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“C’è l’occulto dietro le scuole steineriane”…😂

Non è la prima volta che la pedagogia Waldorf, detta anche steineriana, viene criticata e attaccata.
Tuttavia, ultimamente tali attacchi sono cresciuti in modo esponenziale, un fenomeno che dovrebbe far riflettere sulle dinamiche del dibattito pubblico odierno.
Questa proposta educativa venne fondata nel 1919 dal filosofo e scienziato austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), originariamente pensata per i figli degli operai della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda.
L'approccio mira a sviluppare in modo armonico le tre facoltà umane fondamentali: pensare, sentire e agire
I principi fondamentali sono:

- I cicli di sviluppo: i famosi settenni, perché la crescita è divisa in periodi di sette anni, ognuno con un bisogno educativo specifico.
- Insegnamento a epoche: le materie principali si studiano intensamente per blocchi di 3-5 settimane consecutive, permettendo una forte immersione e concentrazione.
- Continuità del maestro: un unico maestro principale accompagna la classe per tutto il ciclo delle scuole elementari e medie.
- Niente voti o libri di testo standard: non si usano i classici libri cartacei. Gli alunni creano i propri quaderni di testo, scrivendo e illustrando a mano ciò che apprendono.
- Materiali naturali: i giocattoli e gli strumenti didattici sono fatti esclusivamente in materiale naturale (legno, lana e cera d'api) per stimolare il tatto e la fantasia.
- Centralità dell'arte: musica, pittura, teatro, lavoro manuale (maglia, falegnameria) ed euritmia (una danza pedagogica che unisce movimento e linguaggio) si alternano alle materie scientifiche.
- Contatto con la natura: si segue il ritmo delle stagioni e si celebrano feste tradizionali legate alla terra.

Nonostante l'evidente natura pedagogica e artistica del metodo, il quotidiano "La Verità", per voce della dottoressa Silvana De Mari (nota per le sue posizioni pro Sion), ha recentemente preso parte a una violenta campagna mediatica contro questa realtà.
Il pretesto per questa offensiva è la presentazione del saggio "Rudolf Steiner. Fatti e misfatti dell'antroposofia", scritto da Francesco Avanzini, un medico ospedaliero del San Raffaele in pensione ed edito da Fede & Cultura.
Il meccanismo retorico utilizzato è tanto antico quanto collaudato: non potendo intaccare minimamente l'efficacia pratica e il valore educativo che le scuole Waldorf dimostrano da oltre un secolo, i detrattori preferiscono spostare il mirino sulla figura del suo ideatore, attaccando pesantemente la complessa impalcatura del pensiero di Steiner.
Attraverso una spregiudicata operazione di "reazione a catena" teorica, Steiner viene etichettato come un Gran Maestro del rito massonico egiziano Memphis-Misraim, colpevole di aver fondato una sorta di contro-chiesa esoterica.
Da qui, l'argomentazione scivola rapidamente nell'apoteosi dell'assurdo complottista.
Basandosi sul fatto che Steiner ricevette una delle sue varie affiliazioni da Theodor Reuss - figura legata anche ai diritti d'autore del noto occultista Aleister Crowley -, i critici traggono una conclusione folle: dietro lo scienziato austriaco si celerebbe Satana in persona.
Scrive testualmente la De Mari: «Vi siete presi Steiner. E dietro Steiner, Reuss. E dietro Reuss, Crowley. E dietro Crowley l’Ordo Templi Orientis. E dietro tutti loro... il Nemico che nel vangelo di Giovanni ha un nome preciso».
Secondo questa narrazione, l'antroposofia non sarebbe affatto una corrente filosofico-spirituale del Novecento, bensì «una setta massonica esoterica con faccia sanitaria, agricola e pedagogica».
Si tratta di accuse pesanti che ignorano deliberatamente la distinzione logica tra la complessa ricerca spirituale individuale di un filosofo di inizio secolo e la pratica metodologica di una scuola moderna.
La realtà dei fatti, tuttavia, smentisce categoricamente queste suggestioni da romanzo gotico.
Nelle aule delle scuole steineriane non si respirano atmosfere occulte, non si trovano croci rovesciate, né piramidi con l'occhio onniveggente.
I maestri non indossano grembiulini rituali o guanti bianchi, ma camici da pittura, grembiuli da falegnameria e abiti quotidiani adatti a correre e giocare.
Ciò che si incontra entrando nelle classi sono bambini sereni, liberi dall'ansia della prestazione e stimolati a scoprire i propri talenti unici.
Ridurre cento anni di eccellenza pedagogica mondiale a un complotto di natura demoniaca non è solo un errore storico, ma un'ingiustizia verso migliaia di famiglie e insegnanti che scelgono ogni giorno la via della bellezza, del rispetto e della crescita armonica.


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