
Il primo segnale del dismetabolismo di carboidrati e lipidi è la steatosi epatica.
Il glucosio che arriva con la dieta nella cellula epatica ha due strade: produrre energia o depositarsi sotto forma di glicogeno.
L’omeostasi del glucosio dipende dall’assorbimento intestinale, dall’utilizzazione da parte dei tessuti e dal dispendio energetico.
Tutte queste operazioni passano obbligatoriamente attraverso il fegato.
Tra gli ormoni interessati ci sono l’insulina e il glucagone.
- L'insulina trasporta il glucosio nelle cellule per dare energia immediata, favorisce l’accumulo di glucosio e lipidi nel fegato e nei tessuti adiposi e costituisce la riserva energetica.
- Il glucagone scinde il glicogeno epatico e lo trasforma in nuovo glucosio da immettere in circolo; inoltre, metabolizza alcuni aminoacidi sempre per produrre zucchero.
L'esclusione dei carboidrati dalla dieta (regime chetogenico) costringe l’organismo a rimuovere i suoi depositi di glicogeno e lipidi per avere l’energia sufficiente per vivere.
Il fegato, per mantenere la glicemia costante, smaltisce per primo le sue riserve di glicogeno e poi i trigliceridi accantonati nei tessuti adiposi.
Lo smaltimento dei grassi produce corpi chetonici, che il cervello utilizza per ricavare energia.
Se invece la quantità di carboidrati apportati con la dieta è eccessiva — come accade nella maggior parte delle persone — il glucosio fa fatica a entrare nelle cellule e la glicemia sale.
Qui interviene l’insulina.
Il glucagone, d'altra parte, sostiene la glicemia perché favorisce l'aumento del glucosio; questo garantisce che, anche a digiuno, lo zucchero sia comunque presente e disponibile in circolo.
Ci penserà poi l’insulina a farlo calare nel sangue facendolo entrare nelle cellule. Tutta questa perfezione serve a mantenere la glicemia costante.
Purtroppo spesso subentrano molti intoppi:
- Il glucagone può funzionare troppo o l’insulina troppo poco.
- Assumiamo troppi carboidrati con la dieta.
- Facciamo poco esercizio fisico.
Tutto questo ha come risultato un aumento della glicemia ematica (diabete) e un aumento delle infiammazioni nel corpo.
A questo punto cosa possiamo fare?
Il primo passaggio è comprendere che non siamo geneticamente predisposti al livello attuale di zuccheri.
Il nostro DNA si è infatti adattato, in centinaia di migliaia di anni, a una nutrizione a bassissimo contenuto di zuccheri.
Di conseguenza, il secondo passaggio è quello di tornare a un regime alimentare più consono alle nostre esigenze filogenetiche.
Ridurre i carboidrati diventa fondamentale per ripristinare il metabolismo e per vedere cambiamenti nell'organismo (e non mi riferisco solo alla perdita di peso e liquidi).
Gli zuccheri causano una forte infiammazione, per cui un loro ridimensionamento avrà un impatto benefico su tutte le malattie, croniche o acute. Gli esempi sono infiniti.
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