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Nei giorni della Mostra del Cinema, tra finzione, ipocrisia e star di Hollywood, le forze lagunari hanno sgominato il pericolo pubblico numero uno: un blasfemo su due ruote che ha frenato in tempo.
Ecco com'è andata. Un pedone decide di attraversare la strada a caso, presumibilmente rimbambito dal proprio smartphone o alla ricerca di qualche influencer, proprio mentre sopraggiungeva un motorino.
Lo scooterista inchioda all'ultimo centimetro, salvando la vita al distratto viandante.
A quel punto il centauro si lascia andare a un sentito e liberatorio ringraziamento alla divinità, ovviamente "alla veneta".
Ed è qui che entrano in scena i veri protagonisti della giornata: i Vigili Urbani di Venezia, famosi in tutto il mondo per la loro leggendaria e fulminea solerzia, soprattutto quando c'è da fare cassa.
Sempre assenti quando c'è da gestire il caos dei vaporetti o i flussi turistici biblici — figuriamoci nella gestione del traffico — ma onnipresenti quando c'era da multare le persone senza museruola durante la psicopandeminchia.
Al Lido gli agenti dall'udito sopraffino si sono materializzati non appena hanno annusato l'odore dei soldi facili.
Non sentono le urla dei borseggiatori, ma riescono a captare una bestemmia a tre chilometri di distanza e pure controvento.
Con un comportamento degno della Santa Inquisizione, hanno inflitto al guidatore 102 euro di multa, sventolando il loro Santo Graal: l'articolo 724 del Codice Penale.
Per la salute epatica del guidatore, forse era meglio se lo avesse investito!