Visto che l'informazione è manipolata, distorta e totalmente filtrata,
l'idea di una
tivù di quartiere è molto interessante!

Tv di quartiere: controinformazione fai-da-te
di Simone Spina - "Il Nuovo" 25 febbraio 2003

In venti trasmettono e altrettante sono pronte a farlo. Le "Street tv", micro-emittenti che sfruttano i "buchi" dell'etere per mandare in onda quelli che gli altri non dicono. Ecco come se ne costruisce una.

MILANO – Un’antenna, un trasmettitore e una frequenza. Detto così sembra semplice e in effetti non è poi tanto complicato farsi un’emittente televisiva in casa. Quelli di Telestreet, il network di tivù indipendenti, ci credono e assicurano che bastano circa mille euro per mandare via etere quel che si vuole, sfruttando i “coni d’ombra” (le frequenze non acquisite ancora da nessuna tivù), in zone limitate di una città. Sono piccoli canali televisivi, chiamati tivù di quartiere, che si stanno diffondendo in tutt’Italia dal giugno del 2002, quando a Bologna è nata Orfeo, prima tivù di strada. Sono piccoli, questi canali, ma efficaci e, per qualcuno, scomodi. Anche perché, Telestreet non nasconde nel suo manifesto di essere una “piattaforma” non solo tecnica e informativa, ma anche politica.
Con un debole per la sinistra, le “street tv” fanno controinformazione e così può capitare che qualcuna venga chiusa. Come nel caso di Telefabbrica, l’emittente messa su nei giorni caldi degli scioperi alla Fiat di Termini Imerese, bloccata per ordine del Ministero delle Comunicazioni. Piccole ma numerose (ce n’è una ventina in giro e altre venti stanno per nascere) le tivù di quartiere sono un’evidente nota stonata nell’immobile duopolio televisivo (Rai-Mediaset) italiano. Ma uno degli aspetti più interessanti di questo fenomeno è che basta poco per tirare su una di queste tivù, che somigliano tanto alle “radio libere” degli Anni 70 e alle web-zine che hanno invaso internet.
''Restituiamo i telecomandi alla Tv di Stato, strappiamo i nostri abbonamenti, invitiamo i professionisti dell'informazione alla diserzione tecnica e morale e ribadiamo il no alla guerra''. Gli attivisti delle tivù di quartiere hanno le idee chiare e dopo la bufera sulla Rai sono scesi in piazza lo scorso 22 febbraio.
Dal punto di vista tecnologico, dal sito di Telestreet, si ricava che per tirare su unativù di quartiere è necessario trovare una frequenza libera, un trasmettitore, un’antenna e dei cavi da connettere tra trasmettitore e antenna. Andiamo con ordine. Premesso che tutto è ispirato alla “massima economicità”, “facilità d’installazione e utilizzo” e all’intento di non disturbare altre emittenti e cittadini, la caccia alla frequenza libera si svolge facendo zapping tra i canali esistenti e cercando quello che non trasmette nulla in una determinata zona della città.
E’ questo il “cono d’ombra”, cioè la frequenza libera non occupata dai canali che la frequenza l’hanno ottenuta dal governo. Il “buco” si crea in spazi molto ridotti, a causa della “portata ottica” del segnale televisivo che quando incontra ostacoli s’oscura. E’ in quest’ambito ristretto che la tivù di quartiere può trasmettere.
A questo punto si deve scegliere un trasmettitore. Quelli di Orfeo hanno scelto e consigliano di procurasene uno di quelli utilizzati per diffondere i segnali video all’interno dei condomini (non, quindi, un vero e proprio apparato per broadcasting). Questi trasmettitori costano poco (circa 260 euro) e hanno bisogno di poca manutenzione e vanno assemblati mettendo assieme a un modulatore (da dove si genera il messaggio televisivo), un amplificatore (che invia il segnale all’antenna) e un alimentatore (che trasforma l’elettricità da 220 a 12 volt). 
Quindi tocca all’antenna. Orfeo ne ha scelto una di quelle che s’installano comunemente sui tetti delle case per ricevere i segnali tv. In particolare, con non più di 30 euro, si può scegliere tra antenne “Log-Periodiche” e quelle a “Pannello”. Le prime sono più potenti; con le seconde però è più facile diffondere il segnale in più direzioni poiché se ne possono piazzare facilmente più di una su uno stesso punto. Telestreet quindi descrive come posizionare l’antenna e come “accoppiarene” in modo efficace più di una (in questo caso bisogna applicare un “partitore”, un circuito che permette di suddividere il segnale televisivo).
Per quanto riguarda i cavi, che collegano trasmettitore e antenna, non importa la marca quanto che siano a 75 Ohm, a doppia schermatura e neri affinché resistano ai raggi Uv. I cavi, comunque, mangiano “potenza” in proporzione alla loro lunghezza, quindi è necessario che trasmettitore e antenna non siano troppo distanti. Quelli di Orfeo hanno piazzato il trasmettitore ai piedi dell’antenna, ficcandolo dentro una scatola in vetroresina. Per maggiori dettagli, comunque, quelli di Telestreet sono sempre disponibili. Basta fare un click sul loro sito.

("Il Nuovo" - 25 FEBBRAIO 2003, ORE 8:15)

 
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