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Parmigiano
Ogm: il consorzio «contaminati i mangimi»
«Il Manifesto» - 30 Settembre
2005
In tutta onestà,
Andrea Bonati, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, non poteva
dire altro...
Eppure
fa un certo effetto sentir dire - lo ha dichiarato a Il salvagente
- che il latte utilizzato per il parmigiano proviene da mucche
alimentate con soia geneticamente modificata.
«Per i mangimi non vale la
prescrizione sull'origine delle materie prime, e quindi, poiché le
aziende sono costrette a procurarsi soia dai paesi extra Cee, utilizzano
anche soia e mais transgenici».
Non è un bello spot per uno dei formaggi più consumati dagli italiani
(34 milioni di chili nel 2004), fiore all'occhiello del «made in Italy»
per il quale si mobilitano politici e eco-gourmet quando si
tratta si sbarrare la strada al famigerato parmesan.
Simona Capogna, portavoce di Verdi Ambiente e Società (Vas),
oltre a chiedere di tutelare i prodotti italiani in maniera coerente, si
domanda provocatoriamente per quale motivo «non bisognerebbe optare per
un prodotto più conveniente economicamente», magari acquistandolo
proprio in quei paesi che ci vendono soia e mais ogm (i prezzi del
parmigiano vanno da 13 fino a 37 euro al chilo).
La
questione coinvolge direttamente 4.500 produttori di latte che lavorano
2.990.500 forme di formaggio e 524 caseifici, per un giro di affari di
900 milioni di euro. Di questi caseifici appena venti, sparsi tra Parma,
Modena e Reggio Emilia, producono parmigiano biologico: oltre a
rispettare il disciplinare del Consorzio, rispettano procedure che
vietano gli ogm nell'alimentazione degli animali.
Ma chi conosce il parmigiano ogm-free?
Nessuno, perché non è scritto - e non si può scrivere -
sull'etichetta.
«Il Consorzio - spiega Stefano Redaelli, agronomo che lavora per le
produzioni bio nel modenese - vuole un appiattimento della qualità del
prodotto: politicamente è in mano ai grandi produttori e loro vogliono
così».
Ma non tutto è perduto se è vero ciò che scrive Mario Capanna,
presidente del Consiglio dei Diritti Genetici, che si è rivolto
a Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna: «Le
alternative esistono: lo illustrano gli allevatori biologici che hanno
stretto rigorosi accordi con seri mangimifici, la regione francese della
Bretagna ha sancito un accordo internazionale con la regione brasiliana
del Paranà per la fornitura di milioni di tonnellate di soia ogm-free
certificata».