Vai al contenuto

Dopo la psicopandeminchia del Covid-19, il Sistema ha compreso il potenziale della cosiddetta “Digital Health” come strumento di controllo sociale. La tradizionale epidemiologia, basata sul rapporto medico-paziente e sui dati sanitari ufficiali, è stata progressivamente sostituita da una forma di epidemiologia digitale fondata sulla raccolta di dati provenienti da social network, telefonia, ricerche web, dispositivi smart e strumenti di monitoraggio biometrico.
Questa enorme quantità di informazioni, definita Big Data, consentie non solo di analizzare la diffusione delle malattie, ma anche di osservare comportamenti sociali, livelli di paura collettiva e capacità di adesione della popolazione alle direttive istituzionali.
Il periodo pandemico è stato un banco di prova per valutare la reazione delle masse e il loro grado di conformismo.
Un ruolo centrale lo gioca l’Intelligenza Artificiale e il machine learning, strumenti che permettono di elaborare automaticamente i dati raccolti.
Ogni aspetto della vita quotidiana viene ormai monitorato attraverso infrastrutture digitali sempre più pervasive.
Un grande problema è che la cosiddetta controinformazione (nata esponenzialmente durante il Covid) sta contribuendo al rafforzamento del giochetto diabolico.
Parlare infatti di virus creati in laboratorio o diffusi intenzionalmente significa accettare il paradigma dominante sull’esistenza e sulla natura dei fuffavirus stessi.
Il termine "virus" deriva dal latino “veleno” o “tossina”.
In microbiologia vengono descritti tecnicamente come frammenti di materiale genetico (DNA o RNA) ricoperti da un capside proteico.
Tutto qua. Non respirano, non mangiano, non dormono, non creano colonie in quanto NON sono organismi viventi, come invece i batteri o i funghi.
Sono esattamente con gli “esosomi”: vescicole extracellulari coinvolte nella comunicazione delle informazioni tra cellule.
In conclusione la Digital Health rappresenta una trasformazione antropologica profonda. Il rischio è l’essere umano venga ridotto a un insieme di dati biometrici, comportamenti tracciabili e parametri analizzati da algoritmi predittivi. In questa triste prospettiva, la salute diventerebbe uno strumento per giustificare forme permanenti di biosorveglianza digitale.
Per quello è importante una maggiore consapevolezza digitale, evitando di alimentare inconsapevolmente sistemi di raccolta dati attraverso paura, narrazioni allarmistiche e iperconnessione tecnologica, nel tentativo di preservare autonomia personale, privacy e libertà di pensiero.

Sostieni il canale Disinformazione.it