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La censura è di Stato: intervista a Sabina Guzzanti
Tratto da "L'Unità" 11/12/2003

ROMA «Raiot. Armi di distrazione di massa» è stato censurato dalla Rai. Sabina Guzzanti, disarmata del suo programma ma tutt’altro che arresa, studia le prossime mosse nelle sale del teatro Ambra Jovinelli a Roma. Il 14 sarà a Milano, per la manifestazione in difesa del pluralismo, della satira e della libertà d’espressione indetta da associazioni, movimenti, cittadini, Articolo 21, la Fnsi e i Girotondi.

È arrabbiata?
Sì, sono molto arrabbiata anche per la reazione dei giornali che non gridano allo scandalo. Eppure tutta la stampa straniera ci chiede interviste e ci ha dato ragione. Questa è una censura bieca e lo strumento della querela da parte di Mediaset è pericolosissimo, un pretesto usato per chiuderci al quale che viene dato credito solo dai giornali italiani.

Vuoi dire che la chiusura di «Raiot» è stata minimizzata?
Non solo, il Corriere della Sera ha ironizzato sul fatto che una sola puntata è costata alla Rai una causa di 20 milioni di euro. Ma non la vinceranno, perché l’atto di citazione di Mediaset fa ridere.

Cosa dice?
Spiegano cos’è la satira, credo che lo userò in un prossimo spettacolo. Lo studio Previti stabilisce che la satira è quella cosa che tende a sdrammatizzare e a rendere simpatico un politico, a diminuire le tensioni sociali. Quello che faccio io invece secondo loro è scorretto perché cercherei di orientare l’opinione pubblica, farei «opinione», cosa che la satira non può fare.

Sembra di capire che il direttore generale Rai, Flavio Cattaneo, abbia ottenuto quello che voleva: far apparire che siete stati voi a sbattere la porta.
Risulta che è colpa nostra perché i giornali lo raccontano male. Il contratto era chiaro: è un programma di satira, non possiamo essere sottoposti a censura preventiva perché è illegale, la scusa delle querele è pretestuossima e dovrebbe valere per tutti gli altri programmi, invece non vale. Non possono neppure usare l’argomento degli ascolti, perché «Raiot» ha avuto un gradimento dal pubblico mai visto: ricevo una quantità di lettere, persone che vogliono disdire il canone o che l’hanno già fatto. Senti tutta la prepotenza e la rabbia cresce.

L’ultima proposta Rai, visionare la cassetta una settimana prima della messa in onda, era inaccettabile?
Certo, perché vorrebbe dire sottoporsi a una censura politica; sull’aspetto legale basta vedere il programma poche ore prima; avevamo anche proposto di mostrarlo uno o due giorni prima, ma non l’hanno accettato. Noi abbiamo fatto dei passi perché ci tenevamo ad andare in onda: è la cosa che ci interessa di più, non lo facciamo per i soldi.

Lucia Annunziata, che afferma di essersi battuta per non far chiudere «Raiot», contesta il fatto che nello show venga attaccata «l’interpretazione della sua politica» da presidente Rai, che è di sinistra e cerca di avere un ruolo di garanzia, piuttosto che prendersela con Cattaneo o i veri censori. Cosa ne pensa?
Non credo che «Raiot» abbia preso in giro più la sinistra che la destra. Ma non sono mai attacchi personali. Capisco che chi è coinvolto in prima persona possa risentirsi, ma la critica è sempre rivolta a una modalità. Certo attacco il fatto che il centrosinistra abbia accettato un presidente di garanzia: si fornisce alla destra un alibi di pluralismo che di fatto non c’è, perché di tutto quello per cui si è battuta Annunziata, dal ritorno di Santoro o dell’Unità nelle rassegne stampa, il centrodestra se ne è sempre fregato. È ridicolo che venga chiamata «presidente di garanzia» perché non garantisce nulla, quindi è giusto fare satira su quello. Anzi, direi che è stata una satira lungimirante.

In tv c’è uno spazio per la satira?
Satira o no, qui non c’è spazio per la libertà d’espressione, anche sui giornali. È vergognoso, ma ci sono casi infiniti di censura che non vengono denunciati. Io posso permettermi di farlo, altri no.

A cosa si riferisce?
Tutti i telegiornali sono sottoposti ogni giorno a censure. Se cerchi di comprare dagli archivi Rai l’ultima puntata di «Sciuscià» (quando Veneziani ha detto mi incateno al Cavallo di Viale Mazzini se cacciano Santoro), non te lo danno, neppure a delle tv straniere che l’hanno chiesto.
«Raiot» è sparito dagli archivi Rai. Tutto passa dal direttore generale e viene filtrato. È una cosa bulgara avanzata.

È permessa solo una satira di costume, innocua?
Non è un problema solo della satira, ma in generale: è questo illegalissimo, anticostituzionalissimo, vergognosissimo atteggiamento repressivo verso ogni voce diversa dal pensiero unico del governo. È ancora più grave per l’informazione.

Fiorello si lamenta: chi non viene censurato fa satira di serie B. È così?
Fiorello se vuol essere censurato sa come fare, dica qualcosa di coraggioso... se vuole diventare un comico di serie A...

Il 14 a Milano ci sarà una grande manifestazione. Proporrà degli sketch come all’Auditorium?
Non sarà uno spettacolo ma una vera manifestazione. Io farò un intervento e un po’ di satira; poi ci saranno Santoro, tanti movimenti, associazioni, intellettuali e artisti. Dario Fo, Paolo Rossi, Lella Costa e tanti altri. Si stanno preparando voci diverse, anche non di sinistra, come Massimo Fini e Guido Rossi.

Ora il centrodestra attacca anche Bonolis. È diventato di sinistra?
È un momento pericoloso. L’allarme è totale. Con le querele si può censurare anche il teatro. Mi hanno raccontato che un comico come Oreste Lionello ha dichiarato: non mi sembra che l’opinione di Sabina Guzzanti rappresenti la maggioranza, quindi è giusto che non parli. Sta passando una prassi antidemocratica, in cui è complice anche chi dovrebbe stare dalla parte opposta. Così come sono complici i critici televisivi che attaccano «Raiot», quando la televisione è di pessima qualità. «Repubblica» ha fatto una pessima figura.

Cattaneo ha riferito così ai consiglieri Rai: la produzione ha detto che è scaduto il tempo per il programma, hanno altri impegni. È così?
Non è vero, il contratto scade il 21 dicembre, avevamo tutta la disponibilità per continuare.

Di cosa avrebbe parlato nella seconda puntata?
Abbiamo sketch registrati per due trasmissioni, poi il resto si deve fare all’impronta. Avrei parlato di tutto, ma anche a lungo della guerra. Il disegno di questi sconsiderati dei «neo-con» è pericolosissimo, così come l’intenzione della guerra perenne, di stabilire dei regimi autoritari e antidemocratici.

Berlusconi ha detto che si può esportare la democrazia anche con le armi, salvo poi sentirsi incompreso... Un altro spunto satirico?
Sì, la cosa più grave è che vorrebbe togliere il diritto alla sovranità nazionale. Credo ripeta cose sentite da altri. Come si dice, fatto l’inganno trovata la legge...

Ha qualche speranza che Raiot torni? E come si sente?
Speranze no, forse la Vigilanza riesce a muovere qualcosa. Come mi sento? Sto in guardia e cerco di capire qual è la prossima mossa a fare.

 
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