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Partecipa a una maratona a 100 anni e viene inserito nel Guinnes dei Primati.

Nell'ottobre 2011, e' stata diffusa la notizia sul sito della PETA "Un centenario vegetariano raggiunge un record nella maratona": 
Fauja Singh e' stato inserito nel Guinnes dei Primati dopo aver completato la maratona "Scotiabank Toronto Waterfront Marathon", diventando il partecipante piu' anziano di tutti i tempi, a 100 anni. Singh, chiamato il "tornado con il turbante", cita anche la sua dieta vegetariana come fattore chiave per l'incredibile energia che l'ha fatto arrivare nel Guinness dei Primati. Ed e' la prova vivente che non e' mai troppo tardi per passare a una dieta a base vegetale, fonte dei benessere e salute.

Riportiamo di seguito un articolo sul tema di Stefano Severoni.

Fauja Singh, il maratoneta ultra centenario

Fauja Singh, nato a Bias Pind il 01/04/1911, è un personaggio singolare con i suoi quattro figli, tredici nipoti, una dozzina di pronipoti ed una serie di otto maratone portate a termine: cinque a Londra, due a Toronto, una a New York.

E' cittadino britannico di origine indiana, originario del Punjab indiano, dove faceva il contadino, di religione sikh. Fauja si è trasferito in Gran Bretagna negli anni Sessanta ed attualmente vive ad Ilford, est di Londra. Ha iniziato a partecipare a gare di corsa all'età di 89 anni, dopo aver perso la moglie e un figlio: "Stare a casa mi uccideva", ha spiegato: "Gli anziani in Gran Bretagna fanno vita sedentaria e hanno una dieta ricca di grassi".

Correre ha dato a Fauja il baricentro della sua vita emotiva. La sua passione per la corsa è nata mentre lavorava come contadino in India, ma l'ha potuta sviluppare solo tardivamente. Per lui, da anni, la corsa è più di un passatempo. Trasferitosi in Gran Bretagna, con l'aiuto del suo allenatore H. Singh, si è cimentato nelle maratone.
Fauja si allena ogni giorno percorrendo 10 miglia (16 km), oltre ad eseguire esercizi ginnici, anche assieme ad altri "colleghi". Ora è iscritto alla Maratona di Edimburgo del 27 maggio 2012, la maratona più veloce del Regno Unito.

Ha debuttato alla London Marathon 2000. Campione del mondo di maratona over 90, è stato protagonista di prestazioni di rilievo nel biennio 2003-2004. Nel 2004 è stato testimonial della campagna dell'Adidas "Niente è impossibile", assieme a D. Beckham e Muhammad Alì, e ha devoluto il proprio compenso in beneficenza a favore dei bambini nati prematuri. Alla London Marathon 2003 ha realizzato il tempo di 6h02'. L'anno successivo 6h07'13''. Il suo record sulla distanza è di 5h40'04'', realizzato alla Toronto Waterfront Marathon 2003, con il quale è diventato l'uomo più veloce al mondo tra gli over 89-90-91-92.

In tempi più recenti, il 16 Ottobre 2011 ha completato la maratona di Toronto diventando il più anziano di sempre (100 anni compiuti) a percorrere la distanza regina del fondo, che mette a dura prova corridori ben più giovani di lui, impiegando 8h25'16''. La gara è stata vinta dal 38enne kenyano K. Mungara, in 2h09'50''. Singh si e piazzato al 3.850esimo posto, davanti ad altri nove concorrenti, correndo con il pettorale 100. E' transitato al decimo km in 1h44'03'', alla mezza in 3h43'39'', ai 30 km in 5'36'00'', concludendo con una media oraria di 11'59'' al km.

Gli organizzatori della prova di Toronto 2011 stavano smantellando le barricate e gli striscioni al traguardo sul lungolago della metropoli canadese, quando l'hanno visto arrancare verso la linea d'arrivo, con la sua lunga barba ed il turbante di colore giallo. "Fauja è al settimo cielo. Ha combattuto contro se stesso e ha vinto", ha detto H. Singh, il suo allenatore, dopo il suo arrivo. "Correre gli ha dato un nuovo slancio nella vita. Poco prima dell'ultimo miglio mi ha detto: 'Farcela, significherebbe sposarsi un'altra volta'". All'arrivo, l'atleta è stato accolto da parenti ed amici, e da una folla in delirio. A chi gli chiedeva il segreto del suo fisico, egli ha risposto semplicemente che per lui è fondamentale mangiare il curry.

Orlando Pizzolato, due volte vincitore della New York City Marathon, oggi tecnico, direttore della rivista milanese "Correre", ed ancora corridore, scrive che il bravissimo Singh ha percorso 42,195 km, ma non ha "corso" la maratona. Infatti, per percorrere ogni frazione di 1000 m della gara, egli ha impiegato mediamente 11'59''. Un buon ritmo, anzi, un buon passo, in quanto in effetti non ha corso, seppure simulando un passo rimbalzato. Pizzolato continua ricordando che, del fatto che si percorra una maratona senza staccare i piedi da terra neppure una volta, ha discusso, nel 2010, il New York Times, prima della maratona della Grande Mela. Si dibatteva se considerare maratoneti quanti percorrono gran parte della distanza senza correre. Le opinioni in merito divergono anche tra gli esperti.

Il motto di Singh: "Stay smiling and keep running" (sorridi e continua a correre). Il segreto di una vita lunga e sana è di non farsi piegare dallo stress. Essere grati per qualunque cosa vi accada e stare lontani dalle persone negative, sorridi e continua a correre; questa la filosofia che anche questa volta lo ha portato al traguardo, sicuramente vincitore: la maratona come scuola di vita. Il suo tipico turbante sikh non lo abbandona mai: sinora gli ha sempre portato fortuna.

Singh si gode la sua tenacia ed i suoi successi con un discreto numero, tra l'altro, di fans inscritti alla sua pagina Facebook (19.026), ove racconta le sue imprese con foto e video.
Singh segue un'alimentazione vegetariana. Bere tè e mangiare curry allo zenzero, oltre ad uno stato mentale zen di "essere sempre felice" sono i tre ingredienti del successo di Singh. Possiamo aggiungere il duro allenamento quotidiano, con il sorriso sulle labbra e la gioia nel corpo. Egli è proprio un vegetariano, come nell'etimologia del termine (da vegetus = sano, vigoroso): i fatti gli danno ragione.

Nella vita, è la motivazione che ci spinge ad agire, sula base dei nostri valori e della nostra sensibilità. Così Singh dev'essere apprezzato soprattutto come persona, oltre che come maratoneta. In fondo, più che aggiungere anni alla vita, si deve aggiungere vita agli anni. Chi, all'età di centouno anni ha in programma di correre una maratona, ancora riesce a gustare la vita.
Ora, come riferisce la tv canadese CDC, egli sogna di portare anche la fiaccola dell'Olimpiade di Londra 2012.

Fonti

Wall Street Italia, Fauja Singh, 100 anni, conclude maratona: come sposarsi di nuovo, 17 ottobre 2011.

Orlando Pizzolato, Tra vecchi, 25 ottobre 2011.

Correre, Il maratoneta centenario

Wikipedia, Fauja Singh

PETA, Vegetarian Centenarian Sets Marathon Record, 18 ottore 2011

Elia Dallabrida

Il 13 agosto di molti anni fa moriva un grande uomo, che oggi viene ricordato raramente nel mondo accademico: si chiamava Ignaz Semmelweis, e diede inizio alla vera e propria rivoluzione sanitaria per la prevenzione della trasmissione delle malattie infettive.
La vicenda ha inizio intorno al 1840, nella divisione della clinica ostetrica di un ospedale di Vienna diretto dal professor Klein (la sua struttura al tempo era nota come “clinica della morte”, a causa dell’alto numero di donne che vi moriva). A quel tempo infatti la mortalità per la febbre puerperale era molto elevata, ma nessuno sembrava interessato realmente alle cause di tutti questi decessi: la sofferenza delle donne e dei loro bambini passava attraverso un'indifferenza che oggi non faticheremmo a definire "criminale".
La scienza di quel periodo aveva formulato solo alcune teorie per dare una risposta al numero elevatissimo di morti fra le puerpere, senza però fare mai nulla di concreto per provare ad arrestarle.

Ecco alcune di quelle ipotesi:

  1. a) I fluidi provenienti dall'utero dopo il parto possono non avere una libera fuoriuscita, ma stagnare, andando così incontro a putrefazione e, risalendo poi nei tessuti e nel sangue, provocare dolore, febbre e infine la morte;
  2. b) Durante la gravidanza l'utero ingrossato, premendo sull'intestino, determina una stasi fecale con conseguente immissione nelle vene di veleni provenienti dalle feci;
  3. c) Un agente esterno, con ogni probabilità identificabile nell'aria impura circolante nelle corsie in cui sono ospitate le donne, provoca un'epidemia che colpisce le partorienti all'utero, determinando la lochioschesi (ritenzione dei flussi).

C'era però qualcuno che aveva preso a cuore questo problema, e ne stava seriamente studiando le possibili cause: il dott. Ignaz Semmelweis, un brillante e coraggioso medico ungherese a cui venne un'intuizione geniale. Ebbe modo di osservare che le morti fra le puerpere erano molto più elevate nel reparto dove esercitavano i medici (e anche gli studenti di medicina), i quali andavano a toccare le pazienti nelle loro parti più intime dopo aver dissezionato cadaveri in sala anatomica. Curiosamente però nella divisione gestita da ostetriche e levatrici, le morti erano inferiori di tre volte, e nessuno si era mai chiesto il motivo. (La mortalità nel padiglione gestito dalle ostetriche era inferiore perché loro non eseguivano dissezioni sui cadaveri, mentre i medici si, e poi con le mani sporche andavano a toccare le donne incinte).

Semmelweis svolse approfonditi studi e giunse alla conclusione che queste morti dipendesero in qualche modo dal fatto che nessun medico si lavasse le mani prima di assistere le sue pazienti. Decise quindi di sfidare l'intero mondo accademico, e di praticare e far praticare ai suoi sottoposti il lavaggio delle mani con cloruro di calce prima di andare a toccare una partoriente. La mortalità, che nel 1846 era all'11,4%, scese nel 1848, dopo un anno di lavaggi delle mani, all'1,27%.
I suoi colleghi però, sorprendentemente, non la presero per niente bene. Nessuno volle credere alle sue teorie ed iniziarono le derisioni pubbliche: lo tacciandolo di essere un matto, uno stupido (il termine complottista al tempo non esisteva ancora, ma sono sicuro che lo avrebbero usato volentieri), un incapace. D’altronde ai medici non piace gli si dica di essere la causa della morte per centinaia di migliaia di donne, c’è il rischio che possano perdere credibilità e autorevolezza.

Le derisioni però arrivavano in contemporanea con i risultati: infatti il numero dei casi di morte da febbre puerperale nel suo reparto era stato praticamente abbattuto. Ma a nessuno interessavano i dati, nemmeno all'ospedale di Vienna dove il dott. Semmelweis stava prestando un ottimo servizio salvando la vita a migliaia di donne. Fu infatti licenziato per aver dato disposizione di cambiare i protocolli vigenti senza averne alcuna autorità.
Tornò a Pest, nel suo Paese, facendosi assumere all'ospedale S. Rocco ottenendo anche qui un abbattimento del numero di decessi grazie al suo innovativo sistema del lavaggio mani. Nonostante tutto però le critiche e le infamie da parte dell'intera comunità scientifica non cessavano di arrivare, e anche a fronte di tutti i risultati ottenuti nella prevenzione della febbre puerperale gli attacchi dei suoi colleghi contemporanei arrivarono a seppellirlo. Alla fine venne rinchiuso in manicomio dove morì pestato a sangue dai guardiani, nel 1865, un anno dopo le scoperte di Pasteur riguardanti la contaminazione batterica, le quali gli davano praticamente ragione.
E questo solo perché si lavava le mani e salvava la vita alla gente.

Ci vollero più di 40 anni prima che le sue teorie venissero accettate ed applicate in sanità (periodo durante il quale gli studi di Semmelweis vennero screditati e la gente tornò a morire come prima), grazie alle quali oggi abbiamo rigidi protocolli e linee guida importanti riguardanti il lavaggio delle mani che è attualmente considerato la prima prevenzione per la trasmissione delle malattie infettive.
Ma da allora sono passati circa 170 anni e i tempi sono cambiati, la scienza si è evoluta così come si sono evolute le infamie. Ora i medici considerati "eretici" non vengono più fatti crepare in manicomio, è sufficiente scagliar loro addosso i media e minacciarli di radiarli o radiarli direttamente dall'Ordine, impedendo loro di esercitare la professione. La sola cosa che accomuna i nostri tempi a quelli del dott. Semmelweis sono la totale noncuranza per i risultati, i quali vengono platealmente ignorati, nascosti ed insabbiati per la difesa della verità assoluta pretesa da Big Pharma