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Ve lo stiamo dicendo da anni: i blackout saranno sempre più presenti nelle nostre vite.
Poco importa se siano dovuti a una reale carenza infrastrutturale o se siano voluti a tavolino da quel Sistema che impone a tutti i costi la transizione green. Cambiano i fattori, ma il risultato non cambia: lo schiavo rimane sempre al buio!
Attualmente in Italia ci sono in funzione dai 168 ai 222 Data Center, e altri 83 nuovi grandi progetti saranno costruiti nei prossimi anni.
Avete idea del loro reale impatto?
Non parliamo solo di elettricità, ma di un vero e proprio saccheggio di suolo (quindi di cibo) e acqua.
Un singolo impianto di grandi dimensioni può consumare ogni giorno milioni di litri d'acqua potabile per il solo raffreddamento dei server, sottraendola alle falde acquifere locali in un'epoca di perenne emergenza idrica.
Tra poco si metteranno in moto i sindaci con le loro ridicole ordinanze a imporre restrizioni idriche ai sudditi, mica ai data center o alle grosse industrie.
La tanto sbandierata transizione verde non è altro che una cortina di fumo per coprire la mastodontica infrastruttura digitale necessaria al 5-6G e all'Intelligenza Artificiale.
L'immensa mole di dati generata dagli algoritmi richiede una potenza di calcolo senza precedenti, incompatibile con la stabilità delle nostre vecchie reti elettriche.
E tutto il fotovoltaico selvaggio che espropria o devasta i terreni dei nostri agricoltori?
Non serve a illuminare le vostre case o ad abbassare le bollette dei cittadini. Serve a nutrire i data center delle multinazionali high tech.
Questa non è ecologia, è TECNOCRAZIA: un modello che sacrifica la sovranità alimentare e la sicurezza energetica della popolazione sull'altare del profitto digitale!
Prima ci svegliamo e meglio è per tutti.

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Oggi fantamiliardi di bit passano in ogni istante sotto l'occhio vigile di provider, reti, infrastrutture centralizzate. Qualsiasi messaggio, telefonata, transazione, dipende da un sistema gestito da pochissimi attori: operatori di rete, i giganti del Cloud.
Ma quando l'intero meccanismo si ferma, cosa rimane? Abbiamo già visto varie volte casi di blackout in cui in pochi minuti salta tutto: i nodi GSM, i router, i trasporti, i terminali bancari e l'intera collettività. La gente è scollegata e non solo da internet ma da tutto. È il caos e questo è già successo varie volte e continuerà a succedere.
Il problema è infatti la centralizzazione.
Una possibile soluzione è una rete parallela autonoma e resistente ai blackout: LoRa.
Contrazione di Long Range, una tecnologia che permette di trasmettere messaggi a km di distanza con pochi milliwatt senza bisogno di alcuna rete cellulare, internet o satellite.
Usata correttamente allora può essere il mattoncino fondamentale per costruire reti civile autonome per comunicare anche quando tutto il mondo cade.
Attualmente diverse comunità in tutto il mondo stanno usando la rete LoRa per creare mesh cifrate, a basso costo nonché restare in contatto in scenari di emergenza.
Vediamo come funziona.
Si tratta di una tecnologia di modulazione a spettro espanso sviluppata per consentire comunicazione wireless a lunga distanza con consumi estremamente ridotti.
È progettata per operare in scenari a bassa larghezza di banda dove l'efficienza energetica, l'affidabilità e la portata contano più della velocità.
LoRa sfrutta le bande ISM (Industrial, Scientific and medical) ovvero porzioni dello spettro radio destinate all'uso libero senza licenza in tutto il mondo.
In Europa le frequenze operative principali sono 868 MHz, la più comune per le applicazioni civili e 433 MHz meno utilizzata ma utile in ambiente ad alta densità come le città.
L'accesso gratuito a queste bande consente la costruzione di reti LoRa completamente autonome e indipendenti.
Il cuore della tecnologia è la modulazione CSS (Chirp Spread Spectrum), una tecnica che codifica i dati attraverso i segnali il cui spettro di frequenza varia linearmente nel tempo. I vantaggi principali sono la resistenza al rumore e all’interferenze, le distanze operative molto elevate (da 2 a 15 km), efficienza energetica (i moduli possono operare a meno di 100 milliwatt in trasmissione).
Questo render LoRa particolarmente adatta a scenari di comunicazione offline dove non sia disponibile l'attività cellulare o IP.
In un'era in cui l'indipendenza tecnologica è sinonimo di libertà e sicurezza, costruire reti del genere diventa un atto politico, per non dire rivoluzionario.
Quali sono i limiti di LoRa? Non è adatta per trasferire dati ad alta densità"LORA", LA RETE PARALLELA AUTONOMIA E RESISTENTE AI BLACKOUT come video e voce, ma è perfetta per messaggi testuali, coordinate GPS, dati di sensori e comandi remoti. D'altronde non si può avere tutto.