammati che hanno bisogno di alte percentuali di ossigeno che venga “sparato” a viva forza nei loro polmoni tramite l’ausilio di occhialini ad alto flusso, maschere e caschi ad alta pressione. Tutti questi presidi funzionano grazie all’utilizzo di un ventilatore che invia la miscela di aria e ossigeno in modo personalizzato e continuo. In caso di progressione della malattia, queste ventilazioni non invasive possono non essere più sufficienti perchè il polmone non riesce più a scambiare correttamente O2 e CO2 affaticando e scompensando il paziente. Si rende allora necessaria l’intubazione orotracheale. Il paziente viene sedato ed intubato con un tubo che dalla bocca arriva in trachea, collegato al ventilatore, che provvede ad effettuare per suo conto i movimenti respiratori e a scambiare aria e O2 necessari alla saturazione ottimale. Da quel momento il paziente viene monitorato ed assistito in tutte le sue necessità fisiche ed emodinamiche attraverso un controllo continuo intensivo e variazioni di farmaci e ventilazione vengono effettuate in tempo reale in base ai parametri vitali.

D) Cosa vuol dire personalmente e professionalmente lavorare in un reparto covid?
R) Dal punto di vista infermieristico lavorare in un reparto Covid significa prendersi cura in toto di una persona gravemente ammalata e dalle funzioni vitali compromesse, quindi cura dell’igiene, della postura e della sicurezza della persona, prevenzione delle lesioni da pressione, posizionamento e gestione presidi quali sondini nasogastrici, cateteri vescicali, sonde rettali, cateteri venosi periferici, collaborazione con il medico nell’esecuzione di esami strumentali anche invasivi, esecuzione prelievi per esami ematochimici, monitoraggio continuo parametri vitali, manovre rianimatorie, comunicazione e conforto al paziente quando questi è cosciente, sostegno nelle sue funzioni vitali giornaliere quali alimentazione ed eliminazione, agevolando i suoi contatti con i familiari attraverso presidi elettronici (telefono, tablet). Il tutto in aperta collaborazione tra le varie figure che compongono il team professionale (Oss, infermieri, medici, tecnici…)

Tutto il lavoro viene svolto in un reparto praticamente sigillato, in un contesto che vorrebbe essere di massima sicurezza per l’operatore, il che significa percorsi differenziati sporchi/puliti che però per questioni di logistica e di ottimizzazione delle risorse non sempre vengono rispettati, e questo accade spesso in molti altri reparti ospedalieri, dove si vogliono ottenere risultati altissimi nonostante la logistica estremamente carente…

Dal punto di vista psicologico, lavorare in un reparto Covid è molto pesante per l’impatto emotivo con queste persone che faticano a respirare. A queste persone manca l’aria, che è quanto di più prezioso e necessario abbiamo. Possiamo stare senza mangiare e senza bere per ore o giorni, senza respirare nemmeno cinque minuti. La paura della morte si legge nei loro occhi, ed è devastante per chi è vicino non riuscire a volte a fare abbastanza perché questo non accada. Vedere talora che tutto quello che viene fatto è inutile ed assistere all’agonia ed alla morte di questi pazienti è psicologicamente devastante, soprattutto perchè, andando a verificare le anamnesi della maggior parte di queste persone, si nota che la situazione si è deteriorata ancora quando erano a casa, in vigile attesa con tachipirina e poco altro. Personalmente sono a conoscenza da molti mesi dell’esistenza di terapie alternative domiciliari che praticamente nel 100% dei casi portano a guarigione praticamente senza ospedalizzazione. La cosa devastante è che dirigenti regionali e sanitari sono a conoscenza di questo da marzo 2020, e nonostante gli ottimi risultati hanno avallato il blocco di queste terapie, blocco che ricordiamo era stato disposto da Oms sulla base di uno studio pubblicato sulla rivista Lancet poi rivelatosi fake e ritrattato dalla rivista stessa. Nonostante questo Oms ed Aifa hanno continuato nel blocco di utilizzare in particolare uno di questi farmaci, l’idrossiclorochina, poiché in Italia risultava essere stato fatto uno studio su pazienti ospedalieri con dosaggi enormi di idrossiclorochina, mai utilizzati prima, che in realtà avevano danneggiato i pazienti. Uno studio, quindi, che sembrava fatto apposta per gettare discredito sul farmaco incriminato.

I medici che in tutta Italia stanno trattando con successo e guarigione del 100% dei pazienti A CASA sono riusciti a consentire nuovamente l’uso dell’idrossiclorochina solo nel mese di dicembre, purtroppo però sono sempre pochi i medici di base che prescrivono la terapia adeguata. In terapia intensiva arrivano persone ormai con polmoni compromessi, trattati con Tachipirina e lasciati a casa ad aspettare finché la situazione non è peggiorata. Nell’autunno scorso ho potuto anche verificare che molti dei pazienti deceduti, di varie età, avevano fatto anche la vaccinazione antinfluenzale, che però non è mai stata riportata in cartella, l’ho saputo chiedendo direttamente ai pazienti che erano in grado di parlare. Per i medici questo dato è irrilevante, tant’è che non figura mai nell’anamnesi patologica remota o prossima. Per me verificare queste situazioni è molto frustrante, anche perché pur provando a parlare con medici o colleghi infermieri di queste tematiche vi è una chiusura totale, una completa adesione ai protocolli e invece una derisione totale nei confronti di questi medici che stanno facendo sul territorio questo lavoro meraviglioso. Non riesco a capacitarmi della mancanza di collegamento tra territorio ed ospedale, collegamento che tanto era stato decantato negli anni scorsi, quando si è trattato di chiudere reparti o interi ospedali, allo scopo di potenziare l’assistenza domiciliare...

D) Com’è cambiata la sua professione nell'ultimo anno?
R) Da quando è iniziata questa storia del Covid il lavoro infermieristico è profondamente cambiato. Dover sempre indossare una mascherina di protezione, anche negli altri reparti non Covid, ha innanzitutto posto una barriera comunicativa di non poco conto. Ricordo già dai primi tempi la difficoltà nel riconoscersi nei corridoi dell’ospedale avendo per lo più gli occhi a fare da riferimento, che se da un lato ha stimolato la necessità di guardarsi per riconoscersi, cosa che già da anni la gente non fa più, ha stravolto la percezione dell’altro, soprattutto se si conosce per la prima volta. Da quando è iniziato l’uso continuativo delle mascherine ho iniziato a sorprendermi nel vedere il vero volto di nuovi colleghi o dei pazienti, abituata come sono oramai ad essere attorniata (e ad essere io stessa) una specie di mummia. La sensazione che mi danno sempre le mascherine è quella di fare silenzio, stare zitti, non esprimere le proprie emozioni. Questo è ulteriormente devastante in un reparto ospedaliero, dove la componente emotiva ed empatica sono importantissime nel rapporto con la persona ammalata. Le mascherine ffp2-3 hanno inoltre una ulteriore caratteristica, quella di farci sembrare tutti delle specie di papere incoscienti, che stanno andando incontro al carnefice che ha in mano il becchime allo scopo di agguantarci per farci fuori e per poi finire in padella. Una sensazione del tutto personale che mi è sempre più viva.

Il contatto, inoltre, è l’altra nota dolente che manca dall’inizio della “pandemia”. La stretta di mano, l’abbraccio, la vicinanza che fanno parte della nostra professione, sia nel rapporto con la persona ammalata che tra colleghi, è sparito, sostituito dalla diffidenza, dalla distanza, dai guanti, dal disinfettante usato a ogni piè sospinto. La concezione di “sei vicino, quindi sei infetto e pericoloso” è diventata imperante ed è devastante. Il paziente positivo, poi, ha proprio la sensazione di essere un untore e si sente ghettizzato ed incriminato solo per il fatto di avere questo tampone positivo e magari anche la malattia, quasi fosse una colpa. Spesso infatti sento chiedere dai colleghi: “Ma dove è andato a prenderselo questo Covid?” come se fosse un reato avere l’infezione.

I lunghi mesi nei quali le autorità politiche e sanitarie, corroborate dai mezzi di informazione ufficiali, hanno diffuso il terrore per questa malattia, per gli assembramenti, la caccia agli untori, ai positivi asintomatici, provocano nel malcapitato paziente che arriva ad essere ricoverato una sensazione continua di angoscia e terrore, che altro non fa che peggiorare la situazione.

L’ospedale è stato per me una seconda casa per anni, un serbatoio di amicizie, di conoscenze, un luogo che consideravo aperto, di crescita, di formazione. Dall’anno scorso (ma già forse da qualche anno prima) si è trasformato in una specie di lager, dove solo pochissime persone possono entrare, spesso senza il conforto di un accompagnatore, lasciate sole ad affrontare esami diagnostici, procedure curative anche molto pesanti, in nome del distanziamento e della sicurezza. Tutto è spersonalizzato, i rapporti personali ridotti al minimo, tutte figure che si scansano, temono anche solo di guardarsi quasi che l’occhio stesso possa trasmettere il virus. Il controllo ossessivo della temperatura, guai ad uno starnuto, ad un colpo di tosse...in ospedale!!! Poter lavorare senza mascherine e con divise leggere è un sogno ormai lontano!

Un’altra nota dolente legata alla professione infermieristica è quella relativa alle informazioni che ciascun operatore dovrebbe avere, proprio a titolo di conoscenza relativa al lavoro svolto. Dall’anno scorso ho fatto notare innumerevoli volte a colleghi di tutte le professioni l’inutilità delle mascherine chirurgiche in questa cosiddetta pandemia, ed ugualmente mi aspetterei che tutt’ora si potessero tirare le fila dai dati che abbiamo. A parte i reparti dove ci sono pazienti Covid, fino a non molto tempo fa in tutto l’ospedale si è continuato ad utilizzare sia come personale che come pazienti solo le mascherine chirurgiche che è assodato non avere alcuna utilità nel fermare la trasmissione dei virus. Stante così la situazione, ed ammessa la pericolosità del Sars-CoV-2, dovremmo avere la quasi totalità del personale ammalato, deceduto o comunque positivo. Tenendo presente che così non è stato, mi aspetterei che tutti gli esperti in Evidence Based Nursing e Medicine che pullulano a livello di CIO (Comitato Infezioni Ospedaliere) abbiano potuto giungere ad una conclusione che mi sembra ovvia: le mascherine chirurgiche non servono a nulla e la trasmissione del Sars-CoV-2 è difficilissima.

D) Immagino dovrà adottare sistemi di protezione che ricordano i laboratorio di massima sicurezza visti nei film di fantascienza: scafandro, visiera, mascherina, ecc?
R) Lavoriamo con dispositivi di protezione individuali come da protocollo, quindi divisa, camice idrorepellente, copricapo, mascherina ffp2-3, visiera, calzari, almeno due paia di guanti, e talora un ulteriore camice idrorepellente da utilizzare in situazioni particolari di infettività o di igiene. Come si può immaginare, trascorrere dalle 7 alle 10 ore bardati in tal modo è molto faticoso ed impegnativo, sia dal punto di vista energetico che respiratorio, tenendo presente che finché si rimane nel reparto nelle vicinanze dei pazienti non è possibile nemmeno bere un bicchiere d’acqua o recarsi ai servizi, pertanto se la mole di lavoro è tanta può capitare di non poter fermarsi mai per un turno completo. Per poter fare una pausa è necessaria una svestizione appropriata seguendo regole precise per evitare contaminazioni, e successivamente il rientro richiede nuovamente l’utilizzo di nuovi dispositivi di protezione individuale.

Questo modo di approcciarsi nei confronti dei pazienti dà veramente l’idea della distanza sociale. In più, per ovvie ragioni di praticità dovute alla quantità notevole di presidi presenti sul proprio corpo (sensori, cateteri venosi, arteriosi, drenaggi, cateteri vescicali, ecc) le persone ricoverate nel reparto sono seminude e coperte solo da un camice. Questo certo non li aiuta, se coscienti, a mantenere una privacy adeguata, e vedersi attorniati da persone irriconoscibili per maschere e visiere li fa sentire sicuramente più isolati e spaventati da questo ambiente asettico. Il contatto fisico purtroppo come già detto non esiste poichè dobbiamo sempre usare almeno 2 paia di guanti ed anche questo può essere molto frustrante per una persona che si sente sola. In più i parenti non vengono lasciati entrare se non in caso di estrema gravità o in casi eccezionali (pazienti particolarmente disorientati) e ciò aumenta nelle persone la sensazione di solitudine e smarrimento.
Devo dire che, veramente, tutti gli operatori sono gentilissimi e cercano comunque di instaurare un buon rapporto con i pazienti, ma gli ostacoli comunicativi sia fisici (maschere-visiere) che psicologici o legati agli effetti collaterali dei farmaci o della malattia stessa spesso compromettono la relazione.

D) Cosa ne pensa del tampone? Dalla sua esperienza si tratta di un test affidabile oppure no?
R) Dall’inizio della “pandemia” ho iniziato ad informarmi su questo tampone, scoprendo fin da subito che non esiste il Gold Standard per questo metodo diagnostico, e questo è stato confermato perfino in tempi recenti dal prof. Palù, ora presidente Aifa. Non esistendo il Gold Standard, va da sé che i risultati sono opinabili, e soprattutto se non correlati ad una sintomatologia in corso, assolutamente inaffidabili, anche perché per quel che riguarda il test molecolare i cicli di amplificazione fanno la differenza, dopo i 24 cicli si può trovare sempre positivo senza che vi sia alcuna correlazione con il Sars-CoV-2.

Per questo motivo, nonostante nella maggior parte delle aziende lo facciano passare come tale, non è uno screening obbligatorio per il personale, e ci si può rifiutare di farlo, anche se talora serve la minaccia di adire alle vie legali per non farlo. Essendo un test invasivo, inoltre, necessita del consenso informato correlato anche del nome dell’esecutore, poiché entrando in profondità nel rinofaringe può causare danni anche gravi, per cui la persona che lo subisce deve esserne consapevole e l’operatore che lo esegue ne deve essere responsabile.
Anche a livello di logica, questo tampone profondo non ha nessun significato: per quale motivo devo andare a ricercare così in profondità una particella che mi dite essere così infettiva e terrificante da dover girare con la mascherina, usare Dpi, chiudere negozi ed instaurare il coprifuoco? Se è così terrificante la possiamo trovare anche in un test salivare, sulla punta della lingua, senza andare a toccare punti sensibilissimi e delicatissimi.

Dalla mia esperienza ho avuto esempi pratici in reparto di soggetti sintomatici positivi al molecolare e negativi al rapido, ritenendo valido il rapido (!) con la motivazione del dirigente di microbiologia che “il molecolare è amplificato oltre 35 cicli e viene sempre positivo!!!”, e anche il contrario, soggetti asintomatici con tampone rapido positivo e il successivo molecolare negativo, ritenendo valido il negativo.
Ugualmente riporto il caso di un medico, articolo pubblicato su un giornale locale, che dopo sia la prima che la seconda dose di vaccino Pfizer è risultato positivo, e non se lo sapeva spiegare. Se non lo sa spiegare un medico, come posso saperlo io? Mi limito a fare presente che con i tamponi è vero tutto ed il contrario di tutto, e per questi tamponi inaffidabili abbiamo distrutto la società e l’economia mondiali, paralizzato le scuole, diviso famiglie e stiamo tirando su dei figli psicopatici.

D) Vorrei sentire il suo parere in merito all’obbligatorietà vaccinale. Secondo lei è giusto che un operatore sanitario sia obbligato per legge a farsi vaccinare? Se c’è un obbligo qual è il senso del consenso informato?
R) Nessuno deve essere obbligato ad un vaccino (in realtà terapia genica). E’ un farmaco sperimentale, la cui autorizzazione al commercio è stata data in deroga alle normative europee, ed è in monitoraggio addizionale: ciò significa che viene tenuto particolarmente sotto controllo perché la sperimentazione non è stata fatta come da protocolli standard, ma è stata autorizzata direttamente sulle persone, cioè noi tutti stiamo facendo da cavie. I dati effettivi sulla sperimentazione si avranno solo dalla fine del 2023. In tutte le note informative di Ema, Aifa, dai bugiardini stessi forniti dalle case farmaceutiche si evince chiaramente che non si sa se è totalmente efficace, ci si può infettare e trasmettere infezione anche se vaccinati, che una volta vaccinati si dovranno rispettare tutte le misure di sicurezza ed indossare i dpi. inoltre e’ dichiarato che i danni a lungo termine non sono ancora conosciuti. Oltre a questo l’Unione Europea ha concesso alle case farmaceutiche l’esenzione da qualsiasi tipo di responsabilità nel caso di eventuali danni provocati da questi vaccini. oltre a questo, cosa ci devono dire ancora perché capiamo che è solo un colossale business?

Con queste premesse, un obbligo vaccinale è non solo anticostituzionale, ma va anche contro a tutte le leggi internazionali applicate in Italia sulla tutela dei diritti dell’uomo. Inoltre il DL 44, oltre alla incostituzionalità, ha riportato delle violazioni della privacy, quali la possibilità di trasmettere e verificare dati sensibili personali in aperto dispregio della pronuncia del garante della privacy, oltre alla palese incongruenza di imporre un obbligo vaccinale per cui però si richiede il consenso.

Se non sono d’accordo su una pratica medica potenzialmente lesiva per la mia persona ho tutto il diritto di rifiutare il mio consenso ai sensi dell’art. 32 della Costituzione , ed allo stesso tempo prevedere il demansionamento o la sospensione della mia attività lavorativa va contro l’articolo 4 e l’art. 38 della Costituzione.

Come ho potuto lavorare per tutto un anno di Covid, coprire turni, saltare ferie per coprire malattie di colleghi vaccinati ed essere ora improvvisamente non più idonea al lavoro? Inoltre nessuno di noi è stato valutato sierologicamente per verificare se già siamo venuti in contatto con il Sars Cov 2 ed abbiamo gli anticorpi. Inoltre tra di noi vi potrebbero essere soggetti No responder (soggetti che non sviluppano risposte anticorpali in seguito a vaccinazioni) che comunque anche nonostante più inoculi potrebbero non sviluppare mai anticorpi. Paradossalmente quindi potremmo in futuro avere al lavoro operatori sanitari perfettamente vaccinati senza anticorpi e quindi non protetti, ed operatori sanitari non vaccinati sospesi ma con gli anticorpi e quindi protetti. una follia di stato.

D) Da quello che vede e assiste in reparto: può descrivere i pazienti che finiscono con il casco di ossigeno o addirittura intubate: sono solo persone anziane o ci sono anche giovani? Tutti col covid oppure si trovano là anche per altri motivi?
R) C’è una variabilità di età tra le persone che finiscono in terapia intensiva: negli ultimi tempi stiamo assistendo a persone più giovani, tra i 40 e i 60 anni, anche se permangono pazienti nella fascia di età più colpita in passato, tra i 70 e 80 anni. Solitamente sono persone precedentemente pluripatologiche, che però entrano tutte con diagnosi di polmonite da Covid. Stiamo assistendo anche agli arrivi dei primi soggetti completamente vaccinati, che purtroppo a distanza di poche settimane dalla seconda dose sembra sviluppino malattie molto più resistenti alla terapia tradizionale, anche purtroppo alla terapia domiciliare personalizzata, non facendosi mancare neppure le embolie polmonari e le intubazioni.

Talora capitano anche pazienti che permangono nel nostro reparto con patologie gravissime completamente sganciate dal Covid ma che soggiornano nelle nostre stanze perchè hanno avuto la sfortuna di avere un tampone positivo per Covid, sebbene la patologia sia assolutamente sganciata dal Sars-CoV-2. In caso di morte sono stati comunque classificati come morti da covid pur non essendoci nessuna correlazione, poichè il semplice tampone positivo ti classifica automaticamente in questa categoria. E questo accade da molti mesi.

D) Dicono che chi si vaccina è un po' più sicuro di non contrarre il virus? Qual è la sua esperienza in merito?
R) Dalla mia esperienza posso confermare che non vi è alcuna sicurezza sul nesso vaccinazione = protezione. Ho colleghi che si sono positivizzati e sono rimasti a casa in malattia dopo la vaccinazione, e ci sono persone che come me non hanno mai contratto il virus nonostante ci lavori in mezzo da oltre un anno. Dai racconti dei pazienti stessi si possono riscontrare delle perle di saggezza, poiché in molti ci hanno raccontato di essere gli unici positivi e sintomatici in famiglia, nonostante abbiano condiviso il letto e la tavola con il loro partner ed altri familiari, totalmente negativi ed asintomatici.

https://rumble.com/vg5bcd-intervento-di-marcello-pamio-alla-manifestazione-di-vicenza.html?mref=jfpun&mc=c6dt2

Sabato 17 aprile in piazza Campo Marzo a Vicenza manifestazione "SALUTE E DIRITTI". Quella salute e quei diritti che da troppo tempo ci sono stati negati. Dopo un anno dall'inizio di questa storia, sempre più cittadini sentono l'esigenza di riflettere su quanto accaduto e sta accadendo in Italia, dal punto di vista sanitario, legale, sociale e politico. Un’informazione manipolata e comprata ha propagandato paura e incertezza, fomentando quella narrazione politica che, con il pretesto di una ormai "eterna emergenza", ha raso al suolo la nostra Costituzione, devastato l’economia nazionale e distrutto gli ultimi brandelli della sanità pubblica. Oggi sempre più persone si stanno risvegliando, riappropriandosi delle loro piazze e delle loro Vite.La manifestazione organizzata dai Fuochi R2020 di Vicenza, del Polesine e di Thiene, vedrà la partecipazione di Marcello Pamio, Fabio Milani, Andrea Tosatto, Boris Ventura, Nassim Langrudi, Edoardo Polacco, Domenico d'Amico e Sara Cunial

Fino a ieri tutto il mainstream era focalizzato a presentare i vaccini come la panacea per qualunque male: rimedi miracolosi privi di qualsivoglia effetto collaterale. Oggi non è cambiato una virgola, e continuano a difenderli a spada tratta, ma quello che stiamo vedendo sono i riflettori puntati sul vaccino AstraZeneca, colpevole di effetti collaterali anche gravi.
Possibile che il siero genico (a vettore virale) anglo-svedese sia l’unico colpevole?

No, perché quello della Pfizer, il primo ad essere sperimentato sulla gente, è sicuramente molto più pericoloso, per non parlare di Moderna. Come mai si parla solo di AstraZeneca?

Serviva un capro espiatorio? Forse siamo di fronte alla classica arma distrazione di massa, per distogliere l’attenzione e far passare l’idea che gli enti preposti ai controlli stanno lavorando bene. Tranquillizzare i sudditi sulla bontà dell’operato e sulla sicurezza vaccinale è di vitale importanza.

Quindi quale migliore strategia se non quella di sacrificarne uno per smarcare e liberare tutti gli altri? Togliendo dal mercato, guarda caso, quello che costa di meno (vedere tabella).

Che dire: gran bel culo le lobbies. Pfizer costa cinque volte di più e Moderna ben nove volte più di AstraZeneca…

Non sapremo mai i veri motivi di queste scelte politiche, ma la cosa certa è che grazie a questo ultimo scandalo, alcune persone si sono svegliate prendendo coscienza che tutto quello che ci raccontano è falso. Tutti gli altri sudditi purtroppo sono irrecuperabili o avranno bisogno di un ennesimo colpo di scena, perché è risaputo che quello che può destare un cervello anestetizzato è uno shock…

Poveri anziani in fila per la vaccinazione!

Marcello Pamio

Le cose sono due: o siamo in presenza di una fede idolatra che sfocia nel fanatismo (o per meglio dire idiotismo) nei confronti della Scienza ufficiale, oppure siamo in presenza di seri disturbi mentali. Non ci sono vie di mezzo anche se in entrambi i casi il sano funzionamento encefalico potrebbe essere messo in seria discussione!
Il riferimento va a quelli che non riescono o non vogliono vedere il nesso causale tra inoculo vaccinale e immediata positività al tampone!

Nelle case di cura e nelle RSA infatti, stanno mietendo sempre più “vittime” sacrificali tra i poveri anziani che risultano positivi dopo qualche giorno dalla vaccinazione anti-Covid.

Più vaccini e più positività!

I fatti stanno dimostrando che una laurea in medicina o un diploma in infermieristica non aiutano la comprensione di tale nesso. Anzi, sembra proprio che i titoli di studio siano controproducenti.
Nessuno infatti ha il coraggio di denunciarlo. Tutti tacciono per omertà o semplicemente per ignoranza manifesta?

Fanno vaccini a tutto spiano e dopo qualche giorno le vecchie e stanche cavie da negative diventano di punto in bianco positive.

Tutto normale? Neppure una banale domanda?
No, giammai: la vera conoscenza origina sempre da una domanda! Se iniziassero a comprendere il quadro, dovrebbero mettere in discussione tutto il castello di carte.
Meglio girarsi dall’altra parte e far finta di niente, continuando però a bucare queste povere creature con un farmaco genico sperimentale
Complimenti!!!

Elenco parziale di quello che sta avvenendo in Italia a causa dei medici e dell’apparato sanitario.

Cassano allo Jonio (CS)
23 ospiti su 33
dell’istituto per anziani “Casa Serena” sono risultati positivi al tampone. Giovedì scorso 30 anziani e 21 operatori sanitari si erano vaccinati.
https://www.lacnews24.it/cronaca/covid-23-anziani-positivi-nella-rsa-di-cassano-allo-jonio-giovedi-in-30-erano-stati-vaccinati_130813/

Mercato Saraceno (FC)
38 persone positive nella struttura “Casa Insieme”, di cui 27 ospiti ed 11 operatori.
La settimana scorsa era iniziata la vaccinazione per i 55 ospiti e per tutti gli operatori.
https://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/covid-focolaio-mercato-saraceno-1.5936567

Aprilia (LT)
54 pazienti su 76 e 17 operatori positivi nella casa di cura “Villa Silvana”. Una delle prime strutture pontine in cui è stato somministrato ad operatori e ospiti il vaccino. Dall’indagine epidemiologica dell’Asl di Latina sono risultati contagiati anche 25 di quelli che erano stati vaccinati tra il 7 e l’8 gennaio scorso.
https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/01/18/news/cluster_anziani_villa_silvana_vaccinati-283117642/?ref=fbplrm&fbclid=IwAR1G40xzQadhNRLNdwP57Ghdpbmcd0hS843lxfVJcCrNFgtp_4o39sZYWgQ

Martignacco (UD)
100 ospiti contagiati su 130 nella residenza per anziani “Zaffiro”.
Avevano tutti subito la somministrazione del vaccino giorni prima.
https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2021/01/fvg-coronavirus-fvg-case-riposo-vaccinati-contagiati-4d70d9ba-4bef-412c-befd-7994e3c8d796.html

Marcello Pamio

La storia fantascientifica portata sugli schermi dal film Equals è estremamente interessante e purtroppo realistica, soprattutto vedendo quello che sta accadendo nel mondo in questo momento.
Il futuro è come sempre distopico e dopo la distruzione del pianeta a causa di una guerra mondiale, a governare la società è il cosiddetto Collettivo, che per controllare la popolazione agisce tra il concepimento e la nascita di ogni bambino modificandone il DNA per privare completamente delle emozioni ogni individuo.
Il pretesto è scongiurare l’instabilità che le passioni creano in ogni settore della vita: politica, economia, sociale.

Il mondo è privo di telecamere poiché inutili. Il sorvegliante per eccellenza è infatti il vicino di banco o di camera: i delatori di regime!
Tale modifica genetica però in alcuni individui non funziona e la Vita fa riemergere quella “pericolosa” e tanto temuta emotività. Questi casi vengono definiti “imperfetti” e per loro è previsto il trattamento farmacologico, terapia elettrica (cioè elettroshock) e poi la morte.

Viene da sé che i cosiddetti “imperfetti”, quelli che vengono prima “curati” in maniera coatta con speciali vaccini per bloccare i geni difettosi e poi uccisi, non sono altro che persone sane che stanno ritornando in possesso delle proprie sensazioni ed emozioni vietate dal Collettivo, il quale infatti fa di tutto per eradicarle dal cervello!
La storia del film è incentrata sull’innamoramento tra due colleghi di lavoro “malati”, Silas e Nia e del conto alla rovescia per riuscire a scappare dalla società o soccombere alla cura della scienza.
Sembra una versione aggiornata del film “1984” basato sul romanzo di George Orwell.

Ma Equals ricorda da vicino anche il romanzo “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932. Il visionario scrittore britannico descrive un mondo in cui il pianeta è governato da dieci “controllori” e l’intera società è rigidamente manipolata da pratiche scientifiche: controllo delle nascite, indottrinamento psicologico fino alla selezione eugenetica della razza umana.
Una società dove ognuno appartiene a tutti, dove la famiglia tradizionale è stata abolita, così come il matrimonio. Le persone sono spinte alla poligamia e a legami assolutamente instabili e superficiali, anche perché chi passa il proprio tempo da solo oppure è incline alla monogamia non è visto bene.
Infine una pratica socialmente molto diffusa è l’assunzione del Soma, una sostanza euforizzante che controlla l’umore e allontana la tristezza.

Più o meno la trama portata nel grande schermo da Phillip Noyce, il regista del film “The Giver - il mondo di Jonas”. Un mondo che ha sconfitto le passioni e la violenza (in apparenza), votandosi alla conformità e alla totale apatia. Autodisciplina ma anche iniezioni mattutine di un farmaco/droga che inibisce qualsiasi emozione e “normalizza” la comunità.
Di nuovo - come su Equals - salta fuori il tema del controllo delle emozioni, controllo delle nascite, distruzione della famiglia in quanto nucleo centrale e vitale della società, manipolazione genetica in funzione del miglioramento della razza umana e infine l’omologazione della realtà.
Per non parlare delle pubblicità pervasive che gli onnipresenti schermi sparavano costantemente: “recati subito dal tuo dottore per avere il vaccino ed eradicare questa pericolosa epidemia emotiva”.

Quante pellicole Hollywood ha sfornato su queste tematiche?
E oggi grazie ad un virus influenzale quanto lontani siamo da questa distopia?
I sudditi si stanno abituando alla nuova normalità: girano per le strade con una ridicola museruola che non può certo bloccare un “virus” di 80 miliardesimi di metro, ma semmai imprimere nell’inconscio i sigilli dell’obbedienza e della sottomissione.

I sudditi si stanno abituando alla nuova normalità: il distanziamento sociale che non può certo impedire il contagio, ma semmai imprimere nell’inconscio la pericolosità del contatto e l’importanza della separazione.

I sudditi si stanno abituando alla nuova normalità: la paura dei virus e così facendo non vivono più la loro Vita. Non vivere per paura di morire, sembra un paradosso ma è la triste e amara realtà!

I sudditi infine si stanno abituando a farsi inoculare un vaccino all’anno prodotto da varie case farmaceutiche, non certo per bloccare un virus a RNA che si modifica continuamente, ma semmai per venire programmati e modificati geneticamente…

Dottor Luca Speciani

Una volta capito (e speriamo che alla fine ci siano arrivati anche quelli più “gnucchi”) che tutto questo circo è stato creato ad arte con l’obiettivo di forzare tutti ad una vaccinazione obbligatoria annuale, senza la quale non potremo più esercitare la nostra professione, mandare a scuola i nostri figli o semplicemente prendere un aereo o un treno... e preso atto della totale complicità in questo sfacelo di politici corrotti, giornalisti prezzolati, medici servi e pecore obbedienti... le soluzioni che restano a noi persone “normali” ma attente ai nostri diritti costituzionali, sono poche.

La prima è combattere a testa alta, perseguendo le vie legali, democratiche, civili a nostra disposizione. Che è ciò che abbiamo fatto in questi mesi, pagando di persona subendo provvedimenti disciplinari o multe e sanzioni a vario titolo. Con risultati però vicini allo zero. Perché quando vinci ben quattro ricorsi al TAR contro l’obbligatorietà vaccinale, e per la trasparenza delle decisioni governative e del comitato tecnico scientifico, ma nessuna TV o quotidiano nazionale ne dà notizia, capisci che stai perdendo, e che l’unica via sarebbe quella di una rivolta di piazza non più civile, democratica o legale. Ma capisci anche che probabilmente questo è proprio ciò che vogliono, e che se ti presti al gioco anche le ultime minime riserve costituzionali (già duramente calpestate dagli assurdi DPCM natalizi) andrebbero a cadere, accelerando il processo di lesione dei nostri diritti.

La seconda via è invece quella di comportarsi come se non esistessero. Vivere giorno per giorno continuando a fare progetti, ad amare, a piantare alberi, a ristrutturare casa, a investire sui propri figli e sulle proprie conoscenze, a comprare libri, a fare corsi... e dove e quando si può abbracciandosi e guardandosi in faccia. Può essere che in questo contesto la forza di milioni di persone che non hanno più paura di vivere (e di morire), e che non perdono ore a cercare di capire tra cervellotici decreti se il 27/12 il ragazzo quindicenne potrà o meno venire a trovare i nonni, possa essere più potente di tante vittorie (di Pirro) legali.
Potremmo chiamarla la “forza dell’indifferenza”. Una forza che nasce dal non dare più valore al loro circo mediatico.

Il Bullo, il prepotente di turno, non si umilia menandolo più forte. Lo si riporta al suo misero livello restando indifferenti alle sue sciocche provocazioni. Rendendolo così ridicolo.
Noi siamo ancora vivi, loro sono già morti. Morti dentro, poiché desiderano un mondo senza vita, senza abbracci, senza sorrisi, senza amicizie, senza socialità, senza condivisione, senza amore. Se dovremo morire, moriremo. Ma a loro, di noi, non resterà nulla. Che restino con i loro amati delatori, i loro giornalisti schiavi e i loro ignobili e deliranti decretini settimanali, schiacciati dalla paura della morte. A che serve vivere se sei già morto dentro?

Noi saremo altrove, abbracciati, ad amarci intensamente e a suggere dalla vita il suo miele fino all’ultima goccia.
Come canta De André, nella “ballata dell’amore cieco” in cui una donna crudele per vanità fa suicidare colui che la ama. Ma poi, presa da sgomento, lo vede: “morir contento e innamorato, quando a lei nulla era restato: non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene”. È lo stesso sgomento che auguriamo a chi ci ha tolto affetti, vita, abbracci, gioco.

Continuiamo la nostra vita, indifferenti verso chi ci vorrebbe proni, togliendo così potere a chi se lo è indegnamente autoassegnato, con la scusa dell’emergenza, per toglierci libertà e diritti.
Non siamo soli. Siamo in tanti. Ce la faremo.
Intanto, una canzone, come un dolce meme, in questo giorno speciale continua a girarmi in testa, e fa: “All I want for Christmas is you”.
Buone feste a tutti.
Con Amore

Marcello Pamio

Non appena è stato comunicato dalle lobbies farmaceutiche l’avvio dello sviluppo di candidati vaccini, il Ministero della Salute italiano ha ritenuto di iniziare le interlocuzioni con altri partner europei per procedere alla disponibilità di un numero di dosi necessario per l’immunizzazione dei cittadini dei Paesi coinvolti e di tutta l’Unione Europea.

E’ nato così il documento: “Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 PIANO STRATEGICO. Elementi di preparazione e di implementazione della strategia vaccinale” a cura del Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Istituto Superiore di sanità, agenas e l’AIFA.

La Commissione UE e gli stati membri hanno poi sottoscritto un accordo in base al quale i negoziati con le aziende produttrici sono stati affidati in esclusiva alla stessa, affiancata da un gruppo di 7 negoziatori in rappresentanza degli Stati membri (tra i quali un italiano) e da uno Steering board che assume le decisioni finali, ove siedono rappresentanti di tutti gli Stati membri.

Le trattative si sono concentrate su un gruppo di società che stanno sviluppando vaccini con diversa tecnologia. Al momento l’Unione Europea si è già assicurata circa 1,3 miliardi di dosi!

Le aziende che sviluppano vaccini

Ecco le aziende che dovrebbero salvare il mondo dalle pandemie.
Sono sei: AstraZeneca, Pfizer/Biontech, Johnson&Johnson, Sanofi/GSK, Curevac e Moderna.

AstraZeneca: 40,38 milioni di vaccini
Johnson & Johnson: 53,84 milioni
Sanofi: 40,38 milioni
Pfizer/BNT: 26,92 milioni
CureVac: 30,285 milioni
Moderna: 10,768

I vaccini prodotti dalle “sei sorelle” saranno 202,573 milioni di dosi per un paese come l’Italia con 60 milioni di abitanti. Qualcosa non torna nei calcoli o qualcosa invece torna alla perfezione?

Anche se per alcuni vaccini gli inoculi sono doppi (quindi il numero va dimezzato), l’intendo del Sistema è quello di vaccinare i cittadini più e più volte, magari anche con farmaci diversi, visto che non nascono dalla medesima tecnologia…

Categorie da vaccinare
Sono state identificate le categorie da vaccinare in via prioritaria nelle fasi iniziali: operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale dei presidi residenziali per anziani e le persone di età avanzata.
Stranamente mancano all’appello le forze dell’ordine, perennemente a rischio di infezione nelle loro pericolose missioni di multare chi gira senza mascherina, e ovviamente i politici i quali dovrebbero dare il buon esempio ai sudditi facendosi vaccinare in massa in diretta televisiva (vaccini veri e non soluzione salina ovviamente).

Solo testimoniando la coerenza sulla loro pelle, potranno convincere anche i dubbiosi nella bontà della prassi preventiva.

Il Piano strategico è scaricabile qui: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_5202_1_file.pdf

ISCRIVITI AL CANALE TELEGRAM 🔗DISINFORMAZIONE

Marcello Pamio

Manca poco più di un mese a Natale, e quasi nessuno se n’è accorto. Gli anni scorsi subito dopo Ognissanti iniziava un massiccio martellamento di prodotti, pubblicità, video, canzoni e jingles natalizi, per non parlare di panettoni, luminarie e stelle filanti. Quest’anno no: come mai?
Semplice, è arrivato l’ordine dall’alto ai vari editori di cancellare la festività dai media.
Ovviamente il motivo è più che valido: il coronavirus!

La realtà è un po’ diversa: ci stanno rosolando lentamente sulla piastra, per prepararci al prossimo anno che inizierà con i botti, e non pensiate al capodanno. Il veglione infatti si farà a casa in totale solitudine senza alcun razzetto o fontanella, perché verranno messi al bando dal prossimo Dpcm in quanto i petardi potrebbero svegliare dal sonno notturno il SarsCoV-2... Che non sia mai!

Mi riferisco al “patentino” e all’ipotesi di obbligo in base alle fasce di età che sta prendendo forma.
A dirlo il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. “Stiamo disegnando un piano dei vaccini, il primo sarà quello di Pfizer e all’Italia arriveranno 3,4 milioni di dosi nella seconda parte di gennaio, che serviranno a vaccinare 1,7 milioni di italiani perché a ogni persona dovranno essere somministrate due dosi”.

La cosa interessante è che il prodotto Pfizer richiede condizioni particolari per la conservazione: temperature di circa 70/80 gradi sotto lo zero!
Ma tranquilli i frigoriferi “ci sono”, ha rincuorato Arcuri.

Stanno anche “progettando una piattaforma informatica che consentirà di gestire la verifica della somministrazione per sapere come si chiamano le persone che hanno fatto il vaccino e dove lo hanno fatto, per seguire la tracciabilità dei beni sul territorio”, ha detto il Commissario, rispondendo ad una domanda sulla folle ma purtroppo concreta ipotesi di un patentino.

Il “patentino” o “pass” come l’ha definito il diversamente-statista del veneto Zaia, darà diritto ai sudditi di tornare ad una pseudo-normalità, che ovviamente normalità non sarà. Ma come si dice: la cosa importante è crederci.
Quindi vuoi andare ai concerti? Usare i mezzi pubblici? Viaggiare all’estero? E perchè no, mangiarti una pizzetta in compagnia senza il problema del numero di commensali? Bene, lo potrai fare se e solo se ti sarai fatto sparare in vena un po’ di RNA sintetico, un po’ di materiale modificato geneticamente, creato in laboratorio dalle menti più criminali del pianeta!
Buona “normalità” a tutti...

Pryska Ducoeurjoly

Tratto dalla rivista belga «Néosanté», n. 139, Settembre 2020.
Tradotto per Disinformazione.it dalla prof.ssa italo-francese Sonia Sonda Zaniol

E se la vaccinazione antinfluenzale avesse provocato l’epidemia di Coronavirus?
Ultimamente Ted Kuntz, presidente dell’Associazione Vaccine Choice Canada, ha osato porre questa domanda scottante in una tribuna1 pubblicata sul sito americano Children Health Defense di Robert F. Kennedy Jr. Questo articolo presenta vari studi che descrivono il fenomeno poco noto dell’interferenza virale. Quest’ultima designa la capacità di un’immunizzazione vaccinale per un certo virus di agire, in senso positivo o negativo, sulla nostra immunità nei confronti di altri virus.

«Un prova randomizzata e controllata contro un placebo presso bambini ha mostrato che il vaccino antinfluenzale ha moltiplicato per 5 il rischio di infezioni respiratorie acute, causate da un gruppo di virus non influenzali, compreso il coronavirus» osserva angosciato Ted Kuntz. Si riferisce allo studio di Benjamin Cowling (2) (2012), cha ha fatto scalpore nel mondo scientifico e trova un significato particolare oggigiorno, perché mostra (anche se si tratta qui di bambini) che una immunizzazione contro l’influenza mediante un vaccino può accrescere il rischio di prendere un coronavirus. Questo studio non è l’unico. Nel 2018 la rivista Vaccine ha pubblicato il lavoro di Sharon Rikin, basato nell’arco di tre stagioni su mille persone, di cui il 68% bambini. Esso dimostra lo stesso fenomeno di interferenza virale con dei virus polmonari non influenzali a seguito della vaccinazione contro l’influenza, ma solo nei soggetti con meno di 18 anni. Finanziata dai Centers for Disease for Control and Prevention americani (CDC), la pubblicazione cita un rischio moltiplicato per 4,8 presso i bambini con meno di quattro anni. La rivista Vaccine ha ugualmente pubblicato nel gennaio 2020 uno studio3 effettuato da GG. Wolf sul personale militare americano, che descrive un analogo fenomeno presso gli adulti. Le migliaia di militari americani che hanno ricevuto il vaccino contro l’influenza hanno presentato una sensibilità accresciuta al coronavirus (+ 36%) e al metapneumovirus (+51 %). Molti altri studi ancora (Kelly et al. 2011, Mawson et al. 2017, Diering et al. 2014) testimoniano la recrudescenza di infezioni acute non influenzali dopo una vaccinazione contro l’influenza, principalmente nei bambini4.

Un’interferenza controversa

Questa ipotesi che la vaccinazione antinfluenzale possa favorire le infezioni da coronavirus o da altro virus respiratorio è contestata dai partigiani della vaccinazione, che forniscono pure loro una serie di studi, come quello di Sundaram et al (2013) o ancora Skowronski et al. (2020).5 Sul primo di tali studi gravano però conflitti di interesse col laboratorio MedImmune (oggi AstraZeneca), il secondo è finanziato dal Ministero della Salute canadese ma sono numerosi gli autori che hanno conflitti di interesse con diversi laboratori di fama.

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, il fenomeno dell’interferenza virale del vaccino antinfluenzale con altri virus, come i coronavirus, resta per il momento allo stato di ipotesi. Le autorità sanitarie mantengono dunque le loro raccomandazioni in favore della vaccinazione antinfluenzale: essere protetti contro l’influenza e le sue complicazioni può contribuire a ridurre il carico di lavoro sugli ospedali, assicurando che le installazioni siano disponibili per altri pazienti.

Tuttavia questo fenomeno di interferenza virale appare sempre più credibile, come lo sottolinea uno studio inglese6 del 2019 dedicato particolarmente alle interazioni da virus a virus, studio realizzato nel Centro di Ricerche sui virus dell’Università di Glasgow: «il nostro Studio fornisce un sostegno statistico solido per l’esistenza di interazioni tra dei gruppi geneticamente ampi di virus respiratori sia su scala della popolazione sia su quella del soggetto individuale. I nostri risultati implicano che l’incidenza delle infezioni influenzali è legata a quella delle infezioni virali non influenzali». I ricercatori osservano, per esempio, che il rinovirus scompare ogni volta che sopravviene il picco dell’influenza stagionale, poi riappare poco dopo. Essi documentano altri fenomeni di interazioni complesse, con certi virus che agiscono simultaneamente, mentre altri lo fanno al contrario. I coronavirus sembrano così agire in modo sincronizzato con L’adenovirus, la parainfluenza con il VRS (virus respiratorio sinciziale). Tale articolo prova soprattutto la nostra ignoranza delle multiple interazioni virali, su scala individuale o comunitaria.

Ci si può dunque legittimamente chiedere se la protezione influenzale attribuita al vaccino non penalizzi l’immunità di gruppo acquisita naturalmente, a causa di interferenze tra virus. Un vaccino contro l’influenza stagionale generalizzato potrebbe davvero contribuire a perturbare la risposta naturale a un virus lasciando il posto alla circolazione di altri virus non influenzali.

Imbarazzante studio brasiliano

Mentre la vaccinazione antinfluenzale si appresta a ripartire, uno studio brasiliano (7) (e svizzero) arriva a fagiolo per alimentare le argomentazioni provaccinali. Pubblicato in anteprima sul sito MedRxiv (dunque per il momento senza revisione da parte di altri esperti), tale studio sostiene che i pazienti che hanno ricevuto l’ultimo vaccino antinfluenzale presentano in media l’8% di probabilità in meno di aver bisogno di cure intensive, il 18%, sempre in meno, di assistenza respiratoria invasiva e il 17% di soccombere (nella fascia di età compresa tra i 10 e i 18 anni). Da notare che i soggetti sotto i 18 anni rappresentano solo il 2% del gruppo e sono i meno vaccinati, a differenza delle persone più anziane che alla fin fine hanno, secondo detto studio, solo il 3% di beneficio in fatto di mortalità. Si tratta di uno studio di tipo “Big Data” (una tecnica di analisi decisamente criticata dal celebre Didier Raoult) (8). Lo studio si basa su 90 000 casi presi in esame nei Centri di Salute brasiliani, e il gruppo conta in media il 30% di vaccinati contro l’influenza nel 2020. Esso mette in evidenza soprattutto il 47% di decessi, di cui il 15% nei bambini con meno di 10 anni, ciò che appare enorme e non riflette affatto la situazione nella popolazione in generale. Il 66% dei casi avevano infine altre altre patologie. È difficile insomma fidarsi di questo studio, ma si può nondimeno notare che esso sostiene il concetto di interferenza virale, questa volta però a favore della vaccinazione.

La mortalità è maggiore nei paesi più vaccinati?

I dati dell’Unione Europea sulla vaccinazione antinfluenzale e i decessi dovuti ai coronavirus sembrano contraddire lo studio brasiliano. È quello che sottolineano due personalità inglesi, Niall McCrae e David Kurten, in una tribuna pubblicata nel sito evidencenotfear.com (9); il primo è un ricercatore, il secondo un uomo politico. Con l’aiuto dei registri nazionali, essi hanno messo a confronto i tassi di vaccinazione con quelli di mortalità attribuiti al coronavirus.

«Malgrado alcuni casi contrari, è interessante notare che i paesi col tasso di mortalità più elevato - ossia il Belgio, la Spagna, l’Italia, il Regno Unito, la Francia, i Paesi Bassi, la Svezia, l’Irlanda e gli Stati Uniti - hanno tutti vaccinato almeno la metà della loro popolazione anziana contro l’influenza. La Danimarca e la Germania, con un uso minore del vaccino antinfluenzale, hanno per contro una mortalità da Covid-19 alquanto ridotta. Certo, la correlazione non è la causalità, e il numero sproporzionato di decessi da Covid-19 potrebbe spiegarsi con altri fattori. (…). Tuttavia la causa della mortalità dovuta al Covid-19 è probabilmente multifattoriale, mentre il vaccino antinfluenzale va considerato nel quadro di un’inchiesta post mortem più ampia su tale pandemia». Tra le eccezioni si distinguono la Corea del Sud e la Nuova Zelanda, molto vaccinate, le quali vantano un tasso di mortalità decisamente più basso. Esse si distinguono tuttavia per una presa in carico dei pazienti assai diversa.

Per confermare una tale ipotesi, «sarebbe interessante sapere quanti dei decessi attribuiti al Covid-19 sono sopravvenuti in persone cui era stato somministrato, negli ultimi anni, il vaccino antinfluenzale» spiega per parte sua Ted Kuntz, presidente dell’associazione “Vaccine Choice”. È in effetti una domanda cruciale, che meriterebbe uno studio retrospettivo approfondito. Un’idea per Didier Raoult e i suoi 4000 pazienti?

E se si trattasse semplicemente dell’influenza?

Santé Publique France” [Salute Pubblica di Francia], da noi contattata, ci spiega che non dispone di dati definitivi sull’influenza stagionale di quest’anno. Come nella maggior parte dei paesi europei10, si è rapidamente smesso di contabilizzare i morti di tale patologia, per prendere in considerazione solo i morti da Covid-19. L’influenza consueta fa 60.000 morti all’anno in Europa. Ora, in Francia, quest’anno se ne sono registrati meno di 100…, dato per nulla coerente, stante soprattutto il fatto che l’influenza dell’inverno 2019-2020 era annunciata come “severa” dall’OMS, tanto che all’ultimo momento ha persino modificato la composizione dei ceppi vaccinali (11).

Altro punto importante è che la maggioranza dei test PCR è stata orientata per testare il Covid-19 e non più i ceppi di virus influenzali, come era il caso ogni anno in passato. Finora non è stato prodotto alcuno studio per definire nell’epidemia del 2019-2020 la proporzione tra il coronavirus e i virus influenzali.

Sappiamo d’altra parte che i test PCR non sono abbastanza specifici da evitare interferenze con i virus dell’influenza, e questo è un fenomeno ben noto. È il motivo per cui, quando si cerca la presenza di virus non influenzali, gli studi scientifici non prendono in considerazione i test realizzati nei 14 giorni seguenti a una vaccinazione antinfluenzale.

L’affidabilità di tali test resta in ogni caso un vero problema, come abbiamo documentato in un articolo consultabile nel sito di Néosanté (12). Più recentemente tre studiosi inglesi (13) hanno pubblicato il risultato delle loro ricerche nella letteratura scientifica dedicata ai test PCR per il Covid-19: «I risultati della PCR sono in sé scarsamente idonei a predire la coltura virale, partendo da campioni umani. Un’attenzione insufficiente è stata accordata alla relazione tra i risultati della PCR e la malattia. Il rapporto con l’infettività non è chiaro e servono più dati su questo argomento». In altri termini, se abbiamo quest’anno un’influenza stagionale severa o se siamo stati vaccinati contro la normale influenza, possiamo risultare positivi al test per il Covid-19 (e ritornare in quarantena…).

Nulla permette in definitiva di affermare formalmente che l’epidemia che abbiamo conosciuta è esclusivamente un’epidemia legata al coronavirus. D’altra parte, il vaccino 2019-2020 può benissimo aver contribuito alla fiammata epidemica mondiale. Esiste un precedente documentato da studi scientifici: l’influenza H1N1 del 2009. «Dei ricercatori canadesi (14) (Skowronski et al. 2010) hanno dimostrato, partendo da parecchi studi successivi (di qualità variabile), che le persone che avevano ricevuto nel 2008-2009 un vaccino antinfluenzale inattivato trivalente (per premunirsi contro l’influenza stagionale) avevano avuto, rispetto ai non vaccinati, un rischio maggiore (dal 40 al 250% secondo i diversi studi) di essere infettati dal virus pandemico A/H1N1, a riprova di un indebolimento post-vaccinale del sistema immunitario», ricorda Michel De Lorgeril, medico e ricercatore, autore di una collezione di opere sui vaccini (15).

Immunità individuale versus immunità di gruppo

Questo studio condotto da Skowronski nel 2010 ha sollevato molte controversie. Esso rafforza oggi l’ipotesi che la vaccinazione antinfluenzale possa aver provocato quest’anno un’epidemia più severa. Per Skowronski e altri, ciò può essere dovuto, tra altri ipotesi, a una mancanza di immunità incrociata di fronte alle varianti del virus dell’influenza nelle persone vaccinate. Questa immunità incrociata è il risultato dell’immunizzazione naturale e non dell’immunizzazione vaccinale, riconosciuta come assai più limitata. Un altro articolo (16), apparso nel 2009 in The Lancet Infectious Diseases, conferma tale fenomeno e afferma che esso può anche penalizzare l’immunità di gruppo, vale a dire la nostra resistenza comunitaria a dei ceppi pandemici. L’équipe olandese definisce la vaccinazione «spada a doppio taglio», giacché la contaminazione naturale prodotta dall’influenza conferisce un’immunità più «larga» riguardo alla forme ulteriori di virus.

La nozione di vaccini “altruisti” è oggi rimessa in questione. Risulta in effetti che la vaccinazione di una parte della popolazione può paradossalmente favorire l’apparizione di nuove epidemie (17). È ciò che si definisce la “tossicità comunitaria”.

Il peccato antigenico originale

Un altro fenomeno poco conosciuto, ma comunque ben documentato dalla ricerca, può aver contribuito all’impennata epidemica a seguito della vaccinazione antinfluenzale. Si tratta del “peccato antigenico originale” e degli “anticorpi facilitatori”, scoperti da Halstead (18) nella febbre gialla. Per riassumere in termini semplici, una prima infezione da un virus può mettere in moto una reazione immunitaria normale, ma una seconda infezione può metterne in moto una severa, con una tempesta di citochine (19) (o tempesta immunitaria). Il peccato antigenico originale designa dunque la propensione del sistema immunitario a prendere di mira solo un antigene preciso, quello legato all’infezione originaria, mentre gli anticorpi “facilitatori” (in inglese antibody-dependent enhancement, ADE) (20) sono responsabili dello scombussolamento immunitario. È un fenomeno che è stato ben documentato con la vaccinazione (21).

«Quando gli immunologi parlano di ricerca vaccinale contro i coronavirus, lo spettro degli anticorpi detti “facilitanti” fa nascere immediatamente in loro un brivido di ansietà. (…). Degli anticorpi facilitanti sono stati identificati tra l’altro nella febbre gialla, nell’influenza, nell’infezione da HIV, ebola e… SARS. Nella SARS è solo 8 anni dopo l’episodio del 2003 che questi anticorpi sono stati messi in evidenza», spiega Stéphane Korsia-Meffre, nel sito Vidal.fr, in un articolo (22) istruttivo dedicato alla ricerca del vaccino anti-covid (vi raccomando vivamente di leggerlo).

Fino ad oggi, gli anticorpi “facilitatori” (detti anche “non neutralizzanti”) sono largamente responsabili dell’insuccesso della vaccinazione contro il coronavirus, la SARS o la MERS. Sono la bestia nera di certi vaccini, come quello della pertosse. Uno studio del 2019 riferisce così che, quando incontreranno il virus in tempi successivi (23), «tutti i bambini che sono stati immunizzati col vaccino DTaP (contro difterite, tetano e pertosse, commercializzato negli Stati Uniti dal 1997 - Nota della Redazione) saranno più sensibili alla pertosse per tutta la vita, e non esiste un mezzo facile per diminuire questa accresciuta sensibilità». Un vero peccato vaccinale! Un altro studio del 2018 (24), del Centro di Ricerca Biomedica dell’Università del Qatar, si interessa più particolarmente dell’influenza da coronavirus o ancora dal virus respiratorio sinciziale. Esso elenca tutta una serie di studi che, tanto negli animali quanto nell’uomo, mostrano come la vaccinazione possa provocare una reazione più severa nel caso di una seconda infezione, specialmente di fronte a una variante del ceppo utilizzato nel vaccino. Il dibattito è in ogni caso al centro delle preoccupazioni dei laboratori che cercano la soluzione vaccinale anti-covid…(25).

Un cocktail vaccinale 2019 piuttosto sperimentale…

L’ultima campagna (al pari delle precedenti) avrebbe dunque potuto rendere la popolazione più sensibile a un altro ceppo dell’influenza stagionale, come Skowronski e altri (2010) hanno documentato per l’influenza H1N1 del 2009. Questa ipotesi è sfortunatamente lungi dall’essere una fissazione no vax, tanto più che la tempesta di citochine riferita dai medici nell’epidemia attribuita al coronavirus porta anche la firma dei tanto temuti anticorpi facilitatori. Il cocktail vaccinale 2019-2020 ha subito delle modifiche notevoli. Oltre ai ceppi impiegati, che cambiano ogni anno e possono indurre delle reazioni immunitarie specifiche e sconosciute, il supporto di coltura è stato modificato in certi preparati messi in commercio nel 2019. La Gran Bretagna e l’Italia, che hanno pagato un pesante tributo all’epidemia, hanno sperimentato Flucelvax Tetra, un vaccino per l’influenza stagionale coltivato per la prima volta su cellule renali canine (e non su uova embrionali di gallina). Esso è stato autorizzato in Europa all’inizio del 2019, e, secondo il sito www.mesvaccins.net, sarà disponibile in Francia per la stagione 2020/2021.

Ora non esiste alcun dato disponibile concernente la somministrazione concomitante del Flucelvax Tetra con altri vaccini. E “la tolleranza di Flucelvax Tetra non è stata valutata nelle popolazioni particolari come i soggetti immuno-depressi, le donne incinte o che allattano, come pure i bambini colpiti da malattie che li espongono a un rischio di complicazioni influenzali”, precisa l’Alta Autorità di Salute in Francia.

Questo vaccino è senza adiuvanti (come i vaccini tetravalenti antinfluenzali in Francia Influvax o Vaxigrip Tetra), ma non è così nel resto del mondo. Certi vaccini (siano essi prodotti da colture su uova di gallina o cellule canine) contengono dello squalene (vaccino Chiromas in Spagna e Fluad in Canada) altri contengono del thimerosal/mercurio (vaccino Afluria in Spagna, Agriflu e Flucelvax Quad in Canada). Questi due adiuvanti sono fortemente sospttati di provocare degli effetti secondari pericolosi.

Secondo il dr. Michel de Lorgeril, al di là di una tossicità a livello individuale dei vaccini antinfluenzali (la cui efficacia clinica non è dimostrata, ricorda il suddetto medico) (26), si sono registrati molteplici effetti contrari comunitari (o “tossicità sociale”). Prima di acconsentire all’iniezione di richiamo stagionale vi consiglio di leggere il suo libro, specialmente dedicato ai vaccini antinfluenzali (27). Esso verrà pubblicato nell’ottobre 2020 e l’Autore insiste ugualmente sugli studi che documentano i fenomeni di interferenza virale dopo una vaccinazione contro l’influenza.

Riassumendo: la vaccinazione antinfluenzale annuale, con cui la metà della popolazione occidentale è vaccinata, ha potuto da una parte favorire l’emergere di ceppi pandemici (influenzali o di altro tipo) e dall’altra indebolire la nostra capacità di resistenza immunitaria di gruppo. Due eventualità meritevoli quanto meno di essere studiate a fondo, prima che nuovi vaccini “covid” suscitino ancora il fenomeno dell’interferenza virale, gettando in tal modo benzina sul fuoco.

NOTE

NB - Ho preferito non tradurre le note in italiano per facilitare il loro reperimento in Internet e avere così immediato accesso alle fonti originali citate qui [La traduttrice].

(1) Is There a Relationship Between Influenza Vaccination and COVID-19 Mortality?,

18 juin 2020. https://childrenshealthdefense.org/

(2) COWLING BJ, FANG VJ, NISHIURA H, et al. Increased risk of noninfluenza respiratory virus infections associated with receipt of inactivated influenza vaccine. Clin Infect Dis. 2012.

(3) WOLFF GG. Vaccination contre la grippe et interférence des virus respiratoires chez

le personnel du ministère de la Défense pendant la saison grippale 2017-2018. Vaccine 2020.

(4) Pentagon Study: Flu Shot Raises Risk of Coronavirus by 36% (and Other Supporting

Studies), 16 avril 2020, https://childrenshealthdefense.org/

(5) SUNDARAM et al. (2013) Influenza Vaccination Is Not Associated With Detection

of Noninfluenza Respiratory Viruses in Seasonal Studies of Influenza Vaccine Effectiveness. Clinical Infectious Diseases. SKOWRONSKI et al. (2020) Influenza vaccine does not increase the risk of coronavirus or other non-influenza respiratory viruses: retrospective analysis from Canada, 2010-11 to 2016-17. Clinical Infectious Diseases.

(6) NICKBAKHSH SEMA et al. Virus-virus interactions impact the population dynamics of influenza and the common cold. Proc Natl Acad Sci USA. 2019.

(7) Inactivated trivalent influenza vaccine is associated with lower mortality among

Covid-19 patients in Brazil. GUENTHER FINK et al. medRxiv 2020.

(8) Le Professeur Raoult fustige l'usage du Big Data pour démontrer l'inefficacité de

l'hydroxychloroquine, 25 mai 2020. La Revue du Digital.

(9) Covid-19 et vaccination contre la grippe: y a-t-il un lien? 8 mai 2020. https://evidencenotfear.com

(10) Saison grippale 2019-2020 : réorientation des systèmes de surveillance pour la

COVID-19, site de l'OMS. www.euro.who.int.

(11) Grippe 2019 : le vaccin modifié pour faire face à une épidémie virulente, Louise

BALLONGUE, 23/09/2019. www.medisite.fr.

(12) Où est passée la grippe saisonnière ? Enquête sur les statistiques du nombre de

décès liés au coronavirus. Pryska DUCOEURJOLY, 15 mai 2020. www.neosante.eu.

(13) Are you infectious if you have a positive PCR test result for COVID-19? 5 aout 2020,

Tom JEFFERSON, Carl HENEGHAN, Elizabeth SPENCER, Jon BRASSEY. www.cebm.net.

(14) SKOWRONSKI DM, et al., Association between the 2008-09 Seasonal Influenza Vaccine and Pandemic H1N1 Illness during Spring-Summer 2009: Four Observational Studies from Canada, PLoS Med, 2010.

(15) Editions Le Chariot d'Or.

(16) Yearly influenza vaccinations : a double-edged sword ? BODEWES et coll. Lancet Infect Dis. 2009.

(17) Voir Néosanté Mai 2020, dossier : Vaccination, la cause cachée de nouvelles épidémies.

(18) HALSTEAD S. 2014. Dengue antibody-dependent enhancement: knowns and unknowns. Microbiolspec. 2014.

(19) Ensemble de protéines impliquées dans la réaction immunitaires qui jouent

le rôle de signaux permettant aux cellules d'agir a distance sur d'autres cellules

pour en réguler l'activité et la fonction.

(20) Lire aussi sur Wikipedia l'article Facilitation de l'infection par des anticorps.

(21) Vaccine-induced enhancement of viral infections (Augmentation des infections

virales induite par le vaccin). W. HUISMAN et al. Vaccine. 22 janvier 2009.

(22) Vers un vaccin COVID-19 : les leçons du SARS, du MERS et des données récentes

sur la réponse immunitaire au SARS-CoV-2. 14 avril 2020.

(23) The 112-Year Odyssey of Pertussis and Pertussis Vaccines – Mistakes Made and

Implications for the Future, James D. CHERRY, Journal of the Pediatric Infectious

Diseases Society. September 2019.

(24) Viral-Induced Enhanced Disease Illness. Maria K. SMATTI et al. Front. Microbiol., 05 December 2018.

(25) Anuj SHARMA, It is too soon to attribute ADE to COVID-19, Microbes and Infection,5 avril 2020.

(26) DE SERRES G, et al., Influenza Vaccination of Healthcare Workers: Critical Analysis of the Evidence for Patient Benefit Underpinning Policies of Enforcement, PloS One, 2017.

(27) Collection Vaccins et Société, Le Chariot d'Or.

Nonostante il vergognoso terrorismo mediatico e politico, i numeri in Veneto parlano chiaro: non c'è alcuna necessità di chiusura.
Ecco i dati del ministero della Salute aggiornati al 1 novembre 2020 alle ore 17.10.

Il grafico qui sopra mette in evidenza la variazione (in percentuale) del numero di morti avvenuti in Veneto dal 1 marzo 2020 al 1 novembre del 2020.
E' lampante che dal mese di aprile in poi il numero dei decessi ha iniziato a calare esponenzialmente, e la curva ancora oggi viaggia appena sopra lo zero. I morti infatti avvenuti il primo di novembre 2020 sono stati 17, assolutamente nella media.

Qui sopra il numero di pazienti in terapia intensiva. Il Veneto (indicato dalla freccia rossa) si piazza al penultimo posto a livello nazionale, quindi molto al di sotto della cosiddetta "soglia di allerta" , rappresentata dalla linea rossa orizzontale.

Il grafico qui sopra invece mostra la variazione giornaliera dei casi "positivi".
Di primo acchito sembra che il numero dei contagi sia schizzato alle stelle da settembre in poi, e invece rappresenta solo sono il numero di persone a cui un tampone (inaffidabile e ascientifico) ha "diagnosticato" la positività! Tutto qua.
Da quando hanno iniato a eseguire migliaia e migliaia di test era ovvio che il numero dei "casi" salisse proporzionalmente. Ma NON si tratta di malati e neppure di contagiosi, perché la quasi totalità sono persone oggettivamente sane senza sintomi!
E infatti i dati parlano da soli. Attualmente in Veneto abbiamo:

Casi totali sono 59.253, di cui 2.418 decessi (dall'inizio dell'anno), 832 ricoverati con sintomi, 132 in terapia intensiva e 25.421 dimessi/guariti.
Se dai casi totali togliamo i decessi, le persone ancora ricoverata e tutti i dimessi, risulta che i "positivi" a casa sono 30.450.

Dato che il totale in Veneto dei positivi è 31.414 e di questi 30.450 è a casa, risulta che circa il 97% dei casi sono persone asintomatiche, cioè totalmente senza sintomi, o con sintomi talmente lievi (influenzali o para influenzali) che non necessitano neppure di un ricovero!!!

In Veneto il 97% dei casi sono persone asintomatiche o con sintomi talmente lievi che non necessitano di cure ospedaliere!

Il governatore Zaia quindi non ha i numeri per poter chiudere la regione e devastare ancor di più l'economia locale. Se lo dovesse fare è perché ha piegato la testa e aperto il portafogli "Roma Ladrona", e per tanto sarà da ritenere personalmente responsabile di tutto quello che vivremo, socialmente ed economicamente, nelle prossime settimane. Mi auguro che le categorie del settore (commercianti, turismo, ristorazione, avvocati, ecc.) si sveglino dal come letargico e si coalizzino per reagire a un simile soppruso.... Il governatore Zaia quindi non ha i numeri per poter chiudere la regione e devastare ancor di più l'economia locale!

Stiamo vivendo un momento storico unico nel suo genere. Mai prima d’ora infatti l’umanità è stata così a rischio di estinzione, e non c’entra l’asteroide o lo sbarco degli Annunaki dal Decimo Pianeta.
Ogni libertà individuale e ogni diritto stanno per essere azzerati da un virus influenzale.

Un virus così letale che per trovarlo devono fare milioni di tamponi ogni giorno a persone sanissime senza sintomi. Un virus che ha invertito l’andamento delle malattie: ieri era il malato che andava dal medico, oggi sono i medici che vanno a caccia dei malati! Follia allo stato puro.

Tutto ruota attorno al tampone. Dopo aver creato una psico-pandemia mediatica e inoculato nelle masse non-senzienti il virus della paura, sono riusciti a far credere che il test è in grado di stanare i contagiosi. Tutti allora felici e orgogliosi in coda per ore, bambini inclusi, al drive-in per guardarsi The Truman Show, senza rendersi conto che sono proprio loro gli attori non protagonisti della sceneggiata.

Il tampone è la guest star indiscussa, perché come ripeto dai primi mesi dell’anno, serve solo a gonfiare i numeri con i falsi positivi così da giustificare la dittatura!
Per completare il quadretto non potevano mancare i testimonial d’eccezione.
In tv infatti le star e i personaggi famosi stanno facendo a gara per raccontare ai sudditi sbigottiti con la bocca spalancata, la dolorosissima esperienza della positività al Covid.

Abbiamo visto alternarsi personaggi come Nicola Zingaretti, Silvio Berlusconi, Gabriele Salvatores, Rocco Siffredi, Cristiano Ronaldo, Federica Pellegrini, Valentino Rossi, Nicola Porro, Piero Chiambretti, Alba Parietti, Fabrizio Corona, Flavio Briatore, Gerry Scotti, Carlo Conti, Fiordaliso, Madonna, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni, Aida Yespica, ecc.

La sub-umanità ha sofferto e pianto con loro, perché le testimonianze hanno toccato le corde più profonde dell’animo umano. Addirittura c’è chi miracolosamente è riuscito a scrivere la sua sofferenza direttamente dalla terapia intensiva, come Massimo Giannini il direttore de La Stampa. Come abbia fatto rimane uno dei tanti misteri del SARS-CoV-2, un “virus infido”, come lo ha giustamente definito il grande e soprattutto libero giornalista Giannini.

Sono tutti testimonial e quindi il loro lavoro è appunto testimoniare facendo passare il messaggio del pensiero unico. Il messaggio perfettamente incorporato dai sudditi è che il virus è infido e colpisce tutti, indistintamente dalla fama e dal conto corrente.
Peccato che nessuno abbia colto l’unica cosa che c’era da cogliere: nessuno dei personaggi famosi è morto! Non è un po’ strano, visto che ci martellano quotidianamente sui morti per Covid?

Se si tratta di un virus letale, come mai di tutti i numerosi personaggi famosi, anche molto anziani e debilitati come Berlusconi (rimasto solo 12 giorni in ospedale) nessuno è deceduto?
Il virus forse risparmia i volti noti e ricchi e uccide gli sconosciuti morti di fame?
Siamo arrivati al punto di svolta epocale: alziamo la testa ora, buttiamo nel cesso il copione scritto da altri, e ci riprendiamo in mano la nostra vita, facendo rispettare tutti i diritti inviolabili, oppure queste menti criminali ci condurranno al macello. A noi la decisione.

Dopo aver fatto spendere ai ristoratori soldi per le ridicole norme anti-Covid, ora li fanno chiudere.
Spero sia chiaro a tutti che questo pseudogoverno eterodiretto vuole una ecatombe economica in Italia, perché se non si fosse capito a breve chiuderanno centinaia di migliaia di attività commerciali e non riapriranno mai più. Ovviamente sono agnelli sacrificati sull’altare della sicurezza nazionale...

Quindi cosa possiamo fare? Usciamo di casa a testa alta, perché abbiamo il diritto di farlo: siamo esseri umani e non schiavi decerebrati. Siamo persone sane e pensanti, non contagiosi come dice la becera propaganda mediatica. Cerchiamo di mantenere una vita sana e “normale” aiutando economicamente proprio quelle realtà soffocate e in difficoltà, come appunto i locali ma anche i centri culturali, le associazioni, ecc. Se non lo facciamo e rimaniamo sigillati in casa per paura (ricordo che l’ultimo Dpcm NON vieta le uscite, le sconsiglia soltanto) daremo un chiaro segnale di sudditanza al Sistema, il quale si sentirà forte nel continuare la devastazione…

Facciamo rispettare i nostri sacrosanti diritti, ora o mai più!

Marcello Pamio

Ecco i dati ufficiali al 25 ottobre 2020

- 525.782 contagiati totali
- 266.203 dimissioni/guarigioni
- 37.338 deceduti
- 222.241 infezioni in corso
- Elaborati 161.880 tamponi con 21.273 positivi
- Ricoverati con sintomi 12.006
- Terapie intensive 1.208.

Se togliamo dal totale 525.782 le persone guarite (266.203) e quelle decedute (37.338) otteniamo il numero di persone ancora contagiate: 222.241.
In Italia quindi ci sono 222.241 persone “contagiate”, di cui 12.600 ricoverati con sintomi e 1.208 in terapia intensiva.
Se dai 222.241 “contagiati” togliamo quelli con sintomi e quelli in terapia intensiva, viene fuori che 211.033 persone sono “asintomatiche” o con banalissimi sintomi (influenzali) che non necessitano di alcun ricovero.

Questo significa una cosa:
la percentuale di asintomatici è del 95%!

Ricordiamo che il 25 marzo scorso le autorità hanno eseguito 22.701 tamponi riscontrando 5.210 positivi. Ieri 25 ottobre, esattamente sette mesi dopo, hanno elaborato 161.880 tamponi (con un aumento del 600%) riscontrando 21.273 “positivi” (con un aumento del 320% circa).

Il risultato finale indica chiaramente che stanno inventando la seconda ondata grazie a centinaia di migliaia di tamponi giornalieri per scovare gli asintomatici, cioè “positivizzare i sani” e avere i numeri fittizi per mantenere l’emergenza e distruggere economicamente il paese!

E' così difficile da capire che stiamo vivendo una emergenza illusoria?

Dati ufficiali https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/